il Tocco Rosa
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del 15/12
La vera sconfitta del giorno
Uscire un po’ mogi un po’ arrabbiati da S. Siro, rammaricandosi per l’occasione persa di ridurre le distanze da “quelli lì”. E immaginare i commenti un po’ beceri un po’ goderecci che ti dovrai sorbire e i bocconi amari che forse dovrai ingoiare.
Poi, una volta a casa, scopri che forse ci sono sconfitte che non si possono commentare, tanto sono assurde. Le immagini dell’aggressione al Presidente Berlusconi scorrono crude sugli schermi e resti attonita a fissare il suo viso insanguinato...incredula.
La notizia rimbalza da un’emittente all’altra e cerchi di sapere il più possibile, perché vuoi sapere...vuoi capire...anche se c’è poco da capire.
Questo è il giusto epilogo di una strategia del...dagli al Cavaliere...nessuno, in questi ultimi anni, è stato criticato, giudicato, vivisezionato come Silvio Berlusconi. Su di lui ci si poteva permettere di tutto...tanto tutto era lecito...senza nessun rispetto istituzionale.
Il gesto è talmente grave, che supera gli schieramenti di colore e ti aspetti il giusto sdegno, la giusta condanna da chiunque...a prescindere da tutto.
E invece la voce fuori dal coro esiste...grave e pericolosa. La voce di qualcuno che, fino a poco tempo fa, avrebbe dovuto garantire la giustizia giusta e imparziale, che si è vantato, a torto, di avere ripulito questo paese dalle nefandezze della politica, salvo poi buttarsi a capofitto nella medesima e goderne i privilegi, montando una guerra personale proprio contro il Cavaliere.
Il sig. Antonio Di Pietro, che di “onorevole” ha ben poco, non ha trovato di meglio da dire come commento al deprecabile fatto...”è Berlusconi che istiga alla violenza”.
Caro (si fa per dire) Tonino, sei sicuro che invece non siano persone come te che abbiano guidato la mano di quel pazzo?
Perché, indipendentemente dallo schieramento politico, chi siede in Parlamento, dovrebbe in primis pensare al bene del paese e non esprimersi in tale maniera, ma condannare e deprecare un simile gesto. Se invece che una statuetta il tizio avesse avuto in mano un coltello e avesse centrato il bersaglio...cos’avresti detto... “finalmente l’Italia è stata liberata dall’oppressore”?
Urge ripristinare un minimo di ordine, un giusto valore e rispetto per le cariche istituzionali di questo Paese. Può piacere o meno, ma Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio della Repubblica Italia ed è lì, non per un colpo di stato, ma per aver ricevuto il consenso degli italiani, chiamati democraticamente al voto.
E per questo merita il dovuto rispetto, così come l’avrebbe meritato il suo avversario politico se avesse vinto le elezioni.
Non è una mera questione di colore, ma una grande questione di giustizia.
La sconfitta calcistica della mia squadra, che, sono sicura, saprà rifarsi, viene ridimensionata da una sconfitta ben più grave e che ci coinvolge tutti.
Chi, naturalmente, indipendentemente dal pensiero politico, inorridisce e chi, proprio a causa di quello, stupidamente, gioisce.
Ecco la vera sconfitta del giorno.
Oggi non ha perso solo il Milan, oggi ha perso tutta l’Italia
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del 08/12
metti una sera... al Milan Point
L’occasione era troppo ghiotta...
c’era la presentazione di un libro sul Milan e già la cosa era positiva, ma soprattutto...
ci sarebbe stata la possibilità di avvicinare lui...
il milanista del secolo...
il capitano dei capitani...
l’immensità diventata regola...
sì proprio lui... IL CAPITANO di mille trionfi... come quello della serie B... il re della difesa... il  grande e unico FRANCO BARESI.
E chi se la perde questa occasione...
Alle cinque e trenta p.m. mi catapulto fuori dall’ufficio, di corsa a prendere la metropolitana che in dieci minuti mi porta nel cuore di Milano, a pochi passi dalla meta.
Infatti alle 18 in punto sono già davanti al Milan Point, il negozio dei sogni per tutti i tifosi rossoneri.
La mascotte Milanello accoglie tutti con un buffo saluto e distribuisce le foto della squadra che serviranno per raccogliere autografi.
Oltre a Baresi è annunciata la presenza di un altro eroe del passato, Daniele Massaro, del cantore delle gesta rossonere Carlo Pellegatti e di Mr. Galliani in persona.
Tutto curato nei particolari, nello stile Milan.
L’ingresso è delimitato da un nastro rosso, sono posizionati grandi schermi per dare la possibilità di vedere le interviste che avverranno all’interno, gentili e simpatici Stewart, che chiacchierano amabilmente coi presenti, presiedono la situazione.
Si respira allegria tra la gente presente, che si fa via via più numerosa.
Il primo ad arrivare è Pellegatti, lo blocco, mi faccio riconoscere, foto di rito e autografo sul suo libro dedicato a Pato, parole di fiducia e di entusiasmo su questo Milan che si sta riprendendo alla grande.
L’attesa aumenta, i più sono lì per lui, per rivederlo, per gridargli ancora l’ammirazione e confermargli la stima...
e finalmente lui arriva.
Un applauso spontaneo si alza nella fredda serata milanese, che improvvisamente si fa tiepida... l’emozione scalda i cuori.
