la Diagnosi del Doc 08
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del 23/12/2008
A chi segue la mia rubrica mi sento solo di dire...
Auguri di un Santo Natale splendido a tutti, che non sia la festa dei buoni propositi e dell'ipocrisia,
ma l'occasione per veder nascere Cristo dentro di noi... Un abbraccio a tutti
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del 20/12/2008

In un momento non certo brillante in campionato, la luce all'orizzonte viene da Istanbul
VOGLIA DI MARCOLINO
Niente nasini arricciati, la Uefa va onorata... e vinta!
Giorno di sorteggi oggi per le grandi squadre italiane, e giorno di amarezza mista a soddisfazione per i tifosi della squadra più grande fra le grandi. Fa male non essere stati, come sempre negli ultimi anni, il grande
spauracchio della prima urna; fare i guardoni non è da tifosi del Milan. Tuttavia l'esito, inutile negarlo in nome della scaramanzia, ci ha strappato più di un sorriso. Arsenal e Chelsea saranno avversari ostici per Roma e Juve, ma meno terribili di quanto sembri, se si pensa che i giovani gunners quest'anno appaiono sempre più incostanti, e che i bleus di recente sono stati disintegrati da una Rometta meno Rometta del solito. La soddisfazione più grossa ce l'ha data, come spesso accade in Europa, l'Inter: il Manchester campione in carica è ancora più forte (sulla carta) di quello da noi distrutto nel maggio 2007. Praticamente sono gli stessi di quella sera, ma con in più gente del calibro di Anderson, Nani, Tevez, Berbatov. Certo, pesa il precedente degli ultimi 4 anni, che vuole la squadra campione fuori agli ottavi, e i particolari accoppiamenti di quest'anno lasciano intravedere un percorso non impossibile fino a Roma. Indubbiamente sarebbe un propellente straordinario battere subito i Red Devils, un'impresa è quello che serve ad una squadra ambiziosa, ma il cui risultato più prestigioso nell'ultimo decennio europeo è una semifinale persa. Col Milan. E poi sappiamo che vincere 2 Champions di seguito, soprattutto con la nuova formula, è quasi impossibile. Ma a noi non interessa un Manchester campione, ci accontentiamo di poco. In particolare, a rinfocolare le nostre speranze, è il ritorno all'Old Trafford, altro frutto del girone a dir poco patetico disputato dall'Oneston Team. Per quanto ci riguarda, il Werder Brema sembra un buon avversario; non tanto per il valore intrinseco della squadra tedesca (comunque dietro al Wolfsburg in bundesliga), quanto perchè un avversario di blasone e che gioca un calcio molto aperto è molto meglio per i rossoneri che, per dire, un Aalborg semisconosciuto di mazziatori, che ha già causato rogne nel girone di Champions anche ai suddetti Red Devils. Agli ottavi potremmo affrontare una fra Olympiakos e Saint-Etienne, anche qui buoni presagi. Non sappiamo se nel gioco degli incastri sarà possibile la finale dei sogni, Milan-Ajax, ad Istanbul; adesso magari c'è chi non tiene troppo a questa manifestazione, ma una vittoria in Uefa ci porterebbe comunque a 19 trofei internazionali, staccando il Boca, con la prospettiva di andare a 20 a Montecarlo, sarebbe un toccasana per il nostro ranking europeo, che nell'ultimo anno ci ha visto perdere dei punti preziosi, ma tenendo conto degli ultimi 5 anni è sempre straordinario. Col contorno irrinunciabile di un posto in Champions per l'anno prossimo, sarebbe comunque un bellissimo 2009. Primo passo: battere il Werder. Secondo passo: sperare che il vero erede del Cigno di Utrecht (ahahah!) non decida di fare troppi sfracelli nello scontro diretto contro il suo illustre predecessore
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del 13/12/2008

Colpo a sorpresa, il Milan pensa al futuro
DEDICATO A BOBAN
Giovane, forte, caro, supercorteggiato: lui è Thiago Silva
Thiago Emiliano da Silva, 24enne difensore centrale della Fluminense e della nazionale brasiliana, può essere ormai considerato (salvo magagne impreviste nelle visite mediche) un difensore del Milan. E non è uno qualunque, se è vero che è costato ben 10 milioni di euro, cifra con la quale in Europa prendi tranquillamente un Barzagli campione del mondo: anche l'ingaggio, intorno ai 2,5 mln a stagione per 4 anni, non è certo da comprimario. Alto un metro e 83, fisico longilineo, centrale ma anche terzino destro, appare dotato di un piede "brasiliano", di ottimo scatto, di un gran tiro da fuori, e di un preciso colpo di testa. Ma anche di grande carisma, tanto che per i suoi tifosi era ormai diventato l'Idolo, la Bandiera; non male per un classe 84. Messa così, e considerato il suo numero storico (3), sembra proprio un potenziale erede di Maldini. In realtà, sappiamo bene quanta differenza ci sia fra il campionato brasiliano e la serie A, tanto più che a vent'anni Thiago Silva si è cimentato in brevi e sfortunate esperienze (causa infortuni) al Porto e alla Dinamo Mosca. Ma negli ultimi 2 anni alla Fluminense, 69 presenze condite da molti gol di pregevole fattura, sembra sia finalmente sbocciato quello che a detta di molti è il centrale della seleçao per i prossimi 10 anni.
