l'Editoriale 08
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23/12/2008 di Massimo (maxsenior)
Il 2008 si chiude, per quanto ci riguarda,con la consacrazione definitiva del nostro mondo MILAN DAY
Gli auguri che desideriamo farvi sono "ospitati" da quel sogno che,grazie all'insistenza della comunità MDF, alla considerazione sempre più importante da parte di Milan Channel ed all'interesse suscitato nel web, non poteva che portare alla apertura di questo sito.
Il 2009 ci vedrà ancora più impegnati a descrivervi il Milan, quello visto e vissuto a modo nostro.
Sarà un anno nel quale tutto MILAN DAY porterà avanti iniziative sempre più coinvolgenti per tutti, perchè non ci piace rimanere chiusi in una piccola "nicchia particolare", a noi piace trovare e condividere il Milan con chi, come noi, ha questi colori nel cuore "SEMPRE, AD ISTANBUL come ad ATENE". La prima grossa novità riguarderà la nostra WEBTV che, salvo inconvenienti tecnici, vedrà la luce nei primi mesi del nuovo anno. Ma non sarà che l'avvio di un altro grande anno MILAN DAY
Auguriamo a tutti coloro che hanno il piacere di leggere e condividere con noi questa passione un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo
Vi auguriamo che tutta la passione positiva e l'amore che provate per questi colori possano trasformasi in belle ed importanti cose per tutti voi e le vostre famiglie
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del 16/12/2008 di Nicola (gigo)

Un’infinità di eventi, nell’arco di ventitrè anni di esistenza, mi hanno portato a essere “convinto” di una tesi, e probabilmente porterò con me questa convinzione fino alle mie ultime ore di vita: giorno dopo giorno, trovo sempre più certa l’esistenza del DESTINO.
Nella mia più personale interpretazione, il destino è inteso come “strada che ognuno di noi è chiamato a percorrere, con l’unico obiettivo di raggiungere una meta finale”. Spesso, mi rendo conto di quanto ogni piccolo episodio, in ogni singola giornata, esaminato con una certa attenzione e cercando di andare “al di là” delle apparenze, possa essere una prova tangibile e inequivocabile del modo in cui un’entità ignota e superiore si prenda cura continuamente della nostra esistenza, mettendoci continuamente alla prova, quasi volesse insegnarci qualcosa. Nulla è dettato dal caos, la nostra esistenza non è altro che una serie di eventi concatenati, eventi inspiegabilmente spiegabili. Tutto è già scritto, ed è già noto al Signore, a Colui che tutto sa, a Colui che rivela tramite un unico mezzo: la Fede.
A questo punto, potremmo chiederci: ma qual è il significato della vita, se tutto è già scritto?
A questa domanda ho cercato risposta per anni, e ho trovato varie e discordanti spiegazioni a tale interrogativo. Il più plausibile di questi tentativi, mi portò recentemente a credere che “la strada” prescritta non debba essere percorsa a tutti i costi, poiché essa è ricca di ostacoli e fermate. Sta a noi superare questi ostacoli, imparare a sopportarli, per poi arrivare all’obiettivo finale: la saggezza, la pienezza del proprio pensiero, accompagnata alla consapevolezza di aver vissuto pienamente quell’esistenza che il Signore ha immaginato per noi, esistenza in ogni caso meravigliosa, per il solo fatto di “essere” (in quanto, se qualcuno di noi avesse paradossalmente la sfortuna di “non esistere”, sicuramente invidierebbe chi “esiste”, a prescindere da quale sia il tipo di esistenza di quest’ultimo).
In ogni caso, la strada che siamo chiamati a percorrere è una, una sola, prestabilita: siamo liberi di percorrerla e di assaporarla, e il Signore ci garantisce anche un’altra possibilità: quella di fermarci, di soccombere alle avversità, di cedere; quella di non raggiungere l’obiettivo finale, ossia la saggezza. A cinque anni, a dire la verità, di calcio ne capivo ben poco: a malapena conoscevo la differenza tra un “calcio di punizione” e un “calcio di rigore”; non avevo alcuna idea di cosa fosse un campionato, di cosa fosse un club, di cosa significasse “tifare”. In famiglia, ero accompagnato da una non adeguata preparazione in materia. Non a caso, i miei amichetti delle elementari erano tutti più preparati di me sull’argomento “calcio”. Sicuramente non erano dei saggi in materia, ma è pur vero che è stato grazie a loro se ho avuto modo di imparare qualcosa riguardo questo meraviglioso sport di squadra, maestro di vita.
Paradossalmente, il destino ha deciso di mettermi alla prova fin da subito: avendo frequentato una scuola privata di vecchio stampo (si trattava di una scuola a sessi separati, pertanto nella mia classe eravamo tutti maschi), su venti bambini, diciannove erano juventini (e lo sono tuttora, purtroppo).
Ma il destino aveva scritto che io DOVEVO essere milanista.
Cominciai a seguire il Milan intorno ai 7 anni, timidamente, silenziosamente, quasi di nascosto ai miei amici; senza pretese, senza alcuna voglia di vincere, ma con il solo intento di seguire una squadra che, non so perché, mi attirava e mi affascinava molto più di quanto lo facesse la “Vecchia Signora”.. Come se non bastasse, a casa arrivavano per posta strani gadget interisti (non ne ho mai capito il motivo)…lasciamo perdere, che è meglio.
Eppure, nonostante la mia flebile mente da bambino, ho continuato a seguire quella che pian piano si stava trasformando nella mia “squadra del cuore”.
