la Diagnosi del Doc
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del19/12
Il PIU' FORTE REGISTA DELLA SERIE A
E' curioso il destino di Andrea Pirlo: per lui si levava unanime fino a pochi mesi fa il grido "diamogli il pallone d'oro!", e chi osava metterlo un pò in discussione veniva accusato di blasfemia.
A distanza di poco tempo, Pirlo è diventato l'incarnazione stessa del Male: appena perdiamo o pareggiamo è colpa sua, praticamente ogni gol preso è colpa sua, se siamo lenti è colpa sua, Pirlo è nella migliore delle ipotesi un peso, nella peggiore un danno colossale. Di lui si dice che non è più decisivo, che non azzecca più un passaggio, che qualunque discreto regista farebbe molto ma molto meglio.
Ho provato quindi ad approfondire l'argomento, e quale modo migliore se non un confronto fra Andrea e i migliori interpreti del ruolo in circolazione?
Premessa doverosa. Si può dire che esistono 3 diversi modi di interpretare il ruolo di giocatore davanti alla difesa:
- c'è il "regista puro", categoria a cui appartiene lo stesso Pirlo
- c'è il  centrocampista "schermo", alla Mascherano per intenderci
- e infine gli "ibridi", che si pongono a metà fra i 2 (alla Cambiasso)
In questa analisi ho tralasciato il secondo gruppo, completamente antitetico rispetto a Pirlo, e dunque non paragonabile.
Ho quindi selezionato i "registi puri" Xavi, Fabregas, Xabi Alonso, Pirlo, D'Agostino, Pizarro, e gli "ibridi" Cambiasso e De Rossi.
Cominciamo dal grande capo di imputazione: gli assist.
Questa la Classifica, che tiene conto della stagione in corso e delle due precedenti, dunque dal post-Atene (parliamo di campionato e coppe europee).
1) FABREGAS...................... 47 assist in 92 presenze (0,51 a partita)
2) XAVI................................. 40 in 115 (0,34)
3) PIZARRO.......................... 27 in 89 (0,30)
4) D'AGOSTINO................... 18 in 99 (0,18)
5) PIRLO............................... 15 in 91 (0,16)
6) XABI ALONSO................ 10 in 82 (0,12)
7) DE ROSSI..........................12 in 102 (0,11)
8) CAMBIASSO..................... 7 in 101 (0,06)
Beh, la prima considerazione che sorge spontanea è: non sarà il Re dell'assist, ma non è neanche una pippa mondiale in tema. Le altre considerazioni sono:
1) Fabregas e Xavi sono di un altro pianeta, non rispetto a Pirlo ma rispetto a tutti gli altri specialisti del ruolo. Nel 2007-08 il migliore era stato Cesc, nel 2008-2009 Xavi, quest'anno finora di nuovo Cesc: si passano di anno in anno lo scettro di miglior regista al mondo. Punto.
2) Tolti loro, l'unico che da un distacco considerevole a Pirlo è il cileno Pizarro. Va fatta però una considerazione: David in questi anni ha sempre giocato in una squadra con una sola punta o addirittura senza punte, molto corta e compatta, e con la caratteristica distintiva che è quella del movimento senza palla. Onestamente va detto che Andrea ha dovuto invece spesso fare in conti con squadre sbilanciate, dove gli si chiedeva contemporaneamente di cantare e portare la croce: e soprattutto va detto che questo Milan ha sempre considerato il movimento senza palla come un optional fastidioso.
Con questo non voglio dire che il gap, in termini di assist, fra Pizarro e Pirlo sia del tutto colmato, dico solo: teniamo conto anche del contesto.
Togliendo adesso i 2 extraterrestri spagnoli, superiori in un modo imbarazzate, concentriamoci sui registi di casa nostra. Come fare per stabilire chi sia il migliore? Credo che nulla sia efficace, trattandosi di costruttori di gioco, delle statistiche sui passaggi.
A questo punto inevitabilmente escono dal giro anche De Rossi e Cambiasso, addirittura doppiati da Andrea Pirlo su questo terreno.
Gli unici 3 registi che figurano nella Top-30 della Serie A 2009-2010 in fatto di passaggi, sono quindi Pizarro, D'agostino e Pirlo.
Ecco qui i dati:
PASSAGGI
1) PIRLO.............................. 1118 (1° in Italia)
2) D'AGOSTINO.................... 930 (2°)
3) PIZARRO............................ 731 (14°)
PASSAGGI RIUSCITI
1) PIRLO.............................. 1005 (1° in Italia)
2) D'AGOSTINO.................... 698 (4°)
3) PIZARRO........................... 626 (14°)
PASSAGGI RIUSCITI IN META' CAMPO AVVERSARIA
1) PIRLO.............................. 808 (1° in Italia)
2) D'AGOSTINO................. 715 (2°)
3) PIZARRO........................ 545 (14°)
Il verdetto è sufficientemente chiaro? Notate non solo il primo posto assoluto di Pirlo in tutte e 3 le classifiche, ma anche il distacco che infligge agli inseguitori.
Mi si dirà: segna poco. Grazie, sono stato il primo a dire che non fa un gol su azione in campionato dal 2005. Ma non è che D'Agostino e Pizarro siano dei tiratori scelti. Il friulano l'anno scorso inanellò una discreta serie di reti, per lo più però su rigore: un solo gol invece quest'anno, 0 per gli altri due. Segno che per chi gioca davanti alla difesa non è mai facile chiudere sul trequartista avversario e un minuto dopo andare a rete dall'altra parte del campo. Del resto la statistica dei tiri in porta di questo campionato, vede addirittura Pirlo lievemente avanti sia a D'Agostino che a Pizarro.
La fase difensiva? Nessuno di loro è un muro invalicabile: Pizarro è indiscutibilmente il peggiore, D'Agostino dei 3 è quello che ha vinto il maggior numero di contrasti, Pirlo si pone a metà strada.
Conclusione: vogliamo vendere Pirlo per sostituirlo con un giocatore completamente diverso, alla Mascherano o alla Yaya Tourè, forse più congeniale al modulo di Leonardo? Ok, parliamone.
Lo vogliamo vendere per prendere gli extraterrestri Xavi (impossibile), o Fabregas (improbabile)? Firmo subito.
Ma se lo vogliamo vendere perchè si è impippito, convinti di trovare all'angolo della strada una dozzina di registi migliori di lui, siamo fuori strada. Fra gli umani, di meglio non c'è
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del 12/12
PICCOLA E' BELLO, MA BLASONATA E' MEGLIO
Rosico un pò per il secondo posto nel giorne di Champions, perchè abbiamo letteralmente buttato nel cestino l'occasione di arrivare davanti ad un Real che non si è mai dimostrato dominante (anzi).
Rosico meno per il sorteggio secondo molti terribile che ci attende venerdì prossimo: questa Champions ha infatti chiaramente dimostrato che (e non è una novità) questo Milan fa benissimo con le pari categoria, e tende a dissolversi contro formazioni poco blasonate. Si parla molto del Bordeaux come possibile anello debole fra le prime, ma io segnalo che i francesi hanno la miglior difesa della Champions, sono la squadra che ha vinto il proprio girone col maggior numero di punti conquistati (addirittura 16, 5 vittorie e un pari), contro avversarie come Bayern e Juventus. Inoltre, dato da non sottovalutare, segnano il 90% dei loro gol su palla inattiva (ricorderete la stessa vittoria casalinga coi gobbi, decisa da due calci piazzati). Quindi una squadra formato-bunker che ti sa punire in quel modo che da tanti anni soffriamo: passo volentieri, grazie.
La classica via di mezzo che accontenta tutti, con un blasone sufficiente a stimolare i senatori, sarebbe il Manchester United, che sembra aver perso il rango di super-potenza: è la squadra che personalmente preferirei incontrare, con l'Arsenal un filo sotto.
Ma, come dicevo, alla fine ogni medaglia ha il suo rovescio: pescando il Chelsea, ad esempio, bisogna tener conto del fatto che per tutto il mese di gennaio i londinesi perderanno Essien, Obi Mikel, Kalou e Drogba, per la Coppa d'Africa, con annesso e prevedibile accumulo di stanchezza nelle gambe. Forse è meglio prenderli subito, che a marzo inoltrato, quando storicamente le squadre di Ancelotti volano.
Tutto è relativo dunque: ecco perchè la vera notizia del mese non è il nome dell'avversaria che venerdì prossimo uscirà dall'urna, ma quella, fresca fresca, su Drago Silva: nulla di grave, potrebbe già giocare a Firenze. Ma, cosa più importante, ci sarà a febbraio: e preferisco giocarmela col Barcellona avendo Thiago, che affrontare il Siviglia della situazione senza di lui. Mi sentirei terribilmente solo.
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del 05/12
Storicamente Del Neri è un allenatore che mette in difficoltà il Milan, e questo è il punto da cui partire per affrontare con la giusta tensione la partita con la Sampdoria.
Si, con la Sampdoria, perchè sinceramente penso si sia parlato troppo in settimana della partita che si gioca 2 ore e 45 minuti dopo, quasi a ritenere che Cassano e company saranno solo un eccellente trampolino di lancio verso la gloria. Tutt'altro, sono certo che la partita sarà fra le più dure di questi mesi.
L'anno scorso nello stesso turno di Inter-Juventus (gara d'andata), si giocava Torino-Milan. Ricordo ancora la prima pagina del nostro Massimo sul Milan Day, 3 punti, e "comunque vada, sarà un successo".
Cosa succede? Che il Milan si fa inchiodare sul pari da Rosina e (soprattutto) Farina, dando inizio al declino che ci porta dal primo posto al tonfo con Palermo e Juve delle settimane successive.
E' un classico di questi ultimi Milan di campionato, nel turno in cui si affrontano due squadre che ci stanno davanti, nel turno in cui potremmo metterci sul divano davanti alla tv, sapendo di godere in 3 casi su 3, ci suicidiamo spesso e volentieri (è vero, l'anno scorso al ritorno il Torino lo abbiamo asfaltato, ma eravamo già ampiamente fuori dalla lotta scudetto).
Del Neri, dicevamo. Non mi fido di questa Sampdoria che viene a Milano con le ossa rotte dal derby (ergo, grinta e voglia di riscatto da vendere), e con 3 squalificati che rispondono al nome di Andrea Rossi (giocherà il più esperto Accardi), Cacciatore (chi era costui?), e Palombo (ok qui l'assenza è pesante, ma se lo sostituirà Tissone c'è poco da stare allegri)
La Samp sarà aggressiva e incazzata, classica squadra che se la metti subito sotto prende l'imbarcata: ma se scendiamo in campo col sorriso sulle labbra, convinti di sbrigare in fretta la pratica per fiondarci davanti alla tv a gufare, le cose potrebbero mettersi molto male.
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del 28/11
Balotelli: il grande bluff
L'opinione pubblica italiana è specialista in un genere di giustizia, quella "emotiva", frutto del momento e della cassa di risonanza offerta dai media a certi eventi piuttosto che a certi altri. Il caso di Balotelli è un chiaro esempio.
Ogni domenica, sui campi di tutta Italia, quando un avversario è a terra infortunato, l'intero stadio urla "devi morire". Qualcuno si è mai scandalizzato?
Ricordo a tal proposito Fiorentina-Milan del campionato 2007-08: Pato si infortuna alla caviglia, arrivando a piangere dal dolore in barella, e mentre lo portano via l'intero Franchi intona a gran voce quel "devi morire": qualcuno ha chiesto la squalifica del campo? Temo di no.
Qual è allora il problema, gli insulti? L'accanimento contro un singolo? Anche qui la risposta è semplice: Materazzi, Lucarelli, Cannavaro, a volte Gattuso, sono giocatori insultati con espressioni irripetibili in molti stadi. Anni fa, in un'amichevole dell'Inter in Medio Oriente, ho sentito con le mie orecchie il pubblico di casa insultare Materazzi dal primo all'ultimo minuto. Dunque anche qui, nulla di nuovo.
Mi si dirà "eh ma a Balotelli la cosa grave è che dicono negro di merda, è un insulto razzista". Qui lo ammetto, è un'espressione che a una prima analisi ti fa pensare che Balotelli sia perseguitato per il colore della sua pelle, ma andando un pò più a fondo si vede come non sia così. Sissoko è un idolo della tifoseria juventina, così come lo era Davids: e se uno pensa che non siano stati insultati per "convenienza", ricordo che anche Seedorf a Torino non è stato mai fischiato, anzi, è sempre molto rispettato dagli avversari.
Non ho niente contro le persone con pochi capelli, ma se mi trovo a litigare con uno di loro, la prima cosa che mi viene in mente per ferirlo è "pelato di m...". Nulla contro le persone sovrappeso, ma se litigo con una di loro, la prima cosa che mi viene in mente da dire è "lardona di m...". Allo stesso modo, credo che quello usato dai tifosi della Juve, sia semplicemente il modo più rapido e diretto per attaccarlo. Le curve funzionano così: ai genovesi si urla che fanno puzza di pesce, ai napoletani che sono sommersi dai rifiuti, a quelli che provengono dall'est europeo si urla "zingari" e ai neri si urla quello che avete sentito in questi giorni. Non dico che sia giusto, ma è così che va il calcio, e non da ieri, dunque o ci si scandalizza sempre (e si cerca di porre rimedio), o è meglio tacere.
Ma pur ammettendo che quelli contro Balotelli fossero cori razzisti, come la mettiamo con gli ululati scimmieschi che tutti gli stadi d'Italia riservano talvolta agli avversari? Perchè in alcuni casi si invoca la squalifica del campo, e negli altri si chiudono gli occhi? O è sempre razzismo o non lo è mai.
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del 21/11
Grazie, monsieur Domenech
Sono fra i pochissimi che mercoledì scorso ha esultato per la vittoria della Francia contro l'Irlanda del Trap. Dice come, l'antipatico per definizione, Domenech, alla guida della squadra antipatica per eccellenza, la Francia, elimina con un gol irregolare per 3 motivi diversi una squadra allenata da un ct italiano... cosa ci sarà mai da esultare?
Simpatia, antipatia, rivalità, calcio.. no, qui si parla di qualcosa di più importante.
La scristianizzazione della società moderna è purtroppo ormai un fatto. I simboli perdono sempre più significato, così come i sacramenti: spesso ci si sposa in Chiesa perchè le foto vengono meglio e perchè sennò la gente mormora, si battezzano i figli per consuetudine diffusa, si fa il catechismo per la prima comunione per avere un posto dove mollare i bambini il pomeriggio.. e poi la cresima, questa sconosciuta. La stessa croce (sorvolando sulla polemica di questi giorni sulla sua esposizione nelle scuole, che è altro discorso), viene indossata con sfarzose collanine e in taglia extra-large, come per gridare al mondo "va che sorta di gioiello posso permettermi col mio stipendio".
In questo desolante scenario, c'è qualcosa di ancora peggiore del cristiano conformista e del cristiano esibizionista, ed è il cristiano scaramantico.
Occhio, perchè la differenza fra scaramanzia e fede è sottile, ma decisiva.
L'Ancelotti allenatore del Milan era solito portare al dito, nelle partite importanti, un piccolo rosario, il più semplice e antico strumento di preghiera. Si dirà: ma è giusto pregare per cose comunque futili come una partita di pallone?
Certo che si! Il mio parroco, quando sollevavo dubbi di questo genere sugli esami dell'università, mi diceva sempre che tutto può essere affidato in mano a Dio attraverso la preghiera. E studiare è il mio "lavoro" esattamente come allenare era, ed è ancora, quello di Carletto.
Ma il caso di Trapattoni è ben diverso: mi riferisco, lo avrete capito, al suo vizio di svuotare sul terreno di gioco delle boccette di acqua santa, benedetta.
E' questo un gesto inutile, stupido, offensivo. Gettare per terra dell'acqua santa non è preghiera, ma un insulto per la fede cristiana, che viene svilita, privata del suo significato più alto e ridotta alla stregua di un cornetto napoletano.
Curioso il palmares del Trapattoni allenatore: 10 scudetti in 4 paesi diversi, ma solo una Coppa dei Campioni, quella 84-85, vinta alla guida della Juventus, la coppa grondante sangue dell'Heysel. Curioso, dicevo, che un allenatore che ha guidato alcune fra le più grandi squadre d'Europa, non sia riuscito a trionfare una volta (in modo pulito) in Coppa dei Campioni, la competizione ad eliminazione diretta, del dentro o fuori, così simile alla fase finale di un mondiale. Come quello del 2002, quando il Trap ct dell'Italia cadde sotto i colpi di Byron Moreno. E mercoledì, nel ritorno del decisivo spareggio con la Francia per andare al Mondiale 2010, è successa una cosa molto simile: ancora una volta nella sua carriera, Trapattoni viene beffato nel momento topico, nella partita decisiva, beffato in modo immeritato, doloroso, quasi crudele.
Mi piace pensare che non sia un caso: mai come questa volta, credo si possa definire quel tocco di Henry "la mano di Dio".
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del 14/11
GALLIANI, UN UOMO CHE CI METTE LA FACCIA (QUANDO SI VINCE)
Se non sapessi che Adriano Galliani, in una vita precedente, lavorava nel mondo delle telecomunicazioni, direi che di media capisce veramente poco, se non nulla. E non parlo di milionari contratti e di sguardi ammiccanti fra addetti ai lavori ("se hai a che fare con un concavo, fatti convesso", l'illuminante consiglio di Berlusconi, per la serie uomini tutti d'un pezzo): mi riferisco proprio alla gestione della propria immagine, e di riflesso di quella del Club.
Adriano Galliani ormai, salvo rare eccezioni, è antipatico all'intero mondo del pallone, persino ai tifosi del Milan, anzi, forse le serpi le alleva soprattutto in seno. E questo non tanto per le scelte di mercato fallimentari in sequenza degli ultimi 5 anni (anche qui, salvo rare eccezioni), quanto per il suo approccio mediatico alle sconfitte e alle vittorie.
Quando si perde, lo riconosci subito. Espone un bel muso lungo, litiga pretestuosamente con innocui giornalisti su abbonati e paganti, e risponde "arrivederci" alle domande più pregnanti di "signor Galliani, un commento alla partita" (che poi, prima o poi in Italia dovremo interrogarci sul genere letterario che abbiamo inventato, le interviste senza punti interrogativi). I suoi silenzi nei momenti difficili sono ormai leggenda: nel mese di giugno di quest'anno fu straordinario, Kakà va via e Galliani scompare letteralmente dalla circolazione.. giusto due parole in croce alla gazzetta, poi via, presumibilmente al mare in Romagna (acmilan.com ci informò che è la sua meta preferita ai primi caldi). Riesce a vincere il mutismo giusto per ricordare che siamo i più titolati dell'universo e che Berlusconi ci ha presi in tribunale: forse crede di avere a che fare con tifosi affetti da Alzheimer, chi lo sa.
Quando si vince, miracolo! Ecco che Adrianone nazionale è l'uomo ovunque: su sky si ferma nel pre-partita, a fine primo tempo, nel post e possibilmente dice la sua anche in collegamento telefonico dall'Audi che lo porta dalla sua giovane moglie. Il tutto naturalmente ridendo e scherzando con la D'Amico e Massimo Mauro, improvvisamente diventati miss e mister simpatia: persino le domande di Sconcerti (specie protetta di giornalista in via di estinzione) lo irritano, ma solo un pò. E poi questo, è il periodo delle idee mirabolanti: e quale poteva essere l'intuizione geniale del momento se non questa decisione annunciata di riaprire gli abbonamenti per il girone di ritorno?
Scusate, ma devo aver perso dei pezzi. L'Adriano Galliani che al raduno di luglio sciorina numeri rassicuranti sugli abbonati, facendosi un vanto (e purtroppo anche uno scudo) del fatto che l'80% aveva confermato l'abbonamento dell'anno precedente, era una controfigura? Può anche darsi che quel dato fosse vero, anche se, testimonianza diretta di chi vi scrive, pochi giorni prima al momento di rinnovare, sul pc della banca le tribune erano un tripudio di LLLLLLLLLLLLLL (ad indicare i posti liberi). Poi però che accade? In pieno stile Gallianesco (e Berlusconiano) cala il silenzio su quei dati, dati che nei 2 anni precedenti venivano aggiornati sul sito 3 volte al giorno, prima dei pasti. Lo stesso dato finale viene annunciato alla "zitto tu e zitto io", nella mestizia più totale. Ma niente paura, basta vincere 5 partite e pareggiarne 2 (roba che al Milan dovrebbe essere la norma, non la felice eccezione) che a Galliani torna la favella anche sugli abbonamenti! E adesso propone commoventi appelli ai "tifosi dal cuore spezzato per la cessione di Kakà": caro Galliani, quei tifosi volevano risposte a giugno, volevano che qualcuno ci mettesse la faccia quando è stata veramente dura andare in giro sbandierando la propria fede rossonera, fra gli sfottò generali.. non adesso che abbiamo vinto qualche partita!
Chissà, magari i soldi guadagnati serviranno a pagare l'ingaggio di Adiyia, astro nascente, seppur panchinaro, del calcio vichingo, noto alle cronache per essere il giocatore il cui nome viene declinato in più modi. Ma che sia Adiya, Adyia o Adiyia, da abbonato dico ai Non Evoluti: fate comunque la tessera per il girone di ritorno!
La voglia e l'entusiasmo nel sostenere la squadra vanno trovati sempre, non solo quando si vince: altrimenti si diventa tanti piccoli Galliani.
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del 07/11
La Gazzetta di Josè
Quanto si è letto negli ultimi giorni sui quotidiani sportivi italiani ha dell'indecente: una cosa del genere si era verificata solo nell'estate del 2008, quando per 15 giorni consecutivi (contati dal sottoscritto), la gazzetta aprì con un titolone sull'Inter. Si passò dai (doverosi) complimenti per l'ultimo scudetto di Mancini, al suo addio, alle indiscrezioni sull'arrivo di Mourinho: memorabile una prima pagina col titolone "BECCATI!", quando la gazzetta pubblicò delle foto escluvise che ritraevano nientemeno che, udite udite, Mourinho e Moratti a pranzo insieme, evento che farebbe impallidire qualsiasi G8.
A quelle 15 ne seguirono poi tante altre nel mese successivo, seppur non in sequenza, fra le quali la celeberrima apertura post prima conferenza stampa: "MOU: NON SONO UN PIRLA", una delle frasi più inutili e banali mai pronunciate, sentita miliardi di volte nei bar sport milanesi, ma che grazie all'eco del deferente quotidiano rosa (e non solo) diventò tormentone.
C'è poco da fare, sin dall'inizio la gazzetta dello sport ha mostrato un affetto speciale per il portoghese allenatore dell'Inter. E non mi riferisco solo ad un eccesso di "pro", ma anche a clamorose mancanze di "contro".
Ricorderete tutti la sparata idiota che in conferenza stampa Mourinho l'anno scorso riservò ad Ambrosini: "non ha l'autorità morale per parlare, ha offeso 10 milioni di interisti e non si è mai scusato". Immediatamente Massimo ribadì su acmilan.com che già a suo tempo aveva chiesto venia in un comunicato apparso sul suddetto sito: ma che risonanza ebbe la risposta di Ambro? Nessuna. Con Mourinho è così, i suoi attacchi vengono amplificati e le risposte attutite, riportate col silenziatore. Perchè sulle pagine della gazzetta non partì un editoriale sdegnato verso il vergognoso autogol di Mourinho? E dire che la gazzetta, con altre squadre, è specialista nel settore, visto che proprio per quello stendardo esposto sul bus, Franco Arturi il 25 maggio 2007, quindi in piena festa rossonera, scrisse un duro pezzo sulla caduta di stile del Milan: "bisogna saper vincere", concludeva.
Negli ultimi giorni, l'apoteosi: il giovedì seguente la vittoria sulla temutissima Dinamo Kyev, squadra di fuoriclasse indiscussi e campione dell'universo in carica, la gazzetta titola: "ESPLODE L'INTER, Straordinaria impresa dei nerazzurri". Meglio ancora fa il corriere dello sport: "INTER DA LEGGENDA". Ricordate quale era stato il titolo per la vittoria recentissima del Milan al Bernabeu, quella si storica? Quella mattina i milanisti, che volevano comprare la gazzetta per conservarne la prima pagina, che si aspettavano la giusta celebrazione per un 2-3 a Madrid, trovarono un "BEL COLPO JUVE... E CHE MILAN!". Addirittura onore della cronaca condiviso con una vittoria casalinga per 1-0 col Maccabi!
Credo di essere attendibile quando parlo di media, visto che il tema in genere non mi appassiona e visto che spesso non ho condiviso le intemerate del Direttore su Milan Channel, del tipo "ce l'hanno tutti col Milan". Ma in questo caso, solo un cieco potrebbe non notare una simile disparità di trattamento.
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del 31/10
QUEI TIFOSI SEMPRE IN BILICO
Prima della partita col Real, si sentivano sempre più spesso previsioni catastrofiche sul nostro immediato futuro e sui nostri obiettivi stagionali: nel più ottimistico dei casi, l'Europa League.
Poi accade che battiamo i madridisti, battiamo il Chievo, e cambia tutto: "se vinciamo a Napoli siamo da scudetto".
No mi spiace, non ci sto a seguirvi su questa altalena, non è possibile vivere così il tifo.. ma se non altro per una questione puramente di salute!
Non si può giudicare il valore di una squadra sempre dall'ultima partita, o dalle ultime 3. O meglio si può, ma non viaggiando dal baratro al paradiso e ritorno.
Io credo che ognuno di noi debba fare all'inizio della stagione, per tener fede alla propria onestà intellettuale, una sua personale previsione su forze in campo e prospettive, e, non dico mantenerla come immutabile perchè i giudizi sono sempre in divenire, ma almeno ricordarsene!
Adesso cosa sta accadendo? Che sull'onda lunga del pareggio allucinante di Napoli (per il modo, non certo per il giudizio del campo, che è giusto), si sta tentando di ridimensionare quanto fatto in precedenza. Ma si, il Real ha preso 4 pappine da una squadra della C spagnola, non vale nulla.. la Roma aveva tanti assenti e nel primo tempo potevano farcene 3.. il Chievo? Dobbiamo ringraziare San Nesta.. e si sta passando da un estremo all'altro!
Il Real NON è la squadra più forte del monndo, e neanche la più in forma in questo momento, e non aveva neanche, fra gli altri, Cristiano Ronaldo: ma vogliamo parlare un attimo di quando l'anno scorso abbiamo perso 3-1 a Palermo? Se qualcuno avesse provato a dire "eh ma non c'era Kakà..", sarebbe stato ammutolito con fermezza! "Siamo il Milan, non possiamo dipendere da un giocatore, basta con gli alibi" ecc. Poi a loro manca Cristianone Ronaldone e la nostra vittoria non vale nulla! Allora dobbiamo anche dire che le nostre sconfitte dell'anno scorso senza Kakà non erano nulla, un'illusione ottica, un ologramma. Il Real ha i mezzi per essere una suadra stratosferica, ma ancora non hanno l'organizzazione per esserlo sul campo. Inoltre per caratteristiche tecniche, presta il fianco al sistema di gioco del Milan. Tutto qui, non sono nè il Dream Team nè una squadra allo sbando. E una vittoria al Bernabeu, resta comunque storica.
La Roma? Senza Totti, ok, ma vogliamo parlare di quando nell'autunno 2007, la Roma senza Totti viene a sbancare senza problemi San Siro, con un gol di Vucinic?
Certo, altro discorso è se uno ha sin dall'inizio sostenuto che il Real è una squadretta e che la Roma senza Totti non vale nulla. Ma non può un gol di Denis cambiare radicalmente il giudizio su una squadra e le sue imprese!
L'ho detto nel periodo nero di un mese fa, e lo ripeto: questa rosa, con tutti i suoi problemi e i suoi equivoci interni irrisolti, è la terza/quarta forza del campionato, e può tranquillamente vincere il suo girone di Champions. E non sarà una vittoria al Bernabeu a farmi dire che vinceremo lo scudetto, e non sarà un pari beffardo a Napoli a farmi dire che siamo da metà classifica.
Semmai mi interrogherei sul fatto che una squadra vecchia, in alcuni casi semi-bollita (centrocampo), in altri casi scadente (terzini), eternamente squilibrata, sia a un punto dal quarto posto. Quanto vale, oggi, la serie A?
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del24/10
LE RAGIONI DI UN TRIONFO
L' "anomalia" del Milan che vince al Santiago Bernabeu contro il Real che gli ha sottratto il suo miglior giocatore (dopo Pato), merita di essere analizzata, razionalizzata: come siamo riusciti nell'impresa?
Al di là dei discorsi fatti in questi giorni a proposito del dna europeo dei rossoneri (ma allora con lo Zurigo..?), credo che il discorso sia molto più "terra terra".
Per questa squadra, il Real di mercoledì sera è un'ottima avversaria da affrontare. Il Chelsea di Ancelotti, quello è l'esempio lampante di quali siano i clienti sgraditi ai rossoneri: una squadra dalla difesa d'acciaio, molto forte sulle palle inattive (Terry, Alex, Anelka, Drogba, Ivanovic, di cui ricorderete la doppietta di testa al Liverpool nell'ultima Champions), che tiene anche 10 giocatori dietro la linea della palla e che possiede il centrocampista d'inserimento perfetto per far male al Milan, ovvero Lampard (sul modello di Stankovic). Quali di queste caratteristiche è riscontrabile nel Real? Nessuna!
I blancos sono forse l'unica squadra in Europa con un terzino sinistro ancor più mediocre di Jankulovski in fase difensiva, Marcelo. Sono forse l'unica squadra in Europa che paga dazio persino al Milan sui calci da fermo, basti pensare che mercoledì nella nostra area di testa non ne hanno presa una, mentre noi avevamo fatto tombola con la premiata ditta Thiago-Sergio Ramos. Pressing? Questo sconosciuto! Raddoppi di marcatura? E che roba è? La difesa a 4 in linea del Real era perennemente esposta agli uno contro uno, tanto che nel secondo tempo persino Ronaldinho è riuscito a maramaldeggiare dalla parte di Sergio Ramos, trovando varchi che squadre ben più modeste come il Livorno non si erano mai sognate di concedergli. Centrocampisti che si inseriscono senza palla fra le nostre linee? Neanche a parlarne! Tutti a pretendere la palla sui piedi, compreso Kakà, che in quel contesto tecnico è apparso solo come un giocatore dal discreto spunto.. esattamente quello che accadeva nell'ultimo Milan di Ancelotti.
E' chiaro che in queste condizioni, puoi finalmente permetterti di fare ciò che non oseresti mai in campionato: dentro tutti i piedi buoni a disposizione (sono convinto che se ci fosse stato Beckham, avrebbe giocato anche lui, al posto di Ambrosini), e vediamo chi è più bravo. E, ci dispiace per le meringhe blanche, giocando ai nostri ritmi (da calcio anni '60), e con squadre lunghe a dismisura, viene ancora fuori che il campione del mondo Pirlo è superiore al campione d'europa Xabi Alonso, che Granero deve ancora mangiare pane duro per competere con Seedorf, che Ambro è ancora un gladiatore in grado di mangiarsi il pur ottimo Lassana Diarra. Qui una buona parte del merito va a Leonardo, non tanto e non solo per il coraggioso 11 iniziale (frutto degli input societari), quanto per la disposizione degli uomini: la scelta di tenere i 3 attaccanti sempre altissimi alla fine ha pagato, allungando il Real ed esponendolo ai nostri ribaltamenti di fronte sul lato di Pato. Ed anche la decisione di schierare il Papero a destra, dove fino a pochi giorni fa aveva fatto solo un gol (Milan-Genoa 2-0) e un assist (Lecce-Milan 1-1) ha dato i suoi frutti: il gol con la Roma e la doppietta al Real nascono da lì, e chissà che Alexandre non possa davvero aver trovato la collocazione ideale.
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del17/10
Abate, quando l'ultimo arrivato è già il migliore
Nel corso di un estate che è stata, giustamente, definita la peggiore dell'era Berlusconi per risultati e quantità di figure barbine racimolate, il tifoso rossonero medio riponeva le sue residue speranze in pochi fondamentali
punti fermi: uno di questi era Ignazio Abate, migliore in campo in quasi tutte le amichevoli.
Schierato inizialmente da centrocampista, col Bologna, grazie alla contemporanea assenza di alcuni dei nostri esterni, Leo si decide a provarlo da terzino destro, con i risultati che sapete. Ancora oggi però, sembra
esserci diffidenza attorno ad Ignazio: su Milan Channel più volte si è fatto riferimento all'asse Thiago-Flamini-Pato come quello su cui puntare per il futuro, dimenticando di menzionarlo, e la società sembra stia pensando a
tesserare per gennaio Rafinha, terzino destro brasiliano dello Shalke04. Pare che la politica dei doppioni non sia ancora passata di moda in via Turati.
Si potrà pensare: forse Abate sembra così bravo solo perchè attorniato da giocatori moviolati, forse lo stiamo sopravvalutando, forse in una grande squadra, e noi non lo siamo, farebbe panchina e tribuna. Eppure secondo le statistiche, Ignazio è già oggi fra i migliori terzini in assoluto della serie A.
Se teniamo conto della fase difensiva, quindi media di contrasti vinti e di palle rubate per partita, Abate è addirittura il primo in assoluto, mentre se teniamo conto della fase offensiva, quindi media di cross a partita e capacità di andare al tiro, è secondo soltanto a Maicon dell'Inter. Va detto però che in quanto a media-cross Ignazio è il leader della classifica (in media 8,2 a partita), Maicon lo supera a causa della sua migliore predisposizione al tiro e al gol (finora 1 in campionato). Tenendo conto di entrambi i parametri, quindi le 2 fasi, difensiva e offensiva, Abate è il miglior terzino della serie A.
Lo so, lo so cosa state dicendo: 7 giornate di campionato sono un campione troppo limitato per una statistica veramente attendibile, inoltre cose come i cross vanno valutate anche per la qualità e non solo per la quantità. Giustissimo. Infatti questi dati non pretendono di dipingere la verità assoluta, li definirei piuttosto un'indicazione, quella di INSISTERE fortissimamente su Ignazio come terzino destro. Centrocampisti di fascia bravi come e più di lui se ne trovano tanti in giro, ma se c'è un ruolo dove oggi è difficile trovare gente di valore, è quello del terzino, e il Milan lo sa bene (Zambrotta  e Jankulovski sono i fanalini di coda delle statistiche di cui sopra). Noi ne abbiamo trovato uno giovanissimo, italiano e proveniente dal nostro vivaio, con polmoni e accelerazione da campione e con la personalità da San Siro: abbiamo il dovere di investire su di lui.
p.s. Santon, il nuovo Facchetti/Bergomi/Maldini/Roberto Carlos, naviga nelle retrovie per rendimento: se in fase difensiva se la cava, in quella offensiva vale Zambrotta... nulla di nuovo, io aspetto ancora di vedergli fare il primo cross dal fondo in carriera.
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del 10/10
SPARIAMO A SALVE