Però, però; avrete notato che prima abbiamo usato il termine "appare", poi "sembra". Diciamoci la verità, quanti di noi conoscono veramente questo giocatore? La maggior parte, compreso chi vi scrive, ha avuto modo di osservarlo fra le amichevoli pre-Pechino e la recente sgambata col Portogallo, video di youtube a parte. Troppo poco per esprimere dei giudizi tecnici particolarmente approfonditi. Ma l'acquisto di Thiago Silva, per certi versi, è già "storico": dopo molto, moltissimo tempo, il Milan sul mercato torna a fare il Milan. Solo pochi giorni fa il corriere dello sport sparava a tutta pagina "Thiago Silva è dell'Inter", e il sito "amico" (ahahah!) sportmediaset.it confermava di buon grado. In seguito, dietrofront: è ormai un giocatore del Villareal, sorpassate le italiane. Si sprecano (anche giustamente) i commenti nefasti: ecco, ancora una volta le spagnole e le inglesi dimostrano di sapersi spartire i migliori giovani, ormai è una diarchia, a noi restano le briciole ecc. E invece, quando nessuno se l'aspettava, a fari spenti, e quindi COME PIACE A NOI, l'annuncio: Thiago Silva è del Milan.
Il tifoso rossonero è incredulo: il Milan, il mio Milan, che compra uno dei giovani difensori più promettenti del panorama mondiale, strappandolo alla feroce concorrenza delle grandi d'Europa? Con 6 mesi di anticipo? Senza fanfare al seguito, ma nella più totale segretezza? Ultimamente la linea tracciata sembrava: ormai, essendo noi, che piaccia o no, un tassello del disastrato sistema calcio italiano, siamo costretti a pescare fra i giovanissimi low cost (Antonini, Cardacio, Viudez, Senderos in prestito, Flamini a parametro zero) e le stelle più o meno cadenti (Emerson, Zambrotta, Ronaldinho, Shevchenko). I grandi giocatori, ci dicevano, quelli dal futuro assicurato, nè poppanti nè stagionati, e con una folta schiera di ammiratori in Europa, ormai vanno all'estero. Unica eccezione, Pato: poppante si, ma col ciuccio tutto d'oro, se è vero che sono serviti 22 milioni di euro per strapparlo al Chelsea. Dice, è l'eccezione che conferma la regola, ennesima punta/mezza punta, ma i veri problemi irrisolti sono dietro. EccoVI, eccoCI, accontentati: il Milan torna a prendere un top class anche in difesa, ancora una volta grazie a quegli agganci in Brasile che sembrano l'unica chance non solo per noi, ma per il calcio italiano, di strappare campioni ad inglesi e spagnoli.
Quest'estate, la mattina del sottopancia su Milan Channel "Ronaldinho-Milan, i motori sono accesi", alcuni di noi hanno pensato: la rinuncia del Milan ad Adebayor per mancanza di fondi, perchè di questo si è trattato, e la conseguente virata sul Gaucho, sono un segnale. Il Milan non è più in grado di prendere quei 24enni affermati e dalle grandissime prospettive, che dovrebbero costituire l'asse portante di una squadra in rinnovamento; una pugnalata al cuore per i milanisti, la sensazione quasi di un ridimensionamento imminente. Da giovedì 11 dicembre, quella ferita si è rimarginata: è vero, un Gallas dava più garanzie nell'immediato, è vero, sappiamo poco o nulla del reale valore di questo giovane brasiliano, che può rivelarsi un fuoriclasse o un pacco clamoroso. Ma è il segnale che la società ha ancora voglia di spendere e rischiare, di porre le basi per il Milan del futuro, e non solo di dare rinfrescate a quello attuale. Una gran bella notizia.
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del 06/12/2008

La crisi del Milan novembrino impone delle riflessioni
Ronaldinho, Eroe di un incerto destino
Abete, modulo spagnolo, 2 punte: ma l'importante è salvare la qualità
Il tema più dibattuto quando una squadra di calcio va in crisi è sempre lo stesso: cosa e quanto cambiare per uscirne?
C'è chi propone il modulo spagnolo, il 4-2-3-1. Ma, a prescindere dal fatto che sia o no veramente risolutivo, non
è una via perseguibile: il mister durante la crisi di inizio campionato ha fatto chiaramente intendere che per
lui i nostri centrocampisti sono nati per un centrocampo a 3. Non si capisce pertanto come alcuni giornalisti
(anche vicini alla squadra) scrivano ancora oggi che quella del modulo Real è una via "quasi inevitabile", ma
tant'è. Ma la vera, grande proposta/richiesta proveniente dai tifosi, e non solo, è: vogliamo le due punte! Scusate
ma... questo non è in contraddizione con l'enorme campagna estiva degli stessi tifosi per avere Ronaldinho? Il fatto che l'abete
avesse dato chiari segni di cedimento in campionato, a chi interessava fra maggio e giugno? Il fatto che Pato non fosse adatto a
giocare da unica punta, a chi interessava fra maggio e giugno? Alcuni, magari anche fra quelli che preferivano la cosiddetta "Torre"
(Adebayor), coltivavano almeno la speranza di una svolta in senso offensivo della squadra. Persino Federico Buffa,
il "tattico" di Milan Channel, interpellato per telefono per commentare il nuovo acquisto, ebbe a dire: "il
Milan a questo punto  sta intraprendendo una rivoluzione. Non più 3 giocatori offensivi, ma 4, da distribuire
come si vuole, 4-2-4, 4-2-3-1, 4-2-2-2. Difendersi attaccando, difendersi secondo il principio del se
ce l'ho io non ce l'hai tu, che aveva caratterizzato l'inizio del ciclo Ancelottiano". Esperimento
tentato nel secondo tempo bologna, e (troppo?) frettolosamente accantonato: le sue, le nostre, si sono dimostrate
speranze vane. Anche se a onor del vero bisogna ammettere che l'imprevisto (per alcuni) lungo stop di Sandro Nesta non
ha certo aiutato la svolta, così come le continue grane di Senderos: esporre una difesa con 2 fra Bonera, Maldini,
Kaladze e Favalli ai rischi che comporta una linea particolarmente alta, non è una cosa che l'allenatore di una
squadra chiamata a vincere sempre come il Milan può fare a cuor leggero.
