il Graffio 08
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del 23/12/2008
Nonostante tutto, per quel che mi riguarda, è stato un anno importante. Ho avuto modo di conoscere nuovi amici e compagni di fede rossonera, che mi hanno portato a confrontarmi in maniera schietta e diretta sui tanti temi che gravitano attorno al mondo Milan. E che mi hanno trascinato nella nuova avventura di MondoMilanday...coinvolgente, divertente, entusiasmante. Vorrei fare un augurio ad ognuno di loro, singolarmente, ringraziandoli per l'affetto e l'amicizia disinteressata che mi hanno donato sin dal primo giorno. E vorrei fare ad ognuno di loro un regalo, se mi è consentito....Dunque...A Gabriella, non potrei che regalare una suggestiva cena a lume di candela con Clarence, con tanto di atmosfera magica e con lui che a un certo punto si alza e le canta My Way...Al nostro amato Doc, uno stage in full-immersion nella clinica del Dr House: minchia come me lo vedo a trotterellargli attorno mentre cercano la più impossibile delle diagnosi (Doc, per rendere il tutto più sfizioso io immaginerei sia la Cuddy che Cameron vestite solo del camice...che ne dici??); al nostro vice boss, Gianpiero, vera perla di saggezza e uomo il cui cuore batte tre volte al giorno, tanta è la calma che traspare dai suoi interventi, offrirei molto banalmente la conduzione del Terza Pagina sul canale: credo che la sua preparazione sulla storia del Milan abbia pochi eguali al mondo...Al mio amichetto Gigo, compagno di merende nel Graffio, una intera serie di busti in terracotta a grandezza naturalmente riproducenti fedelmente tutto la dirigenza, lo staff tecnico e i giocatori dell'Inter, accompagnati da una mazza da baseball: secondo me si divertirebbe come nessun altro a sfasciarli dal primo all'ultimo...Al mio amico Max di Reggio Calabria, l'unico che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, regalerei una giornata intera con Federico Buffa: penso che non smetterebbe un attimo di parlare e se ne tornerebbe a casa trasognante....Al buon Frank, e visto l'avatar che sfoggia, non potrei che regalare un dvd con tutte, ma proprio tutte, le giocate del Barone in rossonero...Per Nina, non avrei dubbi: un nuovo pc, anche perchè deve capire che lei è molto lontana, e non possiamo stare troppi giorni senza sue notizie! A Paolo, il nostro buon sindaco, un bello schiavetto, anzi facciamo una schiavetta che è meglio: almeno lui potrà continuare a fare il fancazzista, ma nessuno ne risentirà più! A Mario, nostro esperto dei pre e post partita, un impianto iper tecnologico, con tanto di monitor lcd, riproduttori e quant'altro per studiare attentamente i nostri avversari, e prepararci al meglio per le partite...Ho dimenticato qualcuno? Ah, beh, certo, il nostro unico e inimitabile boss: credo che per lui basterebbe una bella scrivania a fianco di quella di Suma nella redazione di Milan Channel....penso che sarebbe un'emozione quasi fatale per lui! E a tutti voi, miei cari amici rossoneri, vi faccio questo semplice e articolato augurio: che il Milan possa vincere la Coppa Uefa e lo scudetto all'ultima giornata, con un punto di vantaggio sulle merde, che perdono l'ultima partita...e che perdono anche la finale di Champions League, dove, in vantaggio per 1-0 nel recupero del secondo tempo, riescono riescono ad emulare il Bayern di qualche anno fa beccando due pere in 120 secondi....è troppo vero? Vabbè, vi auguro allora, e molto più semplicemente, un infinità di cose belle e di gioie, magari, da condividere con qualche compagno di fede rossonera....Un sorriso e un abbraccio per tutti! (gumas)
g&g
Il miglior augurio che una qualsiasi persona possa ricevere durante le vacanze di Natale è quello di trascorrere quindici giorni di assoluta tranquillità.
In una quotidianità stressante come quella a cui ormai tutti siamo abituati, nostro malgrado, fin da tenera età, trovare il tempo per “essere tranquilli”, a pensarci bene, diventa molto complicato.
Trascorriamo le nostre giornate alla ricerca sfrenata di obiettivi da raggiungere ad ogni costo: nella vita dell’uomo odierno, purtroppo, non esistono traguardi, ma solo obblighi.
Troviamo la tranquillità soltanto in quelle rarissime occasioni in cui ci concediamo il lusso di dedicarci con assoluta quiete a qualcosa che ci piace, qualcosa che non richiami in alcun modo la parola “obbligo”..
Noi milanisti, di tranquillità, ne meritiamo tanta, considerando i continui “obblighi” che impartiamo a noi stessi, nel voler raggiungere a tutti i costi obiettivi a estremo coefficiente di difficoltà. Il benessere a cui il Milan ci ha “abituati”, negli ultimi venti anni, ha forse annebbiato le nostre menti, e ci ha spinti alla ricerca sfrenata di continui traguardi.
Consapevoli di quanta poca tranquillità regni nel mondo, di quanta povertà materiale e morale affligga chi ci circonda, abbiamo un solo dovere: quello di essere “tranquilli”, e di ringraziare il Signore per tutto ciò che ci concede.
UN AUGURIO A TUTTO IL POPOLO ROSSONERO, AUGURO A TUTTI UN TRANQUILLO NATALE, UN TRANQUILLO PERIODO DI FESTE E, PERCHE’ NO, UN TRANQUILLO ANNO NUOVO! (gigo)
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del15/12/2008

Esimio Babbo Natale, Arcore.
 Dato che quest'anno sono stato particolarmente buono, mi permetto di sottoporre alla Sua cortesissima attenzione una lista di regali, anzichè uno solo, che vorrei che Lei mi facesse trovare, la notte di Natale, sotto l'albero che mia moglie ha avuto il buon gusto di allestire dinanzi ad una finestra, che provvederemo quella sera a lasciare aperta, in modo da evitarLe claustrofobici e complicati, data la Sua stazza, passaggi attraverso la canna fumaria. Veniamo al dunque. Le chiedo espressamente che mi faccia dono delle seguenti cose:
 - Una nuova e fiammante protesi dentaria per Moratti: è assolutamente inspiegabile, a mio avviso, che un megamiliardario abbia i denti in quelle condizioni! La prego di provvedere con urgenza...
- Una copia del libro "La solitudine dei numeri primi" per Mourinho, in modo che capisca, finalmente, quale differenza passi tra il sentirsi un numero uno e l'esserlo...
- Un busto e un paio di stampelle per Lavezzi: vediamo se almeno, così, superi la sua tragica difficoltà a rimanere in piedi durante una partita, sto benedetto ragazzo...
- Una maglia del Milan per Adriano: chissà che non capisca che per risolvere i suoi problemi non sia per forza necessario spostarsi in Brasile, ma basti attraversare i Navigli...
- Un bavaglio per Bergomi, da indossare esclusivamente in occasione delle telecronache delle partite del Milan...
- Una copia in alluminio del Pallone d'oro per Ibrahimovic: c'è bisogno di spiegare il perchè?
- Un nuovo legamento crociato per Gattuso, di quelli già pronti da montare, magari dell'Ikea, e che si possono usare da subito, senza aspettare mesi e mesi...
- Una nuova fidanzata per Borriello, in modo che sto ragazzo si ripigli dalle delusioni della naufraga Belen, e si rimetta in sesto perchè ne abbiamo terribilmente bisogno...
- Un corso di training autogeno per Zamparini, in modo che impari finalmente a contare fino a dieci prima di dire cazzate...
- Una nuova gnocca per Milan Channel: effettivamente la perdita della Spadini, da quel punto di vista, è stata una bella botta...
 Ecco, esimio, mi rendo perfettamente conto che Le sto chiedendo molto, anzi direi pure troppo. La prego tuttavia di fare uno strappo alla regola, e di provvedere. Come vede, in fin dei conti, per me non ho chiesto nulla.... del resto, i regali per me, da sempre, ho imparato a riceverli a maggio....
Con affetto e reverenza. (gumas)
g&g
QUANDO LA VOLPE NON ARRIVA ALL’UVA
Siamo tutti consapevoli dell’enorme valore tecnico, mostrato durante la sua gloriosa carriera sportiva, di Gigi Buffon, in arte “Superman”.
Si tratta senza alcun dubbio del miglior portiere italiano degli ultimi venti anni, probabilmente il migliore al mondo per almeno sei anni di seguito.
A Gigi l’Italia deve un Mondiale, a Gigi la Juve deve due scudetti (scudetti che sarebbero potuti essere quattro, se due di questi non fossero stati infangati dall’ombra moggiana), a Gigi i bianconeri devono una finale di Champions, a Gigi i  tifosi del Parma devono gli anni più belli della loro vita calcistica.
Fuori dal campo, Gigi si è sempre distinto grazie alla sua estrema correttezza sportiva, grazie a un carisma invidiabile, grazie a un’intelligenza non comune, grazie a un lessico sempre appropriato e grazie a una certa “dimestichezza” con il mondo dello spettacolo.
Tuttavia, a qualcuno non saranno fuggite alcune dichiarazioni rilasciate dal portierone bianconero in un arco di tempo che parte dal settembre del 2006 e giunge fino alle attuali settimane.
Partiamo dal principio: durante l’estate del 2006, in seguito allo scandalo “Calciopoli”, la Juventus perde i suoi pezzi più pregiati, attirati da sponde prestigiose e da ingenti offerte economiche, e vogliosi di vincere altrove ciò che a Torino è stato loro revocato. E’ così che grandi nomi come Ibrahimovic e Vieira dimostrano la loro “immensa” fedeltà e il loro “indiscutibile” attaccamento a certi valori morali, passando dalla Juventus alla storica rivale del club bianconero, l’Inter.
Fabio Cannavaro e Gianluca Zambrotta, neocampioni del mondo, decidono (giustamente) di lasciare un’Italia sempre più corrotta e disgustosamente voltafaccia, per tentare l’avventura spagnola. Del Piero (esemplare bandiera), Nedved e un sorprendente Trezeguet decidono invece di rimanere bianconeri, seguendo coraggiosamente la squadra piemontese in Serie B.
E Buffon?
Per quanto concerne il portierone bianconero, i maggiori enti di informazione sportiva del contesto nazionale (e non solo) danno per certo un passaggio di Gigi al Milan, squadra da sempre ammirata dall’estremo difensore juventino, fin dai tempi della più lontana gioventù, quando il suo cuore si divideva tra colori genoani e, per l’appunto, rossoneri.