Dopo 7 partite di campionato, possiamo approfittare anche noi della pausa per le Nazionali per raccogliere le idee e fare un punto sulla nostra stagione, approfittando anche delle solite statistiche fornite dalla Lega Calcio.
Il Milan attualmente è 12esimo, con soli 9 punti, ed uno score che vede 7 gol subiti (pesano i 4 presi tutti insieme nel derby) e soprattutto solo 4 gol segnati, 18esimo attacco della serie A: peggio di noi solo Atalanta e Livorno.
Che il problema del Milan stia soprattutto nella fase offensiva, lo testimoniano anche altri dati. Facendo un confronto con la scorsa stagione, si vede come alcune variabili siano rimaste costanti.
La nostra capacità di tenere il possesso palla è praticamente sovrapponibile: in media, 28' e 40" a partita l'anno scorso, 28' e 56" quest'anno.
Idem per le palle giocate, 625,3 a partita l'anno scorso, 619,9 quest'anno.
La percentuale dei passaggi riusciti, 69,7%, è esattamente identica da un anno all'altro, mentre la supremazia territoriale registra addirittura un lieve incremento, da 13' e 24" a partita, a 14' e 32".
In tutti e 4 i casi (possesso, palle giocate, passaggi riusciti e supremazia territoriale), il Milan aveva l'anno scorso e mantiene quest'anno il primo posto assoluto nel campioanto italiano.
Le note dolenti vengono, appunto, quando si parla di tradurre tutto questo in dollaroni sonanti.
Per ciò che riguarda i tiri in porta, il Milan scende dal primo posto di cui sopra, al 13esimo: in media solo 4,6 a partita.
Anche la % di pericolosità (variabile che tiene conto della capacità di verticalizzare e creare occasioni da rete, è sconfortante: confermato il triste 13esimo posto dei tiri in porta (41,7%).
E' chiaro che la prima soluzione che viene in mente per risolvere il problema, ha le treccine e l'80 sulla maglia. Ronaldinho resta ancora oggi, la migliore risorsa offensiva della squadra, e non parlo chiaramente di gol (Pato lo surclasserebbe), ma della capacità di creare situazioni pericolose. Ronaldinho, da fermo quanto vogliamo, è l'unico giocatore della rosa del Milan che riesce a mettere con costanza un giocatore davanti al portiere, basti vedere la sintesi di Siena-Milan 1-2. Chiaro che per una squadra come la nostra, con la poca benzina residua nelle gambe dei tanti senatori, scegliere di puntare forte su Ronaldinho significa fare delle scelte decise negli altri reparti. Molto meglio Borriello di Huntelaar davanti (che sgobba al posto del Gaucho), e uno solo fra Pirlo e Seedorf in mezzo, con Flamini titolare fisso insieme a Jankulovski. Un centrocampo di questo tipo colmerebbe il poco dinamismo di Pirlo e Ronaldinho, e la loro tendenza ad accentrare il gioco. Con Abate terzino destro, e a sinistra uno fra Antonini e Zambrotta (magari il primo nelle partite con le medio-piccole dove serve tanta gamba per allargare il campo, il secondo contro avversari più quotati, per la sua esperienza), la squadra è fatta. Senza contare che lo straordinario Albertazzi visto nei Mondiali di categoria, merita una chance. Chiaro che relegare Gattuso, Ambrosini e uno fra Pirlo e Seedorf al ruolo di (pregiate) alternative ai titolari, non è semplice, ma questa almeno è una soluzione possibile, e certamente peggio di quanto fatto finora è difficile fare. Col rientro di Bonera e col probabile ritorno di Beckham (miglior centrocampista del Milan edizione 2008-09), si potrà ragionare anche su altri sistemi di gioco (vedi 4-4-2, o 4-2-3-1).
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del 03/10
Ricordare Livorno
La partita con l'Atalanta di Conte presenta per noi difficoltà simili a quelle avute col Bari: squadra molto presente sulle fasce, che la butterà sul piano della corsa e del pressing. Se la partita di Bergamo è storicamente difficile per la nostra squadra, nelle condizioni in cui siamo adesso vincere lì rappresenterebbe quasi un'impresa.
Gli atalantini si preparano da una settimana per questa partita, con l'attesa che sempre suscita il nostro arrivo da quelle parti, noi abbiamo ancora da smaltire le tossine del post-Zurigo. Per questo motivo, secondo me, la scelta di formazione da cui partire è l'esclusione di Ronaldinho. Non siamo nelle condizioni di presentarci a Bergamo con lui e due punte, e giocare con il Gaucho e un'unica punta in avanti, Huntelaar o Pato, ci renderebbe quasi del tutto inoffensivi.
Una volta Roberto Mancini, interpellato sull'argomento nel suo ultimo anno all'Inter, disse che non pensava all'abete per la sua squadra, perchè "datemi un giocatore con le caratteristiche tecniche e soprattutto atletiche di Kakà, e allora si che potrò farlo".
L'albero di natale senza un giocatore che possa dare strappi alla partita con le sue accelerazione, un giocatore che mette in apprensione gli avversari anche a 40 metri dalla porta, è insensato per una squadra come la nostra. L'Atalanta verrebbe ad attaccarci nella nostra area anche con 6-7 giocatori insieme, sapendo che in fase di ripartenza, con questo Pato così abulico, siamo completamente inoffensivi.
Altre vie, come il 4-4-1-1 con Ronaldinho "alla Doni", sono forse praticabili, ma in una partita come questa, che per Leo probabilmente vale una stagione, non tenterei esperimenti mai provati prima (contando anche che gli esterni per il 4-4-2 ci mancano, soprattutto quelli difensivi).
A Livorno si trovò la quadratura nel secondo tempo con Seedorf e Pirlo, senza Ronaldinho: io ripartirei da lì. Non è il massimo della vita, ma questo passa il convento. E se Leo dovesse affondare, lo farà ribadendo fino all'ultimo che non è uno yes-man.
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del 26/09
"NON CORRONO..."
L'ultima giornata di serie A ha confermato che quello che ci attende sarà un campionato di sofferenza: se domenica dopo la vittoria col Bologna e il crollo di Fiorentina (a Roma) e Genoa (a Verona), ci sentivamo si imperfetti, ma comunque superiori a squadre messe ancor peggio, il turno infrasettimanale ha subito spento gli entusiasmi del post-Marsiglia. Non cambiano di una virgola, ovviamente, gli obiettivi stagionali: la società parla di "uno dei primi tre posti", ma a mio modo di vedere andrebbe bene anche il quarto. La scorsa stagione ci avevano fatto credere che il quarto posto sarebbe stato una sciagura perchè avrebbe tenuto il mercato del Milan in stand-by fino all'eventuale successo nei preliminari di Champions, poi però abbiamo scoperto che si, è vero, arrivando terzi il mercato si è sbloccato subito.. ma con la cessione di Kakà. E per arrivare ad Huntelaar abbiamo dovuto aspettare agosto inoltrato. E' chiaro però che un posto al sole della Grande Europa è per noi imprescindibile, per tanti motivi.
Il problema qual è? Che dopo Livorno, il Milan ha effettuato una svolta se possibile ancor più conservatrice rispetto alle prime uscite stagionali, riconsegnando le chiavi della squadra a Pirlo e soprattutto Seedorf: si può dire che siamo sempre di più il Milan storico di Ancelotti, ma più vecchio che mai e con un Kakà in meno. Poche settimane fa si diceva in questo spazio: il 4-3-1-2 con Seedorf non può essere la soluzione dei nostri mali, è un sistema che alla lunga mostrerà la corda. E ti credo, parliamo di un grande giocatore, da sempre incostante nei suoi umori, e che da Atene in poi ha accusato un forte calo di rendimento dovuto ad età e usura. Seedorf e lo stesso Inzaghi vanno dosati con parsimonia nella nostra stagione, con la precisione di un droghiere: una dose eccessiva di questi e altri giocatori (Gattuso, Pirlo e Ambrosini in mezzo, Favalli, Oddo, Zambrotta e Jankulovski dietro), può portare il Milan del domani ad implodere con i suoi senatori.
L'esigenza primaria della stagione, io direi addirittura alla pari con l'obiettivo qualificazione-Champions, è lanciare in pianta stabile uno scheletro di squadra che sia buono per gli anni a venire.
A Udine, come negli anni Ancelottiani, trattandosi di partita delicata, si è preferito puntare su quella strabenedetta cosa che chiamano "esperienza":
a destra il vecchio Oddo e non il giovane Abate perchè per contenere Di Natale ci vuole "esperienza" (e Oddo tiene in gioco Isla sul gol di.. Di Natale)
a sinistra il vecchio Zambrotta e non il giovane Antonini (o Albertazzi, che in primavera furoreggia), perchè è un campione del Mondo ed ha chiaramente "esperienza": peggiore in campo con Pato
in mezzo al campo Gattuso e non Strasser perchè, manco a parlarne, Rino è il vice-Capitano, il cuore, l'anima ecc ecc (anche se il mastino della Sierra Leone ha sempre fatto vedere ottime cose quando impiegato): i centrocampisti dell'Udinese gli andavano via da tutte le parti.
davanti Inzaghi e non Huntelaar perchè la gara sulla carta somigliava a quella di Marsiglia: i gol di Pippo in campionato sono ancora zero, come le volte in cui i suoi stagionati compagni lo hanno messo in condizione di segnare mercoledì sera.
Se ad Udine avessimo fatto una prestazione così scadente con in campo Abate, Albertazzi, Strasser e Huntelaar, si sarebbe detto "ecco cosa succede a mettere in campo tanti giovani! Dalla prossima partita si torna all'usato garantito". Io invece dico: ecco cosa succede a mettere in campo tanti vecchi tutti insieme contro la squadra più atletica del campionato insieme al Genoa!
Quindi, abbiamo preso atto (per l'ennesima volta) che, è vero, i giovani non danno garanzie di risultato.. ma neanche i vecchi! Il punto è che almeno i giovani hanno margini di miglioramento: Abate può imparare a fare le diagonali, ma per Jankulovski è troppo tardi! Giocare con un'accozzaglia di reperti archeologici ci da la garanzia di arrivare terzi o quarti? Assolutamente no, così come non ce la danno i giovani. Ma se disgraziatamente arrivassimo quinti con la squadra di Seedorf e Inzaghi, ci sarebbe da spararsi per l'assoluta mancanza di prospettive future.. se invece andasse male e arrivassimo quinti con Abate e Huntelaar, Albertazzi e Strasser, Antonini, Zigoni e Verdi, almeno avremmo messo solide fondamenta per il nostro futuro!
Gli estremi sono entrambi sbagliati, nessuno chiede di sbattere in campo 10 primavera più Pato, ma certamente lo spazio dato da Leonardo ai nostri giovani finora è ampiamente insufficiente, anche a livello di sole convocazioni con la prima squadra. Da anni dei giocatori del Milan si dice "non corrono". Adesso occorre provare a risolvere il problema mettendo in campo TANTI giocatori freschi, con gambe e fiato, adeguatamente affiancati da POCHI elementi di classe già provata ad alti livelli.. e non l'esatto contrario come avvenuto fino ad oggi!
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del 19/09
BOLOGNA AI RAGGI X
Il Bologna di Papadopulo si presenta domenica pomeriggio a San Siro con una formazione più credibile rispetto alla gara d'esordio del campionato scorso, e quindi preoccuparsene è un obbligo. E' vero, in difesa hanno perso Capitan Terzi, ma nello scambio col Siena hanno guadagnato un Portanova, il leader difensivo che forse mancava (oltre che sempre pericoloso nei calci piazzati). Rispetto al nostro ultimo incrocio coi felsinei a San Siro, dovrebbe giocare Raggi a destra al posto di C. Zenoni, in una sorta di difesa a 3 mascherata completata da Britos, perchè l'eclettico Bombardini si sgancia spesso e volentieri dalla sua posizione di partenza di terzino sinistro, per andare ad aggiungersi ai centrocampisti. Anche se il Papa rispetto ad Arrigoni ha finora preferito utilizzare Bombardini nella sua vecchia posizione da trequartista, quindi non si escludono sorprese.
A centrocampo il Bologna si è rafforzato con la prestanza fisica di Guana, con Vigiani, e con l'attaccante esterno Gimenez (ex-River Plate), ma ha perso il fosforo di Volpi (migrato in Calabria per prendere in mano le chiavi della Reggina di Novellino) e la qualità negli insertimenti di Amoroso. Il reparto dovrebbe vedere certamente Guana e Mingazzini in mezzo, con Valiani e uno fra Gimenez e Vigiani sulle fasce. I giornali propendono per la prima ipotesi, ma riesce difficile immaginare un Bologna che viene a San Siro con 2 punte pure più un attaccante esterno come l'uruguaiano, peraltro al debutto in Italia. D'altronde però le scelte del Livorno nell'ultima di campionato, devono farci riflettere: 2 punte, Candreva e Mozart a centrocampo, più Raimondi esterno destro, molto più offensivo di Perticone, e proprio per questo dato in panchina nel pre-partita vista la difficoltà del match col Milan. Invece la coppia Ruotolo-Russo ha dato un occhio alla formazione rossonera, e ha realizzato che una squadrta con 3 attaccanti che non tornano (Ronaldinho-Pato-Huntelaar), e con Jankulovski a sinistra, deve essere attaccata piuttosto che subita. Da questo punto di vista, l'undici iniziale bolognese, sarà per noi un'indicazione importante del livello di timore che siamo ancora in grado di suscitare in una medio-piccola squadra di serie A.
Il tandem offensivo dovrebbe essere Di Vaio-Osvaldo, visto che il Panterone Zalayeta nell'ultimo turno di campionato ha denunciato una condizione fisica ancora imperfetta (è apparso abbastanza appesantito). Il vice-capocannoniere dell'ultimo campionato sembra il cliente perfetto, per caratteristiche tecniche e fisiche, per la coppia d'oro Nesta-Thiago, molto meno per i nostri terzini che dovrebbero essere Zambrotta e Jankulovski (Oddo viene da 2 partite di fila in 4 giorni dopo mesi di semi-inattività). Se le 2 punte del Bologna, come è probabile, dopo un pò proveranno a trovar fortuna sulle fasce del Milan, ci sarà da soffrire.
La nostra formazione è presto fatta: oltre alla difesa classica di cui parlavamo prima, ci saranno Pirlo, presumibilmente Gattuso (al rientro, e incazzato per l'esclusione di Marsiglia), e uno fra Flamini e Ambrosini (favorito il primo). Poi il ritorno negli 11 di Ronaldinho, dietro Pato ed Huntelaar, che dovrebbe riprendersi il posto di centravanti titolare, così ben occupato da Pippo martedì sera; giusto così, Klaas è il futuro del Milan.
C'è un pò di curiosità per la posizione che potrebbe occupare il Gaucho, visto che finora è rimasto a galleggiare dietro le punte, ma l'anno scorso partendo dalla sinistra ha aperto in due il Bologna come un melone. Ricordate due cose però: la prima, che nel secondo tempo di quella partita, giocavamo con un 4-2-3-1 iper-offensivo, con Dinho-Seedorf-Sheva dietro Inzaghi, assetto ideale per esaltare le qualità di passatore di Ronaldinho. La seconda, che fece sfracelli finchè il Bologna tenne Adailton esterno destro offensivo del loro centrocampo a 5: non appena Arrigoni fece subentrare il più solido Mudingayi al suo posto, in un più classico 4-4-2, Ronnie smise di maramaldeggiare.
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del 12/09
Si scrive Leo, si legge Carlo
Premessa doverosa: nessuno ha intenzione di chiedere la testa di Leonardo dopo 2 sole partite ufficiali (seppur precedute dalla peggior estate, dati alla mano, dell'era Berlusconi). Come si affrettano a dire tutti, da Boban, a Van Basten, agli editorialisti dei giornali, a Leo si chiede un compito improbo, ovvero mantenere il Milan competitivo ai massimi livelli, con una rosa mediamente vecchia, soprattutto nei ruoli chiave (terzini e centrocampisti), sazia, squilibrata, e incompleta in più ruoli. Tuttavia, questo non deve diventare un alibi per il nostro Leo.
L'anno scorso, ad inizio stagione, si diceva la stessa cosa di Ancelotti: "non voleva Ronaldinho, non gli hanno preso la Torre richiesta, ergo, se fallirà non sarà colpa sua". Chiamiamola, "linea Alberto Costa". Durante l'anno però, Ancelotti ci ha messo del suo, eccome: con la cronica incapacità di motivare la squadra nelle partite non da copertina, con le sue gerarchie d'acciaio ammazza-giovani (ricordate che fino a metà novembre e nelle ultime partite della stagione, persino Pato era una riserva?), con la sua ostinazione nel proporre l'abete, rinunciando a quelle 2 punte di ruolo che spesso ci avrebbero fatto comodo.
A proposito di Leo, si potrebbe già aprire un vero processo per la pessima gestione del derby: formazione iniziale sbagliata (Jankulovski terzino dal lato di Maicon), mancanza di polso nel caso Gattuso-Seedorf, cambi errati e in ritardo (Maicon segna il terzo gol nel finale di primo tempo, mentre siamo schierati con un 4-4-1 che vede Ronaldinho e Pato esterni di centrocampo.. mettere subito Ambrosini no?). Tuttavia, trattandosi di  un allenatore neo-patentato e dalla provata intelligenza calcistica come Leonardo, si può chiudere un occhio, e accantonare questi episodi alla voce "errori di inesperienza che aiutano a crescere".
E' invece un'altra la vera critica che voglio muovere a Leonardo: la mancanza di coraggio. Tutti si chiedono perchè non provare Abate terzino, lui stesso si dichiara disponibile, ma l'unico a non volerne sapere è proprio il suo allenatore. Certo, è un esperimento, un azzardo se vogliamo (anche se peggio di Jankulovski è umanamente difficile fare), ma perchè non tentare nelle amichevoli estive, senza i 3 punti in palio? E invece no, così che oggi ci ritroviamo costretti a riesumare l'epurato Oddo o il cannoniere europeo Kaladze, che nel 2008 aveva costretto Maldini a emigrare sulla fascia a 40 anni perchè non ne voleva sapere si spostarsi dal centro (bell'esempio di professionalità). E Abate? Ignazio, miglior giocatore delle amichevoli estive con Flamini, è scomparso, zero minuti fra Siena e derby. Ma allora scusate, cosa è cambiato da Ancelotti a Leo? La meritocrazia conta ancora zero? A scendere in campo sono ancora i mammasantissima decadenti, a discapito dei giovani talenti? Eppure il trofeo Berlusconi era stato emblematico: esce un Gattuso che si era limitato al compitino, entra Abate e piazza subito accelerazione e assist al bacio per il gol di Pato.
Adesso c'è l'enigma della formazione per Livorno (sabato alle 18). E, nonostante i 90' giocati mercoledì sera, tutti i media danno nell'11 da opporre ai toscani sia Zambrotta che Pirlo. Perchè, mi chiedo, dovrebbe giocare Zambrotta, quando ci sono Oddo, Antonini ed eventualmente Kaladze? Non sono 3 fenomeni, ma meglio un Oddo fresco rispetto ad uno Zambrotta che per forza di cose sarà con la spia accesa. Idem a centrocampo. Flamini e Ambrosini sono riposati e certi di giocare: perchè non può giocare il marsigliese davanti la difesa con Abate a destra e Ambrosini a sinistra? O Ambrosini a destra e Jankulosvki (sempre positivo a centrocampo) a sinistra?
Ad oggi ci si è accorti del cambio della guardia in panchina quasi esclusivamente per la difesa più alta (e ti credo, con Nesta e Thiago..) e per la scelta di preferire Dinho a Seedorf. Troppo poco. Ad un giovane debuttante come Leo puoi perdonare eccessi di coraggio e incoscienza nello sperimentare, non i peccati opposti.
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del 05/09
LO 0-4? COLPA MIA
La mattina del 29 agosto 2009 mi sento ricolmo di entusiasmo: sto per prendere l'aereo da Palermo per vedere Milan-Inter! Palermo-Napoli, poi Napoli-Linate (per risparmiare), e poi via, verso la Scala del calcio per la partita più attesa. L'aereo decolla dalla costa palermitana all'alba, e poco dopo atterra nel capoluogo campano; decido di trascorrere questo primo volo dormendo.. la levataccia si fa sentire. Arrivato a Napoli però, sorpresona! Il mio volo per Linate non c'è.
Il tabellone riporta TUTTI i voli dalle 9 del mattino fino alle 18, tranne uno. Allarmato, vado in cerca di qualcuno che possa darmi delucidazioni, ma di banchi "informazioni" nemmeno l'ombra.
Finalmente verso le 11, dopo ore di attesa snervante, un'apparizione: sul tabellone è comparso il volo! Peccato che non sia indicata l'uscita.. al solito, uscita indicata in TUTTI i voli fino alle 18, tranne uno. La mia carta d'imbarco indica l'uscita A4, ma a soli 40 minuti dal decollo, l'uscita è deserta. Disperato, non trovo di meglio da fare che aspettare lì, col terrore che a mia insaputa stessero
imbarcando i passeggeri per Milano altrove.. E' tardi, tardissimo, mancano 10 minuti al decollo previsto e in quella stramaledetta uscita A4 ancora nessuno.. niente, ho perso l'aereo.. e invece finalmente appare la sospirata scritta che annuncia l'uscita, quella prevista, e mi informa (farlo prima no??) che c'è un pò di ritardo. Poco male, adesso so che sono nel giusto, devo solo aspettare. E penso..
"cavolo, comincia bene sta giornata..". Alla fine però, decido che questo incidente di percorso è
da archiviare alla voce "sei pur sempre a Napoli, cos'altro ti aspettavi??".
Atterrato a Milano, scopro che quei 40 minuti di ritardo mi avevano fatto perdere la navetta per Pavia.
E adesso? Mica posso andare a San Siro con 8 ore di anticipo e bagaglio al seguito.. l'unica è prendere un taxi. Altri 80 euro, che si vanno ad aggiungere ai 250 del biglietto aereo. Poco male, penso, un derby val bene questa spesa. Salgo sul taxi e ho subito cattivi presagi: c'è una donna alla guida. Ma non è una donna qualunque, no. E' una leghista di ferro, che una volta intuite, dall'accento, le mie radici sicule,
pensa bene di farmi trascorrere il viaggio fra prediche contro i siciliani ignoranti che non vogliono il ponte sullo stretto. "A cosa serve", provo a ribattere, "se non abbiamo manco ferrovie e autostrade? E' come una casa senza muri e senza tetto, a cui però decidi di mettere il parquet!". Niente, non c'è verso.
Dopo aver scoperto che sono un troglodita che ostacola il progresso solo perchè non lo capisce, mi accorgo che ci stiamo dirigendo esattamente nella direzione opposta rispetto a Pavia. Il tutto perchè la Borghezia dei tassinari era così presa dai suoi sproloqui che aveva sbagliato strada. Sospirone. "Porta pazienza Francesco.. tra poco ti rifarai al derby..".
Finalmente, Pavia. Scendo dal taxi della psicopatica, e incontro sotto casa la mia vicina, che mi si fa incontro agitata: "Francesco, non sai cosa è successo!!". In pratica, alcune settimane prima in tutto il condominio si era diffuso un forte tanfo, come di cadavere, a quanto pare proveniente da sotto la porta del mio appartamento. Disperati, non sapendo come rintracciarmi in Sicilia, i miei vicini avevano pensato
bene di fare allegramente irruzione in casa mia, scoprendo che eravamo senza corrente elettrica, e che quindi frigo e freezer erano pieni di cibo putrido e marcescente, cibo rimasto lì per chissà quanto tempo, con 40 gradi di temperatura. Già perchè il mio coinquilino, partito a luglio, 2 settimane dopo di me, aveva pensato bene di lasciare tutto lì: ora, passi la carne in freezer, ma la logica che sta dietro la decisione di lasciare il latte aperto in frigo per un paio di mesi, mi sfugge proprio. Sarebbe diventato formaggio anche con il
frigo funzionante; così aveva assunto invece una delicata tonalità marroncina. L'impatto con il mio appartamento, una volta salito di corsa a vedere la situazione, è piuttosto duro: niente luce, puzza di topi morti in decomposizione, sporcizia ovunque (il mio coinquilino per credo religioso è contrario alle pulizie). Vabbè ma non posso perdere tempo per indagare, devo andare a Milano, altrimenti avrò fatto un
viaggio per nulla! E così, dopo aver buttato interi sacchi neri di cibo fetido, mi dirigo, sudato e incazzato, alla stazione dei treni.
Mancano 20 minuti al treno per Milano. Prima macchinetta automatica per i biglietti, guasta. Ma come, ho sempre fatto qui i biglietti.. provo a quella accanto. Guasta. Furente, mi metto in coda, e a pochi minuti dalla partenza del treno, scopro che non ci sono più biglietti. "Ma mi accontento di stare in piedi!". Nulla da fare.
"Peggio per voi", penso, "vuol dire che mi farò il viaggio a scrocco". A 2 minuti dalla partenza del treno, faccio un giro lungo il binario, in cerca di macchinette automatiche, perchè con quel caldo sto letteralmente morendo di sete.
Prima macchinetta: panini. Passo oltre, seconda macchinetta: patatine. Niente, più avanti c'è la terza macchinetta: cioccolattini vari. Finalmente arrivo alla quarta ed ultima macchinetta, in fondo al binario: the freddo, evviva!
Vado per mettere la monetina e vedo che sulla fessura c'è un biglietto con su scritto, indovinate un pò, GUASTO.
Dopo un viaggio in treno passato in piedi a fare la sauna, con la paura di essere scoperto dal controllore, arrivo a Milano, e in poco tempo raggiungo San Siro. Incontro il mio fedele compagno di avventure rossonere, Maurizio, e con lui mi dirigo al secondo anello: peccato che, per motivi a me sconosciuti, qualcuno avesse pensato bene di bagnare tutte le scale. Così, arrivato al secondo anello, scivolo sul primo gradino e mi faccio tutta la scalinata che conduce al mio posto battendo ripetutamente il fondoschiena sui gradini, fra la (comprensibile) ilarità dei presenti. Il pantaloncino beige nuovo, inaugurato proprio quel giorno, è tutto nero sul posteriore. "Decisamente non è la mia giornata", è la mia amara considerazione.
Arriva il derby, e su quello c'è poco da dire. Quel secondo tempo passato con gli interisti che ci torellavano facendo OLE' ad ogni passaggio, con la curva nord che cantava per Kakà, non lo dimenticherò presto. Ma decido di bere l'amaro calice fino al 90'. Avevo deciso in precedenza di comprare la nuova maglia del Milan subito dopo il match, ma uscendo dallo stadio rifletto e giungo alla conclusione che con la fortuna che mi accompagnava quel giorno, se avessi preso la maglia di Nesta, si sarebbe spaccato la schiena di lì a poche ore, con conseguente paralisi dalla vita in giù. Non mi pare il caso.
E così, a tarda sera, faccio ritorno a Pavia, dove mi accolgono il familiare tanfo di morto, e il buio pesto. A tentoni, raggiungo il letto, e punto subito la sveglia del cellulare per l'indomani, di mattina presto: ho fretta di scappare da lì. Al momento di posare il cellulare sul comodino però, nell'oscurità più totale, sbaglio mira e il telefonino finisce sotto il letto, in un vortice di tenebre mista a spessi strati di polvere.
A beautiful day
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del 29/08
DESTINO PUTTANO... MA IL GIRONE LO VINCIAMO
Come nell'anno della finale di Atene pescammo nel girone i padroni di casa dell'AEK,quest'anno ci tocca andare a prendere le misure del
Bernabeu, Teatro della finalissima 2010. E' il Derby d'Europa, 16 Coppe dei Campioni scenderanno in campo (a proposito, si raccomandano gli occhiali da sole ai guardoni interisti in visione, un tale scintillio di Coppe può essere dannoso per gli occhi di chi è rimasto alle anfore); ma soprattutto, inutile negarlo, la doppia sfida col Real sarà per cuori forti, con una fortissima componente emotiva.
Sarà infatti l'occasione per vedere un grande Campione che affronta il suo passato, che torna a calpestare l'erba del suo stadio, un goleador che proverà a segnare il più classico dei gol dell'ex a quella squadra da cui è stato cacciato in malo modo: sono sicuro che per i
tifosi del Real sarà una bella emozione rivedere Klaas-Jan Huntelaar.
Il girone resta comunque duro, e non tanto per merito del Real penta-eliminato agli ottavi,quanto per la presenza del Marsiglia, una squadra storicamente ostica per noi (soprattuttoper la roba buona che circola da quelle parti), arrivata seconda a soli 3 punti dal Bordeaux
nell'ultima Ligue 1, con il migliore attacco del campionato. A differenza di Gourcuff e i suoi fratelli però, il Marsiglia quest'estate si è rinforzato non poco: Diawara, roccioso difensore senegalese prelevato proprio dai rivali del Bordeaux (del quale era una colonna), l'esperto Gabriel Heinze dal Real Madrid, Lucho Gonzalez, il "tuttocampista" del Porto, M'Bia, giovane centrocampista alla Yaya Tourè prelevato dal Rennes (lo seguivano anche le italiane), il vecchio drago ex Real e Valencia Morientes, più l'acquisto di gennaio Brandao, l'attaccante brasiliano ex Shakhtar che recentemente Gattuso ha eletto in una intervista giocatore più irritante mai incontrato in carriera ("mi metteva sempre le mani in faccia, non so come ho fatto a non reagire"). Gli altri punti di forza della squadra sono il terzino sinistro
nigeriano Taiwo, ennesimo elemento del Marsiglia con un fisico da corazziere, il talentuoso fantasista franco-tunisino Ben Arfa, cresciuto al fianco di Benzema nel Lione, e il capocannoniere della scorsa stagione, lo scorbutico attaccante senegalese Niang (12 reti nell'ultima Ligue 1), adesso con la fascia al braccio dopo la partenza del vecchio capitano, il centrocampista albanese Cana (andato al Sunderland). Hanno cambiato allenatore in estate, sostituendo il belga Gerets
(recentemente nominato in Francia allenatore dell'anno, con un passato da giocatore-meteora del Milan primi anni '80) con Didier Deschamps. Non sarà facilefare punti con il Marsiglia, ma se vogliamo ancora una volta vincere il girone, ne serviranno almeno 4 su 6.
Dello Zurigo si sa poco, e francamente è un bene che sia così. Pur essendo la squadra campione di Svizzera, parliamo sempre di una rosa la cui stella, l'ex-Brescia Vonlanthen, faticherebbe a trovare spazio in una qualunque squadra di serie A. Di buono c'è che Zurigo si raggiunge in pullman; molto meglio quindi rispetto a certe trasferte al freddo e al gelo che toccano ai cuginastri.. buon girone a tutti!
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del 22/08
L'ESTATE DELLA SVOLTA
Ci siamo lasciati nel mese di maggio con un proposito in vista di Firenze:
vincere per arrivare terzi e poterci tenere il nostro "22". Tre mesi sono passati,
ma sembra una vita.
Kakà ha realizzato il sogno che coltivava amorevolmente più o meno dal giugno 2007,
ovvero diventare quella meringa bianchiccia che è adesso. Inutile nasconderlo, per lui sono
state versate lacrime, a gennaio e per molti anche a giugno (non è il caso di chi vi scrive), ma
lui da signore quale è sempre stato ha deciso di gestire i suoi ultimi mesi a Milano
non una doppiezza e una falsità tali, da rendere per noi più facile il distacco.
L'ultima magia di un grande Campione, e di un grande Ipocrita.
Il Milan ha invece realizzato il sogno del Presidente Berlusconi, che si è stufato di buttar soldi per
una cosa futile come il calcio, e ha iniziato a giudicare "amorali" spese che lui per anni ha sempre effettuato. Forse non a questi livelli, ma non ditemi che i vari Lentini, Nesta, Rui Costa, 3 giovanotti che nulla sanno fare se non sgambettare in un rettangolo verde, valgono 100 o 200 volte un ricercatore pluri-laureato e ultra-specializzato che consacra la sua vita alla lotta al cancro. Se il criterio è la moralità, i calciatori dovrebbero prendere non più di 2-3mila euro al mese, quindi bando ai moralismi a convenienza, caro Presidente.
Il mercato ha portato in dote Huntelaar, grande goleador, che vista l'irraggiugibilità di
Dzeko e Adebayor era il meglio sulla piazza, ma anche Abate e Thiago Silva. Quest'ultimo
lo conoscevamo già, la sua fama lo precede e la stima di Buffa vale più di un bollino blu, mentre è Ignazio la sorpresa dell'estate 2009: un giocatore assolutamente da inserire
nel giro dei 13-14 titolari di questa squadra, quantità e qualità espresse in una posizione
non sua, da interno destro del rombo.
Allo stesso tempo però, Abate è il principale appunto che muovo da subito al nostro
allenatore: ma come, cerchiamo disperatamente terzini sotto i 30 e con facilità di corsa,
senza provare almeno UNA volta la nostra aletta in quella posizione? A centrocampo
Flamini è a mio avviso l'Intoccabile di questa rosa, Pirlo ormai è rimasto e non avrebbe
senso escluderlo dai giochi, essendo l'unico con la personalità e i piedi per accendere la
luce in campo (e si è visto anche nel "Berlusconi"), ci sono poi i 2 Capitani (uno per anni di militanza, l'altro per presenze), Ambrosini e Gattuso, e lo zio Seedorf, che parte sempre dietro, ma è come quei capi di abbigliamento che non passano mai veramente di moda. Difficile immaginare che Abate
possa fare più di 15-20 presenze stagionali in quella zona del campo. Perchè allora non
provarlo terzino destro, con Zambrotta a sinistra? Jankulovski potrebbe avanzare a centrocampo,
alternandosi con gli altri 5, e avremmo così tappato 2 buchi senza uscire un euro.
Ecco perchè non comprendo l'interessamento per De Silvestri, buono ma inferiore rispetto
ad Abate, che finirebbe solo per togliergli spazio. Meglio prendere un terzino sinistro di
qualità (Bale), e un vice-Pato all'altezza, magari in grado all'occorrenza di fare il
vice-Dinho (van der Vaart). Ma vista l'aria che tira, meglio non coltivare illusioni.
Adesso alle porte c'è la sfida col Siena, uscito indebolito da questa campagna acquisti: orfano
di Kharja e Portanova, due leader del vecchio corso, la squadra di Giampaolo sembra a prima vista acuminata davanti (Maccarone, Paolucci, Reginaldo, Vergassola che si inserisce), ma molto
attaccabile dietro nella coppia di centrali Ficagna-Brandao, e con poca qualità a centrocampo,
Fini a parte. Per Dinho prevista vita dura, Codrea è un cagnaccio vecchia maniera.
Del vecchio Milan di Ancelotti (a proposito, per quest'anno accantono le mie
simpatie per il Liverpool in favore del suo Chelsea) si sarebbe detto "fatica con le piccole
che si chiudono, a Siena sarà più dura che nel derby, perchè quelle gare lì il Milan non le
sbaglia". Basterà il cambio di gestione tecnica, con i pochi innesti che sono stati fatti, ad
aprire un nuovo ciclo, con la sua anima e le sue vittorie, o questo "Quinto Ciclo" di Leo si
rivelerà soltanto l'ectoplasma del Quarto?
Abbiamo un'intera stagione per vivere tutto insieme.. e comunque vada, forza Milan sempre!
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del 30/05
In palio c'è il 22
".. e scherza col fuoco, che ti ri-scherza col fuoco, siamo alle porte di questa gara di
Firenze.."
Ha detto bene il Direttore, adesso siamo nei guai. In Toscana, come si dice in questi casi, ci aspettano: basta fare un giro sui forum viola per verificare che l'attesa per questa sfida è altissima. Addirittura stanno studiando un'iniziativa per cui domenica tutta Firenze sarà colorata di viola sin dal primo mattino, striscioni, drappi e bandiere sui balconi e per le strade; per loro è una giornata storica, chi si aspetta una Fiorentina appagata dal quarto posto raggiunto, si sbaglia di grosso. Loro, giocatori in testa, ci credono, eccome.
Andando sul tecnico, l'11 titolare dei viola appare ben delineato: assenti per infortunio Santana, Mutu e Bonazzoli, in tribuna per squalifica Dainelli e Felipe Melo, la Fiorentina dovrebbe scendere in campo con Frey in porta, linea a 4 Comotto-Zauri (favorito su Kroldrup, non al meglio)-Gamberini-Pasqual, poi Donadel (in vantaggio su Kuzmanovic, che pure ha segnato una tripletta nella partitella del giovedì) e Montolivo davanti la difesa, con Semioli-Jovetic-Vargas dietro l'unica punta Gilardino. Da segnalare, vista la suddetta partitella settimanale, le ottime condizioni del binario di sinistra Vargas-Jovetic, con quest'ultimo che pur partendo centralmente tende a
sovrapporsi con profitto in quella zona del campo. In panchina, ceduti Pazzini e Osvaldo, rotti Mutu e Bonazzoli, andrà una sola possibile alternativa a Gilardino, il giovane primavera Maritato. Anche per noi, vista la squalifica di Ambro e l'assenza dell'ultima ora di Beckham per infortunio,la formazione è abbastanza annunciata, con Zambrotta e Jankulovski sulle fasce, Flamini-Pirlo-Seedorf a centrocampo, e Kakà dietro Inzaghi e Pato. A dire la verità la sensazione è che il mister preferirebbe di gran lunga il "suo" Milan, con Kakà seconda punta atipica e il solo Inzaghi davanti, ma i vuoti lasciati dagli assenti a centrocampo, col recupero di Gattuso che ancora appare piuttosto lento, lasciano presagire una scelta diversa. Su cosa punteranno loro si sa: come ha dichiarato il "nostro" Donadel in settimana, vorranno
partire subito fortissimo, cercando un gol nella prima fase della partita in modo da esaltare, se possibile, ancora di più il pubblico, e trasformare il Franchi in una bolgia. Visto il nostro centrocampo, che si preannuncia molto tecnico ma piuttosto "leggero", cercheranno di ribaltare spesso il lato, per metterci in difficoltà coi raddoppi sugli esterni, in modo da scodellare cross appetibili per Gilardino. Noi... noi probabilmente avevamo intenzione di fare una partita accorta, di attesa, compatti nel primo tempo e.. poi vediamo che succede nel secondo, come l'anno scorso insomma. Ma le assenze, e quindi il tipo di squadra che scenderà in campo, ci impongono una sola via da
seguire per uscire indenni dal catino bollente (in tutti i sensi) di Firenze: prendere il comando della partita, tenere il pallone, imporre i nostri ritmi, e, visto il peso che avremo in area di rigore con Inzaghi e Pato, colpire quando sarà il momento. Inutile dire quanto sarebbe vitale evitare il preliminare, che da quest'anno prende il nome di play-off; o forse un ripassino veloce della posta in palio è meglio farlo.. dunque, quarto posto vorrebbe dire mercato in stand-by finchè non avremo la certezza dell'accesso ai gironi di Champions (ricordate l'estate 2006? Idem), e ciò accadrebbe solo dopo il 26 agosto 2009, giorno della partita di ritorno; dunque la squadra sarebbe da allestire con gli Oliveira di turno raccattati qua e là negli ultimi 4-5 giorni a disposizione. Vorrebbe dire preparazione fisica approssimativa e affrettata, sempre come nel 2006, con gli italo-brasiliani di ritorno dalla confederation cup, e subito chiamati a tornare in campo.
Vorrebbe dire rischiare seriamente di compromettere da subito il campionato, visto che la Serie A parte il 23 agosto, dunque a cavallo fra l'andata dei play-off di Champions (19 agosto) e il ritorno (26). Vorrebbe dire anche perdere i soldi che si sta programmando di racimolare nelle varie amichevoli di lusso estive, oltre che incassare una somma minore rispetto a quella che prende chi si piazza terzo in serie A. E soprattutto, probabilmente vorrebbe dire addio a Ricardo Kakà. Perchè come ricordato da Galliani poche settimane fa, il Milan non può tollerare 2 anni di fila senza Champions, gli ingaggi pesano, e rischiare di uscire già ai play-off in agosto sarebbe una sciagura epocale per le casse del club, visto che i pezzi da 90 come Kakà non puoi pensare di venderli a campionati partiti. Facile dunque immaginare che certe faraoniche offerte provenienti da Madrid, in caso di quarto posto sarebbero ascoltate con molta attenzione in via Turati. E' bene saperlo, fra le tante cose in palio domenica alle 15, c'è anche il nostro 22.
Questa rubrica si prende adesso il suo meritato riposo... ma non temete, ci si trova di nuovo tutti qui per la prossima stagione... Buone vacanze!
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del 23/05

