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del 23/12/2008
Nell'occasione delle festività natalizie, colgo l'occasione per porgere i miei migliori e più sentiti auguri a tutte le persone che hanno il piacere e la cortesia di leggere questa rubrica.
Spero che il 2009 porti pace e salute a tutti e mi auguro di cuore che sia l'anno giusto per vedere il Milan tornare a vincere grandi trofei.
Un augurio di cuore a voi e alle vostre famiglie
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del 19/12/2008

L'Udinese è stata fino a un mese fa una delle squadre più in forma del campionato. Il gioco praticato dall'undici bianconero però era troppo dispendioso sul piano della corsa e questo alla lunga si è fatto sentire.
Allenata da un tecnico cui piace avere squadre che giocano bene, l'Udinese ha in Handanovic, il portiere, uno dei punti di forza. Portiere di grande reattività e buon istinto, che negli ultimi anni è cresciuto molto.
La difesa dell'Udinese però è abbastanza vulnerabile. I loro equilibri difensivi non sono eccellenti e le assenza di Zapata e Felipe pesano.
Motta e Lukovic sono gli esterni di difesa, Coda e Domizzi i centrali.
In generale una difesa lenta e facilmente perforabile.
A centrocampo giù il cappello dinanzi a D'Agostino, uno dei migliori centrocampisti della serie A, dotato di lancio illuminante e di grandi geometrie. Il reparto è completato dal prezioso Inler, centrocampista eclettico e moderno e da uno tra Isla e Obodo.
In avanti il tridente è formato da Pepe, Quagliarella e Di Natale. Floro Flores in panca è un lusso che pochi possono permettersi.
Pepe è uno dei migliori esterni d'attacco del campionato, sa giocare lungo l'out e ha una fase difensiva invidiabile.
Contro questa squadra sarà essenziale ritrovarci prima di tutto a livello di spirito e poi tatticamente. Ci vuole una gara di sostanza e compattezza, lasciare spazi all'attacco bianconero sarebbe da suicidio.
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del12/12/2008

Andiamo a giocare un big match molto delicato e decisivo per la nostra stagione. Lo facciamo senza colui che incarna in maniera totale il nostro spirito ed è capace di dare la scossa nei momenti chiave: Rino Gattuso.
La Juventus è allenata da Claudio Ranieri, tecnico serio, preparato e di buona esperienza internazionale. Gioca con un 4-4-2 di stampo classico, con il gioco che si basa moltissimo sulla spinta degli esterni.
I giocatori chiave nel loro modo di giocare sono Amauri e Camoranesi.
Amauri è il giocatore che permette a questa squadra, non tecnicamente eccelsa, di salire quando è in difficoltà e rappresenta la loro primissima fonte di gioco.
Camoranesi invece è il vero regista di questa formazione. Pur giocando esterno, è senza dubbio lui il vero regista della squadra, il motore sempre acceso e il leader spirituale (insieme a Nedved) della vecchia guardia.
In porta, stante l'infortunio di Buffon, gioca Manniger, elemento non eccelso ma che quando vede Milan si esalta. E' un buon portiere tra i pali ma difetta molto nelle uscite, sia basse che alte.
La difesa si compone di Grygera, Legrottaglie (domenica sarà però rilevato da Mellberg), Chiellini e Molinaro.
Sorprende in positivo la capacità della linea difensiva bianconera di giocare sempre molto alta, garantendo sempre molta compattezza alla squadra e buoni equilibri.
Chiellini negli anni è diventato un centrale di livello, Legrottaglie ne è divenuto l'alfiere che al suo fianco si è ritagliato una seconda giovinezza. I due terzini, Grygera e Molinaro, erano i due giocatori meno convincenti l'anno scorso, spesso fischiati e giudicati non da grande squadra.
Col tempo sono cresciuti sia in rendimento che in personalità, a dimostrazione del fatto che prima di bocciare definitivamente un giocatore è opportuno vederlo prima esprimersi in un contesto di squadra organizzato, in cui i suoi compiti sono precisi e delineati.
Il centrocampo bianconero è sicuramente, tra le mediani delle grandi squadre, quello meno di qualità. Si avvale di Marchisio, giovane acerbo ma di buone prospettive, anche se fisicamente da costruire, e di Sissoko, grande recuperatore di palloni ma dai piedi non delicatissimi.