A nove anni rimasi affascinato dal mio primo idolo: era Roberto Baggio, protagonista di prodezze senza pari nel mondiale del 1994. All’epoca, purtroppo, Baggio era bianconero (altra prova terribile a cui il destino mi ha sottoposto: immaginate quale potesse essere l’argomento comune all’interno della mia classe). Nonostante ciò, decisi di non rinnegare la mia fede rossonera: il destino mi premiò! Un anno dopo, il “Divin Codino” approdò a Milanello.
Da allora (avevo appena dici anni) ho intrapreso il mio più viscerale tifo per i colori rossoneri, tifo che sicuramente mi contraddistingue tuttora, tifo che è andato esponenzialmente crescendo negli anni.
Adesso, non sono in grado di capire il perché il destino abbia deciso ciò, né quanto ciò possa influire sulla mia esistenza. Di una cosa sono certo: il destino ha deciso che la mia fede rossonera mi accompagnerà per sempre.
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del 09/12/2008 di Max RC

E' difficile rispondere a una domanda in apparenza banale. Che cosa rappresenta il Milan per me? Il Milan è la mia passione più grande e fra le tante passioni che ho sicuramente è quella più viscerale e profonda. Non riesco a immaginare una vita senza il calcio e il Milan è la squadra che mi ha fatto amare il calcio. Se mi guardo un attimo indietro e riavvolgo nella mente il film della mia vita mi vengono in mente tanti episodi belli e tanti momenti di crescita, tante delusioni e mille esperienze.  Ma sullo sfondo ci sono sempre gli stessi due colori: quelli rossoneri. Si perchè è assolutamente incredibile come la passione per la mia squadra del cuore mi abbia accompagnato in tanti momenti della mia vita, scandendo i passi lentamente ma con costanza e rappresentando sempre una certezza. Il Milan non è soltanto la mia squadra. E' molto di più per me. E' la trasposizione di un sogno in realtà, il cuore in gola per una finale, l'ansia di un'attesa per una partita importante che si miscela alla speranza della vittoria. E' un urlo liberatorio quando la palla gonfia la rete, un pizzico di sana scaramanzia che non manca mai, il piacere di condividere la mia passione con tante persone, ritrovarmi a dare il cinque al vicino di posto dello stadio che non avevo mai visto prima, solo perchè siamo entrambi milanisti. Il Milan, il mio Milan, ha saputo regalarmi momenti belli anche quando pensavo fosse impossibile farlo. Non mi ha mai deluso, nè mi ha mai tradito.
Abbiamo vinto e perso tanto assieme, senza mai perdere quel senso di sportività e di lealtà che va tenuto in alto nello sport come nella vita. Nella vittoria e nella sconfitta il Milan mi ha sempre saputo insegnare. E' stato uno dei maestri di vita migliori che potessi avere. Mi ha mostrato con i gesti cosa significa amare il calcio. Ho imparato a rispettare l’avversario che veniva sconfitto, a stringere la mano a chi era stato più bravo. La sera di Instanbul è stata atroce sportivamente parlando, ma vedere il mio capitano invitare tutta la squadra ad assistere alla premiazione del Liverpool e a battere loro le mani mi ha fatto capire che si può essere grandi anche nella sconfitta e il giorno dopo sono uscito con la maglia rossonera addosso, a testa alta, certo che prima o dopo il destino del calcio ci avrebbe ridato quello che ci aveva tolto quella sera. Ho capito così, che ci sono emozioni che vanno al di là di un rettangolo verde, che vincere non è tutto e che anche nel momento più cupo non bisogna mai smettere di guardare al positivo.  Il calcio d'altronde altro non è che metafora della vita.
Ho percepito, grazie al Milan, quanto sia unico amare genuinamente qualcosa, quanto sia speciale coltivare quell'amore e quanto sia incredibile fermarsi poi un attimo, a 27 anni, e rendersi conto di quanto la passione rossonera abbia inciso sulla mia vita. Ricordo con dolcezza infinita i tempi della scuola in cui mi lasciavo crescere il pizzetto in onore di Boban, mi viene in mente lo scudetto del 99 festeggiato girando fino a tarda sera sul motorino con un mio amico, ricordo quando Pippo segnò il gol del 3-2 con l'Ayax e credetti di toccare il cielo con un dito, rammento Sheva che fissa Buffon a Manchester e quegli istanti che sembrano eterni, mi commuovo se ripenso a quando venne operato al cuore un mio carissimo amico, milanista come me, e all'uscita dalla sala operatoria chiese il risultato di Milan-Juve, ho i brividi se ripenso a cosa provai quando il tiro di Pippo ad Atene, lentamente, entrava in rete, secondi indimenticabili in cui ebbi la pelle d'oca come non mai...
Questo è il Milan, il mio Milan, il mio modo di vivere la mia passione rossonera che cerca di essere genuino, spontaneo e vero senza mai perdere l'equilibrio, perchè so che qualsiasi cosa succeda è sempre di sport che stiamo parlando e lo sport deve essere fonte di gioia e di unione tra le persone, mai di divisioni.
Un vecchio saggio vissuto in epoca pre-illumista diceva che per essere davvero liberi nella vita, è necessario vivere intensamente e senza paura le proprie passioni, perchè è in esse che realizziamo una parte di noi stessi.
Io ci provo in tutto ciò che faccio nella mia vita e così, con un pò di sano iperbolismo lessicale da tifoso verace, mi permetto di dire che
il Milan è anche la mia libertà.