QUEL TARLO MALEDETTO
Con ogni probabilità si avvicina a grandi passi la fine dell'era di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan. L'ostinazione con la quale Galliani continua a rimandare il momento dell'annuncio di una decisione che lui sostiene sia già stata presa, è indicativo: va bene aspettare l'effettiva conquista del secondo-terzo posto, ma se la scelta è già stata fatta e se è ricaduta su Carlo Ancelotti, perchè non dirlo
subito, restituendo serenità ad un ambiente in confusione? E se a questo aggiungiamo Kakà, che si dice dispiaciuto insieme ai suoi compagni, lasciando intendere di sapere già l'esito della vicenda, allora veramente siamo ai titoli di coda di 8 anni che sono già nella storia del Milan. Gran parte dei tifosi rossoneri, compreso chi vi scrive, sono da tempo schierati per un cambio alla guida tecnica della squadra. I motivi? Basta leggere "facciamo il Punto" di questa settimana, che li sintetizza perfettamente. A tutti noi però credo resteranno alcuni dubbi: cosa sarebbe successo se...
Cosa sarebbe successo se nell'estate del 2006 Stam, Rui Costa e Shevchenko fossero stati sostituiti da Vidic, Thiago Motta e Fernando Torres, invece che da (con tutto il rispetto) Bonera, Gourcuff e R. Oliveira? L'estate di Guido Rossi ha di fatto ridimensionato il Milan di Ancelotti che veniva da 3 anni di massima competitività sui due fronti, in Italia e in Europa. Poi nella primavera del 2007 maturò la Grande
Impresa che ha illuso molti (dirigenti compresi) sulla qualità della rosa, ma la verità era ben diversa.
E cosa sarebbe successo se nell'estate del 2007 fossero arrivati quei rinforzi di spessoreinternazionale in grado di andare a colmare il buco in rosa maturato l'anno prima? Invece Carletto ha dovuto fare le nozze con quel fico secco di Emerson e con il baby Pato in arrivo solo a gennaio, quando le stagioni sono già bene (o male) indirizzate.L'incredibile infortunio misterioso di Ronaldo ha fatto il resto. Arrivare dietro una grande Inter come quella della stagione scorsa era a quel punto ovvio. La Roma di Spalletti stava toccando il punto massimo del suo ciclo e forte del suo gioco e di uomini perfettamente funzionali ad esso, si è comprensibilmente piazzata seconda. La Juve aveva la carica enorme data dalla voglia di riscatto post serie B, e il grande vantaggio di non disputare nè la Champions nè la Uefa, che abbiamo scoperto a nostre spese essere un impegno comunque dispendioso; anche qui, tenendo anche conto della fisicità bianconera, più adatta rispetto alla nostra tecnica ad un campionato come quello italiano, è abbastanza nella logica delle cose che siano arrivati davanti a noi. La cosa dura da digerire è l'essere arrivati anche dietro una Fiorentina impegnata in Uefa fino alla semifinale; a essere sinceri anche noi avevamo affrontato la lunga trasferta in Giappone, ma la differenza tra le rose è tale che non ci sono alibi, si doveva arrivare quarti. Ma è giusto ricordare che, date le forze in campo, siamo arrivati giusto un gradino dietroquelle che erano le nostre massime possibilità. Infine, cosa sarebbe successo se l'estate scorsa il Milan avesse accontentato il suo
allenatore che, a distanza di 2 anni, continuava a chiedere un grande difensore e una punta da 25 gol a stagione, ovvero gli "eredi" di Stam e Shevchenko? Purtroppo arrivanoSenderos (che somiglia a Stam solo per la pelata albina) e Ronaldinho, sul quale possiamo discutere per ore, ma di certo non è il centravanti che richiedeva il mister. Ricordo che ad inizio stagione "parlando" con gli amici del forum scrissi che Ancelotti si era addossato una bella responsabilità avallando una campagna acquisti a lui sgradita, e che se il Milan avesse fallito, le colpe sarebbero cadute tutte su di lui.  Oh, è avvenuto proprio questo.E' vero, come dice Max, che l'Ancelotti di questi ultimi anni ha lasciato a desiderare per la capacità di sfruttare ogni sacca della rosa e per il modo in cui non ha saputo motivare
la squadra in certe partite, cose che l'anno scorso ci costarono la Champions e quest'anno spiegano alcuni (non tutti) dei punti di distacco che abbiamo dal primo posto.E' vero anche che resteremo forse per sempre con quel tarlo maledetto nella testa. Quello che sa fare Carletto potendo disporre di una rosa ampia, di qualità e mediamente giovane, lo abbiamo visto fino al 2006: se dal 2006 al 2009 abbiamo vinto "solo" una Champions, una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club, la causa è stata una rosa più debole o un allenatore improvvisamente rincitrullito?
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del 16/05