Fonti certe, inoltre, riferiscono di un Buffon estremamente consenziente riguardo il suo passaggio in rossonero, e estremamente voglioso di mettersi in discussione in una nuova squadra.
La trattativa, tuttavia, sfuma, e a farla sfumare è (a sorpresa) la dirigenza rossonera, ancora molto riconoscente a Dida, per il suo operato durante le stagioni passate, e non ancora esasperata dai “momenti no” del brasiliano. Così il numero uno della Nazionale italiana è “costretto” a tornare sui suoi passi, rimanendo alla Juve.
Dal settembre 2006 fino ad oggi, tuttavia, Gigi Buffon rinnegherà fermamente una qualsiasi possibilità di un suo “avvicinamento consenziente e voluto” al club rossonero. Anzi, la situazione risulterà “capovolta”: a detta di Buffon, sarebbe stata la dirigenza rossonera l’artefice della trattativa, promettendo l’impossibile pur di arrivare al portiere bianconero, e sarebbe stata la ferrea volontà di rimanere bianconero del guantone emiliano a far saltare la trattativa.
Ora una domanda sorge spontanea: qual è la verità?
Volendo prendere le difese di Buffon, può essere che la società rossonera abbia fortemente voluto il portiere, senza raggiungere l’acquisto: ma allora, perché i maggiori mezzi di informazione sportiva avrebbero messo in scena un tale “romanzo”, perché mentire in modo così plateale riguardo la fede di un giocatore? Non sarebbe il caso, per quanto riguarda il Signor Buffon, di puntare il dito contro coloro che lo hanno fatto passare per “vile traditore”?
Sembra più scontato, a questo punto, ritenere che Buffon abbia, come si suol dire, “voltato la frittata”! E se così fosse, cercando di immedesimarci nei milioni di tifosi juventini, siamo sicuri del fatto di poterlo considerare inequivocabilmente una bandiera bianconera? (gigo)
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del 08/12/2008

Un buio di 1 anno e mezzo:
La storia calcistica di Massimo Moratti è relativamente breve. Il brillante imprenditore e petroliere veronese, infatti, acquista di fatto l’Inter nel non lontano 1995, con l’intento (non semplice, a dire il vero) di emulare il glorioso operato del padre Angelo (unico uomo al mondo capace di vincere la Coppa dei Campioni da presidente nerazzurro, chapeau).
Sin dal suo arrivo alla presidenza nerazzurra, Massimo Moratti fa del mercato estivo il suo fiore all’occhiello, occupando le prime pagine dei giornali con acquisti clamorosi e sorprendenti, capaci di infiammare il popolo nerazzurro. Tuttavia, l’operato del neopresidente si imbatte in un anno e mezzo di anonimato, portando alla società nerazzurra una sesta e una settima posizione nel massimo campionato italiano, e nulla più, in anni in cui il Milan (storica rivale del club) è praticamente padrone del calcio sia in Italia che in Europa. Se nel 90% dei casi il buon giorno si vede dal mattino, di certo non si può ben sperare, in casa nerazzurra.
La stagione 1996-97, sorprendentemente, vede nascere anche la prima e amara delusione del popolo nerazzurro: il club lombardo disputa un campionato discreto, piazzandosi terzo alle spalle di un sorprendente Parma, ma puntando, fin dall’inizio della stagione, tutte le energie sulla Coppa Uefa; proprio nel torneo continentale, dopo un cammino complicato, aggravato da un gioco non sempre bello e, soprattutto, molto approssimativo, l’Inter approda alla doppia finale contro lo Shalke 04, rimediando una sconfitta meritata in Germania e perdendo la Coppa ai rigori, nonostante il bel gol di Ganz nella finale di ritorno. Il primo vero obiettivo raggiungibile nell’era Moratti junior, è sfumato.  L’estate del 1997 dà alla luce una delle campagne acquisti più faraoniche di tutti i tempi nel calcio mondiale: Massimo Moratti, con una megapenale di 48 miliardi di lire a favore del Barcellona, riesce a portare nel club nerazzurro Luiz Nazario da Lima, detto Ronaldo, a detta di tutti il miglior giocatore al mondo nella seconda metà degli anni ’90. Come se non bastasse, alla corte di Moratti arrivano anche nomi prestigiosi come quelli di Simeone, Moriero, Zè Elias, Alvaro Recoba e Taribo West, tutti tra i più quotati calciatori del momento. I risultati, nonostante ciò, saranno deludenti: quella che probabilmente poteva essere considerata, a detta di molti, la rosa più forte in Europa, si ritrovò ad arrivare seconda in Serie A (dietro la Juventus), rimediando sconfitte inpensabili in partite come Inter-Bari, Inter-Bologna e Lazio-Inter (sonoro 3-0). La Coppa Uefa vinta a giugno del 1998 non sarà altro che una magrissima consolazione…
La stagione 1998-1999, nonostante un nuovo glorioso acquisto, Roberto Baggio, accompagnato da un nuovo mega-mercato estivo, capace di portare in nerazzurro giovani talenti italiani come Andrea Pirlo e Nicola Ventola, vede l’Inter da subito fuori dalla lotta scudetto (i nerazzurri arriveranno settimi), titolo che verrà vinto dal Milan; come se non bastasse, i nerazzurri si ritroveranno fuori dalla Champions agli ottavi (meritata sconfitta a Manchester), fuori dalla Coppa Italia e (ciliegina sulla torta) battuti nello spareggio UEFA dal Bologna! E’ forse questa una delle stagioni più ridicole della storia nerazzurra, degna probabilmente di un film comico (ben 4 allenatori si siederanno sulla panchina dell’Inter durante quest’anno calcistico). La stagione 1999-2000 vede l’ennesimo grande nome vestire la maglia dell’Inter: Christian Vieri. Ma vede anche il primo colpaccio a livello di panchina: Marcello Lippi. Il popolo nerazzurro osanna il tecnico ex-juve (e in futuro juve-bis) manco fosse Cristo sceso in terra. La stagione sembra partire con il piede giusto, ma subisce una brusca frenata in seguito al derby perso contro il Milan.  A fine stagione, i nerazzurri riescono ad ottenere un sudatissimo posto ai preliminari di Champions, dopo un quarto posto ex equo con il Parma, condito da spareggio (usanza a cui l’Intger sembra essersi abbonata), ma riescono nell’impresa di perdere la seconda finale in 4 anni, in Coppa Italia contro la Lazio.
Dal 2000-2001 in poi, i risultati peggioreranno in modo esponenziale:
2000-2001 = Tragica sconfitta nel derby, perso sei a zero, contro il Milan; sonora sconfitta (per 4-2) nella supercoppa italiana, contro la Lazio; 5° posto in campionato.
2001-2002 = Terribile finale di stagione, con lo scudetto perso all’ultima giornata (a favore della Juve), a Roma (ancora contro la Lazio), dopo essere stati primi in classifica per quasi metà stagione (come se non bastasse, i nerazzurri arriveranno terzi).
2002-2003: Inter seconda in campionato, ma con l’impressione di non aver mai lottato decentemente; fuori dalla Champions (eliminati dal Milan in semifinale, saranno fuori anche dalla prima e storica finale italiana).
Nel gennaio 2004, dopo un’ennesima serie di delusioni in campionato (spicca l’ennesimo derby perso) e in Champions, Massimo Moratti lascerà clamorosamente la presidenza dell’Inter.
Nulla di strano: dopo tante delusioni, dopo tanti fallimenti, dopo tante umiliazioni, è giusto che un uomo decida di porre fine alle proprie sofferenze. La stranezza, tuttavia, si verifica esattamente un anno e mezzo dopo: nel settembre 2006, Moratti tornerà al vertice del club nerazzurro, in un periodo “casualmente” concomitante con l’immediato “post-Moggiopoli”.