Camoranesi, se giocherà, è il quid in più di questa squadra, mentre Nedved dall'altro lato garantisce polmoni e corsa, oltre a qualche incursione di qualità.
L'attacco è nelle mani del duo Del Piero-Amauri. La seconda giovinezza del capitano juventino sta stupendo tutti, a lui vanno fatti i complimenti per la grande professionalità e l'impegno.
Resto del parere però che il giocatore fondamentale di questa Juventus sia Amauri. Non solo per il numero dei gol (doppio rispetto a quello di Del Piero), ma soprattutto per la sua funzionalità totale a questa squadra e per l'importanza che riveste nel gioco d'attacco bianconero.
Mourinho nella partita di tre settimane fa, ha bloccato la Juve proprio facendo giocare di anticipo su Amauri i suoi difensori, non permettendo dunque alla Juve di potersi appoggiare a lui, costringendoli a salire sempre con gli esterni. Infatti il gol dell'Inter nasce proprio da una ripartenza su un pallone perso dalla Juve in fase d'attacco.
Credo che la scelta dell'allenatore dell'Inter sia stata intelligente e dovrebbe servire da esempio anche per noi.
D'altronde se ad una squadra che non ha un regista che sa dare la palla agli attaccanti coi tempi tecnici giusti, togli la possibilità di appoggiarsi continuamente alla sua prima punta, gli mandi ko il suo radar offensivo.
I calci piazzati sono un tema particolare. Vista la certa assenza di Ambro e considerato che abbiamo solo Kaladze come saltatore di livello, opterei per una difesa a zona contro la Juve, magari con Pato e Kakà all'altezza del centrocampo pronti a ripartire e andare subito in porta.
Per la nostra formazione credo che i dubbi siano davvero pochi. Rientrano Andrea e Clarence anche perchè siamo contati in mezzo e questo ci impone di fare noi la partita, perchè difenderci con un centrocampo composto da Flamini, Andrea e Clarence penso sia una scelta ai limiti del suicidio. In avanti rispetto alla partita col Catania, rientra Dinho ed esce Sheva. Spero e mi auguro che il Gaucho sappia trovare in questa sfida emozioni e stimoli particolari che solo un campione del suo calibro può sentire.
Dovremo essere bravi a giocare coi tempi giusti contro la loro linea e ad attaccarli repentinamente sul loro lato debole. Pato può essere decisivo.
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del 05/12/2008

Il Catania è allenato da Walter Zenga, ex portiere dell'Inter e della Nazionale, appodato nella massima serie come allenatore dopo un continuo girovagare per il mondo. L'anno scorso ha salvato il Catania subentrando a stagione in corso, al posto di Baldini.
Quest'anno invece sta ottenendo ottimi risultati, sia sul piano numerico che su quello delle prestazioni.
Il Catania ha costruito in casa la sua fortuna, mentre il rendimento in trasferta è ancora discontinuo.
Giocano con 4 difensori, 3 centrocampisti e 3 giocatori d'attacco che spesso cambiano disposizione a seconda delle scelte di Zenga mai troppo conservatore nelle sue formazioni. Tra i pali c'è Albano Bizzarri, portiere argentino di buona affidabilità e rendimento, fin adesso una delle note più positive della stagione catanese. La difesa gioca in linea a 4, con Silvestre e Stovini centrali, Sardo e Sabato esterni.
Contro di noi mancherà Silvestre squalificato, dunque è possibile che venga schierato Terlizzi centrale, elemento di buon senso della posizione e grande colpitore di testa.  Stovini comunque è uno dei migliori difensori centrali della Serie A da ormai qualche anno a questa parte. A centrocampo, il volante davanti alla difesa è Carboni, giocatore che, nel passo, ricorda molto Emerson, con Ledesma e Biagianti ai suoi lati.  L'argentino Ledesma è uno dei migliori centrocampisti del campionato, capace di impostare il gioco e contrastare e di inserirsi pericolosamente nell'area avversaria. Mascara, leader e uomo chiave del gioco catanese, è il giocatore che agisce tra le linee, quasi sempre alle spalle delle due punte che sono Paolucci e Plasmati (o Martinez). Proprio Paolucci, con 4 gol all'attivo, è una delle note più liete di questo inizio di campionato.  Punta moderna, rapida, capace di agire sia in posizione centrale che defilata, bravo nel gioco aereo, combattivo quanto basta, è probabilmente l'investimento più importante fatto dal Catania nel reparto avanzato.