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del 02/12/2008 di Francesco the Doc

Quando la gente mi chiede perché io, siciliano, fra tante squadre abbia scelto proprio il Milan, rispondo sempre “non sono io che ho scelto il Milan, ma il Milan che ha scelto me”. Fino al 28 maggio 2003 infatti, io per gli amici sono sempre stato “calcisticamente ateo”; e non solo perché non mi interessava nessuna squadra in particolare, non mi piaceva proprio il calcio come sport! Mai ero riuscito a seguire una partita intera senza prendere sonno, mai avevo giocato ad un qualsiasi videogame di quel genere, quando gli amici il lunedì mattina cominciavano a parlare delle partite domenicali mi allontanavo sbuffando… al massimo diciamo che siccome il mio migliore amico era milanista, se proprio insisteva acconsentivo a definirmi “simpatizzante rossonero”…
Ricordo che in quel mese di maggio, anche gli organi di informazione non sportivi trattavano un argomento piuttosto insolito, su una particolare Champions che si stava delineando… io lo scoprii leggendo Quattroruote: “ecco la nuova Citroen Pluriel, l’auto trasformista, un po’ utilitaria e un po’ cabriolet. Un auto strana, rivoluzionaria, perfettamente calata in questo strano, rivoluzionario 2003, dove il calcio italiano porta per la prima volta 3 squadre su 4 nelle semifinali di Champions League”. Non seguii né Milan-Inter né Juve-Real, non mi interessava. Ma la finale tutta italiana era troppo ghiotta persino per me: pensai di dare un’occhiata. Una noia… “neanche un gol”, pensavo, “ma chi me l’ha fatto fare…”. Poi arrivano i rigori, e lì accade l’imprevedibile: ad ogni gol del Milan mi veniva spontaneo esultare, sussultavo sul divano di casa. Ma perché??? Non lo so; sarà per affinità elettiva, sarà perché mia madre è juventina e mi veniva spontaneo andarle contro, sarà perché il lavaggio del cervello del mio amico Lillo aveva fatto il suo effetto, al fischio finale mi trovai ad esultare. In modo abbastanza composto, certo non come faccio adesso quando vado a San Siro, ma esultavo.
Da allora, un crescendo: per recuperare il terreno perduto ho letto tutto lo scibile umano sulla storia del Milan, ho visto decine di dvd, ho giocato per ore alla play fino a diventarne fanatico. Se la stagione 2003-04 l’ho seguita con un certo interesse, provando una discreta euforia per la vittoria dello scudetto, ma anche una strana sensazione di pesantezza interiore la sera di La Coruna, dal 2004-05 in poi il gioco si è fatto serio. Campionato, Champions, tutto d’un fiato, fino al doppio epilogo: Milan-Juve 0-1, e soprattutto Milan-Liverpool 3-3. Non dimenticherò mai quella sera: ero a casa, mi ero piazzato in soggiorno bello concentrato, con davanti una pizza gigante, metà 4 formaggi e metà parmigiana. Dopo 30 secondi si leva un urlo, e dalla cucina mia madre, che vedeva altro in tv e credo stesse ancora mangiando, trasale: ero io, aveva segnato il Capitano. A fine primo tempo lei mi chiese se poteva assistere con me al resto della partita, e io, raggiante, la incoraggiai a rimanere, per goderci insieme il trionfo. “E’ troppo facile, manco piacere c’è…”; mai parole furono più avventate. Dopo il 120esimo e la tortura dei rigori scoppiai a piangere: la mia prima, pesantissima, delusione da tifoso. Anche perché, dopo i 2 euroderby stravinti ai quarti di finale, avevo fatto un po’ lo spaccone con gli amici interisti, scrivendo, la mattina di quello stramaledetto 25 maggio 2005, questa frase sulla lavagna, lo slogan di quell’edizione di Champions: “Road to Istanbul, road to glory”. Vi dico solo che la mattina dopo, fra gli sfottò, la frase sapientemente alterata in modo volgare da un amico nerazzurro piuttosto mattiniero, la gazzetta che titolava “Milan nell’incubo”… lasciamo perdere…
Fortunatamente poi tutto passa e si va avanti. Mi trasferii su a Pavia per frequentare la facoltà di medicina, mi sono abbonato per la prima volta a San Siro, un sogno a occhi aperti, insomma. Una bandiera si vede quando il vento soffia forte, ero lo slogan di quella campagna abbonamenti: il Milan fece il record di spettatori. Tra l’altro il mio primo anno a Pavia, 2005-06, coincise col record storico di vittorie casalinghe, 18 su 19 in campionato, e un pareggio: ecco perché non “perdonerò” mai a Dida l’errore su Gasbarroni nell’1-1 con la Samp. L’anno successivo, la grande gioia: Milan-Manchester 3-0, Milan-Liverpool 2-1, che ricordi meravigliosi... Sono andato a vedere quella finale, e devo dire che sono stati i 950 euro spesi meglio della mia vita. Per la vittoria, ma anche per ciò che accadde dopo: tutti a cantare sulla metro di Atene con gli inglesi, loro che ci insegnavano i cori su Rafa Benitez e Gerrard, noi quelli su Kakà e il mitico “forza lotta vincerai”, il tutto mentre molti si scambiavano le maglie con gli avversari. Non un bello spettacolo da un punto di vista prettamente estetico, ma straordinario da quello sportivo. Poi, tutti insieme all’aperto a mangiare carne alla brace e bere birra, con i tifosi del Liverpool che ci applaudivano e ci davano il cinque per strada… fino all’alba… d’altronde nei 950 euro era compreso solo il volo e il biglietto dello stadio, niente hotel…