E’ ormai riconosciuto ufficialmente il ruolo che l’attuale presidente dell’Inter abbia ricoperto durante le indagini su Calciopoli, e il fatto che Moratti stesso abbia sollevato il problema, dando il via alle ormai note “intercettazioni”, episodi che hanno coinvolto “amici”, “amici degli amici” e “amici degli amici degli amici” del petroliere veronese; è ormai risaputo quanto Tronchetti-Provera e molti altri soci di Moratti siano stati fondamentali nelle eclatanti scoperte sul “sistema Juve”; è altrettanto evidente quanto alcune “conoscenze” dell’imprenditore veneto abbiano garantito un “risarcimento” al club nerazzurro, garantendogli uno scudetto a tavolino (quello del 2005-2006) e una partenza esageratamente vantaggiosa nel campionato 2006-2007 (Juve in Serie B e Milan, Lazio e Fiorentina penalizzate in modo pesante all’inizio della stagione) …ma fino a che punto Moratti si sia spinto nello pseudo-biennio sopra citato, non lo sapremo mai. Si sa solo che il suo ritorno, ai vertici nerazzurri, è stato accompagnato da una spavalda sicurezza nei propri mezzi da parte del petroliere, uomo che sembra essere estremamente stabile caratterialmente, evidentemente molto più sicuro di quanto non lo fosse quando, nel 1995, prese in mano il club lombardo. Quando, nel 2004, aveva lasciato l’Inter, Moratti assumeva le parvenze di un uomo rassegnato, deluso, amareggiato e, soprattutto, convinto di aver fallito, e di non avere più alcuna voglia di continuare nel mondo del pallone…
Cosa è successo nel biennio 2004-2006? Possibile che la distruzione di Moggiopoli abbia rigenerato in tal modo quest’uomo, conferendogli la capacità di vincere e di dominare in Italia (ma non in Europa) Probabilmente, il modo in cui Moratti e una parte dei suoi più fedeli soci abbiano trascorso il periodo “gennaio 2004 – settembre 2006”, all’infuori delle cosiddette “intercettazioni”,  rimarrà a lungo (forse per sempre) un enigma irrisolto…rimarrà “un buio di un anno e mezzo”. (gigo)
g&g
Vi faccio notare una cosa. Il Milan, in questo campionato, ha fatto registrare, in 15 giornate, nove vittorie, tre pareggi e tre sconfitte. I tre pareggi sono venuti contro il Cagliari, il Lecce e il Torino, tutti in trasferta. Le sconfitte, invece, sono da imputare a Bologna (in casa alla prima), e a Genoa e Palermo in trasferta. Lasciando perdere le volte in cui abbiamo fatto bottino pieno, prendiamo in considerazione le sei partite senza vittorie. Alla prima giornata, con grande stupore, vediamo il Milan perdere in casa contro il Bologna. La squadra felsinea, dopo quell'exploit, perde 5 partite consecutive. Va beh, pazienza. La seconda giornata il Milan viene letteralmente strapazzato in trasferta dal Genoa: che nella prima giornata aveva perso a Catania, e che nella giornata successiva perderà a Palermo. Veniamo alla sesta giornata: il Milan pareggia a Cagliari, 0-0, regalando alla squadra sarda il primo punto in campionato, visto che fin lì aveva collezionato 5 sconfitte consecutive. Un'altra fatalità, evidentemente. Poi, all'undicesima giornata, il Milan viene fermato a Lecce, dove perde anche la testa della classifica. Nella giornata successiva, il Lecce perde a Genova con la Samp, per poi perdere 3-0 in casa con la Roma, e 2-1 con la Juve (in mezzo, un pareggino risicato a Catania). Boh! Il massimo, però, lo raggiungiamo contro il Toro, in trasferta: 2-2, Milan che scivola, tra grandi polemiche arbitrali, lontano dall'Inter in classifica, con i granata che avevano perso la domenica prima a Catania, e che perderanno le successive due partite contro Siena e Fiorentina, quest'ultima in casa, finendo nel pieno di una furiosa contestazione da parte dei tifosi della Maratona. Infine, domenica scorsa, altra partita in cui il Milan viene strapazzato dal Real Madrid di turno: il Palermo, che ci rifila tre gol, e che la domenica prima aveva pareggiato al 92' a Bologna, e che la giornata successiva va a perdere a Cagliari. Un'altra fatalità? Chiude il cerchio la constatazione che le sei squadre che hanno portato via punti al Milan sono tutte dall'ottavo posto in classifica in giù. Ma se non ci fermiamo al campionato, e allarghiamo lo sguardo fino alla Coppa Italia, scopriamo che il Milan è stato eliminato mercoledì scorso dalla Lazio, sia pur ai supplementari, e sia pur col Milan in dieci dalla metà del secondo tempo, che è venuta addirittura a vincere a Milano: a cavallo di questa partita, la Lazio ha collezionato, in campionato, 3 sconfitte ed un pareggio, in casa col Genoa. Come vogliamo commentare questo rilievo statistico? Io, personalmente, lo farei con un'unica frase: ma tutti contro di noi devono fare la partita della vita? Eccheccazzo... (gumas)
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del 01/12/2008

Uno dei cavalli di battaglia di chi si trastulla nel piacevole sollazzo di prendere per il culo gli intertisti, è quello che fa riferimento ad uno specifico anno solare: il 1965. Che detta così potrebbe non essere sufficientemente chiaro, ma se pensiamo che in quell'anno si registra l'ultima vittoria della Coppa dei Campioni da parte nerazzurra, allora tutto assume contorni più definiti. Solo che, per me, chiaro non lo è ancora abbastanza. E mi spiego: quantificare semplicemente in anni la distanza che intercorre dall'ultima vittoria della più importante competizione europea in campo calcistico, a mio avviso, non rende completamente merito all'assoluta nullità in tal senso da parte dell'Inter. E quindi mi sono preso la briga di cercare di misurare questa prossimità allo zero in eventi e avvenimenti. Mi spiego meglio: cosa è successo in Italia e nel mondo da quel lontano 1965? Tantissime cose! Partiamo da un punto di vista sportivo. Dunque, l'ultima volta che gli intertristi sono saliti sul tetto d'Europa, tanto per cominciare, nessuno dei giocatori facenti parte dell'attuale rosa era nato, ovviamente. L'attuale allenatore, lo Special UAN per intenderci, aveva due anni e mezzo, mentre l'attuale presidente era un baldo giovine appena ventenne. Non era neppure nato Paolo Maldini, che detta così potrebbe sembrare scontato, ma se consideriamo quanto venga etichettato come vecchio il nostro capitano....In Italia, in quell'anno, presidente della Repubblica era Saragat, papa era Paolo VI, e veniva inaugurato il Traforo del Monte Bianco. Nel mondo, veniva assassinato Malcom X  e nascevano due gruppi fondamentali nella storia del rock: i Doors e i Pink Floyd. Pensate quanto tempo è passato! La cosa diventa ancora più drammatica se si pensa alle cose che ancora dovevano succedere: l'alluvione di Firenze, ad esempio, nel 67, il Sessantotto, l'uomo sulla Luna, nel 1969. Pensate che doveva ancora debuttare in tv una trasmissione che avrebbe fatto epoca: il Rischiatutto di Mike Bongiorno, la cui prima puntata sarebbe andata in onda ben cinque anni dopo, nel 1970. Oppure che ancora doveva divenire per la prima volta presidente del Consiglio Giulio Andreotti (Andreotti!!!) il cui primo governo vide la luce nel 1972. Ripercorrendo i decenni, ci accorgiamo che quando l'Inter ha vinto la sua ultima coppa dei Campioni non erano ancora stati ritrovati i Bronzi di Riace, negli USA ancora dovevano produrre la serie Tv "Happy Days", e in Francia, addirittura, era ancora in funzione la ghigliottina, la cui ultima apparizione si registra nel 1977, stesso anno in cui la Rai inizia le prime trasmissioni a colori! Da quella vittoria si sono disputate ben undici edizioni dei Campionati Mondiali di Calcio e altrettante Olimpiadi. All'epoca non si sapeva nemmeno che Giove fosse circondato da un anello e la cronaca italiana doveva ancora occuparsi di pagine nere della nostra storia, come l'omicidio di Moro e la strage di Bologna. Internet, ovviamente, non era nemmeno un'ipotesi, mentre nelle telecomunicazioni la teleselezione (le chiamate interrurbane senza centralino) sarebbe stata introdotta solo nel 1970, cinque anni dopo. Suona strano pensare a questa cosa guardando il nostro telefonino cellulare, vero? Ora, è chiaro che nessuno di noi può ricordare tutte queste cose la prossima volta che si trova a guerreggiare dialetticamente con un intertriste...ma quanto meno, alla luce di quanto su scritto, quando lo sentirete avventurarsi in deliranti iperboli circa la loro reale superiorità, sancita persino dalle sentenze di Calciopoli, ricordatevi di rivolgergli sempre questa frase: ma che cazzo parlate a fare? Un abbraccio e a presto...  (gumas)
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TUTTA LA VERITA’.  NIENT’ALTRO CHE LA VERITA’.
Per tutti coloro che sono "convinti" del fatto che il Milan possa essere stato in parte favorito nelle prime 13 sfide di campionato, presenterò qui un esame curato e estremamente oggettivo di tutti i principali interventi arbitrali “dubbi”.
Escluderò dalle partite esaminate Milan-Bologna (Orsato), Milan-Lazio (Rizzoli) e Cagliari-Milan (Rosetti), gare in cui non si è verificato alcun episodio rilevante.   
Genoa-Milan. Sullo 0-0, c’è un clamoroso fallo di Ferrari, in area, su Shevchenko: sarebbe stata un'altra partita, se fosse stato concesso il relativo rigore al Milan. In seguito, fallo di Bonera su Milito in piena area: anche qui c'è un rigore, non concesso da Rocchi, stavolta per il Genoa. Nel secondo tempo, netto fallo di Biava, appena dentro l'area, su Kakà, il quale va a terra dopo essere stato toccato sul ginocchio: anche stavolta, niente rigore. Nel finale, netto fallo di Maldini su Milito: rigore assegnato al Genoa, giustamente. Milito trasforma. Conclusione: 2 errori gravi ai danni del Milan, un errore grave ai danni del Genoa. Milan che può recriminare su un errore arbitrale. Nessuna trasmissione sportiva si sofferma (stranamente) sugli errori di Rocchi.
Reggina-Milan. Sull’1-0 per il Milan, Corradi riceve al limite dell’area, marcato da Bonera, Kaladze e Zambrotta, e senza compagni di squadra nella metacarpo rossonera: viene fischiato un fuorigioco che non c’è, ma i 3 rossoneri avevano comunque ingabbiato l’attaccante della Reggina: non si può parlare di errore determinante sul risultato. Nella ripresa, sul risultato di 1-0 per il Milan, Flamini entra durissimo su Cozza: il regolamento prevede il giallo, e il francese è già ammonito, quindi l’espulsione sembra scontata. Eppure Saccani sorvola sull’episodio, non ammonendo Flamini. Risultato: un errore grave ai danni della Reggina. Al Milan viene restituito ciò che a Genova gli era stato tolto, e adesso il conto danni-favori si presenta in perfetta parità.
Milan-Inter. Sullo 0-0, Burdisso respinge con una mano una conclusione di Pato: la mano dell’argentino è molto vicina al corpo, e il tiro di Pato viene scoccato a pochi metri da Burdisso stesso; giusto non assegnare il rigore. Difficile per qualsiasi terna arbitrale stabilire a caldo se Kakà è in fuorigioco o meno, in occasione del vantaggio rossonero; al momento del lancio di Ronaldinho, Kakà è sicuramente più avanti di Burdisso, ma dalla moviola si vede nitidamente quanto il brasiliano sia dietro Materazzi: Kakà è sicuramente in posizione regolare, ed è bravissimo il guardalinee nel non sbandierare un inesistente fuorigioco nella circostanza. Il vantaggio del Milan è regolarissimo (ma ancora oggi, a distanza di tempo, c’è chi timidamente sostiene il contrario, nonostante le immagini siano clamorosamente chiare).
Nel secondo tempo, Burdisso stende Kakà, in corsa verso la vuota metà campo nerazzurra: chiara occasione da gol, ci potrebbe stare anche il rosso. Morganti opta per il giallo, Burdisso è già ammonito e va fuori. Espulsione sacrosanta. Poco dopo, Materazzi insulta Morganti dalla panchina: altra espulsione giusta (espulsione che talaltro non incide sull’andamento della partita, essendo Materazzi in panchina e per giunta già sostituito). Al 93° Adriano scatta sul filo del fuorigioco per ricevere il cross di Maicon: il brasiliano è in posizione regolare, ancora bravissimi gli uomini della terna nel non concedere il fuorigioco (Adriano non riuscirà ad appoggiare in porta). Risultato: nessuna delle 2 squadre è stata danneggiata. L’arbitraggio di Morganti è stato praticamente perfetto (nonostante ciò, qualcuno sostiene che Morganti non abbia saputo mantenere le redini del derby).