Dunque, a queste condizioni, l'unico modo per avere le due stramaledette punte, è fare secco una fra Kakà e Ronaldinho. Paradossalmente, oggi saremmo messi meglio se Ricky avesse iniziato il campionato con un rendimento da pallone d'oro e se Dinho
avesse finora deluso. I gol del Gaucho infatti, non sono stati un surplus così enorme per noi rispetto alla
scorsa stagione: hanno semplicemente sostituito quelli di Kakà, che guarda caso mai aveva iniziato una stagione
nel Milan in modo così impalpabile. Sono di queste ore le sue dichiarazioni che spiegano come la presenza di
Ronaldinho lo costringa a fare una dispendiosa fase difensiva, e ad occupare zone di campo diverse dalla fascia
sinistra, che storicamente è quella da cui Kakà ama partire per andare sul fondo e provare il tiro (gol al Boca)
o il cross (gol di Inzaghi alla Juve), oppure per rientrare sul destro e provare la conclusione a
giro (gol all'Anderlecht). Dicevamo, oggi saremmo messi meglio se Kakà e Ronaldinho avessero avuto rendimenti
invertiti, perchè sarebbe facile la soluzione del problema "due punte": fai giocare Kakà e due fra Shevchenko,
Inzaghi e Pato, e lasci a Ronaldinho la Uefa, degli ingressi nel secondo tempo, e alcune partite in campionato
quando gli altri devono rifiatare. Invece, poichè Kakà è, come è giusto, intoccabile in questa squadra, e poichè
comunque se oggi siamo secondi lo dobbiamo in buona parte ai gol di Ronaldinho, di soluzione possibile ne appare
solo una: una turnazione scientifica di partita in partita dei 3 giocatori offensivi.
Fondamentale però, oltre a questo, sarà non cedere al richiamo dei medianacci dopo le sofferenze post rientro di Pirlo.
Il Milan non è costruito per dare spallate, ha un solo centrocampista in grado di staccare di testa pur non essendo un gigante
alla Vieira o alla Sissoko (Ambrosini), e non ha una sola punta che sia una di un metro e 90, a fronte delle 3 bianconere (Amauri,
Trezeguet, Iaquinta) e delle 4 nerazzurre (Ibra, Cruz, Adriano, Balotelli). Costruire una squadra sulla tecnica e sul
fraseggio in estate, salvo poi cambiare linea a campionato in corso scimmiottando il gioco fisico di Inter e Juve, non è una buona idea:
perchè come detto non ne abbiamo le caratteristiche, e perchè una copia non potrà mai battere l'originale. Ormai
la strada, affascinante e terribilmente insidiosa, è stata tracciata: se (facendo gli scongiuri) tutti saranno ancora disponibili per i prossimi 10 giorni, ne sapremo di più. Catania e Juve rappresentano un buon campione rappresentativo della Serie A, partita in
casa con una piccola e partita fuori con una grande: domenica 14 dicembre alle 20:31 scopriremo quanta sana voglia di
rischiare c'è ancora in questa squadra e in questo allenatore.
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del 29/11/2008

Farina-show dopo i rigori in serie a San Siro, dibattito aperto
Il Dossierone anti-piagnone
Via il dente, via il dolore: affrontiamo la questione arbitrale
Il piagnone nerazzurro da settimane ormai è in servizio permanente effettivo: “il Milan dei rigorini non merita la sua posizione di classifica, quanto avvenuto è uno scandalo, gli errori di Farina non bastano a bilanciare la valanga di favori che hanno ricevuto i rossoneri!”. Il piagnone rossonero ribatte: “ma smettila, oltre ai rigori che ci hanno dato ce ne erano comunque altri, e a Torino ci hanno letteralmente rubato la partita, ha ragione Kaladze! Tu invece, sei sempre il più protetto!”.
Ecco, il Dossierone anti-piagnone nasce per provare a portare un po’ di obiettività, e dimostrare ad una parte come all’altra che nessuno dei 2 è il cocco di Collina, che nessuno ha usurpato la posizione che occupa in classifica, che entrambi hanno scheletri negli armadi e torti per cui lamentarsi. Certo, mi rendo conto di non essere credibile come voce al di sopra delle parti, ma offro un’importante garanzia: il Dossierone anti-piagnone non è assolutamente basato su valutazioni personali, non c’è spazio per le opinioni. La mia è stata solo una lunga e laboriosa operazione di raccolta di dati, e classificazione degli stessi, con un’unica fonte: la moviola storica della gazzetta, a firma Antonello Capone. Già vi sento: “neanche lui è la bocca della verità”!. Chiaro, ma dovendo scegliere nel panorama della stampa sportiva italiana (dei siti non parliamo neppure), la sua voce mi è sembrata quella più attendibile.
Il semplice parametro usato per classificare torti e favori è il seguente: gli errori gravi sono quelli veramente netti, e che hanno condizionato pesantemente l'esito delle partite in questione. Dunque rigori netti e negati, o inesistenti e concessi, cartellini rossi mancanti per se o per gli avversari, serie di almeno 2 fuorigioco errati, e potenzialmente molto pericolosi, nella stessa partita.
Gli altri errori sono invece quelli dubbi, o veniali, o ininfluenti sull’esito dell’incontro.
Alcuni potranno obiettare che manca questo o quell’episodio: non prendetevela col vostro scrivano, evidentemente il moviolista della gazzetta ha ritenuto quella determinata decisione arbitrale corretta, senza ombra di dubbio. Un esempio: il leggero tocco di braccio di Terzi in Milan-Bologna. Da due passi, e dunque del tutto involontario, secondo Capone. Tutto chiaro? E allora, via!