RONALDINHO: ECCO IL PROBLEMA
L'Eroe del Destino, questo era, nei piani della società e più ancora in quelli di milioni di tifosi, il ruolo che avrebbe dovuto ricorprire il Gaucho in questa stagione.
Pagato 22 milioni di euro, con un contratto di 6,5 mln a stagione, Ronaldinho finora è costato al Milan una cifra lorda di 35 mln di euro, a fronte di una manciata di gol su azione (stanno in una mano) e qualche assist: sarei tentato dal proporre un dato del tipo "quanto ci è costato ogni suo gol/assist", ma non intendo infierire, anche perchè un'idea potete benissimo farvela da soli. Vero che il suo alone mediatico attira sponsor vari e aiuta ad organizzare fruttuose amichevoli in giro per il mondo, ma con in squadra gente come Kakà e David Beckham, in fondo non credo che il Milan avesse bisogno di un surplus di visibilità. Primo danno arrecato al Milan: una perdita secca, in anni di crisi economica, di (finora) circa 35 mln di euro.
Dal punto di vista tecnico, è chiaro che il suo contributo è stato scadente, in rapporto alle qualità del giocatore. Mi spiego: se un giovane promosso dalla primavera, l'Ikande della situazione, avesse fatto in una stagione 4 gol su azione, 3 punizioni, 2 rigori e un mezzo golletto che in realtà è un gol di Senderos, più alcuni assist (ad Ambro col Bologna, a Sheva a Zurigo, a Pato con la Juve, a Pato col Siena e a Inzaghi col Torino), sarei qui a dire:è nata una stella. Ma parlando di un super-campione come Ronaldinho, che nei suoi anni d'oro
oscurava il miglior Kakà, anche dal punto di vista dello scatto (doppietta al Real per credere), non ci si può accontentare di un rendimento così. Trattasi di attaccante vero e proprio, vista la sua inesistente fase difensiva, e per un attaccante 10 reti di cui solo la metà su azione, più 5 assist, sono un magro bottino. Poco importa se quasi tutte queste giocate sono concentrate nella prima fase della stagione, il rendimento di un giocatore non può essere valutato in fasi a compartimenti stagni, e se nel girone di ritorno non ha trovato spazio, certo non si gli si può assegnare un senza voto; le voci da Milanello parlano di un giocatore che nel ritiro di Dubai, dove (Tognaccini dixit) avrebbe dovuto costruire un girone di ritorno da favola, non si è impegnato come avrebbe dovuto, e che ha reagito alle prime panchine (frutto dell'esplosione di Pato e dell'arrivo di Beckham che ha cambiato gli equilibri del centrocampo spostando in avanti Seedorf) con uno spirito da star che ha perso il posto e con esso le motivazioni. Salvo nel derby di ritorno, dove vista la visibilità planetaria del match ha giocato ad alti livelli, negli spezzoni concessi in tutte le altre partite ha più o meno sempre messo in mostra solo passo lento e capacità di tenere il pallone, una roba che neanche il Rui Costa nelle sue giornate peggiori. Secondo danno arrecato al Milan: scarso rendimento complessivo in stagione.E adesso, il peso specifico delle sue esclusioni: in questo girone di ritorno, contrariamente alle previsioni (anche mie, lo ammetto) Ancelotti si è dimostrato in grado di tenerlo fuori, e questo come vedete gli sta
costando la panchina, visti i malesseri presidenziali. Che cambiare l'allenatore sia un bene piuttosto che un male lo lascio stabilire ad ognuno di voi, non è un dato oggettivo, ma che Galliani voglia confermare Ancelotti e Berlusconi cacciarlo a causa delle esclusioni del Gaucho, è il segreto di Pulcinella. Terzo danno arrecato al Milan: una profonda frattura nel rapporto fra Ancelotti e il nostro Presidente.
Ma un Ronaldinho in panchina si è rivelato un danno anche dal punto di vista tecnico: nel girone di ritorno infatti in pratica Ancelotti ha sempre avuto a disposizione 2 cambi e non 3, perchè l'ingresso del Dentone ad inizio secondo tempo era quasi obbligatorio per mantenere la serenità in squadra e soprattutto per evitare l'esplosione di casi e controcasi sui media. Il suo ingresso col Genoa a san Siro al posto di Pato, lasciando i soli Kakà e Dinho davanti, lasciò sconvolti i tifosi e privò del tutto il Milan di profondità in attacco, inclinando di fatto il campo verso la nostra porta finchè dai e dai e dai arrivò il pari di Milito. Ma d'altronde Ancelotti cosa avrebbe
dovuto fare? Kakà è intoccabile, cambiare Seedorf con Dinho avrebbe sbilanciato la squadra, l'unica era togliere il Papero. Altro esempio, l'ingresso di Dinho a Napoli o con la Juve; in entrambi i casi la coppia Inzaghi-Pato è stata scoppiata per consentire l'ingresso del brasiliano.Quarto danno arrecato al Milan: cambi pressocchè obbligati per quasi un girone, anche contro ogni
logica.E infine, ultimo ma primo per importanza, il futuro: è chiaro infatti che un Ronaldinho in panchina anche l'anno prossimo, quello pre-mondiale, non sarebbe tollerabile per il Milan e per lui. La favola del "ci saranno 3 partite a settimana, con tanto spazio per tutti" non regge:quante partite salta Kakà in una stagione? Può il Gaucho ridursi ad essere il nuovo Rui Costa a 29 anni? Credo proprio di no. E allora, si riuscirà a venderlo? O questa squadra, come ripete Buffa, resterà inallenabile anche nella prossima stagione, con le sue contraddizioni e le sue star ai margini? Il suo ingaggio pesantissimo, secondo solo a quello di Kakà, è peraltro un freno ad ogni acquisto "pesante", in attacco e non solo. Quinto ed ultimo danno arrecato al Milan: un futuro denso di ombre e problemi ancora irrisolti.
Cinque danni arrecati al Milan: non male, per un Eroe del Destino
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del 09/05

BLACK POWER
Il fisico è simile (188 cm per l'ivoriano, 190 per il togolese), ma non uguale, se pensiamo
che Didier Drogba pur essendo lievemente più basso ha una massa muscolare di 91 kg, contro
i 75 kg di Emmanuel Adebayor; anche guardando la conformazione del loro corpo, si evince
che il primo è più, passatemi il termine, "massiccio", mentre il secondo, anche a causa
della particolarissima lunghezza delle gambe, sembra quasi un fenicottero nero. Un fenicottero
anche lui ben piazzato, sia chiaro. L'età? Molto diversa. Drogba è un classe '78, 31 anni,
mentre Adebayor è un classe '84, 25 anni.
Sul valore tecnico chiaramente possiamo stare qui le ore a discutere senza venire a capo di nulla:
ciascuno ha le sue preferenze e va bene così. Forse però l'ivoriano è attualmente un gradino più
su, soprattutto per la capacità di essere decisivo nelle partite che contano. Entrambi comunque sono i classici centravanti "di peso", fatti e finiti per giocare insieme a giocatori di movimento
come Kakà e Pato.
Però mentre il primo è super-campione (non fuoriclasse) affermato e riconosciuto, sul secondo a
dispetto di quanto si possa pensare, l'apprezzamento dei tifosi (tifosi, non addetti ai lavori)
non è unanime. Come detto, ci sta, de gustibus... se però la perplessità è legata al dato statistico
che molti riportano ("Adebayor ha fatto una sola grande stagione in carriera"), sono qui per fare
chiarezza.
Drogba all'età del togolese aveva disputato 4 campionati nella B francese con il Le Mans, e 2 soli
campionati nella Ligue 1 con la maglia del Guingamp, con 20 gol totali segnati in prima divisione.
Adebayor alla stesso punto della carriera (25 anni) ha segnato finora 84 gol in prima divisione fra Metz, Monaco e Arsenal, oltre che, è bene sottolinearlo, confezionato ben 21 assist, a riprova del fatto che non si tratta di una "Torre" coi ferri da stiro al posto dei piedi (per Drogba le statistiche di allora non consentono di fornire un dato sui passaggi vincenti).
Se questo non bastasse, aggiungo: a ben guardare, l'appunto fatto sempre al togolese di aver
imbroccato una stagione su cento, è forse più calzante per l'ivoriano, che solo UNA volta in 5 stagioni al Chelsea ha raggiunto quota 20 gol in Premier League, nel 2006/07. Per il resto, 10 il primo anno, 12 il secondo,
8 l'anno scorso, 4 finora quest'anno. A questi vanno aggiunti ovviamente anche i gol nelle coppe
varie, inglesi ed europee, ma mi sembra chiaro che non parliamo del bomber costante alla Shevchenko
dei bei tempi che lottava ogni santo anno per la classifica dei cannonieri della serie A. Specifico che se negli ultimi 2 anni ha segnato così poco è anche per dei problemi fisici che lo hanno tormentato, dopo stagioni,
quelle precedenti, in cui era sempre stato bene: dunque parliamo anche di un giocatore che dal punto
di vista del logorio fisico sembra aver imboccato la sua fase calante.
La Diagnosi è chiara: si consigliano robuste dosi di Togo, 3 volte a settimana, per le prossime 5 stagioni.
Si, magari...
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del 02/05