Il Catania ha poi altri buonissimi giocatori in panchina, come Izco, interno di qualità, Tedesco e Baiocco, centrocampisti di sostanza e forza, Antenucci, ala d'attacco dalle buone doti tecniche, il furetto Morimoto.
Insomma una squadra costruita con sapienza e affidata alle mani di un allenatore che ha saputo dimostrare che in serie A può stare benissimo. Giocano un calcio fatto di possesso palla finalizzato alle verticalizzazioni improvvise per le punte e agli inserimenti dei centrocampisti. Caratteristica unica del Catania è il modo in cui si comporta sui calci piazzati.
Studiano ogni settimana situazioni nuove, è impossibile marcare a uomo i loro giocatori sui corner in quanto partono tutti assieme come uno sciame di api che si muove a fisarmonica da un lato all'altro dell'area.  L'unica soluzione in questi casi è probabilmente la difesa a zona.
Il nostro Milan, reduce da una pesante sconfitta a Palermo, è chiamato domenica a sfornare una prova di carattere contro questo Catania.
Sarà necessario imporre subito un ritmo alto alla gara, per mettere all'angolo i siciliani. Quella di domenica è una gara che si deve vincere prima con la testa che con la tattica. Per fortuna rientrano Gattuso e Kakà, veri leader e anime di questa squadra.
Senza di loro siamo troppo insipidi.
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del 28/11/2008

Il Palermo è una squadra molto aggressiva e dinamica, che gioca in modo quasi speculare al nostro.
Il modulo tattico è un 4-3-1-2 con Miccoli che spesso arretra sulla linea di Simplicio per giocare dietro l'unica punta.
Il portiere è Amelia, un buon elemento, ottimo tra i pali, un pò meno nella uscite. Sopravalutato a mio avviso a livello generale. Considero ad esempio Sereni superiore ad Amelia. La difesa rosanero si avvale della coppia centrale composta da Bovo e Carrozzieri, due centrali non velocissimi ma di una certa esperienza e con discreto senso tattico. Carrozzieri è sgraziato nei movimenti ma potente fisicamente, mentre Bovo è un centrale solido, che possiede anche un gran tiro da fuori. I terzini sono Cassani, regolare e duttile, e Balzaretti, ambidestro, che negli ultimi anni ha un pò calato il suo rendimento. Ne viene fuori una linea difensiva non sempre ordinata e precisa, che lascia a desiderare soprattutto quando è sotto pressione. A centrocampo il faro è Liverani, giocatore lento ma capace di far correre veloce la palla. Ha un sinistro felpato e un senso del gioco non comune, i suoi lanci sono illuminanti e precisi, ha bisogno di essere coperto da giocatori dinamici ma con la palla tra i piedi può sempre inventare essendo un ex trequartista. Ai suoi lati agiscono Migliaccio (o Nocerino), mediani di fatica, e Bresciano, centrocampista offensivo dotato di buone capacità aerobiche e di inserimento. Il giocatore chiave però resta Simplicio, centrocampista moderno, capace di unire la fisicità alle doti di inserimento e di capacità di fare gol. La coppia d'attacco titolare è al momento composta da Miccoli e Cavani. Sono due attaccanti che fanno garnde movimento e che sanno giocare larghi. Nessuno dei due è una vera prima punta e questo in certi frangenti penalizza il Palermo, soprattutto quando affronta squadre che si chiudono. L'allenatore, Ballardini, è un tecnico preparato, che crede in un calcio d'attacco, fatto di velocità, rapidità dei movimenti e inserimenti continui senza palla dei centrocampisti. Adora un calcio offensivo e difficilmente rinuncia ai tre uomini oltre a linea della palla.
Il gioco del Palermo si basa su tre chiavi. Le geometri di Liverani, gli inserimenti di Simplicio, il lavoro senza palla di Cavani che con i suoi movimenti favorisce gli inserimenti dei centrocampisti. Contro di loro sarà importante accettare l'idea di giocare una gara il cui ritmo di calcio sarà molto alto e in cui spesso ci presseranno altissimi. Dobbiamo farli ragionare poco e aggredire costantemente il lato loro sul quale si sgancia il loro esterno di difesa. Occhio a Carrozieri su palla inattiva e alle punizioni dal limite: Miccoli e Bovo sono tiratori eccellenti.