MILAN
ERRORI GRAVI A FAVORE:
1 - Rosso mancato a Flamini. Molto nervoso a Reggio, rimedia un primo giallo, ma per l'intervento in scivolata su Costa avrebbe meritato il secondo
2 - Rosso diretto mancato a Jankulovski con la Samp per aver steso da dietro Cassano. Errore molto influente, perché lo stesso Jankulovski causa poi il rigore e l’espulsione di Lucchini
3 - Rigore generoso col Siena, per fallo non eclatante di Portanova su Inzaghi, che non riesce a raggiungere un cross di Kakà
4 - Rigore molto generoso col Napoli per tocco di mano di Pazienza su cross di Kakà; il giocatore partenopeo è girato, ed il suo braccio quasi aderente
5 - Rigore inesistente col Chievo, Bentivoglio fa fallo su Kakà, ma fuori area
ERRORI GRAVI CONTRO:
1 - Rosso diretto mancato a Stankovic per aver falciato da dietro Kakà nel derby
2 - Rigore netto non rilevato col Chievo: Malagò tira per la maglia Kakà
3 - Rigore enorme non concesso col Torino, per tocco di mano di Pratali sul tiro diretto a rete di Ronaldinho
4 - Rigore per il Torino contro il Milan, ma secondo l'interpretazione generale fornita da Collina non era da fischiare, perché la palla rimbalza prima sul basso ventre di Kaladze e poi schizza sulla mano
ALTRI ERRORI A FAVORE:
1 - Maldini col Bologna rischia il rigore in recupero su Di Vaio
2 - Zambrotta con la Lazio rischia il secondo giallo con Zarate
3 - Kakà potrebbe essere in fuorigioco di pochi centimetri nell'azione-gol del derby
4 - Il terzo gol con la Samp firmato da Inzaghi a partita finita è in fuorigioco
5 - Spintoni vicendevoli fra Maldini e Floccari a Bergamo, il capitano si salva con molto mestiere
6 - Ambrosini viene richiamato per un primo fallo da dietro su Maggio, e solo successivamente ammonito, mentre con lo stesso Maggio, Rocchi usa un metro diverso: non richiama ed esce subito i cartellini
ALTRI ERRORI CONTRO:
1 - Kakà, toccato da Biava, cade in area a Genova, ma sembra inciampare prima da solo
2 - Vergassola del Siena sembra controllare col gomito la palla dell'1-1 a San Siro
3 - Trattenuta sospetta nell'area del Napoli di Paolo Cannavaro su Ambrosini
4 - Stendardo a Lecce salta su Bonera che va a terra, Borriello può comunque calciare e spara alto
5 - Punizione a due nell’area del Milan a Lecce per inspiegabile interpretazione del lancio di Ronaldinho all’indietro come retropassaggio ad Abbiati
6 - Il pareggio del Lecce nasce da un calcio di punizione per fallo veniale di Emerson su Cacia
INTER
ERRORI GRAVI A FAVORE:
1 - Rosso diretto mancato a Stankovic per aver falciato da dietro Kakà nel derby
2 - Rosso diretto mancato a Maicon, che entra male da dietro su Mesto del Genoa
3 - Rigore non concesso alla Fiorentina: punizione dal limite, batte Pasqual, respinge Julio Cesar e Burdisso trattiene per la spalla e poi per la maglia Pazzini: netto, e non assegnato
4 - Rosso diretto mancato a Cordoba, che abbatte Inler a piedi uniti con l'Udinese
5 - Fuorigioco: 2 inesistenti con l'Udinese, fermati prima Quagliarella e poi Floro Flores, lanciati a rete in posizione regolare
ERRORI GRAVI CONTRO:
1 - Rigore non concesso nel secondo tempo col Bologna: Terzi si lancia in area su Adriano, bloccandone la corsa e disinteressandosi del pallone
2 - Fuorigioco: 2 inesistenti con la Juve, in entrambi i casi viene fermato Ibra lanciato verso la porta in posizione regolare. Adriano, sempre contro la Juve, viene fermato in posizione regolare e in procinto di avvicinarsi a Manninger, solo per poter ammonire Amauri
ALTRI ERRORI A FAVORE:
1 - Ibra segna il gol del vantaggio con la Samp:  sembra regolare, anche se le moviole lasciano dei dubbi su un eventuale controllo col braccio
2 - Terlizzi del Catania tocca verso la sua porta, Bizzarri smanaccia fuori, l'arbitro convalida. Sembra gol, ma non ci sono certezze
3 - Col Bologna, il rigore per tocco di mano di Volpi lascia dei dubbi sulla volontarietà
4 - Cordoba contro la Reggina inanella una serie di falli, specie su Corradi, che forse oltre al primo giallo meritavano qualcosa di più. Lo stesso difensore colombiano segnerà poi il gol partita
5 - Ibra a Palermo cerca il contatto falloso da parte dell'incolpevole Carrozzieri, e lo trova: punizione e gol
6 - Muntari interviene con foga su Marchionni della Juve, un arbitro fiscale avrebbe potuto dare il rigore
ALTRI ERRORI CONTRO:
1 - Kakà potrebbe essere in fuorigioco di pochi centimetri nell'azione-gol del derby
2 - Nel primo tempo col Bologna Marchini trattiene Adriano, forse ci potrebbe stare il rigore
3 - Motta del Genoa spinge Obinna, che però accentua la caduta, e l'arbitro lascia correre
Ognuno adesso ha gli strumenti per farsi la sua idea, anche perché è pacifico che ogni errore ha un suo peso specifico, anche in base al particolare momento della partita in cui si è verificato. Ecco perché non è facendo una scolastica somma dei torti e dei favori che ci si avvicina alla verità.
La mia sensazione è questa: il Milan finora ha vissuto un campionato di maggiori scompensi. Stesso numero di favori importanti dell’Inter, vero, però quella sequenza di 3 rigori casalinghi con Siena, Napoli e Chievo presta il fianco ad interpretazioni malevole. Ma, ed è innegabile, anche più torti. E qui la differenza la fa una sola partita, Torino-Milan. Due errori gravi come quelli che hanno deciso la partita coi granata, non si riscontrano nel cammino interista. Che è invece più “tranquillo”, meno regali clamorosi, ma la partita (per usare un Kaladzismo) “rubata” dall’arbitro, finora non c’è. Quanto dico è giustificato anche dal bilancio dei rigori concessi a favore e contro le squadre milanesi: per il Milan, ben 4 a favore (Samp, Siena, Napoli, Chievo), ma anche 2 contro (Genoa, Torino). Per l’Inter, solo uno a favore (Bologna), ma ancora nessuno contro. Ecco perché il nostro campionato, da un punto di vista arbitrale, finora ha fatto più notizia, nel bene e nel male.