Ecco, quella sera più di ogni altra mi resi conto della grazia di essere un tifoso: a volte, magari il lunedì mattina, sei triste senza alcun motivo apparente, e guardi con invidia gli amici che del calcio se ne fregano altamente, la cui felicità dipende solo da loro stessi, e non dall’esito di un calcio di rigore. Però loro sere come quella non sapranno mai cosa significano, non proveranno mai la gioia selvaggia di urlare al gol a San Siro, abbracciando gli sconosciuti vicini di posto manco fossero fratelli di sangue, non assaggeranno quell’ebbrezza di felicità che quando vinci qualcosa di importante ti accompagna anche per settimane intere…. E a maggior ragione se sei tifoso del Milan, alla fine vale sempre la pena di soffrire di tanto in tanto: il bilancio è, e sarà sempre, in un meraviglioso attivo
28 maggio 2003: se in quella data è nata la mia passione, è chiaro a tutti chi sia il mio Eroe. Andriy Shevchenko. Purtroppo me lo sono potuto godere solo un anno a San Siro, prima che andasse al Chelsea. Ero là, quel giorno di maggio del 2006 a cantare a squarciagola “resta con noi, Shevchenko resta con noi”… Fortunatamente, e grazie al nostro Presidente, il mio Eroe adesso è tornato a casa, e potrò ancora godermelo a lungo. Questo video l’ho realizzato per provare a farvi capire cosa rappresenta Sheva per me: chi segna in quel modo fantastico la tua adolescenza, poi non può che avere un posto molto, molto speciale nel tuo cuore
"La storia più incredibile che conosco..."
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del 25/11/2008 di Frank

Cosa rappresenta per me il Milan? Una passione unica, inconfondibile, una scelta ed uno stile di vita. Sono quasi 20 anni che faccio il tifo per questa squadra gloriosa… anni di vittorie indimenticabili e di sconfitte (per fortuna poche) si sono susseguiti in questo lungo periodo; personalmente a me piace ricordare sia i trionfi sia gli insuccessi, anche quelli più cocenti e dolenti. E’ bello tifare quando la tua squadra vince e incamera coppe su coppe, ma quando si presenta la prima difficoltà, o meglio quando c’è quel periodo, lungo o breve che sia, in cui va tutto storto cosa si fa? Istintivamente si cerca di staccare la spina, il tifoso da accanito si ritrova nella cerchia dei medio-bassi sostenitori smarrendo o quasi l’antico sapore del tifo. Eppure si dovrebbe imparare molto dagli insuccessi, dai cosiddetti “cicli negativi”perchè ti fan capire cosa significa realmente tifare per la tua squadra del cuore. Fatta questa dovuta premessa, credo fermamente che il calcio d’oggi non porti con sé i valori di un tempo. Si tratta di uno degli sport più antichi del mondo, ma allo stato attuale delle cose esso viene associato a business, gossip e amenità più disparate. Non ho perso la speranza che un giorno si possa tornare a riassaporare e vivere quegli antichi valori. Il calcio accomuna tutti i popoli, ricchi e poveri, cattolici, protestanti, ortodossi… occorrerebbe riflettere molto su tutto ciò. Molti non lo fanno perché il denaro fa gola, oppure perché son tonti di natura. In ogni caso nutro una passione sfrenata per il mondo rossonero, ricordo ancora quando in un mix di estasi e stupore vidi l’incontro di coppa campioni Milan – Real. Il risultato è noto, ma è opportuno citare questo match per avere almeno un’idea vaga di cosa sia la perfezione nel calcio. Da quel lontano 1989 ad oggi non ho più visto una squadra di calcio giocare così. E’ chiaro che il Milan sacchiano ha segnato profondamente il mio modo di vedere il gioco del football in generale. Per chi volesse avere ulteriori delucidazioni rimando al libro di Giancarlo Dotto. Un testo che non dovrebbe mancare nella biblioteca sportiva di ogni cuore rossonero. Come dimenticare la mitica notte di Barcellona… uno stadio dipinto di 2 magici colori, e poi la notte di Vienna. Vittoria sofferta, ma se vogliamo anche più bella perché ottenuta con fatica, trionfo che ci ripagava delle ingiustizie colossali proveniente dal campionato nostrano. Ricordo che anche la notte di Marsiglia in qualche modo mi ha emozionato, per la prima volta vidi il mio Milan cadere in Europa. Ero davvero sfinito, a pezzi. Eppure col senno di poi guardo con piacere anche quell’incontro, è bello rialzarsi dopo una tremenda caduta. Gli scudetti vinti, le coppe vinte, tanto mi ha regalato il mio Milan. In fondo spero anch’io di aver dato un mio piccolissimo contributo alla causa rossonera, come? Con la passione che contraddistingue ogni tifoso che si rispetti, con le lacrime, con la gioia di vivere il calcio diversamente da come lo si intende nel 2008. E’ inutile che scriva a caratteri cubitali tutte le vittorie, le sconfitte, gli epsisodi indimenticabili come l’addio al calcio di Franco Baresi, la morte di Liedholm, il tremendo infortunio che ha poi portato all’addio al calcio del superuomo Marco Van Basten. Tutti eventi che accomunano ogni supporter del diavolo, il bello è che siamo sempre qui. Vicini o lontani da Milano facciamo sempre sentire la nostra voce, il nostro calore unico ed inconfutabile. I tifosi del vecchio diavolo son duri a morire, siamo razza pregiata. Fieri di sostenerlo sempre e ovunque. Il Milan lo senti dentro, soffri per il Milan, gioisci se il Milan vince. Ansia, tensione, batticuore, momenti e sensazioni che solo il Milan riesce a darmi. Milan, Milan, Milan, solo con te, Milan Milan Milan, sempre con te!!!