Che Dio mi perdoni
Che possa farlo se solo per un momento ho potuto pensare che Mourinho fosse la copia in carne e sangue
del dr. House cinematografico. Probabilmente l'unica cosa che hanno in comune è la barbetta incolta e
volutamente trascurata, per il resto c'è un abisso. Se il medico del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital
è un genio nel suo campo, Mourinho, seppur vincente e nessuno intende negarlo, tutto può
essere definito fuorchè un profeta o, per l'appunto, un genio delle panchine. Tutti dicono che solo
l'Inter può perdere questo scudetto: non sono d'accordo, più passa il tempo più penso che siamo noi ad
averlo perso, buttato alle ortiche. Dice ma come, non siamo una squadra da rinnovare nel profondo, con tanti
equivoci interni irrisolti ... ? Certo, confermo e sottoscrivo, ma non c'è contraddizione. Federico
Buffa sappiamo tutti quanto sia critico con questa squadra, oltre che competente di calcio, eppure ai
nastri di partenza ci indicava come i favoriti per il titolo. Perchè, forse ce lo siamo dimenticati,
noi siamo partiti col considerevole vantaggio di avere solo campionato e coppa Uefa da gestire. E una
rosa come la nostra, lo si sta vedendo in queste ultime settimane, se viene sollecitata da un solo
impegno per settimana, può ancora rendere per quanto vale sulla carta, o quasi. E inoltre, aggiungo
io, quest'Inter è stata ed è la più attaccabile dell'ultimo triennio. Quell'attore prestato al calcio
che risponde al nome di Mourinho ci ha messo 2 mesi per capire che quel 4-3-3 era un disastro, ha
impedito all'Inter di rafforzarsi consigliando 3 giocatori di cui forse si salva in parte il solo Muntari.
Tutti parlano dell'ostinazione di Carlo Ancelotti nello schierare Clarence Seedorf, ma vogliamo parlare
del portoghese che continua contro ogni logica a dar fiducia a nonno Figo? Ha cancellato il bel gioco
offensivo che a tratti e nei momenti di massimo furore agonistico faceva vedere
l'Inter di Mancini, sostituendoli col totale non-gioco del suo vecchio Chelsea, che peraltro da quando ha
lasciato in mano ad altri fa semifinali e finali di Champions come se piovesse. E' un grosso rimpianto
aver lasciato volar via uno scudetto che il presunto Genio ha fatto di tutto per perdere.
E poi, perdonatemi: non ce lo vedo Gregory House a piagnucolare con la Cuddy (il suo superiore) perchè
i pazienti ce l'hanno con lui, mentre il piangina di Setubal sembra abbia appreso subito l'arte del frignare,
di gran voga ad Appiano Gentile. In questo senso oltre che negli altri, è il tecnico ideale per i nerazzurri,
non mi stupisce che i tifosi dell'Inter lo considerino una loro divinità pagana. Dalle mie parti si dice
"nuddu si piglia si un si assomiglia".
Inoltre è bello sottolineare come il grosso delle sparate del suddetto piangina, non siano nemmeno sue:
il massimo che sia riuscito a produrre finora, è la famosa battuta su Pietro Lo Monaco ("io conosco il
Principato di Monaco, il Gran Premio di Monaco ecc"). Tutto il resto, come ampiamente e pateticamente
dimostrato dall'entrata fuori tempo e da cartellino rosso su Ambrosini, non è farina del suo sacco, ma
degli scribacchini che gli sottopongono i testi, come Gino e Michele con molti dei comici di Zelig.
Capita così che a volte lo possano informare male, ma tranquilli, poco importa: anche in caso di passo
falso, ho seri dubbi che sia abbastanza uomo da ammettere un errore. Si perchè comunque vada a finire questa
insopportabile polemica con Ambro, lui ne uscirà sconfitto: o si dovrà cospargere il capo di cenere,
distruggendo la maschera da "uomo che non deve chiedere mai" che si è costruito nel tempo, o, più
probabile, non lo farà, e allora si confermerà ancor più davanti al mondo per l'uomo che è. E chiedo
scusa agli uomini per l'accostamento.
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del 25/04

IL PRINCIPE E IL POVERO
L'impatto di Diego Milito in questo campionato, è stato assolutamente straordinario: gol a grappoli nelle prime giornate di campionato,
e altre grandi giocate che lo avevano consacrato all'attenzione dell'opinione pubblica come (Sconcerti) "uno dei centravanti più forti
e completi d'Europa". La valutazione si alza, si alza e si alza, finchè in poco tempo sfora quota 20 milioni: Milito entra ufficialmente
nella ristretta cerchia dei "top players". Accade però che il girone di ritorno non è tutto rose e fiori come quello di andata. Prima
una fastidiosa pubalgia lo allontana temporaneamente dai campi di gioco, poi la stessa patologia (che si sa quanto sia difficile da
domare per un atleta) che ne limita parzialmente il rendimento, non più esplosivo come alcuni mesi prima, infine l'infortunio muscolare
che ne ha già chiuso la stagione da un pezzo.
Andiamo un attimo nel dettaglio per ciò che riguarda l'attaccante argentino: 30 anni (classe '79), 181 cm per 78 kg, il bottino totale
raggiunto in questo campionato, al netto dei rigori, è: 11 gol in 2171 minuti. Media: un gol ogni 197'. Ottimo attaccante, senza dubbio.
Ma andando a spulciare la classifica cannonieri della serie A, si può vedere che non è certo il solo nome appetibile
per una grande.. Dunque.. Di Vaio è vecchio, Pato è già nostro, uhm... beh, considerando inarrivabile il quartetto Cavani-Zarate-Quagliarella-Pazzini,
appartenenti a boutique troppo costose come quelle di Zamparini, Lotito e Pozzo (Pazzini andava preso alla Fiorentina, non adesso che
costa il triplo), un solo nome emerge fra tutti: quello del sempre sottovalutato Sergio Floccari. Se Milito è il Principe, lui può essere considerato il "Povero".
Anche qui, analizziamo meglio il giocatore: 28 anni (classe '81), 178 cm per 74 kg, finora ha realizzato 11 reti su azione in 2674 minuti.
Media: un gol ogni 243'.
Proviamo ora ad immaginare un Duello fra i due: chi ne uscirà vittorioso?
Dunque: caratteristiche fisiche simili, nessuno dei due è un gigante, ma entrambi sono forti di testa e bravi ad agire da boa, in area di
rigore ma anche al di fuori. Qui dunque direi di decretare un sostanziale pareggio: 1-1.
Dal punto di vista della tecnica individuale, sia Milito che Floccari possiedono un buon tocco di palla, buone capacità di
servire i compagni, e una certa abilità nel realizzare gol di pregevole fattura. La percentuale di passaggi "utili"del Principe è esattamente dell'80%, quella del
Povero del 78%, siamo lì. Tuttavia l'intelligenza tattica del Principe, oltre che la sua capacità di giocare bene con entrambi i piedi,
lo fanno preferire, seppure di una sfumatura: 2-1.
Nessuno dei due ha mai giocato in una grande squadra, dunque entrambi sono da testare ai massimi livelli, altro pareggio, ma senza gol
stavolta.
Adesso un tasto troppo stesso dolente per i tifosi del Milan: l'età. E qui c'è la riscossa del Povero: 28 (Floccari) a 30 (Milito), è
una differenza bastevole per assegnare un punto al centravanti dell'Atalanta: 2-2.
Poi l'integrità fisica, parametro ancor più importante rispetto alla stessa età anagrafica. Come detto, Milito è reduce dalla pubalgia,
riscontrata a metà stagione, e da un problema muscolare importante. Per Floccari finora tutto ok, sano come un pesce. Direte voi, la
pubalgia col riposo forzato dovuto all'altro infortunio passerà entro il ritiro estivo, e l'altro infortunio rientra nell'imponderabile, nel caso.. può darsi, però intanto dopo le pene dell'inferno passate quest'anno con Borriello e company, non ci si può esimere dal dare un altro punto al Povero, che prende il largo: 2-3.
Infine, la cosa forse più importante di questi tempi: quanta grana serve per vestirli della casacca rossonera?
Premesso che entrambi sono ufficialmente sul mercato, si sa che il Principe si prende a circa 22 mln di euro, il Povero è valutato
intorno ai 12 mln. Direi che 10 mln di euro di differenza sono più che sufficienti per dare al Povero il gol del 2-4, quello che chiude la partita.
Vittoria netta dunque, l'attaccante dell'Atalanta, recentemente sponsorizzato proprio per il Milan da un certo Arrigo
Sacchi, a sorpresa prevale sul più blasonato (per definizione) Principe.
... come dite? Il "Principe" Milito è già dell'Inter e il "Povero" Floccari è il candidato già designato per sostituirlo in quel di Marassi?
... nel primo caso posso anche essere d'accordo, nel secondo invece credo sia ancora tutto in ballo: anche il Napoli per ammissione del suo presidente sogna
un tandem Lavezzi-Floccari, e si parla persino della Juventus. Ma di questo, scusate, me ne frega poco: la forza del Club più titolato al
Mondo deve essere quella di una società che va dal giocatore in tempi non sospetti e si accorda con lui, in modo da scongiurare esose aste
al rialzo. Navigare a vista in attesa dell'occasionissima estiva, come fatto altre volte, non va bene: siamo ancora il Milan?


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del 18/04

Il Monito di Kakà
Milan da rifondare?
Beh, piaccia o no l'espressione, il concetto non arriva dal più disfattista dei tifosi, ma da Riccardino
Kakà in persona: "quando sono arrivato al Milan, questo era un mix perfetto di giovani e di giocatori
d'esperienza, adesso no. Fine di un ciclo? Forse si, adesso si deve lavorare per ripartire". Un pugno
nello stomaco per chi continua a predicare la linea del "1-2 ritocchi e siamo a posto così".
Thiago Silva per Maldini, un altro difensore centrale di alto livello per Nesta, e poi? Dei terzini
si parla poco, ma come faceva notare il nostro Max nella sua rubrica, le fortune del Milan erano Cafu, Serginho,
lo stesso Pancaro, ali aggiunte in fase d'attacco, ma preziosi nelle diagonali in recupero nella propria
area di rigore. Oggi cosa abbiamo? Due terzini ultratrentenni, che per motivi diversi non rappresentano
l'ideale per una squadra come la nostra, e un solo giovane, Antonini, che non gioca mai, sembra perchè bocciato
dopo il primo tempo di Samp-Milan 2-1. Da noi va così, il giovane che sgarra la prima partita dopo buone prestazioni
è fuori dai giochi, mentre i grandi vecchi, che pure tanto ci hanno fatto vincere, possono concedersi ogni
genere di pausa. Una volta il Milan era un gioco armonioso, arioso, due ali sulle fasce, Kakà che fluttuava e
spiegava calcio dietro le due punte, Pippo e Sheva. Oggi il Milan è Pato: palla a quello in scarpette fluorescenti
e incrociamo le dita. C'è una deriva nel gioco rispetto ad alcuni anni fa impressionante, e questo non dipende
solo dalle Torri, da questo o quell'acquisto sbagliato: è un problema di testa. Ricordate ad inizio stagione?
La frase più gettonata era "noi dobbiamo pensare a non prendere gol, che poi lì davanti prima o poi qualcosa si
inventano". Ad Arrigo leggendo queste parole si saranno rizzate le carni. Il Milan non può essere questo, è una
contraddizione interna che ci lacera: da un lato ci sentiamo ancora la squadra che privilegia il bel gioco rispetto
a quei bruti cattivoni di interisti e juventini, ma dall'altro in realtà la nostra vocazione per il bello si traduce
all'atto pratico con l'acquisto di giocolieri e basta, non più con le idee, con l'armonia di manovra. Schemi, questi
sconosciuti. A volte sembriamo una squadra autarchica, autogestione al potere, come in quei licei che protestano
non si sa bene perchè. Ancelotti mette Beckham dietro le punte e lui va a destra, mette Seedorf a destra e dopo un pò
lui pensa bene di tornare al centro sconfessando le scelte di una settimana dell'allenatore. Appesi al colpo, appesi
alla giocata del singolo, questo siamo. Il 4-2-3-1 visto col Chievo era l'antitesi di quello che dovrebbe essere
una squadra moderna: nessuno dei 3 che provasse a muoversi da una parte all'altra del campo, nessuno che provasse a scambiarsi la posizione
col compagno, nessuno da dietro che si riuscisse ad inserire, lentezza, palla sui piedi, 4-5-6 tocchi prima di passarla,
la solita storia. E a quanto pare, qui viene il bello, a Carlo Ancelotti va bene così. Proprio nella conferenza
pre Milan-Chievo, sollecitato sul tema della corsa da Alberto Costa, ha risposto "la corsa è importante, ma non è fra
le cose più importanti del calcio. I movimenti senza palla? Non siamo mai stati una squadra dai buoni movimenti senza
palla, eppure abbiamo vinto tanto lo stesso". Spalle coperte dalle vittorie passate e via, dunque. Non c'è voglia di
correggere i difetti che tutti vedono, si tira a campà. E la logica del "1-2 ritocchi", segue questo solco. Qui
c'è un centrocampo di ultratrentenni che non corre e non pressa più come una volta, con Pirlo che per Lodetti nel 2004
fu il miglior incontrista nel nostro scudetto, e oggi è candidato dall'opinione pubblica rossonera e non solo a passare
un pò più avanti, perchè con lui davanti la difesa gli altri entrano da tutte le parti. Qui c'è un mondo di
contraddizioni sulla trequarti fra Kakà, Ronaldinho, Seedorf, che cozzano con l'esigenza primaria della squadra,
le due punte, qui c'è un attacco che come detto è Pato contro tutti. A volte sembriamo l'Inter di Simoni, accostamento
nato spontaneamente in tante partite, su tutte Milan-Werder Brema 2-2: 10 omini rossoneri senza volto e senza fiato, e
un campione con le scarpe luccicanti a cui dare la palla in avanti. Età media alta per la rosa, e altissima per i giocatori chiave, sapientemente abbassata da
altri giocatori integrati alla prima rosa come Darmian e Cardacio, che non giocano mai: anche di questo giocatore, ai tempi
che furono nel giro della nazionale maggiore di Tabarez, ci piacerebbe avere notizie, così come di Felipe Mattioni.
Nella giornata della squalifica di Jankulovski e delle contemporanee assenze di Bonera, Nesta e Kaladze, si pensa
più ad arretrare Flamini o addirittura Ambrosini, piuttosto che ad inserire Mattioni. Eppure era uno dei terzini più
promettenti in Sudamerica, a in amichevole ha sempre fatto intravedere buone cose e pochi errori, possibile venga bocciato
senza una sola presenza in partita ufficiale con la prima squadra? Tante, tantissime cose non convincono di questo Milan,
e ancora si potrebbe andare avanti. "Uno-due ritocchi e siamo a posto"?  Dipende. Se il progetto è vedere partire Kakà
nell'estate 2010 dopo l'ennesima stagione deludente, allora si, bastano. In questo senso la presenza di Ricky è la nostra
migliore polizza sulla competitività: pensaci tu, Riccardo, perchè qui dall'altra parte della barricata c'è chi non
sa più in che lingua dire le cose per farsi ascoltare.

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del 11/04

Quel buonismo che precede l'indifferenza
In questi giorni l'Italia è completamente "vestita di nero", a lutto per le note vicende che hanno sconvolto l'Abruzzo. Quello che vorrei sapere, giusto per fare un esempio fra mille possibili, è il perchè non ci "vestiamo di nero" anche per le centinaia di bambini che muoiono di cancro tutti i santi giorni... forse bisognerebbe levarli dai lettini d'ospedale e metterli sotto un cumulo di macerie per destare sgomento nell'opinione pubblica... è una tragedia quella che è accaduta, non ci piove, ma una certa pioggia di buonismo e ipocrisia che vedo in giro mi sembra rivoltante... palinsesti tv modificati per fare le dirette strappalacrime, De Laurentis che devolve gli incassi di Napoli-Atalanta e si preoccupa di farlo sapere al mondo intero ("per dare il buon esempio"), Mike Buongiorno che devolve mille euro e se ne vanta in diretta tv, con lo sguardo commosso, Michele Cucuzza che mentre una persona in lacrime sta raccontrando come ha perso tutto, se ne esce con un "mi scusi se la interrompo sul più bello, ma devo dare la pubblicità"...
Vi ricordate lo tsunami di pochi anni fa? Allora tutti i vip si commuovevano nei salottini tv per quella povera gente, adesso però non ne fanno più dirette televisive dal pantano asiatico... a nessuno importa più di sapere che fine hanno fatto quelle persone. Il World Food Programme (Wfp) nel 2005 lanciò un appello affinché la comunità internazionale non dimenticasse l'Indonesia, dopo quel terribile tsunami che causò circa 200.000 morti, con altre centinaia di migliaia di persone che necessitavano di assistenza medica e alimentare. Qual era il numero di telefono per loro? Ah si, il 48580... ma oggi non serve ad altro questo numero prodigioso? Esatto! E' il numero allestito per mandare sms solidali per i terremotati dell'Abruzzo. Certo viene da chiedersi, chissà che fine hanno fatto quelle persone in quell'angolino lontano del mondo... ma chi se ne frega, a chi importa, non è una tragedia "in", all'ultimo grido... Di sicuro fra qualche mese andrà nel dimenticatoio anche questo terremoto, e via, ognuno tornerà a fare la sua vita illudendosi che con quegli sms le persone si saranno sistemate... ovviamente in attesa di essere stimolati da una nuova mirabolante sventura che scuoterà le nostre coscienze... così va il mondo.
Ho i miei dubbi che a qualcuno importi davvero, ma davvero, di quello che è accaduto. La mia sensazione da sempre in questi casi è che ci sembra giusto come esseri umani provare pietà per altri esseri umani che soffrono, ma in fondo, in fondo in fondo, ce ne frega veramente poco. Può darsi però che sia io che in queste cose ho una concezione un pò cinica dell'uomo e del suo egoismo. Concezione che però non è filosofia spicciola, ma frutto dell'esperienza accumulata negli anni.

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del 04/04

NE E' VALSA LA PENA
Domenica, 31 agosto 2008, stadio San Siro, ore 14:15 circa: mentre Abbiati e mister Vecchi
stanno cominciando il loro riscaldamento, lungo gli spalti c'è un brivido che sale... sta per
partire quel "we will rock you" che da tempo accompagna i nostri giocatori al loro ingresso
in campo... l'attesa è per Ronaldinho, certo, ma il popolo rossonero lo aveva già "assaggiato"
a luglio in quella che è stata ribattezzata la notte dei 40.000, in sostanza la sua presentazione...
no, la vera attesa non è tanto per lui, quanto per un Ritorno... il Ritorno di un immenso Fuoriclasse,
quel giocatore che per anni ci aveva fatto sentire più forti degli altri, semplicemente perchè, come
recitava uno striscione di quegli anni, "VOI NON AVETE SHEVA"... ti guardi in giro è pensi che non tutti
lo applaudiranno, non tutti lo avranno perdonato per il suo tradimento, per le sue bugie... e il mormorio
cresce, c'è chi ad alta voce fa sentire la sua voglia di rivederlo, chi al contrario manifesta il suo astio...ma anche l'animo
di questi ultimi è diviso, perchè dimenticare non si può, cancellare chi si è amato calcisticamente per
tanti anni, è impossibile...
Poi arriva il momento: parte la musica, escono dal tunnel gli 11 designati per scendere in campo dal primo
minuto... "ah già è vero, non gioca dall'inizio"... ma il tutto è solo rimandato, passano 10 minuti,
ed entra LUI... è il momento, adesso la diaspora fra innocentisti e colpevolisti prenderà corpo e diventerà
applauso misto a fischio... quel coro, il suo coro, misto a insulto ... E invece, sorprendentemente, il
grande cuore dei tifosi del Milan si scioglie ancora una volta, nel vedere quell'uomo con le spalle un pò meno
imponenti di come ce le ricordavamo, con quello sguardo che non tradisce più l'orgoglio del Campione,
ma l'imbarazzo di chi entra a passi leggeri in un Tempio, chiedendosi se ne sia ancora degno... e la gioia
nel poterlo riabbracciare con gli occhi, diventa palpabile negli anelli di San Siro, uniforme, ed evolve
in una delle più commoventi standing ovation che si ricordino.. e così, anche chi un minuto prima
gli "ricordava" le sue malefatte, lascia tradire l'emozione, in molti casi anche con qualche lacrima...
la grande ferita è stata sanata, la frattura ricomposta per sempre.
Quando in gennaio si parlava di una cessione di Kakà al Manchester City, il Direttore Mauro Suma in una
trasmissione disse: "da oggi in avanti, quando un milanista sentirà il nome di Kakà, avvertirà un brivido,
una sensazione di vuoto, e nessuna vittoria sul campo potrà cancellare questa sensazione". Cari amici
rossoneri, adesso anche per il nostro Sheva il pericolo è scongiurato: non più un vuoto dentro sentiremo
in futuro nel leggere il suo nome. Lo Zar è tornato: se non sul campo, di certo nei cuori di tutti noi.
E qui non si parla di prestito con diritto di riscatto: è un'acquisizione a titolo definitivo.

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del 28/03

TENETEVI IL REUCCIO
Mercoledì scorso entro nella mia pizzeria di fiducia, e vengo investito da un tornado: c'è Mimmo, il pizzaiolo marocchino (da moltissimi anni ormai in Italia, sposato con un'italiana) con cui di solito ho un ottimo rapporto, che sta tenendo una sorta di comizio urlato tra i presenti, contro la "scandalosa" non convocazione di Cassano da parte di Lippi:
"E' UNO SCHIFO, SABATO TIFO CONTRO L'ITALIA!!"
Chiedo a Pietro, il suo "aiutante" e mio ottimo amico cosa è successo, e mi spiega tutto. Provo a dire la mia... che mai l'avessi fatto:
"ma Mimmo, sono scelte dell'allenatore..."
"NO, TUTTI I TIFOSI ITALIANI VOGLIONO CASSANO IN NAZIONALE, LUI NON SE PUO' FREGARE COSI'!!"
"Certo che può, l'allenatore dell'Italia è Lippi, non sono i tifosi della nazionale..."
"E CHI SARA' MAI QUESTO CAZZO DI MARCELLO LIPPI???"
"beh... l'allenatore Campione del Mondo in carica, mi sembra..."
"AH SI, INFATTI SI E' MONTATO LA TESTA DOPO IL MONDIALE, QUESTA E' LA VERITA'!!"
"Mimmo non urlarmi in faccia, io tra l'altro non tifo neanche per la nazionale italiana, tengo più per il
Brasile..."
"MA NON LO CAPISCI CHE CASSANO E' UN FUORICLASSE E CHE DEVE GIOCARE PER FORZA IN NAZIONALE?!?"
"Ma guarda Mimmo, non è che abbia fatto 200 gol e vinto 3 palloni d'oro finora..."
"E ALLORA SAI CHE TI DICO?? CHE DI CALCIO SE DICI QUESTO NON CAPISCI UN CAZZO!!"
Con Mimmo (solitamente calmissimo e anzi affettuoso) è tutto chiarito, ma questo rende l'idea della situazione. Il clima attorno al Cassano blucerchiato ma non azzurro, è questo: poca ragionevolezza, molte, moltissime, valutazioni di "pancia".
Proviamo ad andare sul tecnico: stiamo parlando di un giocatore che quest'estate compirà 27 anni, anche se viene ancora spacciato per essere il giovanotto di belle speranze che può assicurare un futuro glorioso alla Nazionale. E' una seconda punta, di grande qualità e anarchia tattica, e dal contributo difensivo nullo, tanto che, come ricorda spesso Mazzarri, per farlo rendere al meglio hanno fatto in modo di cucirgli addosso una squadra dove tutti corrono, coprono, e hanno dei compiti tattici ben precisi (anche Pazzini), mentre lui è la variabile impazzita, la scheggia senza schemi da seguire, libero di prendersi tutte le pause che vuole nei 90 minuti. Grandissimo assist-man, di questo bisogna rendergli atto, è invece un goleador piuttosto mediocre, visto che in 10 stagioni di serie A e Liga, ha segnato 79 gol: una media di circa 8 gol a stagione. Molto altalenante come tutti i "geni", o presunti tali, del calcio, ha fatto stagioni chiuse con 18 gol all'attivo (2003-04, l'anno del lungo duello contro il Milan), e altre di livello decisamente scadente, se pensate che dal settembre 2005 al settembre 2007 ha segnato 7 gol, 3 con la Roma, e 4 in una stagione e mezza di Real Madrid. Negli ultimi 2 anni di Samp, la rinascita: 10 gol nella prima stagione, 11 finora in questa, conditi da grandi assist e qualche passaggio a vuoto (tecnico e non solo, ricorderete l'anno scorso la maglia lanciata addosso all'arbitro, con tanto di "ti aspetto fuori!", che gli costò una lunga squalifica).
Caratterialmente lo conosciamo tutti, e non voglio infierire, mi si potrebbe rispondere "vile, tu uccidi un uomo morto"... E sembra che sia questo il motivo principale per cui Lippi non lo convoca, perchè potenzialmente è una mina piazzata nello spogliatoio azzurro. Motivo principale, ma non il solo, dico io: è proprio di ieri (venerdì 27) la dichiarazione del ct azzurro "non so chi giocherà davanti, di sicuro 3 giocatori che corrono per 90 minuti", chiaro riferimento all'Antonio nazionale, che vive la partita come uno show dove lui è il protagonista assoluto e incontrastato (parliamo di uno che in passato ha dichiarato di non vedere in giro giocatori più forti di lui), mentre gli altri sono comparse, portatori d'acqua al suo servizio. Eh no, questo può andar bene alla Samp di Mazzarri forse, non all'Italia che ha vinto il mondiale del 2006 con la forza del gruppo, senza reucci nè baronetti. Ecco perchè Marcello, anche se come sempre non tiferò per la nazionale italiana, tifo per te e per la tua scelta.