Alla fine della fiera, la mia conclusione è: il “piagnone” milanista (nell’accezione più simpatica e bonaria del termine) farebbe bene a pensare al perché la sua squadra non chiude le partite, ai cambi sbagliati o in ritardo, ai rimedi da apportare. Il “piagnone” nerazzurro invece, storicamente più versato in materia, farebbe bene a puntare il suo ditino inquisitore altrove; il peccato c’è anche in via Durini, non è il caso di scagliare troppe pietre
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del 22/11/2008

Un bagaglio di 174 gol esige maggiore considerazione
L’importanza di chiamarsi Andriy
Il popolo rossonero si interroga: che fine ha fatto Sheva?
Per 7 anni della storia del Milan, Andriy Shevchenko è stato lo Zar: il più osannato dai tifosi, riconosciuto leader assoluto dai compagni, erede designato per la fascia di Capitano dopo Maldini. E soprattutto, impiegato sempre: in grande forma, in condizioni precarie, contro il Siena, contro l’Inter, domenica, mercoledì, sempre. Poi è successo ciò che tutti sappiamo: sono passati due anni, il tono muscolare è calato, le gerarchie sono cambiate, tutto giusto. Nessuno, neanche il più grande degli Shevirriducibili, si aspettava per lui 16 partite da titolare su 16. Tuttavia, il suo impiego molto, molto limitato, e per parecchi versi sorprendente, pone degli interrogativi seri sulla sua gestione. Vediamo di capirne di più.
173, un numero nel destino La storia di Andriy Shevchenko, nella sua seconda vita in rossonero, ad oggi dice questo: 4 partite da titolare e 1 gol in Coppa Uefa (Zurigo due volte, Heerenveen, Braga), 1 partita da titolare e 5 ingressi dalla panchina in campionato. Ecco, in A le occasioni che gli sono state concesse, nell’ordine, sono: il secondo tempo di Milan-Bologna 1-2, Genoa-Milan 2-0 dal primo minuto, uno spezzone nel finale in Reggina-Milan 1-2, uno spezzone nel finale nel derby, uno spezzone nel finale in Cagliari-Milan 0-0, poi solo panchina con la Samp e a Bergamo, e infine spiccioli a tempo quasi scaduto in Milan-Siena 2-1. Fine delle trasmissioni. Da allora Andriy è scomparso: Napoli, Lecce e Chievo, minuti giocati pari a 0. In totale, 173 minuti in 3 mesi. A parte i due portieri di riserva, solo 5 giocatori hanno giocato meno: Nesta, Senderos, Darmian, Cardacio e Viudez, tutti a quota 0’. Due infortunati cronici, un aggregato dalla Primavera, e i due giovanotti uruguaiani. Tutti gli altri, ma proprio tutti, oggi come minutaggio guardano Andriy Shevchenko dall’alto in basso. 173 minuti, come i gol segnati nei suoi primi 7 anni a Milano: un’autentica beffa.
Un cammino contraddittorio Ora, è chiaro a tutti che due anni di quasi inattività, con allenamenti probabilmente non curati con l’antica perizia, richiedono un percorso a lungo termine per ricostruire atleticamente il vero Shevchenko. Ciò che stupisce, però, è la contraddizione insita nel suo impiego. Bologna e Genova, per molti motivi (infortuni, nazionali, olimpiadi ecc), non fanno testo. Poi qualcosa non torna: inizialmente Sheva e Ronaldinho nella gerarchia degli attaccanti sono appaiati, come prime alternative ai titolari Pato e Borriello. D’altronde, entrambi erano (sono) giocatori da recuperare in pieno alla causa; con la Lazio subentra nel secondo tempo il brasiliano, con la Reggina l’ucraino, c’è equilibrio. Con il derby, tutto cambia: in molti si aspettano l’impiego dello Zar, per i motivi che sappiamo, ma a sorpresa gioca, e segna, Ronaldinho. Da allora, l’asse Kakà-Dinho è diventato pressoché intoccabile. E Sheva, ormai sorpassato anche dal rientrante Inzaghi, inizialmente fuori per infortunio, si è ritrovato d’un tratto ultima scelta per Carlo Ancelotti. Le domande che vorremmo rivolgere al mister rossonero sono: come mai Sheva fino ai primi di ottobre, sulle gambe, è riuscito a ritagliarsi un suo spazio nella rotazione del campionato, e invece nell’ultimo mese e mezzo, in piena ripresa, è scomparso dal nostro radar? C’è un piano specifico per il suo recupero, di cui noi siamo all’oscuro, che prevede questo tipo di impiego? E se si, spiegarlo in conferenza, almeno a grandi linee, non sarebbe meglio dello scontato “sta bene, anche lui darà il suo contributo”?