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del 18/11/2008 di Guglielmo
- E' un inizio che qualche volta ho già raccontato. L'inizio, semmai ci sia stato un inizio visto che ho l'impressione che provenga dall'eternità dei tempi, dicevo l'inizio della mia storia d'amore col Milan nasce nella domenica sera di tanti e tanti anni fa. Avevo sette anni, e come tutti i bambini di quell'età, intorno alle dieci ero già bello e cotto e nel migliore dei miei sonni. Dormivo dalla nonna e c'era (e purtroppo adesso non c'è più..) un mio zio, fratello di mia madre, che ogni domenica sera si prendeva la briga, senza che nessuno in realtà glielo avesse mai chiesto, di tirarmi giù dal letto passate le undici, per mettermi davanti alla tv: lo faceva perchè all'epoca, a quell'ora, la Domenica Sportiva mandava, in anteprima e in esclusiva (!) i gol della B, ed era l'unico momento della domenica in cui si potessero vedere i vari Jordan, Damiani, Pasinato, Carotti, Verza. I primi eroi calcistici del mio primo Milan. Non fu facile diventare milanisti in un periodo in cui la tua squadra navigava tra A e B e tutti i tuoi amichetti avevano imbattibili idoli bianconeri, che mandavano a memoria ripetendo la nenia Zoff-Gentile-Cabrini eccetera eccetera. Ancor più complicato farlo a mille e più chilometri di distanza da S.Siro, dove magari un genitore in difficoltà nel percorso pedagogico rossonero, avrebbe potuto portare un bambino facendo affidamento sull'intensità e la suggestione dei colori e dei rumori, per mascherare una squadra difficile da amare per quei tempi. La pazienza e l'amore di mio zio ci riuscirono comunque. Ricordo ancora un suo poster, esibito con fierezza sul suo letto, con tutti gli uomini della Stella: Albertosi, De Vecchi, Maldera, Rivera, Bigon. Non li avevo mai visti giocare, ma mi spiegavano che non era poi passato tanto tempo da quell'ultimo trionfo. Da lì partì la mia passione per il nostro Milan. Dall'emozione con cui affrontai il mio primo campionato di serie A; dalla curiosità e la mal riposta fiducia che avevo per un colored strepitoso arrivatoci dal Watford di Elton John, da cui tutti ci aspettavamo caterve di gol, senza sapere che di lì a poco il nome Blissett ci avrebbe causato l'orticaria. Di quegli anni, tuttavia, mi rimane il ricordo del mio primo, vero, idolo rossonero: Mark Hateley. Il brivido che ho provato nel rivedere quest'anno Dinho segnare nel derby, in quella porta, in quel modo, aveva sì a che fare con la contestualità del momento, ma anche, e forse soprattutto, con lo stupefacente effetto deja-vù che quella testata mi ha provocato. Una pagina che invece ancora oggi, paradossalmente, faccio fatica a dimenticare è legata ad una sciagurata serata di Coppa Uefa, contro una semisconosciuta formazione belga, il Waregem, che scese a S.Siro guidata da tale Mutombo: un'eliminazione per cui piansi le mie prime lacrime rossonere. Il quasi fallimento societario, invece, mi sfiorò poco: avevo undici anni e a quell'età non hai ben chiaro il concetto di "debito" e cosa comporti il non onorarlo. Non mi è mai capitato, in quei mesi, per intenderci, di immaginare, come fa Pellegatti in "Rossoneri siamo noi", le domeniche senza il Milan. Passai quasi incoscientemente da Farina a Berlusconi. E che cambiamento epocale fu! Una riscossa in piena regola, che assaporavi già durante il mercato estivo, quando eri abituato a doverti acconterare di Macina e Scarnecchia, e ti ritrovavi invece Donadoni, Galli, Bonetti, Massaro, e poi Gullit, Van Basten, Ancelotti. Arrivò la mia prima, vera gioia rossonera (anche se ricordo sempre con affetto lo spareggio Uefa vinto con la Samp): arrivò Sacchi, il Milan vinse lo scudetto contro il Napoli di Maradona, e fu gioia grande, nuova, unica. Poi accadde qualcosa di impensabile solo due o tre anni prima: il Milan divenne padrone del mondo calcistico, passando per le umiliazioni al Real Madrid e alla Steaua in Coppa dei Campioni, e la sofferta vittoria a Tokio sul Nacional di Medellin, la squadra del portire volante, Higuita. Anche qui devo una citazione a mio zio, sempre lui, visto che era a casa sua che andavo a vedere le finali dell'Intercontinentale. La partita era la mattina di domenica alle 4, "in leggera differita" e solo lui poteva assumersi la responsabilità di svegliarmi in tempo per il calcio d'inizio! Il resto, cogli anni, divenne storia su storia. Altre coppe, altre scudetti, la noia che quasi suscitava la stucchevole predisposizione a vincere di Fabio Capello, il Barcellona travolto ad Atene, il dolore per le finali perse, lo scudetto di Zaccheroni e qualche anno di digiuno prima del ritorno di Carletto nostro Ancelotti, che ci riconsegnava un Milan vincente, in Italia, in Europa e nel Mondo. Sono passati più di 25 anni da quelle sere di domenica in cui si poteva vedere un gol del Milan solo a mezzanotte, alla Domenica Sportiva. E sono successe tante cose, nel bene e nel male. Adesso abbiamo Sky, e andare a S.Siro, anche se abiti in Calabria, non