Milan-Sampdoria. Al 56°, Jankulovsky tira dal limite dell’area verso la porta di Castellazzi: Lucchini allarga il braccio e stoppa la conclusione del ceco, quasi sicuramente indirizzata all’incrocio alla destra del portiere doriano; il Signor Damato indica il dischetto, applicando alla lettera il regolamento, dato che il difensore doriano non solo allarga il braccio, ma ferma una chiarissima occasione da gol rossonera; incredibile l’insensato clamore generato da tale episodio: questo tipo di rigore viene assegnato nel 95% dei casi, e se l’episodio si fosse verificato a parti inverse, e non fosse stato accordato il penalty, si sarebbe presentato un putiferio mediatico. Giustissimo quindi il penalty accordato al Milan, e sensata anche l’ammonizione al difensore blucerchiato. La causa dell’espulsione di Lucchini è una sua precedente ammonizione, e da nessuna parte si è mai visto un arbitro che evita di ammonire un giocatore, dopo un fallo di mano in area, per non essere costretto ad espellerlo (secondo qualche critico sportivo, Damato doveva evitare di ammonire per la seconda volta Lucchini, in modo tale da non dare vantaggi al Milan: scandaloso). A pochi minuti dal termine, Inzaghi segna il gol del 3-0 partendo da una posizione nettamente regolare: anche in questo caso i media accennano a una posizione dubbia di Superpippo, senza però verificare (con la moviola) la reale posizione dell’attaccante.
Conclusione: l’arbitraggio di Damato, regolamento alla mano, è più che buono. Nessun episodio ha avvantaggiato il Milan, e se il direttore di gara non avesse fischiato il rigore su Jankulovsky, non ammonendo Lucchini, avrebbe danneggiato in modo evidente i rossoneri. A questo punto, non resta che pensare che qualcuno ritenga ingiusto che il Milan possa usufruire dei tiri dal dischetto, e che contro il Milan sia lecito che i difensori diventino portieri.
Atalanta-Milan. Intorno al 25°, Floccari supera Bonera, ed entra nell’area milanista: Maldini, con in piedi, cerca di prendere la palla, e con una spallata tocca Floccari, che si butta a terra a peso morto; in realtà il contatto è più lieve di quanto Floccari voglia far credere, e risulta difficile che un arbitro possa fischiare un rigore del genere. Lo stesso episodio si verifica a parti invertite nel secondo tempo, quando a scontrarsi in area atalantina sono Zambrotta e un difensore orobico: lo stesso Zambrotta si rialza senza alcuna pretesa, e Farina (giustamente) lascia correre. Qualcuno sostiene che Farina sia stato alquanto benevolo con il Milan a Bergamo: stronzate, perché Farina ammonisce al primo intervento scorretto i vari Bonera, Ambrosini e Jankulovsky (tutti e 3 commettono fallo, ma tutti e 3 commettono solo un fallo ciascuno). In più, Gattuso viene ammonito per proteste (ci può stare).
Conclusione: nonostante lo strano accanimento mediatico nei confronti dei rossoneri nel dopopartita di Bergamo, guardando gli episodi con un pizzico di oggettività, non sembra che il Milan riceva particolari favori. Dopo 8 giornate, il bilancio favori-danni, per quanto riguarda i rossoneri, è in perfetta parità.
Milan-Siena. Alla seconda palla gol per il Milan, Pato salta in area su un corner di Seedorf e colpisce il palo; il brasiliano vede tornare la palla verso di sè e prepara un facile tap-in,  ma un difensore toscano, in scivolata, lo stende: sarebbe rigore netto, ma il direttore di gara lascia correre; nessuna trasmissione sportiva ha mostrato questo episodio. Nel secondo tempo, su cross basso di Kakà, Inzaghi si avventa sul pallone, pronto a concludere, e Portanova lo spinge: per Celi è rigore, e Portanova non protesta, ammettendo di fatto le proprie colpe: non possiamo fare altro che inchinarci di fronte alla sportività del difensore senese. Molti giornalisti sportivi, a differenza di Portanova, protestano, insinuando che un difensore avversario possa spingere Inzaghi, a due metri dalla porta, quando più gli aggrada.
Partita decisa da un rigore di Kakà, rigore limpido e giustamente concesso da Celi. Alla nona giornata, il bilancio favori-danni arbitrali è ancora in sostanziale equilibrio (a dire il vero, ci sarebbe un rigore su Pato non concesso, proprio contro il Siena).
Milan-Napoli: Sul finire del primo tempo, Maggio, già ammonito, stende platealmente Jankulovsky, con il ceco che si involava verso la porta di Iezzo: seconda ammonizione scontata, Maggio sotto la doccia. A inizio ripresa, Ronaldinho viene anticipato da Santacroce: il gaucho non riesce a frenare il suo tentativo in scivolata e sbatte involontariamente contro Santacroce, che si infortuna. Non c’è alcuna volontarietà da parte di Dinho, giusta la scelta di Rocchi nel non ammonirlo.
Allo scadere, con il punteggio inchiodato sullo 0-0, Kakà crossa dal lato corto dell’area di rigore, e Pazienza respinge con le braccia: gli arti superiori del napoletano tendono ad uniformarsi al corpo, e per di più sono dietro la schiena; Pazienza, oltretutto, dopo il tocco di Kakà, si gira senza guardare la palla. Non è rigore, ma l’assistente Calcagni suggerisce a Rocchi la massima punizione; è l’unico vero rigore inesistente a favore del Milan in questa stagione, si tratta di un errore arbitrale a favore dei rossoneri. Milan in debito con gli arbitri? Macchè! Trenta secondi dopo è lo stesso Rocchi ad annullare il regalo concesso al Milan: Iezzo para il rigore, ma è un metro più avanti rispetto alla linea di porta nel momento dell’esecuzione di Kakà; due giocatori del Napoli, inoltre, arrivano per primi sul pallone dopo la ribattuta di Iezzo, ma sono entrati in area almeno 3 secondi prima che Kakà calciasse il penalty: il rigore è da ripetere, sono state infrante due regole fondamentali durante l’esecuzione, due principi sorvolati in modo evidente. Ma forse è meglio così: anche dopo Milan-Napoli, esaminando la partita in modo prettamente oggettivo, il Milan presenta un bilancio favori-danni in perfetta parità.
Lecce-Milan. Al 75° Bonera, al limite dell’area piccola leccese, viene tirato giù da Polenghi: è rigore per tutti, milanisti e leccesi (infatti i giocatori giallorossi si fermano improvvisamente, lasciando che la palla rimbalzi in mezzo all’area di rigore); ma per Bergonzi, incredibile ma vero, non è rigore.
Al 90°, Ronaldinho anticipa i centrocampisti avversari con il ginocchio, e alza involontariamente la palla verso la propria area di rigore, con Abbiati che blocca la sfera: figuraccia colossale di Bergonzi, che per qualche motivo strano ritiene volontario il retropassaggio di Ronaldinho (dalla metà campo del Lecce, nonostante il brasiliano stesso avesse la possibilità di partire in contropiede), sorvolando sul fatto che il pallone sbatta contro il ginocchio del Gaucho (il retropassaggio al portiere, in genere, è volontario soltanto se avviene con i piedi); conseguente calcio di punizione a due, in area del Milan, a favore dei leccesi (da quel momento in poi, il Milan non riuscirà più a ripartire, fino al gol di Esposito).
Conclusione: due errori netti ai danni del Milan, errori che, in un modo o nell’altro, hanno influito sul risultato. Milan che, a questo punto, può recriminare su un bilancio favori-danni uguale a -2.
Milan-Chievo. Punizione di Ronaldinho, Bentivoglio respinge con il gomito in piena area, alzando il braccio in barriera: potrebbe starci il rigore, ma De Marco sorvola. Poco dopo, Kakà viene atterrato al limite dell’area di rigore dallo stesso Bentivoglio: situazione difficile da valutare, perché il fallo potrebbe essere iniziato fuori area (va detto però che Kakà va a terra in area); De Marco assegna il rigore, ma l’episodio rimane dubbio. A inizio ripresa, Mantovani butta giù Inzaghi in piena area: rigore netto, ma De Marco non se la sente di assegnare un secondo penalty a sfavore del Chievo (tuttavia, nella giornata successiva, il Siena usufruirà di due penalty contro il Chievo…sarà un caso?). Poco dopo, Malagò tira per la maglia Kakà in piena area veneta: un altro rigore per il Milan non assegnato. Gomitata spaventosa di Pinzi ai danni di Seedorf: l’olandese non protesta, Pinzi non viene espulso.
Conclusione: un rigore generosamente concesso al Milan, ma ben tre rigori netti negati agli stessi rossoneri. Se la matematica non è un’opinione, il Milan esce dalla gara contro il chievo con due errori arbitrali a sfavore: sommando i precedenti due errori, il Milan presenta un bilancio favori-danni uguale a -4. Nonostante ciò, per un’intera settimana le maggiori trasmissioni sportive non faranno altro che sottolineare una falsa sudditanza psicologica, dei direttori di gara, nei confronti dei rossoneri…
Torino-Milan. E’ regolare l’assegnamento della punizione da cui nasce il gol di Ronaldinho: Kakà subisce un fallo ripetuto. A metà ripresa, l’episodio chiave: Ronaldinho, smarcato splendidamente da Kakà, batte a botta sicura da dentro l’area, ma Pratali, allargando le braccia, respinge la sua conclusione; nel 95% dei casi, un episodio del genere è seguito da un penalty, ma Farina, incredibilmente, considera involontaria la “parata” di Pratali, e lascia correre. Poco dopo, un altro episodio fondamentale: Rosina entra da sinistra nell’area rossonera, tira forte verso il centro e scaglia la palla contro l’inguine di Kaladze; la palla rimbalza tra le cosce del georgiano e va a sbattere contro la sua mano sinistra: per Farina è rigore, ma nell’80% dei casi, in un azione del genere, i direttori di gara lasciano correre; secondo grave errore arbitrale ai danni del Milan. Come se non bastasse, allo scadere, Kakà entra in piena velocità in area e viene toccato da un granata: il brasiliano, sbilanciato, cade; Farina non concede il rigore (l’episodio è dubbio, ma raramente si assegnano rigori del genere), ma va oltre: ammonisce Kakà (diffidato) per simulazione (il brasiliano era nettamente sbilanciato, non si è assolutamente buttato a terra). E dopo ben 5 sostituzioni, un rigore, varie proteste, Farina si limita ad assegnare soltanto 2 minuti di recupero…
Secondo tempo scandalosamente pilotato da Farina, che sembra aver cambiato drasticamente atteggiamento tra le 2 frazioni di gioco. Il Milan esce da Torino con almeno 3 gravi errori arbitrali a sfavore, e il suo bilancio favori-danni scende a -7…
E noi saremmo quelli “aiutati”?  (gigo)
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del 24/11/2008
LE 10 FRASI JOLLY
Sono stati nascosti per anni nelle cupe tenebre calcistiche, in certi frangenti sembravano essersi estinti (per la precisione, dal giugno 2001 fino al fatidico giugno 2006), riapparendo sporadicamente per esibirsi in qualche insopportabile piagnisteo, o in qualche coraggioso lancio di petardi, bottigliette e, perché no, anche di scooters.