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del 21/11/2008

Il Torino è una delle squadre meno organizzate della serie A, con un tasso tecnico normale (con qualche picco) e buone individualità non funzionali però a un progetto di squadra. Nato in estate sull'entusiasmo della possibilità di vedere insieme il trio Rosina-Amoruso-Bianchi, si dovuto ben presto orientare verso situazioni tattiche diverse, sacrificando quasi due terzi di questo trio, a causa di un'impostazione di squadra incapace di supportare tre uomini oltre la linea della palla. Oggi il Torino gioca un 4-4-2 grigio e molto scolastico. Gli esterni di centrocampo infatti sono spesso due giocatori difensivi. Colombo, terzino destro rivelazione del camionato cadetto dell'anno scorso (militava nell'Albinoleffe) e Rubin, giocatore che nasce addirittura come difensore centrale adattabile a sinistra.
Perchè una scelta così difensiva e votata al sacrificio di una percentuale importante del talento a disposizione? Per dare risposta a questa domanda bisogna partire da un presupposto fondamentale. L'equilibrio in ogni squadra non è un qualcosa che si raggiunge soltanto con i nomi. E' un concetto talmente delicato che deve essere fonte di lavoro, sacrificio, applicazione. Ma a queste qualità va aggiunta la presenza in squadra di giocatori chiave che sanno guidare i loro reparti. Il Torino a mio avviso soffre il calo di rendimento di Natali e l'età avanzata di Corini. Due giocatori che, se stanno bene, danno alle loro squadre un quid in più, decisivo sotto tanti punti di vista.
L'allenatore, De Biasi, sia col Modena che col Brescia, ossia le sue due squadre in cui ha maggiormente lasciato una traccia del proprio modo di allenare, giocava con tre giocatori oltre la linea della palla, con una difesa a 3 e un centrocampo a 4. Oggi invece il Toro gioca un 4-4-2 di copertura, in cui Rosina se gioca fa l'esterno di centrocampo e non il trequartista.
In porta il Toro ha Sereni, uno dei migliori portieri della serie A, un estremo difensore molto sottovalutato, a mio parere meritevole di una chiamata in Nazionale. La difesa del Toro se messa sotto pressione fa molti errori. I due centrali, Natali e Pratali, non sono in un gran momento. Sono discreti difensori, esperti, ma soffrono terribilmente la rapidità e le giocate nello stretto. Diana, terzino destro, è un giocatore abbastanza discontinuo che negli ultimi anni si è un pò perso. Pisano invece, il terzino sinistro, è un giocatore abbastanza regolare, con piccoli picchi verso il basso. Il centrocampo ha visto nelle ultime settimane l'affermazione di Dzemaili, giocatore interessante, dotato di buona corsa, bel tiro e personalità, ancora un pò in difficoltà tuttavia nel riuscire a dare i giusti tempi del gioco alla squadra. E' in prestito con diritto di riscatto dal Bolton, ha dei colpi, ma deve acquisire più capacità di gestirsi all'interno della partita. Barone, che gli gioca accanto, è un mediano dal discreto piede e dalla buona sapienza tattica. Viene da due stagioni sottotono ma è un giocatore di livello. Sta tentando di ritrovarsi. Sulle fasce c'è un piccolo rebus. Potrebbe giocare Rosina a sinistra, con Rubin arretrato sulla linea dei difensori, mentre Colombo dovrebbe essere confermato a destra. Di sicuro c'è che il loro centrocampo giocherà a 4 in linea perchè il loro primo problema al momento è proteggere bene una linea difensiva non irreprensibile, anche perchè fanno alcuni errori individuali di concentrazione incredibili, vedasi gol da rimessa laterale contro il Catania. L'attacco vede la presenza di Amoruso, un signor giocatore, che sa fare sia la prima che la seconda punta e ha una tecnica di base notevole. Gli oltre cento gol segnati in serie A da lui dicono tutto sulle qualità e sul biglietto di presentazione di questo giocatore. Accanto a lui giocherà o Stellone o Bianchi, credo sarà una scelta che De Biasi farà solo all'ultimo. Sceglierà il più in forma. Contro questo Toro, che cercherà di mettere la partita sul piano della grinta e della combattività, dobbiamo essere molto ordinati e sfruttare i loro difetti che sono evidenti. Credo che, vista anche la forma di Marek Jankulovsky, sia soprattutto a sinistra che possiamo sfondare, ossia sul loro lato destro. Diana spesso si fa prendere alle spalle dal suo uomo di riferimento, quindi con un possesso palla veloce possiamo creare le condizioni per cui ciò avvenga. E' importante anche che, Kakà o Ronaldinho, riescano a trovare la giusta posizione tra le linee, visto che i loro difensori soffrono se puntati. Amoruso è senza ombra di dubbio il giocatore loro che mi preoccupa di più. Mi piacerebbe molto vedere Sheva in campo. Penso che meriti una chance, anche perchè per trovare la condizione deve giocare. Credo che recuperare un attaccante come lui sia un dovere morale, un must assoluto. Chi sa far gol non se lo scorda. Qualche stagione di down capita, ma se Del Piero a 34 anni fa spettacolo ancora dopo aver subito infortuni che Sheva non ha mai avuto, l'idea di ritrovare lo Sheva vero o comunque qualcosa di molto vicino al vero, non mi abbandonerà mai. E non oso immaginare quanto potrebbe pesare, aggiungere i suoi gol, storicamente sempre pesanti, in un campionato equilibrato come questo.