è poi cosa folle. E' cambiato il nostro Milan, diventato in pianta stabile squadra top class del calcio mondiale, che fa meraviglia se non partecipa per un anno alla Champions League. A proposito, è cambiata anche la Coppa dei Campioni, anche se noi continuiamo a vincerla...Una volta aspettavi la Gazzetta dello Sport con ansia, per avere novità, per sapere se e chi compravamo, o se questo o quel giocatore ce la facevano ad essere disponibili per il prossimo impegno. Adesso c'è internet, con le notizie di prima mano e, soprattutto con la triste vicenda di Calciopoli, ai miei occhi è cambiata anche la Gazzetta, passata da organo unico e autorevole di informazione sportiva, a triste assembramento di interessi politici ed editoriali. Siamo purtroppo cambiati anche noi tifosi, abituati per troppo tempo ad aragoste e caviale, e che non riusciamo più a ricordarci, quando storciamo il naso di fronte ad un piatto di spaghetti, che c'è stato un tempo in cui pane e mortadella era l'abitudine. Una cosa, per quel che mi riguarda, però non è mai cambiata: l'amore per il rossonero. Il Milan, il nostro Milan, è sempre al centro dei miei, e oserei dire dei pensieri di tutti i tifosi. Soffriamo quando c'è da soffrire, piangiamo, come ad Instanbul se c'è da piangere, gioiamo quando possiamo urlare, come a Manchester, come ad Atene. Anche nella sconfitta, abbiamo, incosciamente insita, una sola certezza: il nostro Milan, prima o poi, tornerà sempre e comunque a vincere. E non sono tanti i tifosi nel mondo che possono permettersi questo: anche nella rabbia e nella delusione, ricordiamoci qualche volta di quanto siamo stati fortunati ad incontrare nella nostra vita un qualcuno, come mio zio, che ci insegnato e trasmesso l'amore e la passione per questi colori. E, magari, ricordiamoci anche di ringraziarlo...Buon Milan a tutti -------------------------------------------------------------------------------------------
del 11/11/2008 di Gabriella -
Devo scrivere di Milan..del Milan...del MIO Milan.. Chi mi conosce sa che è il mio argomento preferito. Se mi chiedessero...cos’è il Milan per te? ...non avrei dubbi nel trovare la risposta. Il MILAN per me è il primo amore...i primi palpiti del cuore...le prime emozioni vere...le prime gioie incredibili...le prime delusioni cocenti...le prime lacrime consapevoli. Da dove cominciano i ricordi, lì comincia la mia simbiosi con questi colori, con questa squadra. Mi rivedo bambina, già agguerrita, a battagliare con i compagni maschi, tifosi avversi, che osavano sparlare di Gianni Rivera...era il mio idolo...e crescendo è cresciuto anche l’innamoramento...quell’amore che si rivolge all’idolo irraggiungibile...circondato da un alone di mistero...ma non per questo meno intenso. Ero considerata una mosca bianca...invece di giocare con le bambole o di saltare alla corda...facevo la raccolta delle figurine panini, guardavo le partite in televisione e aspettavo tutto il calcio minuto per minuto la domenica pomeriggio...solo per sapere cosa stava facendo il mio Milan...quella era un’emozione unica, perché non è come oggi che si sa e si vede tutto e subito; bisognava aspettare l’inizio del secondo tempo per il collegamento radiofonico e sapere e per vedere la tua squadra, sperare che fosse lei la prescelta per la sintesi della sera...altrimenti dovevi aspettare la domenica sportiva. Com’era difficile essere femmina e tifosa negli anni ’60! C’è un episodio della mia infanzia che non dimenticherò mai e che ogni tanto mi torna alla mente dal passato... io che piango sconsolata perché vedo mio fratello indossare una fiammante divisa del Milan, numero 10 sulla schiena, che tronfio esce di casa con mio padre e mio zio (ahimè dell’altra sponda del Naviglio) per andare a vedere il derby...che naturalmente avremmo vinto...e io a casa con la mamma...se ci penso ancora adesso provo rabbia e rancore...a mio fratello non gliel’ho mai perdonato! Ma appena ho potuto decidere in autonomia...mi sono rifatta alla grande...e non ho ancora smesso! Quanti Milan che ho visto, quanti campioni, quanti passionali emozioni che ho provato! Bambina, mi ricordo benissimo il grave infortunio a Mora...adolescente la vergognosa partita contro l’Estudiantes dove non si è visto una partita di calcio, ma una vera caccia all’uomo, però i nostri eroi tornarono con la Coppa Intercontinentale. Ho pianto per la prima fatal Verona, ho vissuto la serie B, anche quella con l’orgoglio rossonero nel cuore...Milan Cavese 60.000 spettatori e io ero tra quelli...e salutato con tutto l’entusiasmo possibile l’arrivo di Silvio Berlusconi alla presidenza del MIO Milan...presagio di grandi trionfi...puntualmente arrivati. La mia storia si intreccia con la storia di questa squadra...per me è meglio di una medicina...e non è una battuta. Mi ha aiutato tante volte a superare momenti difficili...lui c’è sempre...non mi tradisce mai ed è sempre pronto a tendermi una mano. Il Milan per me non è solo il primo amore...è anche l’ultimo!