Hic et nunc Oggi sembra che tutti abbiano un buon motivo per giocare al posto di Shevchenko: Kakà e Ronaldinho non si toccano, Borriello tatticamente è utile, Pato deve crescere, Inzaghi è Pippo-Pippo-mio, ed eccoci serviti. Ma potrà essere utile anche uno come lui? Qui rispondiamo anche senza l’aiuto del mister: si, si, e ancora SI. Nessuno dei 3 attaccanti, per motivi diversi, finora ha convinto fino in fondo, e il posto davanti ai 2 trequartisti brasiliani è sempre in ballottaggio. Dice “ma il ruolo da unica punta non si adatta a Sheva”. Intanto non si adatta neanche a Pato, eppure lo si è fatto giocare anche lì; e poi, ci siamo forse dimenticati della sua doppietta in quel Roma-Milan 1-2 del 6 gennaio 2004? Quella sera giocava proprio da punta dell’abete, ruolo molte altre volte ricoperto in quel Milan, il cui centrocampo è peraltro quasi del tutto sovrapponibile a quello odierno; ed ha sempre fatto grandi cose, da fuoriclasse qual è. Perché non riprovarci oggi? Ci sono ormai solo 5 partite di campionato prima di Natale: e visti gli acciacchi del volenteroso Borriello, l’ottima predisposizione di Pato ad entrare a gara in corso, la veneranda età di Inzaghi, forse sarebbe il caso di provare anche quel tizio venuto dall’est, più giovane, ricordiamolo, dei vari Cruz e Del Piero, e che da solo, in carriera (non è uno scherzo), ha segnato pressappoco quanto Pato, Inzaghi e Borriello messi insieme.
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15/11/2008

Dopo 11 giornate, in casa rossonera è tempo di primi bilanci
Questo Milan ha un passo da scudetto?
Viaggio nel recente passato, a caccia di conferme

Quella appena trascorsa, è stata una settimana lunghissima. La beffa di Lecce ci ha lasciato con un terribile amaro in bocca e ha dilatato a dismisura questi giorni di attesa, verso il sospirato riscatto col Chievo. Ma quest’astinenza da Milan a cui non eravamo più abituati, permette di provare a tracciare un primo bilancio della nostra stagione: per quanto visto finora, si puo’ dire che il Milan ha tenuto un passo da scudetto?
Analizziamo un po’ l’andamento di questo campionato, in relazione agli ultimi 3 in cui il Milan è stato, se non vincente (e il modo ancor ci offende), sicuramente stracompetitivo per il titolo:
- 2003-04, l’anno del 17esimo scudetto
- 2004-05, l’anno del lungo duello punto a punto contro la Juve
- 2005-06, l’anno degli 88 punti, con la rimonta nel finale ancora contro una grande Juve, mancata poi per un soffio

-->Primo, 2005-06: anno di sentenze affrettate Ben punti per quel Milan. Ricorderete tutti la partenza stentata col pareggio sul pantano di Ascoli e la sconfitta a Genova contro la Samp, a fronte di una Juve che invece non perdeva un colpo: 9 vittorie consecutive per i bianconeri, prima dello scontro diretto a San Siro. Si parlò di “Milan fuori dai giochi”, “sindrome di Istanbul”, “squadra vecchia e gioco conosciuto da tutti“ (dove ho già sentito queste parole...). Alla decima, però, 3-1 per i rossoneri; “Notte da Milan pieno” titolò la Gazzetta il giorno dopo. Arrivò in seguito la larga vittoria casalinga con l’Udinese, ed ecco spiegata l’ottima classifica di allora. Va però ricordato che quel Milan nei 4 turni successivi andò a perdere a Firenze e a Verona col Chievo, vinse allo scadere in casa col Lecce, e perse dopo tanti anni il derby in casa dell’Inter, per 3-2. Ed ecco che Alberto Cerruti, prima di un Livorno-Milan pre-natalizio, vaticinò per noi una stagione in lotta per il quarto posto. Risultato: 0-3 in Toscana, 88 punti in classifica a maggio. E’ sempre buona abitudine non illudersi dopo molti risultati utili, ma lo è altrettanto non deprimersi in caso arrivi qualche fisiologico passaggio a vuoto. Se sai di essere forte, ci deve volere ben altro per minare le tue certezze. Messaggio rivolto a tutti, compreso chi vi scrive.

Primo, 2005-06: anno di sentenze affrettate Ben 28 punti per quel Milan. Ricorderete tutti la partenza stentata col pareggio sul pantano di Ascoli e la sconfitta a Genova contro la Samp, a fronte di una Juve che invece non perdeva un colpo: 9 vittorie consecutive per i bianconeri, prima dello scontro diretto a San Siro. Si parlò di “Milan fuori dai giochi”, “sindrome di Istanbul”, “squadra vecchia e gioco conosciuto da tutti“ (dove ho già sentito queste parole...). Alla decima, però, 3-1 per i rossoneri; “Notte da Milan pieno” titolò la Gazzetta il giorno dopo. Arrivò in seguito la larga vittoria casalinga con l’Udinese, ed ecco spiegata l’ottima classifica di allora. Va però ricordato che quel Milan nei 4 turni successivi andò a perdere a Firenze e a Verona col Chievo, vinse allo scadere in casa col Lecce, e perse dopo tanti anni il derby in casa dell’Inter, per 3-2. Ed ecco che Alberto Cerruti, prima di un Livorno-Milan pre-natalizio, vaticinò per noi una stagione in lotta per il quarto posto. Risultato: 0-3 in Toscana, 88 punti in classifica a maggio. E’ sempre buona abitudine non illudersi dopo molti risultati utili, ma lo è altrettanto non deprimersi in caso arrivi qualche fisiologico passaggio a vuoto. Se sai di essere forte, ci deve volere ben altro per minare le tue certezze. Messaggio rivolto a tutti, compreso chi vi scrive.

Secondo, 2003-04: arriva il 17esimo Al “secondo posto” troviamo il Milan dell’ultimo scudetto, con 27 punti, al pari della Roma di Capello, in vantaggio però per la differenza reti. Appena un punto dietro, ecco l’ultima Juve di Lippi, i cui 12 gol subiti (quell’anno fu soprannominata “la banda del buco”), contro i 4 di Milan e Roma, erano un primo segnale che non era aria per i campioni uscenti. Era quello un Milan straordinario, che a parte la sconfitta casalinga con l’Udinese, triturò i suoi avversari in tutto il girone di andata, raggiungendo la stratosferica quota di 48 punti dopo 19 partite, + 5 sui giallorossi, già battuti in casa loro.