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del14/11/2008

Il Chievo è, tra le squadre neopromosse, quella che meno ha cambiato i propri uomini e la propria struttura.
All'arrivo in serie A aveva confermato l'allenatore della promozione, Iachini, e il suo modulo, un 4-3-3 offensivo che però aveva perso la dinamicità e il brio di Obinna, nel frattempo rientrato all'Inter. Il cambio in panchina, determinato da mancanza di risultati, ha portato a Verona Mimmo Di Carlo, storico mediano del Vicenza di Guidolin che stupì in Italia e in Europa alla fine degli anni 90.
E' difficile tracciare una netta differenza tra il Chievo di Iachini e quello di Di Carlo, visto che, non essenso un taumaturgo, nell'unica partita in cui ha guidato la compagine clivense, Di Carlo ha cercato di non discostarsi troppo dalle idee base di Iachini.
Senza dubbio tra i due tecnici esistono delle differenze. Iachini praticava un calcio fisico, con gran lavoro di due esterni e facili inserimenti dei centrocampisti senza palla, a rimorchio della prima punta. Di Carlo invece crede in un calcio fatto di maggior tecnica e centimetri, ragion per cui credo che spesso non lesinerà a giocare con le due punte, Bogdani e Pellissier. La difesa del Chievo ha in Sorrentino un buon elemento, di indubbia qualità e buona esperienza. Gioca, storicamente, con i quattro in linea sin dai tempi di Del Neri.
Nel tempo però la linea a 4 del Chievo ha perso l'originaria impostazione delneriana. Non fanno più il fuorigioco alto e i movimenti della difesa sono meno sincronizzati. Ci sono delle ragioni precise per cui ciò avviene. Innanzitutto va fatto notare che il Chievo di Del Neri nacque in serie B, quando il tecnico potè lavorare bene e senza pressioni sulla linea difensiva. Moro, D'Anna, D'Angelo e Lanna non erano difensori eccelsi ma avevano imparato, grazie alla loro abnegazione e al lavoro di Del Neri, a giocare assieme in modo egregio.
Si muovevano quasi ad occhi chiusi, i loro automatismi erano praticamente perfetti, avevano imparato a conoscersi e a non avere paura nel rischiare sempre la chiamata dell'off side. Oggi la qualità dei difensori del Chievo è minore. La linea clivense ha quattro centrali bloccati dietro, in quanto ai due centrali difensivi, Yepes e Mandelli, si aggiungono Malagò e Mantovani che nascono centrali a inizio carriera e non hanno quindi il passo per "fare la fascia". Ne viene fuori una linea bloccata, discretamente organizzata, ma che soffre terribilmente la velocità e i ritmi alti del gioco. Il centrocampo è il vero punto interrogativo di questa squadra dal punto di vista tattico.
Cosa farà Di Carlo? Continuerà a giocare coi tre centrocampisti centrali e un trequartista atipico (Marcolini), oppure opterà per un centrocampo a 4? Le risposte a questi interrogativi le avremo a mio parere nelle prossime gare.