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del 04/11/2008 di Gianpiero - 
“Cosa rappresenta per te il Milan?”Questa domanda me la sono sentita rivolgere innumerevoli volte, e non sempre è stato facile rispondere in modo esaustivo al quesito, perché spesso non è facile trovare le parole adatte per farci “capire” fino in fondo.Ognuno di noi ha una propria storia, una propria sensibilità e spesso associa alcuni momenti della sua passione ad episodi indimenticabili della propria esistenza, a volti cari, a “cose intime” che difficilmente sono spiegabili. E’ il motivo per cui mi crea sempre un certo fastidio la stucchevole suddivisione di certuni fa tra tifosi “obiettivi, che sono oggettivamente capaci di criticare la squadra quando serve per il bene della stessa” e tifosi “talebani, integralisti, che sono accecati dal proprio amore per la squadra e che sono sempre allineati con tutto quello che la società dice e fa”. Spesso ci si dimentica che per molti la squadra per cui tifano non è “una semplice squadra di calcio”. Comunque la pensiamo (ed ognuno ha il diritto di farlo a modo suo), la cosa che ci dovrebbe guidare è il rispetto per chi vive la propria passione in modo diverso dal nostro.Mi è capitato di cercare di controbattere alla banalissima frase “non so come fai a stare male per undici deficienti che corrono in mutande dietro ad un pallone”. Mi chiedo: hai mai provato a stare in mezzo ad ottantamila persone che non si conoscono ed a trepidare tutti insieme per una azione che si sviluppa ed a spingere all’unisono un pallone in rete? Hai mai conosciuto una situazione in cui ottantamila individui diventano una sola persona e si identificano tutti in un unico giocatore che in quel momento sta facendo qualcosa che ci farà gioire tutti insieme? Ti è mai successo nella vita di tutti i giorni di abbracciare il vicino che è un perfetto sconosciuto ma che è in quel momento ti sembra di conoscere da una vita? Il gol in quel momento l’ha fatto Kakà, ma è come se l’avessimo fatto noi! E quale sollievo, dopo una sconfitta, uscire dallo stadio con un fiume di gente che nel suo silenzio sembra parlarti e sembra diminuire la tua delusione per il semplice fatto che la stai condividendo con loro? La sconfitta in quel momento l’ha subita il Milan, ma è come se avessimo perso tutti insieme!Mi è capitato di piangere per un gol del genoano Faccenda nei minuti di recupero il 16 Maggio 1982 che ci condannava alla serie B e ritrovarmi abbracciato in lacrime a mio padre che mi sussurrava in un orecchio “vedrai che risorgeremo”: è stata una delle pochissime volte in cui mi sono ritrovato abbracciato a lui in tutta la mia vita, ed oggi, che non posso più farlo, ricordo quel momento con una tenerezza indescrivibile.Mi è capitato di lasciare la ragazza che amavo in lacrime in una serata di pioggia in una Y10 in piazzale Lotto guardando l’orologio e dicendogli “Scusa, ora devo andare perché il Derby sta per cominciare!”Mi è capitato nel Maggio del 2005 (la notte di Istanbul) di sapere che il cuore rossonero di una persona a me cara e che con me aveva condiviso per anni la passione per il Milan, non aveva retto a tanta tensione ed aveva fatto i capricci, e quando tre giorni dopo andai a trovarlo in ospedale, attraverso la maschera dell’ossigeno mi sussurrò “allora, l’abbiamo preso Gilardino?”. Quella contro il Liverpool di Istanbul fu l’ultima partita del Milan che vide, e la riproposizione di quel Milan-Liverpool di Atene 2007 fu il segno che qualcuno lassù voleva restituirgli un briciolo di quello che gli aveva tolto.Facce, episodi, momenti di vita indimenticabili in cui il Milan è stato presente. Perché vi racconto queste cose? Non lo so, ma forse semplicemente per dirvi che spesso la nostra vita e quella della squadra del cuore si intrecciano indissolubilmente, e questo al di là del risultato, del mercato, di un gol mancato o delle scelte di un allenatore. Spesso la cosa più bella è sapere che, qualunque cosa succeda, comunque sia andata una giornata di lavoro, ed al di là delle tensioni vissute in famiglia, domenica gioca il Milan! Ho il diritto di arrabbiarmi, ho il diritto di criticare, ho il diritto di pretendere che si vinca oppure di giocare bene. Ma non me la sento di voltare le spalle a nessuno, non me la sento di infamare qualche giocatore che non gioca bene, non me la sento di chiedere la testa di nessuno….tanto meno di chi nel recente passato ha contribuito a farmi vivere “i migliori anni della mia vita” e che ora ha solo il torto di non riuscire più a ripetere le stesse prestazioni. Quando qualcuno insulta dei miei amici io provo un grande fastidio, ed ancor di più mi fa riflettere quando qualcuno della mia famiglia commette degli errori: ma d’istinto sono portato a discutere con lui sull’errore commesso e su come fare a fare meglio la prossima volta, insomma provo a supportarlo. Ecco, questo è quello che voglio fare con il mio Milan: supportarlo sempre, quando le cose vanno bene ed, a maggior ragione, quando le cose si mettono male, senza che questo significhi accettare supinamente tutto quello che mi viene propinato. Ed allora sono contento quando posso coltivare questa mia passione con altre persone che la pensano come me, che sono felici quando il Milan vince e che stanno male quando il Milan perde, ma che comunque vada sono sempre disposti a discutere civilmente sulle cose che non hanno funzionato e su come si può provare a migliorarle. Se poi il Milan diventa anche il pretesto ed il collante per diventare degli amici….allora vuol dire che mi trovo nel MILAN DAY!