Li abbiamo derisi, li abbiamo umiliati, a volte abbiamo anche cercato di capirli compatendoli; pian piano la loro presenza era diventata a tratti irrilevante.
Ma dal giugno 2006, grazie a uno struggente “Triangolo delle Bermuda”, più equilatero del solito, con Rossi, Palazzi e Borrelli come vertici, Tronchetti-Provera come baricentro e Massimo Moratti nel ruolo di incentro, sono tornati, e da allora non siamo più riusciti a levarceli da davanti ai coglioni: sono gli interisti, più fastidiosi delle blatte, più opportunisti delle zanzare, più accattoni dei topi di fogna, più venduti delle mignotte, più maleodoranti della carne putrefatta, più antipatici di una supposta, più brutti di un brufolo in procinto di essere premuto. Sono dappertutto, sono riapparsi dal nulla due anni e mezzo fa, e sembrano moltiplicarsi. Li trovi ovunque: al lavoro, al cinema, a scuola, all’università, ai concerti, nei pub, a volte anche in famiglia…scopri con terrore che alcuni tuoi amici più datati, particolarmente “silenziosi” calcisticamente, nascondevano un orribile segreto: erano interisti, e adesso, guarda un po’, hanno riacquisito l’uso della parola calcistica.
E allora, per zittirli in ogni occasione, ecco qui una particolare classifica: le 10 frasi che un interista non vorrebbe mai sentirsi dire!
10) Che strano destino quello di Maurizio Ganz: è stato per anni da voi senza vincere un cazzo, poi al primo anno da noi ha vinto lo scudetto.
9) I nostri ultimi trofei portano le firme di Seedorf e Pirlo. Pensare che qualcuno li ha mandati via, manco avessero la peste…
8) Marcello Lippi ha vinto ovunque! Pardon, quasi ovunque…
7) Siete unici! Siete l’unica squadra ad avere in bacheca uno scudetto che non avete mai vinto…ma come avete fatto?
6) Il vostro presidente è nerazzurro nell’anima…ma è vero che qualche anno fa voleva mollarvi?
5) Fabio Capello ha vinto su ogni panchina di club su cui si è seduto; però ha detto che da voi non verrebbe mai,  perché vuole mantenere il suo record.
4) Quante volte siete stati a Tokyo?
3) Proprio ieri leggevo che il massimo scarto di gol in una stracittadina di Serie A è stato uno 0-6, più o meno 7 anni fa.
2) “Ei fu siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro”.
1) Che palle, sono già 2 anni che non vinciamo la Champions! E voi? (gigo)
g&g
Una volta il presidente di una squadra di serie A era un'altra cosa. Ripercorrendo la mia misera memoria calcistica, mi tornano in mente nomi e volti che erano tutto un programma, nel calcio degli anni '80/'90. Romeo Anconetani, patron di un Pisa da massima serie, era Il Presidentissimo. Una volta, in occasione di una gara interna del suo Pisa con il Cesena, cosparse il campo con 26 kg di sale! Portò l'intera squadra in pellegrinaggio al Santuario di Montenero. Ma era anche capace di grandi affari nel calciomercato, comprando giocatori pressochè sconosciuti, che poi rivendeva alle grandi di serie A. Le sue interviste passarono alla storia, come quel suo "siamo in serie A, siamo in serie A" ripetuto decine di volte urlando con voce roca ad un microfono Rai, dopo una salvezza ottenuta all'ultima giornata. E chi dimenticherebbe Costantino Rozzi, altro Presidentissimo dell'Ascoli? Uno che, nonostante le apparenze e i modi vulcanici, avrebbe addirittura conseguito una laurea honoris causa in sociologia. Disse una volta, rivolto a Mazzone: "Coccia pelata, mettiti il berretto, perché se mi prendi il raffreddore..." E ancora, sempre riferendosi al tecnico marchigiano:"Se Mazzone decide di andarsene non gli sparo, ma lo faccio rapire, sequestrare.." Un genio! Un fenomeno della comunicazione. Per non parlare, poi, di Edmeo Lugaresi, grandioso presidente del Cesena, nemico giurato dei verbi e dei congiuntivi, e direi delle frasi di senso compiuto in generale. Si dice che il presidente Borlotti, quello della Longobarda di Oronzo Canà, per intenderci, sia ispirato a lui. Certo anche noi in quegli anni, in quanto a presidenti, non abbiamo scherzato, se è vero che, addirittura, il predecessore di Berlusconi, Giussi Farina, aveva portato il Milan in un'aula di tribunale con un'istanza di fallimento. Oggi, invece, i presidenti di serie A sono tutt'altra cosa. Ad esempio...Maurizio Zamparini. Mi dite che cazzo c'entra uno come Zamparini con i presidenti di una volta? Uno che compra prima il Pordenone, poi il Venezia e infine il Palermo: ma non si è sempre detto che fare il presidente è un affare di cuore? Uno che un giorno dice: "Galliani non può fare il presidente di Lega, deve andarsene", e poi subito dopo chiama lo stesso Galliani per scusarsi e per dire che senza di lui la Lega non va da nessuna parte! Per poi, naturalmente, gioire pubblicamente delle dimissioni dello stesso Galliani arrivate in piena Calciopoli. Una volta rilasciò questa dichiarazione: "In occasione dell'ultima riunione in Lega a Galliani ho detto: Caro Adriano, ho grandi rimpianti e tu sei stato l'ultimo grande presidente", per poi dire in seguito:"Galliani è l’anticalcio e l’antisport. Per lui, gli interessi del Milan coincidono con gli interessi del calcio. Quindi non bisogna chiedere a Galliani pareri su questi argomenti”. Ora, o Zamparini ha un gemello prefettamente identico che gira liberamente rilasciando dichiarazioni a cazzo, che poi lui deve immediatamente smentire, oppure il presidente del Palermo soffre di un tragico ed evidente caso di sdoppiamento della personalità..insomma, è schizofrenico! Del resto, cos'altro puoi pensare di uno che ha fin qui esonerato ben 27 allenatori? Per non parlare poi di Aldo Spinelli, altro presidente facente parte della categoria "vado-ndo-cazzo-mi-pare", avendo gestito il Livorno prima e il Genoa poi. O, sempre dalla suddetta categoria, Enrico Preziosi, passato dal Saronno, al Como, al Genoa, allo sputtanamento seguito ad una partita col Venezia, con tanto di valigetta contenente 250mila euro in contanti...uno, per intenderci, che è tuttora squalificato per cinque anni con proposta di radiazione, ma che continua tranquillamente a fare il presidente della squadra genovese...e ancora ce ne sarebbero altri, di faccendieri prestati al calcio, e tante altre cose da raccontare, ma...magari ne riparliamo un'altra volta! Intanto, lasciatemelo dire: quanto mi mancano i Rozzi e gli Anconetani! A presto.. (gumas)
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del 17/11/2008

Dici: che bello, stasera c'è il derby! Aggiungi: dai che accoppiamo di nuovo di onestoni! Ti chiedi: ma se segna Dinho, chissà come urlerà il suo nome Caressa? E lì...lì inizia un certo prurito, un non-so-chè di fastidioso, un qualcosa di...come dire? Si, insomma, un pensieraccio: ma a far la telecronaca con Caressa, su Sky, c'è Bergomi...Oh, my God! Da Wikipedia.it: "Giuseppe Bergomi detto lo Zio (Milano, 22 dicembre 1963) è un ex calciatore italiano." INTERISTA, non italiano, chiamiamo le cose col proprio nome, please! Si, va bene, avrà anche vinto il mondiale dell'82 con Bearzot, giocando anche da titolare, ma rimane un interista. Leggendo la scheda, ci sono le varie cose, dati, numeri, aneddoti (tra le altre cose, vengo a sapere che: "In occasione del centenario della FIFA, nel 2004, venne stilata una lista dei 123 uomini e 2 donne considerati i migliori giocatori di calcio, tra quelli ancora in vita (50 in attività, 75 ritirati). La lista, elaborata da Pelé e dalla FIFA, contiene anche il nome di Giuseppe Bergomi" ! Non si finisce mai di imparare...e poi arriviamo al punto: "Da alcuni anni, Bergomi lavora come commentatore tecnico (spesso al fianco della prima voce Fabio Caressa) e come opinionista per gli spazi calcistici di Sky Sport. Oltre che per la sua bravura e competenza, Bergomi si distingue per la sua calma e pacatezza, che gli consentono di descrivere anche le situazioni di gioco più tecniche e complicate con estrema chiarezza. Tuttavia è stato talvolta criticato per la scarsa obbiettività nel commentare le partite della "sua" Inter." Eccolo lì! Ci siamo, è proprio questo il punto, e lo scrivono anche su Wikipedia: questo non può commentare un derby! Scusatemi, ma posso sapere perchè se da 15 anni rompono le palle a Berlusconi col conflitto d'interessi, e se analogamente, per lo stesso motivo, hanno scassato i cabbasisi (come direbbe Montalbano..) a Galliani ai tempi della presidenza di Lega, posso sapere perchè ancora nessuno si è posto la domanda: ma Bergomi, ha la necessaria serenità per commentare un derby? E, volendo allargare il campo, ha la necessaria serenità per commentare le partite dell'Inter in generale? A mio avviso no, ma del mio parere, simile, se non uguale, a quello di qualche altra milionata di italiani, non se ne frega niente nessuno. Sarebbe come chiedere a un boss mafioso di commentare in tempo reale un'operazione di Polizia: che cazzo ti aspetti che dica quello? Bravi, minchia quanto sono bravi 'sti sbirri...Non so se mi spiego! L'ultima gemma, domenica sera, minuto 91 di Lecce-Milan: calcio di punizione per i salentini nei pressi della nostra area, ed ecco, arriva, tragica, puntuale, la sentenza: "è un calcio di punizione pericoloso, perchè finora il Milan è andato in difficoltà solo su palla inattiva!", il tutto condito con un tono esaltato, del tipo "dai che gliela pareggiamo alla fine, ragazzi!". Quando ho sentito quella frase, non mi vergogno a dirlo, ho subito iniziato una violenta e quasi dolorosa operazione di maneggio dei gemelli di famiglia....inutilmente! Parte la punizione, orgia da quartiere rosso di Amsterdam in area nostra, e tal Esposito pareggia di testa....Ragazzi, questo non solo ci fa ruotare a manetta gli zebedei per la sua parzialità, ma adesso si è anche messo a portare sfiga! Teo Teocoli, vecchio cuore rossonero, durante la Domenica Sportiva, alla domanda "che idea ti sei fatto stasera della tua squadra", risponde, testuale: "Che Bergomi non deve più commentare le partite del Milan!" Se su Facebook ti metti a cercare "Bergomi" tra i gruppi, troverai: Raccolta firme per far licenziare Bergomi da Sky Sport, Io odio Beppe Bergomi, Via Bergomi dalle telecronache della Juventus (anche loro!!), Ora basta! Mandiamo Bergomi su Inter Channel, Non vogliamo più Bergomi a fare le telecronache del Milan, e tanti altri sempre sullo stesso tema, segno che, forse, un problema di fondo c'è! Per dovere di cronaca, ci sono anche diversi gruppi che richiedono il duo Caressa-Bergomi per il commento anche dei prossimi Mondiali, ma su quello posso anche essere d'accordo, quanto meno per motivi scaramantici! Evidentemente, a Sky, interessa molto di più il parere degli interisti, rispetto a quello dei milanisti, ma anche questo posso capirlo...del resto, il Milan non ha in mano la totalità della comunicazione mediatica italiana? E allora, su, dai, inutile lamentarsi... (gumas)
g&g
CI RIUSCIRANNO???  