Terzo, 2008-09: eccoci Più indietro ecco il Milan attuale: 23 punti. Un avvio shock, poi la grande risalita, nonostante gravi e lunghe assenze come quella di Sandro Nesta e Andrea Pirlo. E’ forse fra tutti il risultato più sorprendente, considerando anche il rendimento nei 2 campionati precedenti (post-Moggiopoli) e il grande numero di “nuovi” da integrare.
Quarto e ultimo, Milan 2004-05: il double mancato Scavalcato quindi il Milan 2004-05, quello che alla prima pareggiò in casa 2-2 col neopromosso Livorno e perse alla terza, sempre in casa, col Messina di Giampà e Zampagna. Quello che diede inizio al tormentone del “prendiamo troppi gol sui calci piazzati”, e che segnava sempre al 90’ grazie a “Kulovic”, quello degli orrori di Siena e dei vantaggi non concessi a Torino. Ma che comunque, è sempre bene ricordarlo, si dimostrò poi un grandissimo Milan, vincente in 3 derby su 4 giocati quell’anno (l’altro fu uno 0-0), e arrivato ad un soffio dallo storico double Campionato-Champions, svanito fra un colpo di testa di Trezeguet a Milano e una beffa turca di cui si è già detto tutto.

La risposta? Lasciando perdere per ora discorsi relativi al gioco, già in crescita a Lecce, e che non potrà non migliorare col rientro del regista più forte del mondo, la risposta è dunque SI, ad oggi siamo un Milan con un passo da scudetto. Ma attenzione: se nel 2003-04 la vetta era nostra in coabitazione con la Roma a 27 punti, se nel 2004-05 comandava la Juve con 28 punti, se nel 2005-06 in testa c’erano sempre i bianconeri addirittura a quota 30, oggi con “soli” 23 punti si sente già aria di primato. Segno che quest’anno non ci sono superpotenze o schiacciasassi, si preannuncia un campionato molto equilibrato, da giocarsi fra le due milanesi, superfavorite, e la sorprendente, ma inferiore tecnicamente, Juve di Ranieri. Non cito il Napoli di Lavezzi e Hamsik o l’Udinese delle meraviglie, non per dimenticanza, ma perché, non me ne vorranno gli amici campani e friulani, non credo siano lontanamente delle squadre da scudetto; penso invece si assisterà ad un bel duello fra queste e altre formazioni come Lazio, Fiorentina, magari la stessa Roma, per il quarto posto. A questo punto però, l’ulteriore domanda da porsi, visto il rendimento fornito quest’anno dalla Viola, è: i quattrini offerti da un anno in Champions, valgono una serie interminabile di figure imbarazzanti in giro per l’Europa? Per questa risposta, prego collegarsi su un qualunque sito della Banda degli Onesti.
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08/11/2008

Attenzione a scherzare con la fortuna
E’ innegabile che questa stagione stia prendendo decisamente una piega che ci piace; se dopo la partita col Bologna, la madre di tutte le sconfitte immeritate, avevamo la sensazione che stesse cominciando un'altra annata che non ti fa sconti, adesso invece, dopo 10 giornate di campionato e 4 gare di coppa Uefa, possiamo dire che quella è stata l’eccezione che conferma la regola. Questa stagione ci sorride, ci vuole bene
Fatta eccezione per poche grandi partite (Lazio, Inter, ma anche Napoli), abbiamo sempre raccolto, diciamocelo, un po’ più di quanto seminato. Quasi mai abbiamo proposto un gioco continuo nei 90', arioso, soprattutto volto a mettere in difficoltà gli avversari e le loro caratteristiche. Noi nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo “subito” la partita preparata dagli altri allenatori, finché un episodio favorevole non l’ha rimessa in carreggiata
Non sto qui a farvi il riassunto delle puntate precedenti, ma tutti voi ricorderete come si è vinto a Reggio e a Bergamo, e come abbiamo sfangato le gare casalinghe con Samp e Siena. Tutte gare terminate con i 3 punti per noi, e le recriminazioni degli altri. Tutte gare, soprattutto, dove fino al suddetto episodio ci abbiamo capito poco, dove gli altri sono riusciti a colpirci in tutti i nostri stranoti punti deboli
Vi chiederete: ma si può criticare una squadra che in 12 partite (dopo Genova) fa 11 vittorie e un pari? Certo, anzi, è più giusto criticarla ora laddove lo merita, piuttosto che osannarla a oltranza finché trova i risultati, salvo poi ribaltare i giudizi alle prime difficoltà. Quante volte in queste settimane abbiamo sentito la frase “alla fine oggi contavano solo i 3 punti, e li abbiamo fatti”, o “l’importante è non prendere gol, tanto prima o poi là davanti qualcosa si inventano”? Certo, c’è della verità in queste parole, ma se le pronunci di tanto in tanto, fra una prestazione convincente e l’altra: meno se diventano il leitmotiv della tua stagione
Tutti voi ricorderete la primavera del 2005: era il periodo in cui vincevamo o pareggiavamo quasi tutte le partite al 90’ (alcuni esempi sono le partite con Atalanta, Cagliari, Inter, Psv ecc). Si cominciò a parlare di “zona milan”, Mughini a controcampo ironizzava su quello che a suo dire era il nostro più grande campione (“Kulovic”), Pellegatti ripeteva domenica dopo domenica “perché così è più bello vincere!”. Ricordate come finì la stagione di quel Milan “nelle grazie della dea bendata”, vero? Con la più grande beffa della storia del calcio. Dopo la gara col Braga ho avuto quasi un flash di quella stagione, accompagnato da un sussulto. E non sono stato l’unico, se è vero che lo stesso Mauro Suma (direttore e telecronista di Milan Channel), a gara finita si è lasciato sfuggire questo concetto: attenzione ad abusare della fortuna, perché alla fine ti presenta il conto
Ecco perché adesso l’obiettivo deve essere quello di ritornare ad essere il Milan anche sul piano del gioco. Non tanto per appagare le nostre velleità estetiche, anche perché in Italia spesso si gioca a calci e non a calcio, e con il campionato a 20 squadre inseguire vette di rendimento da era Sacchiana è pura utopia; ma piuttosto perché ogni tanto sarebbe bello che, episodi a parte, riuscissimo NOI a mettere in pratica quanto provato in settimana, a scombinare i piani degli altri, a giocare sulle LORO debolezze, a far si che la partita sia condotta sui binari che NOI vogliamo. Adesso arriva la trasferta di Lecce del Riveriano Beretta, che in queste ore starà indottrinando i suoi giocatori sui 101 modi per mettere in difficoltà il Milan: per una volta, facciamo in modo che in campo non gliene riesca neanche uno
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01/11/2008

Milan-Napoli: luoghi comuni da sfatare
COSI’ VICINI, COSI’ LONTANI - Si avvicina il Big-match della decima giornata, che vede di fronte due squadre apparentemente molto simili, quasi “gemelle”. A leggere la classifica, infatti, si nota che appena un punto separa le due formazioni (20 a 19 per il Napoli), mentre il bottino dei gol è identico: 14 fatti e 7 subiti per i rossoneri, idem per i partenopei. Gemelle, dicevamo. Non proprio, a ben guardare i numeri. Più che altro, potremmo dire, due modi diversi di arrivare allo stesso risultato. Vediamo perché.