Contro il Milan Di Carlo cercherà di tenere un centrocampo abbottonato a sostegno dell'unica punta Pellissier, dato che Bogdani sembra sia indisponibile. Tuttavia il centrocampo del Chievo ha buonissimi giocatori. Marcolini è una mezz'ala vecchio stampo, dotato di buon senso tattico, capacità di inserimento e gran tiro da fuori. Italiano è un regista con enorme senso del gioco anche se la sua tenuta fisica è spesso a rischio. Completano il reparto Pinzi, mediano di sostanza e Bentivoglio, uno dei centrocampisti più interessanti della serie cadetta l'anno scorso, capace di unire quantità a qualità. Stante le condizioni fisiche non perfette di Italiano, penso che dovrebbero giocare Pinzi, Bentivoglio e Marcolini in linea con Esposito e Langella alle spalle di Pellissier. Attenzione proprio ai movimenti di Langella che l'anno passato, quando giocava con l'Atalanta, abbiamo sofferto tantissimo. E' un giocatore che unisce fisicità a progressione, un pò discontinuo, ma che, storicamente, con noi si esalta. Ricordo una partita del 2004 in cui militava nel Cagliari e diede grossi problemi sia a Costacurta che a Nesta. Contro il Chievo sarà importante a mio avviso imprimere subito un buon ritmo alla partita.
Si tratta infatti di una squadra in difficoltà, che stenta a ritrovarsi causa mancanza di risultati. Quindi un atteggiamento aggressivo da parte nostra, nel nostro stadio, li può mettere alle corde dal punto di vista psicologico. Dobbiamo stare attenti ai calci piazzati.
Il Chievo ha due saltatori pericolosissimi che sono Yepes e Mandelli, i due centrali, ma anche Langella e Malagò staccano bene di testa.
Attenzione anche alla mobilità di Pellissier che probabimente sceglierà di attaccare sempre il lato sul quale si sgancia uno dei nostri due terzini, per creare condizioni di superiorità numerica in coppia con Langella o Esposito. Non mi dispiacerebbe un'ammonizione a Pinzi nei primi venti minuti, considerato anche il carattere turbolento e istintivo dell'ex udinese. Un particolare del genere cambierebbe il loro modo di attaccare la palla. Fossi Ancelotti metterei Kakà dalle sue parti all'inizio. Questa è una partita però che possiamo vincere con il ritmo del gioco e con un'interpretazione aggressiva e offensiva. Non dobbiamo preoccuparci troppo dell'avversario se non nell'individuarne i punti deboli che sono tre:
1) Mantovani a sinistra soffre, se non coperto da un quarto di centrocampo, quando viene puntato uno contro uno. Riuscire a far avere la palla coi tempi giusti a Kakà, per permettergli di accoppiarsi con lui, deve essere una nostra astuzia.
2) Se, come pare, sono senza Italiano, sarà più semplice pressarli a inizio azione. Marcolini ha buoni doti teniche ma non ha i tempi del regista.
3) L'assenza di una vera prima punta incide e non poco nei momenti della gara in cui sono sotto pressione e sono costretti alla palla lunga.
Senza entrare troppo nel merito delle scelte di Ancelotti, dico solo che mi auguro di vedere Pato dall'inizio. Abbiamo un fiore che sta sbocciando e in panchina non c'è la luce giusta per farlo crescere.
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del 07/11/2008
Domenica affrontiamo una squadra che lotta per la salvezza ma che annovera tra le sue file alcuni giocatori di buon livello.
E' allenata in maniera eccellente da Mario Beretta, tecnico preparato e scrupoloso, che sa mettere molto bene in campo le sue squadre.
Il modulo tattico è il 4-4-2, anche se spesso i quattro di centrocampo si dispongono a rombo con Caserta che diventa trequartista alle spalle delle due punte. Proprio le due punte sono la caratteristica principale di questa squadra.