 Prendendo spunto da quanto accennato dal mio amico Gumas, ecco qui una lista, con i principali 10 obiettivi che la maggioranza dei giornalisti sportivi italiani si è prefissato di raggiungere nei prossimi 2 anni, obiettivi che verranno elencati in ordine crescente di importanza:
10) Commentare A CALDO il 17° scudetto profumato di merda...pardon, di nerazzurro.
9) Commentare A CALDO il nuovo acquisto del Real Madrid: Ricardo Isecson Leite, detto Kakà (conosciuto per aver militato in una delle 2 squadre milanesi).
8) Commentare A CALDO la morte (per overdose di sesso) di Luiz Nazario da Lima, detto Ronaldo.
7) Commentare  A CALDO l'arresto del noto boss calcistico Adriano Galliani, e la sua successiva condanna a 7 anni di lavori forzati per la Telecom Italia.
6) Commentare A CALDO il gravissimo infortunio di tale Ronaldo de Assis Moreira.
5) Commentare A CALDO il nuovo acquisto di Babbo Moratti: Cristiano Ronaldo.
4) Commentare A CALDO il prematuro addio al calcio di Alexander Rodrigues da Silva, detto Pato.
3) Commentare A CALDO la vittoria azzurra ai Mondiali 2010, in finale contro il Brasile, per 3-0, con una doppietta di Balotelli e un clamoroso autogol di Emerson (complice una papera di Dida), nonostante la scellerata espulsione di Gattuso (partita giocata in 10 dagli azzurri, per più di 80 minuti, a causa del calabrese).
2) Commentare A CALDO l'esito della finale d Champions 2009-2010: Merde-Manchester United 6-0, sestina di Ibrahimovic: il primo di tacco, il secondo di testa con tre metri netti di elevazione, il terzo dopo essersi scartato 11 inglesi più l'arbitro, il quarto in rovesciata a 2 centimetri dalla bandierina del calcio d'angolo, il quinto con un bolide dal limite dell'area piccola di Julio Cesar, il sesto con un delizioso colpo di pene (non evidente la deviazione, a causa delle ridotte dimensioni del membro).
1) Commentare A CALDO il Pallone d'oro 2009: lo Zlatan dal kimono d'oro!
 Ci riusciranno? Non lo so...in una triste nottata di Lecce, Bergomi ci ha insegnato che nulla è impossibile!!
A tutti i maschi rossoneri: MANI SUI GIOIELLI!
A tutte le donne rossonere: ANCHE (se necessario, seviziate i vostri compagni). (gigo)
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del 10/11/2008

Immaginiamo un Inter che non vince mai (lo so, non è difficile, ma abbiate pazienza, prestatevi al gioco e fatemi finire...); immaginiamola uscire con le ossa rotta da un campionato ai limiti del ridicolo (idem come sopra); immaginiamo grandi polemiche e tutta una serie di manovre da parte della Federazione atte a risanarne la posizione in classifica; immaginiamo un intervento diretto della Gazzetta dello Sport teso ad escogitare un modo per salvare la stagione tragicamente fallimentare dell'Inter. Immaginiamo, infine, che tutto quanto sopra sia realmente avvenuto e che l'Inter sia stata da tutta questa serie di avvenimenti fortemente e decisamente avvantaggiata. Immagino, a questo punto solo io, che tutti starete pensando alla cosa più ovvia: Calciopoli, lo scandalo delle inter-cettazioni, Rossi, Palazzi, Borrelli, scudetto a tavolino, la Gazzetta dello sport del gruppo RCS di cui è azionista Tronchetti Provera, e tutte le porcate che abbiamo già più volte segnalato. Ho indovinato, vero? Io si, ma voi avete SBAGLIATO! Se vi dicessi, infatti, che gli eventi che ho riportato sopra non si sono verificati solo nell'estate del 2006, ma che erano già avvenuti nella lontana stagione 1921-1922? E che, sul campo, al termine di quella stagione, l'Inter era retrocessa in seconda divisione, l'attuale serie B? Andiamo con ordine, precisando che quanto vi racconto è verificabile su wikipedia, da cui riporto pari pari quanto segue: "Il campionato di Prima Divisione organizzato dalla CCI fu uno dei due massimi tornei calcistici disputati in Italia nella stagione 1921-22. Rispetto al campionato organizzato dalla concorrente associazione della FIGC, rappresentò il torneo deputato ad assegnare il titolo reale di Campione d'Italia." In sostanza, all'epoca si era verificato uno scisma, in seno alla FIGC, dovuto alla "continua e smisurata crescita del numero delle società partecipanti al campionato italiano" che "aveva generato una gravissima crisi nel movimento. Il 24 luglio 1921 infatti, in un'infuocata assemblea tenutasi a Torino, un progetto di riforma, preparato da Vittorio Pozzo su spinta dei grandi clubs, era stato respinto da una Federazione sempre più dominata dalle piccole formazioni amatoriali. La risposta delle grandi società non si fece attendere, e nel giro di poche settimane le 24 migliori squadre abbandonarono il campionato ufficiale per crearsene uno privato tutto per loro, sotto l'egida della neo costituita Confederazione Calcistica Italiana, con sede a Milano. Per di più, il ben maggiore livello sportivo e la più consistente disponibilità economica delle contestatrici attirò nel nuovo progetto l'intero girone centro-meridionale, oltre a numerose formazioni minori che furono inquadrate in una Seconda Divisione. Fu così che la Confederazione poté organizzare un nuovo campionato basato sullo schema del Progetto Pozzo. Le ventiquattro società settentrionali, riunite nella Lega Nord, furono suddivise in due raggruppamenti mediante un sorteggio che aveva però precisi picchetti geografici: ogni Regione doveva avere le sue formazioni equamente suddivise fra i due gironi, e per motivi sia di ordine pubblico sia di varietà nelle trasferte erano vietati i derby, con l'unica inevitabile eccezione delle tre milanesi (oltre a Milan e Inter c'era l'US Milanese 1905, ndr) di cui due furono giocoforza messe insieme. Ciascun gruppo costituiva un lineare torneo, come verrà definito in seguito, all'italiana, con gare di andata e ritorno. Due le piazze importanti: la prima, che permetteva l'accesso alla finale, e l'ultima, che condannava inevitabilmente alla retrocessione, eliminando quelle clausole di più o meno verificabili meriti sportivi ed economici che giustificarono sistematici ripescaggi ai tempi della Federazione. Le due finaliste si sarebbero sfidate in un match di andata e ritorno per determinare i Campioni del Nord." Chiaro fin qui? Bene, andiamo avanti "Il nuovo campionato diede modo di valutare appieno la consistenza delle varie squadre nell'arco di un'intera stagione. Decisamente agevole fu il cammino del Genoa, che non trovò avversarie in grado di impensierirla. Un doppio pareggio con la più immediata inseguitrice, l'Alessandria, fu più che sufficiente per garantire ai Grifoni un comodo accesso alla finale. Regolare fu anche, nell'altro raggruppamento, il percorso dei Campioni in carica della Pro Vercelli, anche se costoro dovettero guardarsi dalla foga dei loro vicini del Novara, autori di un'ottima annata." In pratica furono Genoa e Pro Vercelli, all'epoca in assoluto le formazioni più blasonate del calcio italiano, a giocarsi la finale valevole per il titolo di campione d'Italia, vinto poi dai piemontesi. Attenti, perchè adesso viene il bello:"Decisamente più deludenti le performances di altre formazioni di primo piano del panorama calcistico nazionale, in particolare le due torinesi e il Milan, che ebbero un passo assai stentato. Una citazione a parte va invece fatta riguardo all'Inter, che incappò nella peggior stagione della sua storia. La squadra che solo due anni prima aveva saputo raggiungere il titolo, si ritrovò con un attacco poco graffiante, e soprattutto con un'autentica difesa colabrodo che le costò eclatanti sconfitte tennistiche in più occasioni. Ultima con soli tre punti al giro di boa, non seppe evitare quella che sarebbe stata una triste retrocessione se non fosse intervenuta, due mesi dopo la fine del torneo, l'insperata ciambella di salvataggio della riunificazione del campionato, avvenuta sulla base del Compromesso Colombo che, derogando alle regole prestabilite, diede modo ai nerazzurri di salvarsi ripresentandosi nella massima serie l'annata successiva" ERANO RETROCESSI!!!! Ma chi era questo cazzo di Colombo, quest'antesignano dei Rossi e dei Borrelli di oggi, che salvo l'Inter dalla seconda divisione, l'attuale serie B? Ve lo dico subito:"Conclusa questa tribolata stagione, ci si rese subito conto che la soluzione dei due campionati era insostenibile, e più di tutti se ne accorsero i dirigenti della FIGC che si trovarono per mano un torneo dalla consistenza tecnica assai discutibile, e zeppo di provinciali senza pretese. Fu così che, dopo mesi di polemiche, la CCI e la FIGC diedero mandato al direttore della Gazzetta dello Sport, Emilio Colombo, di redigere un piano per la riunificazione dei due tornei. Il 22 giugno 1922 venne quindi pubblicato il cosiddetto Compromesso Colombo, il lodo arbitrale che organizzò le successive stagioni calcistiche italiane, sanando lo scisma ma segnando di fatto l'affermazione della volontà delle grandi squadre su quella della Federazione. Secondo regolamento, l'Inter sarebbe retrocessa in quanto ultima classificata, ma il Compromesso Colombo cambiò le norme, imponendo spareggi da cui uscì sconfitto il Venezia, società salvatasi secondo il regolamento originario." Dunque, l'Inter retrocede sul campo, la Federazione cambia le norme a campionato finito, assegna al direttore della Gazzetta dello Sport il compito di riscrivere le regole che vengono rese retroattive, salvando di fatto l'Inter dalla retrocessione: in altre parole, quanto accaduto nell'estate del 2006! Il lupo perde il pelo....gli onesstoni....ma fatemi un cazzo di piacere!!!!!