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del 21/03

10 buoni motivi per cui Ronaldinho dovrebbe essere ceduto
1) Non è più il Ronaldinho di Barcellona dal punto di vista fisico: basta comparare due foto del Gaucho a petto nudo nell'anno del pallone d'oro e adesso, per rendersi conto della differenza. Non è un caso se quel Ronaldinho era a tratti simile a Kakà per accelerazioni (basta vedere i due famosi gol al Real), mentre questo è più simile all'ultimo Rui Costa, ovvero formidabile
ma lentissimo assist-man.
2) Non è più il Ronaldinho di Barcellona dal punto di vista mentale: da 2 stagioni ormai Ronaldinho è entrato nella fase discendente della sua carriera. Perchè se già prima non era un fenomeno di abnegazione e impegno negli allenamenti, negli ultimi due anni la situazione è peggiorata; dopo pallone d'oro e Champions, sembra, comprensibilmente, sazio.
3) Per sua stessa recente ammissione, questo Ronaldinho non è adatto al campionato italiano. «In Spagna ero abituato a toccare il pallone, senza avere l’avversario addosso, due-tre volte prima di alzare la testa e scegliere il compagno cui passare. Non solo. Ma col Barcellona, prima di arrivare nell’area di rigore altrui, impiegavamo almeno 10 passaggi. Adesso nel Milan mi succede questo: tocco la palla una, due volte al massimo, alzo la testa e vedo che i miei compagni sono già dall’altra parte, lontanissimi».
4) Ha un ingaggio da top player che al lordo pesa come un macigno sulle casse della società (ci costa in totale circa 12 mln di euro a stagione), a fronte di un rendimento da medio-buono giocatore. E nell'ottica di una riduzione del monte ingaggi, dopo i nomi di Dida ed Emerson, viene spontaneo fare il suo.
5) Il Milan ha bisogno di puntare per il futuro su Kakà dietro due punte, di cui una deve essere Pato, mentre la presenza di Ronaldinho "obbliga" l'allenatore del Milan a puntare sull'abete. Assetto geneticamente perdente in campionato, e che limita le qualità di Kakà, bloccato a sinistra dal Gaucho, quando la sua posizione ideale è da unico trequartista libero di svariare dietro due punte e di inserirsi a fari spenti (come faceva prima di calciopoli dietro Sheva-Tomasson/Crespo/Inzaghi/Gilardino). E che limita le qualità dello stesso Pato, costretto a giocare da prima punta, lui che ha caratteristiche totalmente antitetiche rispetto a quel ruolo.
6) Anche nel caso (remoto) in cui Ronaldinho dovesse accettare di essere il "vice-Kakà", in quel ruolo ci sarebbe comunque già Clarence Seedorf, la cui coesistenza con Pirlo in un centrocampo a 3 è ormai impossibile, se non in particolari partite. Pertanto, se l'olandese si giocherà le sue carte come alternativa di lusso a Pirlo e Kakà, il Gaucho a che serve? Senza contare che un assetto con Ronaldinho più due punte non regge, vista la sua inesistente fase difensiva: e nessuna squadra, in Italia almeno, può giocare con tre giocatori che guardano altrove quando la palla è degli altri.
7) E' un giocatore, come lo era Ronaldo l'anno scorso, "mediaticamente pesante", nel senso che qualsiasi cosa lo riguardi viene ingigantita a dismisura, ogni panchina è un "caso", ogni smorfia viene passata ai raggi x; chiaro che non è colpa sua se i media lo trattano così, ma bisogna comunque chiedersi se il suo rendimento in campo valga questo can-can attorno al Milan al di fuori.
8) E' un giocatore "presidenzialmente pesante", nel senso che, come ampiamente visto nello scorso mese di gennaio, quando va in panchina per 3 partite di fila, la società striglia in pubblico l'allenatore perchè trovi "l'alchimia per farlo giocare". In questo modo viene minata la serenità del mister, e degli stessi compagni, che si vedono scavalcati nelle gerarchie di merito, per motivi extra-calcistici.
9) Gioca da trequartista, ma per il contributo difensivo nullo che offre, "pesa" nell'economia della squadra come una punta. E una punta che fa 5 gol (senza rigori) in 21 presenze in campionato, dei quali solo 3 sono su azione, è una punta piuttosto scadente. E anche come assist-man, non è che finora sia stato all'altezza della sua fama: 1 assist per Ambro col Bologna alla prima giornata, 2 per Pato (Juve e Siena), oltre al "pre-assist" di pregevole fattura per Jankulovski, che favorisce il gol di Pato nell'ultimo derby. Troppo poco.
10) In un momento in cui occorre "camminare sulle proprie gambe", l'unico modo per reperire fondi per il mercato, è vendere. E Ronaldinho ha ancora un certo valore, soprattutto per squadre come il Manchester City. Cederlo adesso significa ammortizzare la scelta sbagliata del suo acquisto e porre rimedio con un attaccante dalle caratteristiche che servono a noi. Perseverare nell'errore, significa cederlo fra un paio di stagioni a due lire, condannando il Milan ad altri due anni di equivoci tattici e contraddizioni interne. A voi la scelta.

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del 14/03

LA LEZIONE DEI RED DEVILS
Cosa ci resta dopo questo turno di Champions League?
Beh innanzitutto la consapevolezza che in Europa lo schema "tutti dietro e palla lunga al perticone davanti" non funziona, e non funzionerà.
Una bella consolazione per chi come noi paga la scelta di puntare sempre e solo sul gioco in Italia. Ma allora ci si domanda: è impossibile
conciliare le due esigenze, di una squadra fisica per il campionato, e di una tecnica per la Champions League? Noi stessi abbiamo dato una
risposta a questa domanda negli anni pre-calciopoli, con lo scudetto del 2004 e i 2 scudetti che avremmo meritato nel 2005 e nel 2006, persi
sappiamo tutti in che modo. Ma c'è chi dice che nel frattempo il calcio è cambiato, che se nel 2004 si poteva vincere il campionato con Pirlo,
Seedorf, Rui Costa e Kakà tutti insieme, oggi è tutto diverso. Servono molto più le spallate per sbloccare quelle gare ostiche con chi viene a giocarsela pensando quasi solo a difendersi. E poi essendo ora il campionato a 20 squadre,
con partite di ogni genere ogni 3 giorni, c'è sempre meno tempo per lavorare in settimana su schemi e alchimie tattiche, e, soprattutto quando le gambe
vengono a mancare, ci si affida molto più al colpo del singolo, o, per l'appunto, al calcio piazzato.
Quindi? Destinati a scegliere sempre ad inizio stagione se essere competitivi in campionato o in Champions League? La risposta viene proprio dal Manchester
United: no. Guardate la formazione dei Red Devils che nei 180 minuti ha annichilito l'Inter: Rio Ferdinand, un metro e 89, Vidic, un metro e 88,
O'Shea, un metro e 91, Carrick, un metro e 88, Berbatov, un metro e 88. 5 giocatori su 11 attorno al metro e 90. Ma come, non bisognava essere tutti
nanetti per esprimere un grande calcio? O almeno questo è quello che sembra pensare la nostra dirigenza, che appare quasi infastidita dai calciatori
più dotati fisicamente, "perchè a fare le squadre fisiche poi non si vincono le Coppe" disse Galliani dopo Juve-Milan 4-2. Spiegatelo a sir Alex
Ferguson, che ha allestito una squadra di corazzieri come Ferdinand e Vidic, in grado di annullare Ibra e Adriano che sulle palle alte in Italia fanno
vedere i sorci verdi a tutti, noi compresi, e contemporaneamente una squadra che gioca un meraviglioso calcio palla a terra. Ed ecco quindi che se quel gioco di triangoli
e scambi veloci non funziona, ci pensano Vidic e C. Ronaldo con dei grandi colpi di testa a sbloccare e chiudere le partite. Loro sono la dimostrazione
che si può essere contemporaneamente squadra fisica e tecnica, da palla a terra e da calci piazzati, di lotta e di governo. Un bell'esempio anche per noi.

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del 07/03

Qualità ai raggi X
Quando il Milan va in difficoltà, le spiegazioni più ricorrenti fra gli addetti ai lavori e gli stessi tifosi, sono essenzialmente due: "è una squadra vecchia", e "le riserve non sono all'altezza dei titolari". Sul primo punto c'è ben poco da aggiungere, siamo non solo una squadra dall'età media molto alta, ma per giunta dove i picchi di anzianità si raggiungono nei punti nevralgici del campo, ovvero il centrocampo (5 centrocampisti su 6 dai 30 a salire), e le fasce (dove i titolari sono ultratrentenni, uno è vicino ai 40, e l'unico giovane non gioca quasi mai).
Sul secondo punto avrei qualcosa da obiettare. Non tanto perchè ritengo che i nostri panchinari siano tutti campioni, quanto perchè credo che i titolari, certi titolari, non siano quei fenomeni che crediamo. O meglio non rendano sul campo per la reputazione che hanno fuori. Dalle mie parti si direbbe "fatti a fama e va cucati", creati una fama e poi puoi dormire sugli allori. Da 3 anni ormai (a parte le ultime 4 partite della Champions 2007, da Bayern-Milan 0-2 ad Atene), giocatori come Pirlo, Seedorf, e (scusate la blasfemia) lo stesso Kakà, giocano a livelli medio-buoni, non più eccellenti, e tantomeno fenomenali. Scopriamo perchè (tenete conto che non calcolo i rigori, e che per gli assist come è ovvio non si considerano i corner e i calci piazzati. Altrimenti Corini potrebbe essere considerato un assist-man migliore di Ronaldinho).
Clarence ad esempio: nella stagione 2007-08 per lui (giocando da trequartista all'inizio e da quarto di centrocampo alla fine) 7 gol e 3 assist in campionato, 3 gol e un assist fra Champions, Supercoppa europea e Mondiale per club. Totale: 14 giocate decisive in 42 partite, con una media dunque di 0,33. In soldoni, Seedorf ci riservava una giocata decisiva ogni 3 partite. Nella stagione 2008-09 invece (giocata prima da centrocampista e poi nel 2009 da trequartista) 4 gol e 2 assist finora in campionato, vuoto pneumatico in coppa Uefa, per un totale di 6 giocate decisive in 32 presenze, media 0,18. Meno di una giocata decisiva ogni 5 partite. Un calo c'è.
Kakà poi: l'anno scorso, pur avendo segnato solo 9 gol in campionato giocando da seconda punta, ha realizzato ben 11 assist. 2 gol e 4 assist invece nelle competizioni internazionali. Quindi 26 giocate decisive in 41 partite disputate: media 0,63, ottima. Nella stagione in corso, di nuovo un calo: 7 gol e 4 assist in campionato, solo un assist in Uefa. Quindi 12 giocate decisive in 25 presenze, per una media di 0,48. Non un rendimento da pallone d'oro, se pensate ai numeri di gente come C. Ronaldo e soprattutto Leo Messi.
E poi il vero nodo, Andrea Pirlo. Per lui va fatto un discorso di più ampio respiro. Allora, credo siamo tutti d'accordo che non è un cagnaccio del centrocampo: pur avendo una certa resistenza fisica, una grande forza nel bacino e una buona disponibilità al sacrificio, Pirlo non può essere certamente definito un fenomeno per le sue chiusure e il suo pressing. Al contrario, la sua presenza davanti la difesa in passato era metabolizzata dalla squadra perchè in difesa giocava un Mostro come Ale Nesta con giocatori del calibro di Maldini, Stam, o il Kaladze dei bei tempi. Quest'anno, il più tribolato dell'era Ancelotti per la tenuta difensiva, con coppie centrali improbabili che cambiano ad ogni partita, non è un caso che il rientro di Pirlo davanti la difesa sia coinciso col primo e decisivo calo della squadra.
Però, mi direte, se in fase difensiva può essere un lusso la sua presenza, in quella offensiva... nessuno come lui. Lui è l'uomo di qualità per eccellenza nel centrocampo del Milan, coraggioso nei disimpegni nelle zone a rischio, abilissimo a dribblare fintando di corpo, preciso nei lanci e nella costruzione del gioco, con un gran tiro dalla distanza.
Beh, adesso proviamo a quantificare insieme tutto questo, a tradurlo in moneta sonante: quanto è devastante Pirlo quando fa capolino nella trequarti avversaria? Quest'anno finora 0 gol e 0 assist in campionato, 0 gol e 0 assist in coppa Uefa, nonostante le 17 presenze; inutile dirvi qual è la sua media di giocate decisive nel 2008-09. Nel 2007-08 invece, 2 gol e 3 assist in campionato, 2 gol e 3 assist al di fuori dell'Italia. 10 giocate decisive in 44 presenze, media di 0,22. Infine, nel 2006-07 2 gol e 4 assist in campionato, solo un gol in Champions (e parliamo dell'anno di Atene), per uno score di 7 giocate decisive in ben 48 presenze, media 0,14. Tirando le somme, nel triennio post-calciopoli ci ha regalato 17 giocate decisive in 109 partite giocate. La sua media "fenomenale" è di 0,15. Una giocata ogni 7 partite.
Alt, conosco già l'obiezione che farebbe Ghisi, e che forse state facendo anche voi: nel calcio non contano solo i gol e gli assist, tanto più per un centrocampista, di qualità, ma sempre centrocampista. Buffa tempo fa sottolineò che la specialità di Pirlo ancor più dell'assist e del gol è il "pre-assist", ovvero il passaggio che va a smarcare in posizione favorevole l'uomo che poi servirà la palla gol a chi la butta dentro. Un esempio, lo ricorderete, è il gol di Kakà nella sfortunata sconfitta di Roma della stagione scorsa: lancio di Pirlo sulla destra per Oddo, che poi crossa per Kakà, gol. Non saranno giocate decisive, ma sono comunque importanti nell'economia delle partite. Chissà quanti ne avrà fatti Pirlo in questi 3 anni, direte voi, un numero incalcolabile... e invece li ho calcolati, e ve li elenco:
- 2008-09: 1 solo pre-assist: per Antonini, in Milan-Udinese (gol di Pato)
- 2007-08: 4 pre-assist in campionato: con Sampdoria, Fiorentina, Roma e Udinese. 1 in Supercoppa europea (di tacco, per Gattuso, sul gol di Inzaghi)
- 2006-07: 1 solo pre-assist, in Champions col Manchester United (per Seedorf, sul gol di Kakà)
Nulla di sconvolgente, come potete vedere.
Quasi dimenticavo: i 4 gol segnati in questo triennio in campionato, sono 4 punizioni (Reggina, Cagliari 2 volte e Inter): il suo ultimo gol su azione in serie A risale all'anno di Istanbul, 5 marzo 2005, in un famoso 1-2 maturato sul campo di Bergamo all'ultimo minuto.
Possiamo trovare per Pirlo, come per Seedorf e Kakà, mille alibi: la squadra nel complesso non girava, Ricky non gioca da tempo nella sua situazione tecnica ideale (dietro due punte), Pirlo è un regista e se nessuno si muove senza palla non sa a chi darla, va bene tutto. Però forse, è il momento di capire che anche i senatori del Milan vanno messi in discussione quando si parla di ripartire la prossima stagione. In discussione non vuol dire venderli, vuol dire capire cosa c'è che non va, e trovare i giusti rimedi. Perchè se il Pirlo di questi anni, che fa 0 gol su azione in 4 campionati, e che fa una giocata decisiva una volta ogni 7 partite, è il centrocampista più forte del mondo... beh, non ditelo a Lampard e Gerrard (102 e 111 gol totali nei rispettivi club): potrebbero ridervi in faccia.

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del 28/02

SLIDING DOORS
Il Milan, ne siamo certi, resterà proprietà esclusiva di Silvio Berlusconi; non cederà mai al richiamo dei petrodollari arabi, per lui è un affare di cuore e un
eventuale triangolo a scombinare il binomio fin qui perfetto fra lui e la sua creatura amata, forse lo tenterà, ma non lo farà cedere.
Certo, come ha ricordato  Adriano  Galliani nel mese di gennaio, in quei giorni caldi in cui la società aveva dato il suo via libera ad una cessione di Kakà per squisite
esigenze di bilancio, il Milan, non può più permettersi certi lussi. Solo l'enorme monte stipendi dei calciatori in rosa, e le spese annesse, porta il bilancio della società di
via Turati in un rosso annuale di svariati mln di euro. Senza nessun acquisto, senza nessuna opera di rafforzamento: è chiaro che anche il più piccolo dei tasselli, anche il
Mattioni della situazione, viene preso con un occhio, anzi, tutti e due, al bilancio. E il piano per il  futuro, dicevamo, è  già delineato: "una società sana deve imparare
a camminare sulle sue gambe, non può reggersi sul mecenatismo del magnate di turno. E un amministratore come me, ha il dovere di fare in modo che, dovesse mai passare la voglia
di spendere al suddetto magnate, la società non vada a gambe all'aria".  Questo, in sostanza, il messaggio che lanciò Galliani: per semplificare, Silvio non vuole più
ripianare anno dopo anno, le voragini dei nostri bilanci. Non vuole, o non può: intendiamoci, è sempre Berlusconi, non la piccola fiammiferaia, ma la crisi c'è per
tutti, e secondo quanto riportato giorni fa dal corriere della sera, il patrimonio del nostro Presidente nell'ultimo anno e mezzo si è  quasi dimezzato. Chiaro che dovendo
tenere sott'occhio non solo il Milan, ma tutto il gruppo fininvest (mediaset, mediobanca, mondadori ecc), il giochino del caccia la grana sia diventato meno divertente che in
passato. E se negli ultimi anni abbiamo avuto il sentore, o qualcosa in più, che sul mercato non ci fosse più la baldanza di prima, già da questo che arriva noterete che la
parabola sarà ancor più discendente. Dei 2, probabilmente anche 3 considerando i terzini, grandi difensori che servirebbero al Milan (vedere Milan-Werder per credere) ne arriverà
uno, di medio-buono livello, da affiancare al promettentissimo, ma tutto da testare, Thiago Silva: diciamo, l'Agger della situazione. Nesta e Maldini sostituiti da Thiago Silva e Agger, con Kaladze e Bonera ben saldi. Sulle fasce, due terzini oltre i trenta, uno più vicino ai 40 (Favalli, che resterà ancora un anno) e uno si giovane, ma evidentemente troppo perchè non gioca mai (Antonini). Per il resto, nisba: Beckham per Emerson, forse Storari che ritorna alla base per sostituire uno fra Dida e Kalac, stop. Le casse non permettono altro. Il tutto ovviamente dando per
scontato l'approdo nella prossima Champions: senza neanche quei fondi, probabilmente ripiegheremmo su un Manfredini (Atalanta) qualunque. Ci attendono anni in tono minore,
inutile nasconderselo ricordando la passata grandeur: visto il valore della Juve e dei suoi "esperti" dirigenti probabilmente assisteremo a non so quanti ancora scudetti consecutivi
dell'Inter, pronta ad ammazzare il campionato di serie A per i prossimi 10 anni, se è vero come è vero che, pur essendo già la più forte, il presidente Moratti è quello che spende di
più ad ogni campagna acquisti. Il gap si allargherà, non si restringerà. Il tutto fino alla successiva svolta: perchè a meno di voler credere che il 73enne Berlusconi sia eterno, prima
o poi lascerà il timone del Milan: e per affidarlo a chi? I due figli maggiori, Marina e Piersilvio, considerano la società rossonera "il ramo secco della fininvest", e non vedono
l'ora di potarlo. Ripianare decine di mln di euro ogni anno per cosa, per passione?? Follia. Probabile che ad ereditare lo scettro del Diavolo sarebbe il piccolo, Luigi: già lo vedo,
a bussare alla porta della sorella maggiore Marina (a capo della Fininvest) col piattino in mano ad elemosinare i soldini per comprare giocatori di terza fascia. La cosa più probabile,
è  che passato all'altro mondo l'appassionato padre, i figli maggiori decidano di svenderci tutti a Porta Portese al primo Farina del nuovo millennio.
...
Il Milan, ne siamo certi, cederà una sua quota, probabilmente variabile fra il 25% e il 40%, agli arabi. E d'altronde come potrebbe essere altrimenti: Berlusconi è stanco di farsi spennare,
tanto più in questi tempi di crisi, Galliani è stanco di essere il capro espiatorio di un Milan parco negli acquisti solo per mancanza di fondi, ma entrambi hanno a cuore il Milan. La logica
conseguenza è l'ingresso in società di altri soci, con denaro fresco da investire, non solo sul mercato, ma anche ad esempio per ristrutturare San Siro e renderlo di nuovo "La Scala del calcio" che merita di essere per la sua storia. In modo tale  che anche se un domani i nuovi arrivati dovessero stancarsi e cedere la loro quota, a noi resterà una preziosissima fonte di reddito a
lunghissimo termine e di grandissima efficacia, se pensiamo che i tedeschi del Bayern Monaco hanno nella nuova Allianz Arena, la loro principale  fonte di sostentamento. Ovviamente lo
staff dirigenziale e tecnico, Galliani-Braida Leonardo, resterà lo stesso, con la  differenza che il Presidente farà finalmente respirare le sue casse; per il resto, agli arabi andrà
la pubblicità e il prestigio internazionale che cercano (la divisione degli utili, che pure ci sarà, non credo sia la cosa più importante per loro), e a noi i campioni con cui costruire il
nuovo Milan, attorno ai due fenomeni già presenti, Kakà, e soprattutto Pato. L'Inter dello sceicco nostrano dai denti ingialliti avrà finalmente un gigante economico di uguali, anzi, superiori dimensioni da affrontare. Alex, Mexes, Fabregas, Torres, Benzema, Adebayor, fate la vostra scelta: nessun sogno sarà più proibito. Nel breve non ci perderà nessuno; certo, a medio-lungo termine chi può dire cosa accadrà? Magari l'anima rossonera in società resterà, col futuro passaggio al piccolo Luigi, coperto però finanziariamente dagli arabi, senza contare che come sappiamo Paolo Maldini non disdegnerebbe un futuro da dirigente. Oppure gli sceicchi tenteranno la scalata per l'acquisto in toto dell'A.C. Milan; questo nessuno può dirlo. In quest'ultimo caso, diventeremo come i grandi club inglesi, tutti di proprietà di miliardari americani/russi/arabi. Il calcio globalizzato che sbarca anche in Italia.
Ogni medaglia ha il suo rovescio, nessuno dei 2 scenari è perfetto. Ma in tutta sincerità ditemi: voi quale preferite?