FRASEGGIO CONTRO RIPARTENZE - Il possesso del pallone è certamente la caratteristica peculiare del Milan Ancelottiano; lì la forbice è veramente enorme. Il Milan è, insieme a Roma e Inter, la squadra che nelle prime 9 giornate di campionato ha praticato il maggior possesso palla (54% di media in una partita), mentre il Napoli in questa speciale classifica è addirittura quindicesimo (46%); una chiara anticipazione della gara che si prospetta a San Siro. Se consideriamo invece le palle giocate (si parla di “palla giocata” ogni volta che un giocatore entra in possesso della sfera), il divario è ancora più evidente: 591 palle giocate a partita per i rossoneri (primi in Italia) e il loro celebre ti-tic to-toc, appena 471 per i napoletani. Solo Catania e Lecce hanno fatto “peggio”.
CONTA LA QUALITA’... – Si potrà dire “eh ma non conta quanti passaggi fai, meglio farne pochi, ma precisi”. Ecco, anche in quanto a misura dei passaggi, i rossoneri sono, alla pari dell’Inter, la squadra leader in Italia, con una media per partita di 67 passaggi riusciti su 100 effettuati. E anche qui il Napoli insegue: 13esimo fra le 20 squadre di A (59%).
NATI PER OFFENDERE - Ma il vero grande bluff della comunicazione sportiva, è quello che racconta un Milan sterile, che si limita a trotterellare palla al piede, che vuole entrare in porta con tutto il pallone ecc, mentre il Napoli è squadra spettacolare, divertente, frizzante… tutt’altra filosofia, insomma. Anche qui, non proprio, a voler andare un po’ più a fondo. Il Milan, infatti, è squadra costruita per cercare sempre e comunque di imporre il proprio gioco, di offendere, di ottenere la cosiddetta supremazia territoriale: e lo testimonia il dato sul possesso del pallone nella metà campo avversaria nell’arco di una partita. Poco più di 12 minuti per il Milan, anche qui miglior squadra insieme all’Inter, circa 8 minuti per il Napoli, 16esimo, e dunque nei bassifondi della classifica, anche in questo caso.
ANDIAMO AL SODO… - Infine il vero nodo: i tiri. Perché va bene il possesso, la precisione, l’atteggiamento offensivo, va bene tutto. Ma alla fine nel calcio contano i tiri e i gol. Per i gol, come detto, siamo in pari. Riguardo ai tiri, invece, i numeri dicono che finora il Milan ha scagliato verso il portiere avversario una media di 15 tiri a partita, contro i 13 del Napoli. Se consideriamo solo i tiri che hanno centrato lo specchio, la supremazia rossonera permane: 6 a 5. Piccoli numeri, differenze insignificanti? Non esattamente. Moltiplicando il dato medio per le 9 giornate di A ad oggi disputate, ecco che emerge la reale differenza: 135 tiri a 117 per il Milan, 54 tiri nello specchio della porta a 45, e sempre in favore dei rossoneri.
FATTI, NON… - Dunque, prima di attingere alla sempre affollata fonte dei luoghi comuni, sostenendo che il Milan è “asfittico e fortunato”, mentre il Napoli è “spettacolare e divertente”, forse bisognerebbe provare a farsi un'idea più precisa della situazione. I fatti dicono che il Milan fa più possesso palla, sbaglia di meno, attacca di più e indirizza più tiri verso la porta avversaria. Poi è ovvio che le statistiche non sempre dicono la verità; conta molto la velocità del gioco, l’ampiezza che si riesce a dare alla manovra, per non parlare dell’imponderabile che da sempre governa il calcio.
Ma quelli appena elencati sono dei dati VERI e CERTI, non opinioni o supposizioni soggettive. Ognuno di voi adesso può dedicarsi alla libera interpretazione degli stessi, soppesando il valore espresso finora dalle due squadre, e magari provando ad immaginare l’esito della sfida.
Buon divertimento!
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Presentazione -  
La diagnosi del Doc, ovvero l’analisi del tema che di settimana in settimana riterrò più affascinante, e magari meno battuto. Potrà riguardare il nostro amato Milan, le nostre avversarie storiche (sempre in un clima di assoluto rispetto), il calcio internazionale, gli altri sport, e, perché no, anche temi extra-calcistici. Non mi dilungherò molto, perchè so per esperienza che quando ci si trova davanti ad una pagina virtuale senza fine, l'effetto è... passare oltre. Dunque, niente sermoni, niente "Candida" retorica, un pò di sana ironia... Sperando di rendervi un servizio gradevole
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