 N.B. Quanto sopra riportato è direttamente verificabile al seguente link: http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_Divisione_1921-1922. (gumas)
g&g
Ma come? Ma non erano inutili? Gumas, secondo te esiste un tifoso rossonero a cui il rompiscatole di turno, durante l’estate, non ha esternato l’ormai luogo comune “ma quanti giocatori inutili avete in rosa?”. Mi è capitato di essere lì in spiaggia, intento a festeggiare il meraviglioso arrivo del Gaucho! Ma qualche rompiscatole mi rammentava “Ma a questo punto, perché continuate a tenervi Seedorf? E’ inutile!”. Con amici rossoneri sussurravo “però che colpo Flamini…”. Ma il rompiscatole di turno freddava la mia soddisfazione con l’ormai nota sassata: “Ma allora, l’utilità di Emerson, qual’è?”. Ero lì, al bar, e il mio cuore batteva al solo pensiero del ritorno del figliol prodigo, un ragazzo dell’est che ci ha fatto gioire 174 volte in appena 8 anni…ma eccolo, lì su un tavolino, il solito quotidiano sportivo (il rompiscatole, per l’esattezza), con il consueto interrogativo retorico “ma come farà Pato ad ambientarsi, quando la priorità verrà data all’ucraino e a Borriello? Non è il caso di dare Pato in prestito? Quanto altro tempo avete intenzione di far trascorrere, prima di pensionare Inzaghi?”.
Antonini e Senderos rinfoltivano la nostra difesa, la quantità di uomini a disposizione aumentava proporzionalmente alla qualità, ma ecco ancora una volta il rompiscatole: “E allora Maldini perché rinnova il contratto? E Favalli? Cosa ve ne fate di quel vecchietto??”. Per non parlare dell’acquisto di Zambrotta: “Ma perché li prendete sempre quando sono  a fine carriera? Cosa vi aspettate da un terzino ormai in declino?” Quanti rompiscatole, sghignazzando, chiudevano il discorso con la solita stoccata: “vedrete, la loro utilità sarà pari a zero”.
E così accade che Nesta e Senderos risultano indisponibili per i primi 2 mesi della stagione: Maldni scende in campo nel 75% delle gare disputate, salvandoci da una sitazione a dir poco spiacevole. Si esibisce egregiamente nel ruolo di centrale, e ci permette di incassare appena 6 gol nelle prime 10 partite di campionato: praticamente poco più di un gol ogni 2 partite (nel calcio attuale, è una statistica non da poco). Accade che anche Kaladze, dopo appena un mesetto, è out. E così, avendo la necessità di far rifiatare Maldini e Bonera, ecco Favalli, pronto a ricoprire ruoli inediti, con risultati sorprendenti. Accade che Pirlo (udite udite) accusa problemi fisici, e così a ricoprire il ruolo di regista in modo impeccabile cè…Seedorf! Accade che Pato scende in campo in tutte le gare di campionato disputate dalla squadra, siglando 2 reti (tra cui quella di Reggio, fondamentale). Accade che Ambrosini e Gattuso (ahimè) non possono giocare tutte le partite, ed ecco che al loro posto entra in gioco un ritrovato Puma. Accade che Zambrotta segna un gol pazzesco contro la Lazio, e risulta decisivo nel gol di Pato nella partita di Reggio. Accade che Superpippo segna sia in Italia che in Europa, incrementando il suo già strepitoso bottino di reti in carriera (e non sembra volersi fermare). Accade che la dirigenza rossonera, ancora una volta, zittisce i rompiscatole (gigo)
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del 03/11/2008

A tutti i milanisti: Abituatevi, ragazzi, questa è l’Italia!!! Marcello è un signore corretto, ma è anche un uomo con due “coglioni” duri, grossi e quadrati. Egli è un emblema di coraggio e signorilità per la stragrande maggioranza degli sportivi italiani, e le sue epiche gesta per sempre rimarranno scolpite nelle deboli menti di noi tutti. Ma chi è Marcello? Beh, ragazzi, che domande sono queste! Marcello è un uomo che negli ultimi 15 anni, nel nostro campionato, ha vinto più di tutti. Egli ci ha resi Campioni del Mondo, per la quarta volta nella nostra storia! E’ un grande, ragazzi, è una persona che le cose te le dice in faccia, sempre e ovunque! E soprattutto, ragazzi, è un uomo coerente! Esatto, gente, è un maestro di coerenza. Nel lontano giugno 1996, infatti, la sua adorata Juve alzava al cielo la sua seconda (e ultima) Coppa dei Campioni. Nella stessa stagione, una squadra di Milano vinceva lo scudetto. Difficile stabilire, a onor del vero, quale dei due club italiani, entrambi vincenti (seppur in ambiti diversi), avesse disputato la stagione migliore…difficile per tutti, ma non per il nostro eroico Marcello! Ma è ovvio, signori, andiamo! Il trofeo continentale è molto più importante dello scudetto! La sua Juve, in quella stagione, si era pertanto dimostrata il vero fiore all’occhiello del calcio italiano. Trascorsero gli anni, e si giunse al 2003. Grande campionato, quello disputato dalla Juventus. Stagione perfetta, premiata dal ventiseiesimo titolo nazionale, macchiata solo da quell’insignificante e indolore sconfitta a Manchester, contro una squadra dai colori rossoneri. Anche in quell’anno, a detta di SuperMarcello, la Juventus poteva essere considerata “regina d’Italia nel mondo”. Come poter dubitare della coerenza di costui? Nel giugno 1997, dopo l’ennesimo furto…pardon, trionfo, ecco un altro scudetto per Marcellone. Ma che succede? Il piangina Moratti si lamenta per gli errori arbitrali, decisivi e ripetuti, all’interno di tutta la stagione? Ma come? Ma chi è questo mentecatto? Cosa vuole da Marcello? Perché gli sputa “merda” addosso? Marcello dichiara di non voler avere mai nulla a che fare, in futuro, con gente della pasta di Moratti. E infatti, nell’estate del 1999, Marcello sale sulla panchina dell’Inter. E promette di far sognare quella platea di merdacce…pardon, di tifosi nerazzurri, delusi da tanti anni di insuccessi nazionali, europei, mondiali, galattici, universali e…chissà. E’ un uomo deciso, Marcello, caparbio, esemplare. Sembra che nulla possa fermarlo. A tratti pare che, tramite l’ incommensurabile carisma del nostro Marcello, l’Inter debba tornare, per forza di cose, a vincere e convincere. Un uomo del genere non cederà di fronte a nessuna avversità! Sarà sempre pronto a rimboccarsi le maniche, e ad assumersi ogni responsabilità! E infatti, nel settembre del 2000, Marcello abbandona l’Inter dopo la prima giornata di campionato, in seguito a una sconfitta a Reggio Calabria. Trascorrono i mesi, ma Marcello è uno che non si guarda indietro. E’ deciso a intraprendere nuove strade, da vero innovatore qual è. E così, nell’estate 2001, Marcello torna alla Juve. Marcello è un uomo corretto, uno che nutre il massimo rispetto per i suoi colleghi di lavoro. E infatti, mentre Carlo Ancelotti siede spensierato sulla panchina gobba, Marcello agisce sottobanco, per trattare, con Sua Santità Luciano Moggi, il suo prossimo ritorno in bianconero… Poi arriva la Nazionale maggiore, con nuove prospettive per il nostro eroe. Marcello è un ribelle: spazio a tutti, indistintamente! Marcello non è Arrigo, non porterà con sé in Nazionale coloro che lo hanno riempito di gloria nel club di origine! Marcello non ha preferenze! Nessun favoritismo nei confronti di tutti quei campioni che vantano trascorsi juventini! E poco importa se nel 2006 la Nazionale maggiore annovera Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Del Piero e Peruzzi, alla fine non sono altro che un quarto della rosa effettiva! E così Marcello diventa Campione del Mondo (e, a detta di molti, il merito è tutto di Cannavaro e Buffon, certamente non di altri giocatori come Pirlo e Gattuso), e decide di ritirarsi. E quando prende una decisione, Marcello è ferreo! E infatti, dopo aver discusso il suo ritorno in Nazionale, durante l’operato di quel povero cristo di Donadoni, Marcello è di nuovo commissario tecnico azzurro. Come si diceva prima, Marcello è uno con due coglioni grandi quanto pompelmi e duri come il carbonio cristallino! Infatti, per la partita di qualificazione contro la Bulgara, ha deciso di non convocare né Del Piero, né Cassano nè Ambrosini. Tutti e tre i giocatori sono in un momento di forma invidiabile, ma Marcello non ritiene che questi siano adatti alla trasferta in terra bulgara. Tuttavia, da vero gentiluomo qual è, Marcello decide di spiegare le sue motivazioni, telefonando sia a Del Piero che a Cassano. E poco importa se Ambrosini, in questo momento, è ancora in attesa di spiegazioni…perché Marcello è un signore corretto, ma è anche un uomo con due “coglioni” duri, grossi e quadrati. Egli è un emblema di coraggio e signorilità per la stragrande maggioranza degli sportivi italiani, e le sue epiche gesta per sempre rimarranno scolpite nelle disastrate menti di noi tutti. Amici milanisti, BENTORNATI IN ITALIA! (gigo)
g & g