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del 21/02

Quando una stagione va a farsi benedire 4 mesi prima della sua naturale fine (perchè l'obiettivo Uefa stimola, ma non è quello che progettavamo di raggiungere in questo 2009), la cosa più naturale per i tifosi è buttarsi a capofitto sul prossimo mercato. Come risolvere i problemi di questa stagione? Leggendo i semplici dati dei gol fatti e subiti, viene una risposta facile e, consentitemi, un pò superficiale: gol più o gol meno abbiamo lo stesso attacco dell'Inter, il migliore del campionato, ma la peggiore difesa delle prime 4 squadre. Allora uno dice Thiago Silva già c'è, Mattioni forse anche, prendiamo il Mexes della situazione, e siamo a posto così. E, mi metto in gioco per farvi una previsione, credo proprio sarà così. Vedrete. "Abbiamo il miglior attacco, davanti siamo a posto così". "Abbiamo sostituito Emerson con Beckham, a centrocampo siamo a posto così". "Dietro con il nostro nuovo acquisto, oltre ai 2 brasiliani già presi, siamo a posto così". Al massimo potrebbe arrivare un esterno difensivo se Mattioni non convince, e un terzo portiere al posto di Kalac.
Una cosa però, è al di fuori dell'ambito delle mie previsioni, e rientra invece in quello delle certezze: non credete amici, non fatelo se tenete alla vostra salute mentale, a tutte le voci che sentirete e che già sentite in questi giorni. Eto'o, Benzema, Adebayor, Fabregas, Sergio Ramos, sono tutti colpi da 30 e passa milioni di euro che il Milan NON può più permettersi. Capirlo, significa trascorrere un'estate più serena e coi piedi per terra, sognare questi nomi significa essere al di fuori della realtà.
Esaurito il capitolo "il Milan che vedremo", apro velocemente il capitolo "il Milan che vorrei vedere".
La politica del "solo un ritocco dove serve", va bene per una squadra mediamente giovane, non per noi: e, attenzione, sulla nostra età media (comunque la più alta dell'intero campionato), "pesano" molto i vari Darmian, Cardacio e Viudez, che il campo non lo vedono mai, o i Senderos, gli Antonini, i Flamini, che lo vedono abbastanza di rado. Mentre invece del lotto dei titolari, solo Bonera e i 3 brasiliani davanti si mantengono sotto i 30 anni.
Non vi piace il termine rifondazione? Tendenzialmente neanche a me, ma ciò che servirebbe al Milan, a mio parere, ci va molto vicino.
Servirebbe uno Yaya Tourè a metà campo? Certo. Ma l'anno prossimo ci sarà già una feroce lotta a 4 fra Gattuso, Pirlo, Ambrosini e Seedorf per 3 posti, con Beckham che se non gioca perde la nazionale, e Flamini che già oggi scalpita. E' vero che si sente un gran bisogno dell'africano di lotta a centrocampo, ma prenderlo avrebbe un senso solo salutando, con tutti gli onori, 1-2 dei nostri titolari storici, in modo da fargli posto. Altrimenti, come si è già ampiamente visto in passato, o il nuovo acquisto si dimostrerà sin dalla prima partita il nuovo Rijkaard,
oppure ammuffirà in panchina. Non vi va di fare cessioni dolorose? Allora preparatevi fra un paio d'anni a perdere in blocco 5 dei nostri attuali 6 centrocampisti, restando col solo Flamini, nel frattempo intristito da 2 stagioni di panca. La prospettiva è questa. E un discorso analogo potrebbe essere fatto per gli altri reparti.
Già l'estate scorsa federico Buffa, il "tattico" di Milan Channel, ammoniva sul tema il Milan, nello speciale di calciomercato di sky: "la mia squadra del cuore mi fa veramente disperare... perchè? Kakà arriva nel 2003 alla Malpensa, e legge la formazione del Milan: Abbiati o Dida in porta, Cafu-Nesta-Maldini-Kaladze, Gattuso-Pirlo-Seedorf, Rui Costa-Shevchenko-Inzaghi. Sono passati 6 anni, lui ha preso il posto di Rui Costa, mentre quello di Shevchenko (poi tornato) l'ha preso Ambrosini che c'era già. Il Milan è sempre la stessa squadra; se stanno bene fanno una singola partita super, ma come facciamo in un campionato?"
Come detto però, inutile illudersi, la politica della società resterà quella tenuta in questi anni, piccole rinfrescate al ciclo in corso, per cercare di farlo durare più a lungo possibile, ancora un altro anno, e un altro ancora, e ancora... Parafrasando Tolkien, siamo come burro spalmato su troppo, troppo pane.

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del 14/02
CARLETTO NEL CUORE

I primi attriti stagionali quest'estate; le batoste subite in amichevole, su tutte quella umiliante per 0-5 col Chelsea, produssero più  di un vertice fra società e allenatore, per "fare il punto  della  situazione". Poi, ancora un summit dopo l'inizio choc della stagione, le voci su Frank Rijkaard in arrivo in caso di terza sconfitta consecutiva con la Lazio in casa. Decisamente qualcosa non andava, a partire dalla campagna acquisti estiva. Alcuni adesso diranno che Ancelotti l'ha approvata e controfirmata pubblicamente; ma, a parte il fatto che lo stesso Ancelotti ha confermato ieri a La Stampa che per evitare problemi non dice quasi mai in pubblico quello  che pensa davvero, basta andarsi a rileggere tutte le dichiarazioni della stagione passata e non solo sulle lacune del Milan. Sarà mica uscito fuori ieri il problema della mancanza di peso in attacco? Peso che, invece, non darei ai vari discorsi sulla famosa nazionale africana da allenare prima dei mondiali del 2010, o sull'auspicio di sedersi prima o dopo sulla panchina della Roma. Farlo, vorrebbe dire non avere presente il carattere splendidamente ironico del Mister. Piuttosto, nonostante le evidenti lacune tecniche di una squadra che sarebbe stata completa solo con un Borriello sano, e alla quale non puoi chiedere di giocare mesi e mesi senza Sandro Nesta e Rino Gattuso senza contraccolpi, pesano alcuni errori del nostro allenatore. Adesso, non voglio star qui troppo a sindacare su questo o quel cambio: avrei da ridire su molte sostituzioni, in molte partite, anche per quanto riguarda la tempistica. Ma non ho una competenza di calcio tale da stendere un dossier stronca-Carletto. Vorrei invece porre l'accento su quanto detto dallo stesso Ancelotti, una volta raggiunte le sue 400 panchine  rossonere: "un mio difetto? Dopo così tanti anni, non sono ancora riuscito a portare nel gruppo la concentrazione giusta in certe partite". Concentrazione, e non solo: non è un mistero che anche la  preparazione di queste gare viene affrontata magari non con sufficienza, ma di certo neanche con l'attenzione al particolare che si riscontra prima  di un derby, o di un turno di Champions ad eliminazione diretta. Se quindi, a mio giudizio, la classifica del Milan è legata alla complessità e ad una certa illogicità della rosa, è anche vero che molte partite le abbiamo letteralmente buttate, dopo averle tenute in pugno; punti su punti, persi con tutte o quasi le squadre in fondo alla classifica, che pesano come piombo. E lì anche il nostro atavico snobismo nei confronti di chi non ha in squadra almeno un paio di candidati al pallone d'oro, ha pesato. Senza contare gli eventuali rinforzi della prossima estate. Ad esempio, si parla di Hernanes: giovane talento brasiliano del San Paolo, centrocampista di grande qualità. Ma se anche arrivasse, quanto credete che giocherebbe? E' facile immaginare che alla fine partirebbero  titolari sempre i grandi (e intoccabili) Pirlo e Seedorf, a cui adesso si è aggiunto anche Beckham, pur facilitato dall'assenza di Gattuso. A proposito, vi siete mai  chiesti quanto spazio avrebbe trovato l'inglese con un Rino sano a disposizione? Turnazione scientifica di partita in partita, o Gattuso-Pirlo-Ambrosini-Seedorf titolari sempre, e per Becks solo spezzoni e amichevoli? Rispondetevi da soli.
In alto però avete letto  "Carletto nel cuore". Questo perchè, nonostante queste cose, noi siamo ancora legati all'appuntamento settimanale con la conferenza stampa pre-partita, sempre piacevole e spesso addirittura spassosa, siamo legati a quella sensazione di forza, quasi onnipotenza, che ci ha sempre pervaso prima di un big-match di Champions League, dove è ancora e sarà sempre il migliore al mondo, siamo legati all'orgoglio nell'essere rappresentati dall'allenatore e soprattutto dall'uomo Carlo Ancelotti. Persino quel sopracciglio sinistro inarcato ci mancherebbe da  morire. Soprattutto ai tifosi più giovani, come il sottoscritto,  che praticamente non sanno cosa sia tifare per  una squadra allenata da uno che non sia Carletto nostro. Perciò, resta con noi, Carlo Ancelotti; perdere te e Paolo Maldini lo  stesso anno, sarebbe troppo

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del 07/02
LA SINDROME DEL TIFOSO COMPETENTE
Questa settimana andiamo un pò fuori dagli schemi canonici della Diagnosi del Doc, solitamente imperniata sulla più stretta attualità.
Puntata atipica, dove ci sarà meno spazio per le mie elucubrazioni, e invece più spazio per degli inquilini insoliti in questo sito:
i tifosi della Juve.
Come sappiamo la squadra bianconera sta affrontando un momento delicato, che per comodità chiameremo "crisi", dopo le due sconfitte con Udinese e Cagliari, e il sorpasso subito dal Milan.
Il sito di tuttosport ospita un blog molto seguito a Torino e dintorni, gestito dal direttore del quotidiano, Paolo De Paola;
ecco, quelli che vorrei proporvi, sono dei commenti da lì estrapolati il 5 di febbraio, quindi dopo la vittoria contro il Napoli in coppa italia (ai rigori).
Pensate che la qualificazione in semifinale abbia migliorato il loro umore?
Vi invito a goderveli con attenzione, vedete se vi ricordano qualcosa...
Come nel più prevedibile dei gialli, il primo colpevole è il maggiordomo;
nel calcio, l'allenatore.
Secondo luk in particolare:
"UNA SQUADRA CHE FA UN GIOCO VECCHIO, STANDARD, PREVEDIBILISSIMO, CHE VIVE SOLO DI INVENZIONI DI QUALCHE NOSTRO CAMPIONE TIPO DEL PIERO, TREZEGUET O NEDVED; UN GIOCO CHE NEMMENO IL CARO TRAP ADOPERA PIU. E POI LE SOSTITUZIONI TERRIBILI: GIOVINCO CHE STAVA CORRENDO, STAVA PROVANDO AD ENTRARE, A VOLTE ESAGERANDO, MA ERA VIVACE NEL GIOCO, ECCO PROPRIO LUI FUORI!!!"
Alberto è uno dei maggiori estimatori di Ranieri, e come molti altri guarda con invidia alle milanesi...
"che schifo la partita col Napoli, tifosi juventini siamo seri, non parliamo di arbitraggi, il Napoli, cosi’ come tutte le squadre di serie A giocano meglio di noi xchè noi non abbiamo un gioco. L’allenatore non ha neppure l’idea di gioco e di schemi. Ricordo che il Napoli ha perso le ultime 6 trasferte e da noi meritava di vincere. Ricordo che la Lazio prende 3-4 goal a partita e noi abbiamo segnato su angolo con un difensore. Il Milan ha passeggiato a Roma con la Lazio in emergenza in difesa, costretto a far giocare Senderos. Vedete un po’ voi, noi facciamo sempre resuscitare i morti grazie alla nostra non organizzazione di gioco. Cosa c’era ieri sera da esultare, per il passaggio del turno? Dopo che in 120' minuti quasi mai si sono fatti 2 passaggi di fila. Toglie Giovinco che non ha ancora capito che deve giocare da trequartista, che anche se non ha giocato bene è il + riposato e comunque le poche cose buone son partite da lui e fa giocare del piero stanco x 120'... Ne ho già visti di incompetenti ma questo li batte tutti"
Anche Luigi contesta il gioco juventino, con un occhio anche al mercato...
"siamo d’accordo nell’ammettere che ieri sera la Juve (LA JUVE!!!) ha giocato una partita inguardabile, da crampi allo stomaco, che ha vilipeso il gioco del calcio: continui titic-titoc in un gioco (gioco?) che farebbe passare la pazienza a Giobbe, con l’unico patetico risultato di consegnare la palla agli avversari. Qualcuno si chiede anche come mai la Juve non ha “scoperto” a suo tempo Lavezzi. Ebbene, l’erede di Lavezzi già c’è, è Salvio (certificato da Bagni), ma la Juve, state tutti tranquilli, continuerà a non scoprirlo. Errare è umano, perseverare è... Cobolli"
Mercato fallimentare da anni anche secondo vivi...
da sottolineare che in molti altri post che non riporto per motivi di spazio, ci si augurava una pronta cessione della Juve agli arabi:  
"Vergognosi non ho altri commenti per la partita di ieri. Ieri strameritava il Napoli. Secco, Cobollo e quell’altro incapace di Ranieri, ma noi giocatori come Hamsik, Gargano, Lavezzi ecc quando li compreremo? Quando? Cobolli si gira durante i rigori, ma si dovrebbe girare per lo schifo di partita e per lo schifo di mercato fatto dalla juventus! Ma avete visto i vari Poulsen, Grygera (ahahah)... incredibile. Ma come fa uno come Poulsen a guadagnare il triplo di Lavezzi!!?? Bah...misteri di Ranieri che lo ha preferito a Xabi Alonso. Signori, non andiamo piu allo stadio e non compriamo piu le partite, forse la proprietà si convincerà a far tornare Moggi uno che di calcio ne capiva"
Un altro tifoso, che si firma "fronte del porto", sottolinea che...
"LA REALTA’ DEI FATTI E’ QUESTA: Alla JUVE manca un giocatore di grande personalità e tecnica che catalizzi il gioco, sopratutto offensivo e che faccia girare la squadra, che detti tempi e modi di giocata. Nel Werder Brema ( e ve ne accorgerete contro il Milan in Uefa) e nella Nazionale Brasiliana, tutto questo lo fa DIEGO. Lo farebbe anche nella Juve qualora fosse acquistato. I moduli vari di Ranieri permettendo..."
Certamente non poteva mancare la sfuriata contro lo staff medico-atletico, ci pensa roby...
"ADESSO SAREI CURIOSO DI SENTIRE QUALCHE DIFENSORE DI RANIERI E DEL PREPARATORE ATLETICO CAPANNA. TANTO PER CAMBIARE DUE NUOVI INFORTUNI MUSCOLARI ORMAI NON SI CONTANO PIU’ E IL PREPARATORE RICCARDO CAPANNA SALDAMENTE AL SUO POSTO, VERGOGNA. SPERIAMO FINISCA PRESTO IL MONDIALE E LIPPI SCOSSO DA UN SENTIMENTO DI PIETA’ SI RICORDI DI NOI... VIA RANIERI E CAPANNA"
Per concludere dajeman, che prende di petto i singoli, ma almeno lui in modo ironico...
"Ranieri: c’ha più culo lui che Galeazzi. Grygera: boh!. Mellberg: sa fare gli interventi disperati, ma non sa giocare con la palla, e per un giocatore di calcio è un po’ strano. Molinaro: i suoi cross sono come una strizzata di coglioni... danno fastidio. Poulsen: qualsiasi giocatore di calcio, di qualsiasi categoria, di qualsiasi campionato, sa fare quello che fa lui. Giovinco: è basso e protesta troppo, e sbaglia sempre i movimenti senza palla. Iaquinta: è più incisivo il mio incisivo"   
... il mio commento?
Mi sono sentito piccolo piccolo a leggere queste parole (dajeman a parte).
Perchè le ho lette anche nel nostro forum, l'ultima volta in occasione del pareggio interno col Genoa;
basta sostituire i nomi dei colpevoli con gli omologhi milanisti.
E perchè anche io in certi momenti, pur senza raggiungere vette paragonabili a quelle che avete letto, mi faccio trascinare dalla "sindrome del tifoso competente".
Ancelotti, Galliani, "come fate a non capire che...",
e via con la ricetta giusta per fare il bene del Milan.
Un esempio?
La tanto sognata squadra più fisica, più alta, più di corsa:
poi però scopri che secondo la maggioranza dei tifosi della Juve, il loro problema è
"una squadra troppo fisica, troppi mediani e spilungoni che non sanno toccare la palla! Il Milan ha Pirlo davanti la difesa, altro che quegli scarponi di Sissoko e Poulsen!".
Capito?
Il milanista invidia Sissoko alla Juve e sogna Yaya Tourè, e lo juventino invidia Pirlo al Milan e sogna Diego.
Nasce il sospetto che, forse, tendiamo tutti a sognare ciò che non c'è...
Che poi a pensarci bene...
chi cacchio siamo per essere così arroganti, spocchiosi nella nostra superiore visione dei problemi del Milan?
Siamo così sicuri che faremmo il mercato
(quello coi soldi veri, coi bilanci da far quadrare)
meglio di Adriano Galliani?
Che faremmo dei cambi più tempestivi, e certamente più azzeccati, di quelli di Carletto Ancelotti?
Diritto/dovere di critica, certo, ma forse sarebbe meglio, soprattutto nei momenti di difficoltà, darsi tutti una bella ridimensionata, nei toni e nella sostanza:
soprattutto pensando che noi, a differenza degli amici juventini, possiamo contare, carta canta, sulla società più vittoriosa al mondo da quando è in carica,
e su un allenatore che ha già dimostrato di essere un vincente, oltre che un grande uomo.
A volte per capire il tuo errore,
è necessario vederlo commettere da altri.
E probabilmente qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo,
circa lo stupore dei tifosi juventini ed interisti nel sentire le "nostre" aspre critiche a un campione inarrivabile come Clarence Seedorf.
Ma quella è un'altra storia; magari ne parleremo la prossima settimana.