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del 24/10/2008 di Massimo - Dovendo scegliere una data per il debutto sull'web del sito di MILAN DAY avevamo scelto il 6 e poco importa che fosse novembre o altro. Il 6 perchè avremmo voluto rendere omaggio ad una Maglia, una Persona, un Milansita... FRANCO BARESI. Ci siamo trovati di fronte alla concomitanza con una partita UEFA del nostro Milan ed essendo quindi un "giorno Milan" non potevamo avere la mente occupata da altro che non fossero "i ragazzi". Ma potevamo rinunciare al tributo per il Capiltano ? Certo che no ed allora, vada per il 24 ottobre ma... poco importa. Il tributo è salvo 2 + 4 = 6 ! Noi del MILAN DAY siamo così. Siamo gente che ama tifare più per i sentimenti che per i risultati. Amiamo più il comportamento, i valori, lo stile di questa Maglia che la bacheca più ricca del Mondo. Perchè ? Perchè un risultato, anche prestigioso, chiunque può raggiungerlo. L'affetto, la memoria, l'appartenenza, la riconoscenza, per noi, hanno un valore immensamente più grande di una Coppa o Scudetto. Non ci sentirete mai offendere o rinnegare qualsiasi cosa che riguardi il Milan. Criticare per tentare di crescere, questo si. Criticare per far emergere un qualche cosa che può essere di aiuto alla nostra passione, questo si. Criticare "perchè noi avevamo ragione ed il Milan, no"... questo no, non chiedetecelo, non ne siamo capaci. Il MILAN DAY è nato, otto anni fa, per essere di supporto. Nacque per "sostituire" titoli sfascisti con titoli di stimolo e sostegno. Ebbe la fortuna di trovare terreno fertile, dove sentirsi in casa propria, in Milan Channel. Nel corso degli anni ha sempre guardato con ammirazione, stima ed affetto il Canale che, anche nei momenti più bui, ha sempre cercato di costruire anzichè distruggere. La nostra passione RossoNera non è una condanna da vivere forzatamente e siamo ben consci che, al di là di quello che pensiamo, che proviamo, che vogliamo... NON SIAMO NOI A DECIDERE NOI possiamo "solo" tifare. Che senso ha dichiarare amore eterno ad una donna e, nel corso della vita in comune, a volte, picchiare duro, offendere, rinnegare, per poi, magari grazie ad un bell'abito nuovo, avere ancora gli occhi ed il cuore gonfi d'amore ? Sarà un nostro difetto ma, noi, non ci riusciamo. Noi rimaniamo accanto a quella donna sia al mattino appena svegli che alla sera quando, con un look mozzafiato, ci apprestiamo ad accompagnarla ad una serata di gran gala. Il MILAN DAY non ha mertiti o medaglie da mostrare, non è mai stata una nostra intenzione misurarci e cercare un posto di eccellenza nel tifo Milanista. Siamo solo una voce, una espressione, un modo per tifare Milan. Condivisibile o meno, poco importa. Quello che a noi importa è il sostegno costruttivo alla nostra passione. Siamo ascoltati ? Considerati ? Importanti ?... poco importa, il nostro compito è tifare e sostenere, il resto... non è una nostra priorità. La fortuna di questa "bischera" (perdonate il toscano) prima pagina, non l'ha generata una "mente superiore". La fortuna è stata generata da tutto un mondo che, grazie a Milan Channel, è venuto fuori, si è riconosciuto ed ha deciso di condividere gli stessi valori della stessa passione. La Comunità MDF è qualche cosa di più bello, sano e passionale che possa esistere nel panorama dei supporter cibernauti. E' l'espressione di tutta la stupenda umanità, passione, senso di appartenza ed orgoglio che il nostro Milan ha, da sempre, cercato di trasmetterci. Da Palermo a Milano, da Reggio Calabria a Treviso, da Roma a Bologna, dal Brasile all'Algeria... tutto un modo di persone che hanno voglia di ritrovarsi e condividere in modo sano e giusto la stessa passione. Con la realizzazione di questo sito ufficiale, si compie il tragitto finale di quella "bischera" prima pagina. Da oggi il MILAN DAY è raggiungibile, visibile, condivisibile, criticabile, apprezzabile senza bisogno di iscrizioni od appartenenze particolari. Da oggi il MILAN DAY racconterà a tutti, il proprio orgoglio e modo di vedere e vivere il Club più titolato al Mondo. Voglio ringraziare : il Direttore di Milan Channel e tutta la splendida Redazione di Milan Channel gli amici che collaborano con me alla realizzazione di questo sito la magnifica Comunità di Milan Day Forum tutti coloro che sono stati, anche per poco, nel nostro "mondo" e che, anche se non ci sono più, hanno certamente contribuito a farci crescere. Spero che The GATE of MILAN DAY diventi, per tutti, un passaggio che porta ad un mondo che ha solo voglia di parlare e sostenere il Milan nel bene e nel male. Buon MILAN DAY a tutti!

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