Beretta è un allenatore che non rinuncia mai al gioco e difficilmente le sue squadre non giocano con due attaccanti. Il portiere è un ottimo elemento. Benussi infatti ha una buona base tecnica ed eccellenti riflessi. La difesa del Lecce è il reparto che più aveva avuto problemi durante il precampionato. L'aternaza dei vari difensori centrali, la poca disciplina tattica di Angelo, l'inquadramento nel contesto di gioco di Antunes sono stati alcune dei problemi coi quali si è dovuto confrontare Beretta. Dopo la prima sconfitta nella prima giornata però, è risultato decisivo l'arrivo di Stendardo, difensore roccioso e di personalità, che si è preso sulle spalle la responsabilità di guidare il reparto. Al suo finaco si è imposto Fabiano, meno forte fisicamente di Diamoutene, ma più funzionale alle caratteristiche di Stendardo. Sulla fascia destra adesso gioca Polenghi, un centrale adattato a terzino, per garantire maggiore equilibrio e a sinistra si alternano Antunes, migliore in fase di spinta, e Esposito, più adatto a difendere. Ne viene fuori una linea difensiva non particolarmente insuperabile, ma armonica e compatta, che soffre gli inserimenti dei centrocampisti e che difficilmente adotta la tattica del fuorigioco. Il centrocampo è il fiore all'occhiello di questa squadra. Poche squadre che lottano per salvarsi possono annoverare gente del calibro di Zanchetta, Caserta e Giacomazzi. Il quarto, Ariatti, è un onesto ma prezioso corridore, dotato di grande duttilità, buona corsa e discreti fondamentali.
Poc'anzi accennavo alla loro difesa che soffre gli inserimenti dei centrocampisti. Ciò è dovuto alla scelta, coraggiosa e apprezzabile di Beretta, di avere un centrocampo tecnico e dai piedi buoni. In particolare Giacomazzi e Caserta sono ottimi incursori e Zanchetta è un regista di livello. Tutto ciò crea un buon numero di passaggi filtranti per gli attaccanti ma a volte manca il filtro giusto davanti alla difesa, più per una questione mentale che per un disimpegno vero da parte dei su citati centrocampisti. Gli attaccanti titolari sono Castillo e Tiribocchi. Sono molto bravi e veloci, mobilissimi e capaci di svariare su tutto il fronte, sempre pronti a dare una mano ai compagni, non per nulla sono i primi difensori della squadra, essendo gli iniziatori del pressing sulle palle in uscita della difesa avversaria. Cacia al momento sta in panchina più per scelta tecnica che per demerito. Si tratta infatti di un attaccante tipicamente d'area di rigore e in questo momento Beretta preferisce avere due attaccanti capaci di fare anche i movimenti da punte esterne. Succedeva anche l'anno passato a Siena con Frick e Maccarone. Contro una squadra come il Lecce quello che noi non dobbiamo fare è permettergli di pressarci nei punti in cui decidono loro di farlo. Beretta infatti studia molto bene i lati deboli dello schieramento avversario e decide in base ad essi su quale punto del campo pressare e iniziare immediatamente poi la ripartenza. Sarà importante il movimento di Kakà tra le linee visto che loro non hanno un giocatore alla Gargano o alla Codrea, cioè col passo corto, che il nostro Ricky soffre spesso. Attenzione ai loro calci piazzati visto che Zanchetta è uno dei migliori tiratori del campionato e Stendardo uno dei saltatori più pericolosi. Personalmente inizierei questa gara con due punte e Kakà trequartista. Dinho me lo terrei come carta da giocare a partita in corso. E' essenziale attaccare bene, cioè con azioni molto rapide, e difendersi di squadra. Beretta preparerà molto bene la partita e finchè saremo 0-0 sarà tiratissima in quanto il Lecce tra le squadre che lottano per salvarsi, è, insieme la Siena, la squadra che meglio cura le distanze tra i reparti.
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Presentazione -
Come gioca il Milan? Come dovrebbe giocare? Come mi piacerebbe che giocasse? Come ci piacerebbe che giocasse? Quali sono i nostri giocatori-chiave? Come giocano le squadre avversarie? Quali caratteristiche hanno? In questa sezione si parla di tutto questo, di ciò che concerne la tattica e il gli aspetti meno visibili della partita. E' bello riuscire a guardare e analizzare una gara al di là del risultato. Ci sono aspetti, particolari, chicche, che tutti quelli che adorano questo sport amano scoprire. La tattica nel calcio non è tutto. Sarebbe noiosa e totalmente avulsa se ad essa non si accompagnassero altre componenti come il cuore e l'imponderabilità di questo magnifico sport. Tuttavia oggigiorno la parte tattica nel calcio rappresenta uno dei quattro aspetti intorno ai quali ruota una partita. In un calcio in continuo aggiornamento le novità tattiche sono sempre dietro l'angolo e cercare di intuirle, capirle, pensarle è un ottimo modo per riuscire a vedere il calcio in una dimensione più dinamica e meno legata al gossip pallonaro prevalente sulle televisioni nazionali. La tattica nel calcio è come il denaro nella vita. Non è tutto ma serve... anche tanto
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