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del 31/01

Caro Dinho, sei di troppo
La scorsa estate chi vi scrive, dopo essersi "battuto" per l'arrivo di Eto'o prima e Adebayor poi, aveva accarezzato, seppur in subordine rispetto al Togolese, anche la prospettiva di accogliere al Milan l'iperdentato giocatore brasiliano proveniente da una stagione al Barcellona che definire deludente è fare un complimento. Dunque qui non c'è nè amore smisurato, che per definizione è cieco, per il Gaucho, nè prevenzione in senso opposto. Chi vi scrive, dicevo, era intrigato dall'arrivo di Ronaldinho per una semplice ragione, perfettamente spiegata dall'intervento telefonico di Federico Buffa in diretta su Milan Channel quando il suo acquisto era ormai cosa fatta. Disse l'Avvocato: "il Milan a questo punto deve svoltare in senso offensivo, non più 3 giocatori d'attacco, ma 4, da disporre come volete: con il 4-2-3-1 spagnolo, con il 4-2-2-2 brasiliano, con il 4-2-4, come volete. Il Milan, come faceva all'inizio del ciclo di Ancelotti, deve tornare a dire al suo avversario: io sono più forte di te, e come tale mi difendo attaccandoti, contando sul fatto di controllare la palla più di te, e sul fatto che se ne tengo 4 davanti, ci penserai bene prima di sganciare troppi giocatori in attacco". Perfetto direi.
DIMMI CON CHI GIOCHI E TI DIRO' CHI SEI - Perchè era quello l'unico possibile sbocco positivo dell'arrivo di Ronaldinho al Milan: e prova incontrovertibile se ne è avuta già alla prima giornata di campionato, Milan-Bologna. Primo tempo con il solito abete, con Seedorf e Ronaldinho alle spalle di Inzaghi. Prestazione ampiamente insufficiente del trequartista brasiliano, lentissimo e spesso anticipato dall'avversario, anche se in parte si salva con il cross per la testa di Ambrosini che vale il pari (rossoblu in vantaggio con Di Vaio). All'intervallo, il cambio choc: esce uno spento Jankulovski ed entra Shevchenko. Flamini da centrocampo scala a destra in difesa, con lo spostamento di un vivace Zambrotta a sinistra. Poi Pirlo e Ambrosini davanti la difesa, e il trio Shevchenko-Seedorf-Dinho dietro Inzaghi. Ecco, in quel secondo tempo, ad oggi, 31 gennaio 2009, abbiamo visto il miglior Ronaldinho della stagione. Non si contano le palle straordinarie messe sui piedi dei compagni, imprecisi però nella conclusione a rete, si vede a sprazzi e a bagliori persino quel giocatore che aveva incantato il Camp Nou: d'altronde con così tante minacce costanti per la difesa avversaria, era inevitabile per lui essere meno raddoppiato, o addirittura triplicato, come invece era accaduto nel primo tempo. Dice ma come, non era appena arrivato dall'Olimpiade, reduce da una non-preparazione estiva, e quindi fisicamente a terra? Si ma, per far rendere davvero Ronaldinho, non serve tanto chissà quale prodigio del Milan Lab (che peraltro con Borriello di "prodigi"  ne sta facendo sin troppi), non serve tanto, come ci è stato detto da Tognaccini a novembre, il magico ritiro di Dubai. Serve si una certa forma fisica, ma soprattutto un'altra cosa: una squadra offensiva. E sia chiaro, per "rendere davvero" non intendiamo un colpo di testa che va in rete, un calcio di punizione nel sette o un gol da un metro, intendiamo un giocatore vero, che Arrigo definirebbe "a tutto campo e a tutto tempo". Allora bastò mettergli sulla sinistra un terzino che spingesse con assiduità (Zambrotta, come ricorderete particolarmente tonico quel pomeriggio), e altri 3 giocatori offensivi per esaltare le sue qualità di passatore formidabile (compreso quello in grado di tagliare sul secondo palo, Shevchenko, assolutamente fondamentale per il suo gioco), e si è visto un parente stretto del Ronaldinho catalano. Il quale, è bene ricordarlo, non giocava accanto a Deco e dietro una punta, ma giocava con Xavi-Deco-Iniesta, Messi sull'altro out, ed Eto'o davanti. Quel che si dice una squadra offensiva.
SCELTE CHIARE - Adesso, dopo 5 mesi abbondanti, le scelte tecniche del nostro allenatore, alcune obbligate, altre meno, sono chiare. Su tutte: per mettere in campo una squadra volta
all'attacco, il primo passo è una difesa molto alta, che mantenga gli 11 giocatori in pochi metri di campo, favorendo un rapido e poco dispendioso recupero della palla anche per atleti che non sono esattamente dei portatori d'acqua. E questo, vuoi per la totale assenza di Nesta, vuoi per la mancanza di alternative all'altezza del centrale romano, vuoi perchè Ancelotti considera i contro del prendersi questo "rischio" superiori ai pro, non si è mai fatto da settembre ad oggi, e presumibilmente mai si farà. E si tira in ballo Ancelotti non perchè si voglia infierire su uno che comunque con Favalli centrale ci ha condotti al terzo posto, ma perchè a ben pensarci il Chievo dei miracoli di Del Neri teneva quasi a centrocampo una linea composta da Moro, D'Anna, D'Angelo e Lanna, non esattamente 4 palloni d'oro. Come a dire, a volte se c'è l'organizzazione e la voglia di osare... Da lì, e dalla convinzione che i nostri centrocampisti si adattino meglio ad un centrocampo a 3, la scelta di non toccare l'assetto della squadra (ipotesi non campata in aria almeno all'inizio se pensiamo che anche Tassotti in estate disse "stiamo pensando al 4-2-3-1"). Tre giocatori offensivi, dunque, su questo non si discute.
FUORI GIA' ADESSO... - Dopo un iniziale accantonamento in panchina, Pato è emerso giustamente come titolare intoccabile per questa squadra e per questo allenatore. Con lui, il "neo-acquisto" Kakà. Resta un solo posto libero. La contingenza del momento sta portando Clarence Seedorf ad occupare questo posto, per due motivi. Primo, perchè l'ingresso in squadra dell'ottimo Beckham ha causato un effetto domino tale che Seedorf è slittato nell'unico posto occupabile, se è vero che un mediano come Ambrosini è fondamentale e che Pirlo non si tocca. E Seedorf, lo sappiamo, un posto in squadra con Carletto lo "deve" trovare. Secondo perchè effettivamente l'olandese, a differenza del Gaucho, dietro le due punte Kakà e Pato garantisce quell'equilibrio tale da avanzare Ricky e liberarlo da incombenze difensive, assicurando al Papero un prezioso partner offensivo sulla sua stessa linea, visto che, sempre per usare un'espressione Buffiana, da unica punta "è perso a Shanghai senza mappa". Non a caso quest'anno è esploso con l'Udinese, quando Kakà ha cominciato a giocare al suo fianco e non alle sue spalle. E Ronaldinho? Ronaldinho ad oggi più che una risorsa è un problema. Perchè in campo come detto non sai dove metterlo, e perchè in panchina la sua presenza è così "ingombrante" da portare Ancelotti a preferirlo ad una vera punta se deve fare un cambio e togliere Pato (Fiorentina, Genoa).
... E IN FUTURO? - E lo sarà anche in futuro. La quasi totalità dei tifosi oggi è ancor più convinta che al Milan serva "la Bestia", intesa non come il Baptista della Roma, ma come quel giocatore alto, possente, in grado di far salire la squadra e di completarsi con Pato e Kakà. Il quale, allora si, arretrerebbe volentieri nel suo vecchio ruolo da trequartista, perchè dietro due punte potrebbe tornare a fare suo il gioco che l'ha reso celebre, quegli inserimenti a fari spenti (Bruges, Deportivo...) che vanno a sfruttare il buco fra i difensori avversari, impegnati dalle due punte, e i centrocampisti avversari, che non hanno quasi mai il passo per tenerlo. Forse, da quel poco, pochissimo, che abbiamo avuto modo di vedere finora, anche lo stesso Borriello potrebbe andar bene. Marco non è un fenomeno, non addomestica i lanci lunghi come Amauri e non ha la tecnica di Milito: ma è forte fisicamente, ha un gran sinistro, mette tutto se stesso in campo per la squadra, e soprattutto si integra alla perfezione con Kakà e Pato. E nel calcio a volte rende più un attacco con una star in meno, ma con un giocatore "utile" in più. Ecco, ammettendo che fra un mese sia andato via Becks e sia rientrato Borriello, il dilemma sarà ancor più pressante... che fare? Rientrerà Ronaldinho, tornando a "scontentare" il fin troppo paziente Kakà e ad isolare Pato? Oppure si tornerà al Kakà-Pato-Borriello di inizio stagione, di sicuro l'attacco meglio assortito consentito da questa rosa, "bruciando" così 20 e passa mln di euro di investimento?
IL BARCELLONA DI PEP - Lo vedremo. Quel che è certo, è che Ronaldinho, paradossalmente, dopo aver tenuto il Milan in piedi quasi da solo per 2 mesi, è già diventato e diventerà ancor più in futuro un limite del Milan. Magari, anzi di sicuro perchè la classe è indiscutibile, risolverà qualche altra partita con i suoi colpi da solista, ma strutturalmente rischia di diventare lo stesso "tappo" che, per motivi diversi, l'anno scorso impediva alla fonte del gioco blaugrana di sgorgare. Si diceva fosse in tono minore l'ultima campagna acquisti del Barcellona, una squadra reduce da un campionato fuori dalla lotta di vertice, che sembrava avesse bisogno di una campagna acquisti faraonica, da 100 mln di euro, per rinascere. Invece, via la stella Ronaldinho, dentro il tuttofare bielorusso Hleb, via il fantasista Deco, dentro il possente Keita dal Siviglia, via i grandi vecchi della retroguardia Oleguer e Thuram, dentro i giovani difensori Caceres e Piqué; sembravano essersi rafforzati solo col cambio Zambrotta-Dani Alves. Ma da quelle cessioni "pesanti", da quegli acquisti poco mediatici e molto mirati, da un allenatore nuovo, Pep Guardiola, salito dalla primavera con tante idee e con i suoi sorprendenti giovani come il centrocampista Busquets e l'ala Pedrito, è nata una delle squadre più spettacolari degli ultimi 20 anni, che ha chiuso il girone d'andata col record storico di punti nella Liga, per di più con la stratosferica media di oltre 3 gol segnati a partita. Sono un esempio per tutti. Soprattutto per noi.

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del 24/01

Con un intero girone alle spalle, il punto sui nostri piani di grandezza
FACCIAMO CHIAREZZA
Il Milan merita la posizione che occupa in classifica?
Intorno al Milan si assiste ad un fenomeno curioso. La squadra rossonera è terza in campionato a 3 punti dalla Juve e a 6 dalla capolista Inter giusto? Eppure sembra che, come nei 2 anni passati, si trovi a navigare a metà classifica a distanza siderale dalla vetta. Quante volte avete letto del Milan come circo, ammasso di stelle cadenti, che nonostante i molti uomini di qualità gioca male, con una manovra offensiva lenta e asfittica? Tante, lo so. Nel calcio quando si crea un luogo comune, un'etichetta, parte il passaparola e poco a poco scrollarsela di dosso appare quasi impossibile. Esempio lampante, le pagelle settimanali di Alberto  Cerruti sul sito della gazzetta: per Juve-Siena 1-0 di pochi giorni fa, un bel 7,con tanto  di paragone con la Juve di Capello,dice "vincere anche giocando male è un pregio, è da grande squadra". La settimana dopo solo una sufficienza stiracchiata per il Milan dopo l'1-0 alla Fiorentina, "si salva solo il risultato, per il resto una brutta prestazione". La mia opinione? Nessun complesso di persecuzione da parte  dei media, semplicemente
dalla squadra di Sissoko, Marchisio e Nedved, ti aspetti che il gioco sia un pò così e il  cinismo diventa un pregio, dalla squadra di Beckham, Pirlo, Seedorf, Kakà,Dinho e Pato(e scusate se forse ne dimentico qualcuno) ci si aspetta solo il calcio spettacolo, e vincere giocando male con questi giocatori diventa così un motivo di critica. Tanto che le ambizioni scudettate dei rossoneri sembrano quasi prive di logica, come può un simile cimitero di elefanti,  che  esprime un gioco così scadente, coltivare dei sogni così palesemente fuori portata? Analizziamo meglio la situazione ora che è terminato il girone di andata. Il Milan merita la  posizione che
occupa in classifica? Il gap con le due davanti, al di là dei punti, quanto è grande?
Consideriamo ad esempio il possesso palla: in questa speciale classifica il Milan è la prima squadra della serie A (27':47" a partita). Subito dietro l'Inter (26':49"), molto più indietro la Juve (24':49"), solo sesta. Come è facile immaginare, il  Milan è ancora primo nella classifica stilata sulla base delle palle giocate in una partita, qui addirittura per distacco: una media di 617,1 per i rossoneri, terza l'Inter a 569,8, proprio davanti alla Juve, a 560,1. Milan ancora leader della serie A nella speciale classifica che tiene conto della percentuale di passaggi riusciti, con un bel 68,5%; anche qui l'Inter rincorre al terzo posto (65,2%), mentre la Juve addirittura annaspa
in 12esima posizione, col 59,4% di passaggi riusciti in una partita. Nota a margine, il Milan schiera anche il giocatore che nelle prime 19 partite ha azzeccato più  passaggi in tutto il campionato, e, udite  udite, è il tanto bistrattato Clarence Seedorf, con un totale di 939 appoggi riusciti finora. Fuori dalle prime posizioni di quest'altra classiifica tutti i bianconeri e i nerazzurri, mentre addirittura il Milan ne piazza un altro in quinta posizione, Marek Jankulovski (833).
Dice ma si sa che il Milan più delle altre squadre basa il proprio gioco sul possesso, vuol dire poco che sia primo in queste 3 classifiche. Ok, parliamo allora della nostra rinomata "manovra asfittica". Nella classifica basata sulla supremazia territoriale, ovvero il tempo totale di possesso palla di una squadra nella metà campo avversaria, il Milan è sempre in testa con 12':36" nell'arco di un match, subito dietro troviamo l'Inter (11':44"), mentre anche qui la Juve è molto indietro, ottava per la precisione (10':01"). Allora si potrebbe dire che ok, il Milan fa il miglior possesso della A, staziona molto nella metà campo avversaria... ma è realmente pericoloso, o è piuttosto "sterile", l'aggettivo più gettonato per definire la  manovra rossonera? Esiste un indice, la percentuale di pericolosità, che tiene conto di molti fattori: capacità di mantenere il possesso palla, capacità di verticalizzare, capacità di giungere al tiro, capacità di creare occasioni da rete. E indovinate un pò, anche qui il Milan è primo in classifica, col 56,8%; a ruota l'Inter (55,9%), e, manco a dirlo, solo sesta la Juve (52,5%). Se tutti questi indici piuttosto complessi non vi convincono, possiamo concludere parlando del fine ultimo di ogni squadra di calcio, i tiri verso la porta avversaria. Ecco, qui il Milan non è al comando della classifica, sopravanzato dalle due romane e dalla  Fiorentina, ma è comunque primo fra le 3 "grandi", con una media di 6,1 tiri in porta a partita, contro i 5,9 dell'Inter (quinta), e i 5,2 della Juve (settima). A guardare invece il totale delle reti effettivamente segnate, il bilancio fra le 3 è sostanzialmente in pari: il Milan ha segnato finora 31 reti, una meno della Juve e due meno dell'Inter.
Eh ma allora ci sarà un motivo se il Milan è primo in tutte le classifiche di rendimento, ma è terzo nell'unica classifica che conta davvero? Certo che c'è, e risiede
solo ed esclusivamente in difesa. Abbiati ha raccolto in fondo al sacco ben 20 palloni, contro le 14 reti subite dalla Juve (miglior difesa) e le 15 dall'Inter. Squadra poco fisica e non adatta al campionato, la famosa torre, giocatori vecchi e che non corrono più, si può dire e si dice di tutto, sta di fatto che la differenza finora la sta facendo solo e soltanto l'assenza del nostro  leader difensivo, Alessandro Nesta.  La sensazione è che con lui dall'inizio, il  campionato avrebbe avuto per noi un volto più sorridente. Giovedì 22 gennaio ha fatto il suo ritorno a milanello: se il Milan con lui riuscisse a risolvere gran parte dei suoi problemi dietro, con Manchester e Chelsea alle porte per le nostre avversarie, e con il derby a metà febbraio, il campionato potrebbe davvero prendere una piega niente male.

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del 17/01

Tempo fa quando si parlava di Adebayor al Milan, ebbe molto successo la mia statistica sui gol delle grandi punte europee nei loro primi 24 anni di età... in questi giorni pensavo... ma quello che ha fatto finora Pato, come lo vogliamo definire? Normalità, o quasi, per un futuro fuoriclasse come lui, oppure anche nell'Olimpo dei grandi attaccanti i suoi numeri risultano eccezionali? Ecco perchè ho voluto fare un raffronto con una selezione degli attaccanti più forti della storia del calcio europeo, da Meazza ad Henry, da Puskas a Van Basten.
I parametri di riferimento sono i gol segnati nei primi 19 anni di età, in campionati EUROPEI, e di PRIMA DIVISIONE. Dunque solo i gol in campionato; questo perchè a quell'età c'è chi gioca le coppe europee e chi ancora no, oppure ci sono i giocatori militanti nel calcio inglese che affrontano ogni anno più di una coppa nazionale. Considerare solo i gol in campionato mi sembra la soluzione più equa.
Molti attaccanti dunque sono stati esclusi per vari motivi:
- GIOCATORI MILITANTI IN SERIE INFERIORI: Altobelli, Bettega, Boninsegna, Butragueno, Charles, Drogba, Inzaghi, V. Mazzola, Montella, Muller, Papin, Riva, Signori, Toni, Van Nistelrooy, Vialli
- GIOCATORI MILITANTI IN CAMPIONATI EXTRA-EUROPEI: Altafini, Careca, Kakà, Pelè, Rivaldo, Robinho, Romario, Ronaldinho in Brasile. Batistuta, Crespo, Di Stefano, Maradona, Milito, Sivori in Argentina. Fontaine in Marocco, Weah in Liberia
- GIOCATORI CHE PUR MILITANDO IN PRIME DIVISIONI EUROPEE NON AVEVANO ANCORA REALIZZATO UN SOLO GOL: Chiesa, Huntelaar, P. Rossi, Trezeguet
- ALI E TREQUARTISTI PURI: non troverete infine le ali alla George Best o Bobby Charlton, nè i giocatori a tutto campo alla Cruijff o alla Platini, troppo lontani dallo stile di gioco di Pato, e quindi non paragonabili con delle punte vere e proprie, prime o seconde che siano
Ecco quindi questa sorta di G-30 degli attaccanti europei di ogni epoca, messi in fila sulla base dei risultati ottenuti fino al 19esimo anno di età
Questa è la Classifica in base al numero dei gol:
1) PUSKAS 91 ........................... (Budapest Honved)
2) RAUL 49 ................................ (Real Madrid)
3) RONALDO 42 ........................ (PSV)
4) VAN BASTEN 38 .................... (Ajax)
5) OWEN 37 .............................. (Liverpool)
6) PIOLA 36 .............................. (Pro Vercelli)
7) BONIPERTI 32 ...................... (Juventus)
8 ) ROONEY 32 ......................... (Everton/M. United)
9) TORRES 32 ........................... (Atletico Madrid)
10) MEAZZA 31 ......................... (Inter)
11) AGUERO 26 ........................ (Atletico Madrid)
12) MESSI 21 ........................... (Barcellona)
13) ETO'O 20 ........................... (Leganes/Espanyol/Real/Maiorca)
14) HAMRIN 19 ......................... (AIK)
15) GULLIT 18 .......................... (Haarlem)
16) PATO 17 ............................. (Milan)
17) SHEVCHENKO 17 ................ (Dinamo Kiev)
18 ) IBRAHIMOVIC 16 ............... (Malmoe)
19) EUSEBIO 15 ........................ (Benfica)
20) HENRY 15 .......................... (Monaco)
21) NORDAHL 15 ...................... (Degerfors)
22) C. RONALDO 12 ................... (Sporting Lisbona/M. United)
23) STOICKOV 11 ..................... (CSKA Sofia)
24) ADEBAYOR 10 ...................... (Metz/Monaco)
25) ADRIANO 7 ........................... (Inter/Fiorentina)
26) TOTTI 6 ................................ (Roma)
27) DEL PIERO 5 ........................ (Juventus)
28 ) RUMMENIGGE 5 .................. (Bayern)
29) BAGGIO 1 ............................ (Fiorentina)
30) VIERI 1 ............................... (Torino)
Come vedete Patinho si piazza in sedicesima posizione, ottimo risultato direi, vista che non potrebbe esserci concorrenza più agguerrita. Ma a quell'età c'è chi è già titolare nel suo club da 4 anni (Puskas), chi da un anno, e chi ancora gioca col contagocce. Quindi credo che in generale sia più attendibile una Classifica basata sulla media realizzativa, eccola qui:
1) MEAZZA 0,93 .................................... (31 gol in 33 partite)
2) RONALDO 0,91 ................................ (42 in 46)
3) NORDAHL 0,88 ................................ (15 in 17)
4) VAN BASTEN 0,80 ............................ (38 in 47)
5) PUSKAS 0,79 .................................. (91 in 115)
6) BONIPERTI 0,69 ............................. (32 in 46)
7) HAMRIN 0,67 .................................. (19 in 28 )
8 ) OWEN 0,54 .................................... (37 in 68 )
9) EUSEBIO 0,50 ................................. (15 in 30)
10) TORRES 0,50 ................................ (32 in 64)
11) PATO 0,47 .................................... (17 in 36)
12) DEL PIERO 0,45 ........................... (5 in 11)
13) RAUL 0,44 .................................... (49 in 110)
14) MESSI 0,42 .................................. (21 in 50)
15) IBRAHIMOVIC 0,40 ..................... (16 in 40)
16) PIOLA 0,36 .................................. (36 in 99)
17) SHEVCHENKO 0,35 ...................... (17 in 48 )
18 ) AGUERO 0,34 .............................. (26 in 75)
19) STOICHKOV 0,34 ......................... (11 in 32)
20) ADRIANO 0,30 .............................. (7 in 23)
21) GULLIT 0,30 ................................. (18 in 59)
22) ROONEY 0,29 .............................. (32 in 110)
23) ETO'O 0,27 .................................. (20 in 73)
24) ADEBAYOR 0,24 ........................... (10 in 41)
25) HENRY 0,24 ................................. (15 in 62)
26) RUMMENIGGE 0,23 ....................... (5 in 21)
27) BAGGIO 0,20 ................................ (1 in 5)
28 ) VIERI 0,14 .................................... (1 in 7)
29) C. RONALDO 0,13 ......................... (12 in 87)
30) TOTTI 0,10 .................................... (6 in 59)
Ed ecco che Pato sale all'undicesimo posto, lasciandosi alle spalle gente del calibro di Raul, Messi e Gullit. Ovviamente poi stanno a voi le valutazioni sulla diversa competitività del campionato italiano rispetto, ad esempio, a quello ungherese, e sulla diversa competitività della stessa serie A fra oggi e 40 anni fa.
Mi riprometto di aggiornare costantemente queste Classifiche, perchè come è ovvio per tutti gli altri ho calcolato i gol e le medie gol a stagione terminata, la stagione in cui avevano 19 anni. E se nella prima Classifica Pato è destinato a salire in fretta (si presuppone che qualche altro gol lo faccia di qui a maggio), credo che anche nell'altra abbia ottimi margini di miglioramento.
Un obiettivo ambizioso, ma non troppo, potrebbe essere questo: superare lo 0,54 di Owen, diventando così il più grande giovane attaccante nella storia del calcio moderno dopo Ronaldo e Van Basten. E avendo questi due fenomeni realizzato le loro stratosferiche medie nella Eredivisie olandese, ben diversa rispetto alla Serie A, sarebbe come una vittoria.

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del 10/01

Aggrappati a Vico
Il Milan comincia la stagione perdendo punti preziosi contro una neopromossa, e cadendo poi a Genova. Avvio pesante, aria di ambizioni ridimensionate, poi il via al filotto positivo, con tante vittorie in fila, compresa quella contro la corazzata capolista. Fino a dicembre, resterà l'unica sconfitta subita dai nostri storici avversari. Poi, l'imprevisto crollo: altri punti persi per strada con squadre in fondo alla classifica, e due pesanti sconfitte: la prima, per 3-1, contro una squadra di medio-alta classifica, sul cui campo è sempre dura andare a giocare. L'altra, arrivata in una fredda sera di metà dicembre, nel match-verità per designare la vera alternativa alla capolista. Si chiude con una bella vittoria, ma le perplessità per il prosieguo della stagione sono molte. Bilancio delle prime 17 giornate: terzo posto, 9 pesanti punti di distacco da una capolista che sembra non perdere un colpo, un solo punto di vantaggio sulla quarta in classifica, la Fiorentina. Già 4 sconfitte subite in campionato; tante, forse troppe. La domanda che tutti i milanisti si fanno è: quale sarà l'epilogo di questa stagione? La risposta la conoscete anche voi: quel Milan di lì a maggio arriverà a totalizzare 88 punti, record storico per il club rossonero Cosa, perchè ho scritto "quel Milan"? Ma... pensavate che stessi parlando della stagione attuale? Ma no, è un argomento così inflazionato... Quella era l'esatta cronistoria dell'inizio di campionato rossonero, stagione 2005-06. Non ci credete? Vi sembra che vi stia prendendo in giro? Allora... la neopromossa di cui si parla all'inizio è l'Ascoli (avevate pensato al Bologna vero? E invece...), a Genova (con la Samp) ricorderete che si è perso anche quell'anno... il filotto positivo condito dalla vittoria con la capolista? Ma io intendevo la Juve di Capello, non l'Inter di Mourinho... per quanto concerne i punti persi con le piccole squadre, si parlava della sconfitta col Chievo, mica degli inciampi di Lecce o Torino... la sconfitta esterna per 3-1 contro una squadra di medio-alta classifica era ovviamente quella contro la Fiorentina, il Palermo non c'entra niente... per il resto, beh... il riferimento alla sconfitta subita nel derby per 3-2, l'11 dicembre 2005, nella partita che doveva eleggere l'anti-Juve, mi sembrava chiaro... avevo pure parlato di bella vittoria prima delle feste, ovvero lo 0-3 a Livorno... ah già, in effetti anche quest'anno abbiamo terminato l'anno con la larga vittoria sull'Udinese... Vabbè però andiamo, vi ho fornito dati precisi per capire di quale stagione stessi parlando... il bilancio dopo 17 giornate era inconfondibile, terzo posto, nove punti dalla prima, uno sulla quarta (la Fiorentina), 4 sconfitte già subite in campionato... caspita, però in effetti corrisponde tutto, che strano... quella volta da gennaio partì la Grande Risalita, fino a quel bottino di punti stratosferico, chissà che... certo, il primo passo da fare adesso è battere la Roma, per il futuro si vedrà... anche se, vi avviso, nel gennaio 2006 il Milan si concesse un'ultima imbarcata d'acqua, prima di riprendere a veleggiare: sconfitta per 1-0 a Roma, a firma Amantino Mancini. E adesso, che risultato vi augurate per domenica sera?
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