Si, ok, Lippi è il numero uno...ma vuoi mettere lo Special Uan? Uno che dice: io non sono il miglior allenatore del mondo, ma nessuno al mondo è migliore di me? Un genio, un fenomeno, un altro Messia. Per me, molto più semplicemente, un sopravvalutato, con discrete punte di coglionaggine. Ma del resto, cosa si può pensare di uno che una volta, in vista di una trasferta ad Oporto con il Chelsea, disse testualmente: «Se ho bisogno di quattro o cinque guardie del corpo per la trasferta contro il Porto ? Direi di sì. Se ti rechi a Palermo, penso che ne avresti bisogno ». Concorderete che in quel caso la coglionaggine toccò abissi imperscrutabili. L'ultima è di questi giorni: "Che rigore che hanno dato a Inzaghi"...ma come? Non era lui quello che diceva che non gli interessava cosa facevano le altre squadre? Ma chi veramente Mourinho? E perchè a mio modestissimo avviso potrebbe rientrare nella copiosa categoria dei "sopravvalutati del calcio"? Vediamo. José Mário dos Santos Mourinho Félix, nasce a Setubal il 26 gennaio del 1963. In carriera, prima di arrivare all'Inter, ha allenato Benfica, Porto e Chelsea. Intendiamoci e chiariamoci subito: chi vi scrive non ritiene affatto che Mou Mou (dai, si chiama come una caramella!) sia un tecnico incapace, per carità! Parliamo sempre di un allenatore che in carriera ha vinto, col Porto, una Coppa Uefa e una Champions League: in due anni coi lusitani, oltre ai successi internazionali, anche due campionati portoghesi ed una coppa nazionale. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che il successo nella massima competizione continentale è venuto in una stagione un po' particolare: le semifinaliste di quell'edizione, infatti, furono, oltre al Porto, il Monaco, l'altra finalista, il Chelsea di Ranieri, che non poteva certo contare sull'organico poi messo a disposizione dello Special Uan, e il Deportivo La Coruna, che aveva sì eliminato il Milan, ma tutti ricordano come! Un po' come dire, tornando a quanto raccontato dal buon Gigo, che Lippi sulla sua strada nel Mondiale di Germania ha affrontato i seguenti schiacciasassi prima di arrivare in semifinale: Ghana, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Australia e Ucraina...arrivare alla gara con la Germania era un obbligo quasi morale! Dicevamo comunque di Mourinho. Dopo il Porto, arriva la grande chiamata: il Chelsea di Abramovich lo porta nel Regno Unito, dove, alla prima conferenza stampa, si auto-attribuisce quello che diverrà il suo soprannome più conosciuto: Special One. Il magnate russo mette il suo portafogli a disposizione del tecnico portoghese, che non si fa mancare nulla all’insegna del “me lo compri papà?” Sono di quegli anni alcuni acquisti memorabili da parte del Chelsea: Shaun Wright-Phillips pagato 32 milioni, e mai partito titolare, Carvalho 30 milioni, Essien 37, fino a Shevchenko, che tanto era stato lusingato prima dell’acquisto, quanto poi scaricato e addebitato ad un capriccio di Abramovich. Certo, oltre a questi acquisti va ricordata anche una serie di scelte azzeccate, come Drogba. Ma la solfa era sempre la stessa: qualunque giocatore Mourinho volesse, papà Abramovich accorreva a prenderlo. In sostanza, in quattro sessioni di mercato estive, il patron russo ha messo a disposizione di Mou Mou qualcosa come 300 milioni di euro. Una follia! Ma lui era lo Special Uan, uno con le palle d’acciaio e il cuore di pietra, uno che non sbagliava mai…E si che in campionato le cose gli andarono anche benino, visto che vinse due campionati consecutivi con i blues, ma in Europa…beh, in Europa il nostro eroe ha sofferto per parecchio tempo di una brutta sindrome da buttato-fuori-in-semifinale-sempre-dal-Liverpool. Ed è proprio su questo campo che, a mio avviso, la sopravvalutazione dello Special Uan è palpabile: nel settembre del 2007, infatti, il portoghese lascia la panchina londinese, e se ne va in buen retiro. Al suo posto Abramovich mette il più improbabile dei sostituti per cotanto tecnico: Avram Grant, un pressoché sconosciuto allenatore israeliano, che poteva però contare su una solida amicizia personale col magnate russo. Ebbene, pur non vincendo nulla alla fine della stagione, questa sorta di oste prestato al calcio arriva secondo in campionato, rimanendo in lotta col Manchester fino all’ultima di campionato, e, addirittura, va molto più vicino di Mou Mou alla vittoria in Champions, dove al primo e fin qui unico tentativo, perde la finale di Mosca ai rigori, sempre col Manchester, ma con Terry, capitano dei blues, che sbaglia clamorosamente il rigore decisivo. Come a dire: forse, con quella squadra, anche chi vi scrive poteva fare la sua porca figura! Ricapitolando, alle fine dell'esperienza londinese il suo curriculum parlava di 11 trofei nazionali, tra Inghilterra e Portogallo, e due, ripeto, due successi in Europa, entrambi col Porto... come a dire, tanto rumore per nulla! Eh si, perchè se ad esempio si paragonasse lo Special curriculum con quello di un altro allenatore snobbato dalla critica, ma sicuramente dalle indubbie doti tecniche, come Louis Van Gaal, ci accorgeremmo come, nello stesso lasso di tempo, ma qualche anno prima, il tecnico olandese abbia vinto 10 titoli nazionali tra Olanda e Spagna, e ben 5 trofei internazionali, sempre tra Ajax e Barcellona. E con risorse economiche nettamente inferiori rispetto a quelle di cui ha goduto Mou Mou. Eppure tutto questo bailame, per Van Gaal, non lo si è mai visto! Concludendo, comunque, la scorsa estate, con sommo gaudio dei media italiani, evidentemente assai sensibili alle futili novità, lo Special Uan viene chiamato sulla panchina dell’unica società che, obiettivamente, rispondesse alle caratteristiche da lui tanto cercate: vale a dire tifosi che non capiscono un cazzo di pallone, dirigenti altrettanto buongustai, ed un presidente, anch’egli avaro di perizia calcistica, pronto a spendere e spandere ad ogni suo comando. Il giorno della sua presentazione ha provocato un orgasmo ai giornalisti accorsi semplicemente dicendo: “io non sono un pirla”. Beh, niente da dire, Mou Mou aveva studiato bene la lezione. Solo che…non tutto gli ha detto propriamente bene. Già durante il mercato, infatti, Mourinho aveva preparato la sua lista della spesa, che comprendeva una serie di nomi di giocatori del Chelsea che il tecnico aveva assicurato a Moratti fossero pronti a raggiungerlo subito a Milano: Carvalho, Deco, Lampard, Drogba…oh! Ne fosse arrivato uno di questi! Non dico due o tre su quattro, ma uno! Ovviamente, Mou Mou si è affrettato a spiegare come non avesse garantito a nessuno che da Londra lo avrebbero sicuramente seguito…Sta di fatto che, per mantenere fede alle sue tradizioni, lo Special Uan fa spendere a Moratti 16 milioni per Muntari e 18 milioni più il cartellino di Pelè per Ricardo “Trivela” Quaresma…In campionato, poi, le cose si complicano ancora di più, visto che Mou Mou è costretto ad abbassare le corna di fronte a Ronaldinho nel primo derby milanese della sua storia di tecnico…Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino… (gumas)
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Presentazione - A mio avviso gli interisti si dividono in due grandi categorie: i pirla e i coglioni. E Mourinho, per sua stessa ammissione, non fa parte della prima categoria. E' da questa falsariga che parte la rubrica "Il graffio", che non è una mia idea, ma che qualcuno ha voluto, tragicamente, affidarmi. Muoversi sul terreno della satira, in questi tempi, e soprattutto nel nostro Paese, è cosa assai delicata, e, per un momento, ho pensato se fosse il caso o meno di avventurarmi in questo viaggio. Poi, per un attimo, mi sono ricordato che per qualcuno, in Italia, è satira dare del frocio al Papa... beh, mi sono detto, se questa è satira, posso essere capace anch'io! Ovviamente lungi da me l'idea di mettere in discussione, qui o in qualunque altro luogo, l'onorabilità del Santo Padre, e ci mancherebbe! Anche perchè è di calcio che si parla qui, dentro e magari anche fuori dal campo. Settimanalmente "andremo a fare le punte" a qualcuno che si muove, agisce, e in alcuni casi brancola, nel mondo pallonaro. In punta di penna, magari, cercando di strapparvi un sorriso. Le squadre di Mourinho di non perdono mai. Sono le altre a vincere. Soprattutto i derby. A presto.... (gumas)
- A qualcuno piace spacciarsi per "la prima squadra di Milano"... A qualcun altro piace spacciarsi per "vecchia signora", "regina d'italia"... Ad altri ancora piace spacciarsi per "la squadra della capitale, l'unica che conta"... Altri, addirittura, si vantano perchè sono "gemellati con Rosicon Valley"... Poi c'è chi si concede il lusso di sostenere "Il calcio l'abbiamo inventato noi"... Beh... purtroppo, amici rossoneri, non abbiamo ancora scelto la nostra definizione. Però, scavando nella memoria, ci si rende conto che noi siamo "quelli delle 7 champions" "quelli del primo mondiale per club vinto da un'italiana" "quelli dai 17 scudetti ineccepibilmente vinti sul campo" "quelli del 6-0" "quelli di Manchester" "quelli che almeno 3 giocatori in Nazionale li mandano sempre" "quelli che hanno avuto in rosa un totale di otto palloni d'oro negli ultimi 10 anni" ...sinceramente, faccio fatica a scegliere sotto quale di queste definizioni inserirci ...a voi la scelta, gente ! (gigo)
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