Franco Baresi suscita rispetto...
tutti lo chiamiamo Capitano...
e ancora quell’emozione che ha portato il popolo rossonero a nominarlo “milanista del secolo”.
Non potrebbe essere diversamente... intorno a lui aleggia ancora quella magia quasi mistica, ti sembra di stare davanti alla leggenda, ma lui ha un sorriso per tutti, una parola per chiunque, disponibile... e allora capisci perché lo sentiamo ancora “uno di noi”.
Alla domanda di un ragazzo che gli chiedeva chi fosse il giocatore più forte che avesse mai incontrato e curato, lui ha risposto... il più grande non dovevo curarlo perché ci giocavo insieme... Marco Van Basten.
Grande Capitano!
Poi arriva anche Massaro, firma autografi e si fa fotografare, ma mette la distanza tra lui e la gente.
Infine giunge anche Adriano Galliani, subito circondato dai giornalisti presenti, che lui glissa con la solita ironia e si rivolge alla gente e saluta tutti, col suo solito sorriso sornione.
All’interno si svolge la presentazione con Pellegatti che intervista i protagonisti e noi che seguiamo dal di fuori, sugli schermi, in attesa di poter finalmente entrare, chi per acquistare il libro, chi per fare ancora una foto.
Finalmente si aprono le porte...
entrate dieci alla volta, ci dicono...
io sono la prima a varcare la soglia, acquisto il libro e vado da Baresi... un’altra foto Capitano... lui sorride e si concede.
Una foto anche con Massaro, un saluto agli amici di Milan Channel, che mi chiedono se possono farmi dire due parole... potevo dire di no?
Riprendo la metropolitana per tornare a casa, con negli occhi e nel cuore una gioia speciale, un’eco di antiche emozioni rivissute nel breve spazio di uno sguardo...
di un sorriso...
di una foto

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del 01/12

e all'improvviso... LA LUCE!
L’occasione era troppo ghiotta, favorevole perché il Milan potesse scavalcare la Juve e portarsi al secondo posto...a meno 7 dagli insuperabili dell’italico suolo.
Si possono ben immaginare tutti i tifosi rossoneri davanti al televisore per seguire questa trasferta in terra sicula, trepidanti...speranzosi...fiduciosi...dai che se...senza osare a pronunciare la parolina...sorpasso.
Una partita che non si rivela facile per la manovra milanista, per l’esagerato e l’esasperato gioco difensivo del Catania, per l’asfissiante pressione sui portatori di palla. Il Milan non soffre più di tanto, ma neanche crea pericolose occasioni che possano impensierire la difesa avversaria. Non ci sono sbocchi e i vari tentativi si infrangono contro i polpacci e le teste catanesi.
Il primo tempo passa senza scosse ne emozioni...e tutti quei tifosi rossoneri davanti al televisore cominciano ad agitarsi sulla sedia...e mentre i giocatori sono al riposo, loro non riposano, misurano la stanza a grandi passi, bevono un caffè, fumano una sigaretta...chiedendo mentalmente aiuto anche al Fato...oltre che al Pato...si ricomincia...ancora 45 minuti per sperare che....per sperare di...
Il live-motive della partita non cambia neanche nel secondo tempo, anche se l’ingresso di Pippo in campo crea un po’ di scompiglio in più nella difesa avversaria. Negli ultimi minuti solo due brividi contrari tra loro...una traversa di Dinho direttamente su calcio d’angolo (ah se fosse entrata quella palla...i commenti dei milanisti in salotto) e un sanguinoso contropiede del Catania con la retroguardia milanista scoperta, perché anche le retrovie erano in avanti a cercare la vittoria.
Lo 0 a 0 sembra scritto...ma nel calcio, così come nella vita, mai dire mai...
QUATTRO minuti QUATTRO di recupero e il coraggio di Mister Leonardo cambiano il corso degli eventi...della partita...forse della storia di questa stagione.
La partita va vinta, o almeno tentare di tutto x vincerla...e che ti inventa il Mister, in perfetta sintonia col genio di cui porta il nome? Butta nella mischia quell’Huntelaar che tutti chiamano l’oggetto misterioso e che, ne sono sicura, avrà strappato qualche sorrisino di scherno da parte dei più non milanisti e qualche imprecazione dagli stessi milanisti. E che ti fa l’oggetto misterioso? Si svela all’improvviso e quello che non è successo in 90 minuti, succede in due dei 4 minuti di recupero....tiro di Seedorf...appoggio di testa di Huntelaar...sponda di ritorno di Pippo...l’olandesino tira ...il portiere non trattiene...GOOOOL...e nei salotti milanisti rimbombano urla liberatrici...forza dai...ormai è finita! E invece no...non è finita...c’è ancora il tempo per un altro battito di cuore impazzito che non t’immagini...arriva in area catanese una palla che Pippo protegge, controlla e lascia ancora all’olandesino, che scarta uno due avversari e fa un tiro a foglia morta che s’insacca nell’angolino...GOOOOOL...
Non ci credo...si ripetono i milanisti salottari...e invece è tutto vero...dopo 90 minuti di buio, sono sufficienti due minuti di luce per vedere il secondo posto.
Non facciamoci abbagliare...niente epinici prematuri...ma è senz’altro un bel vedere!
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del 24/11
con le mani
Le mani sono quegli strumenti che ci permettono di tradurre in azioni i nostri pensieri.
Nel bene e nel male...possono accarezzare dimostrando amore, possono colpire dando sfogo alla violenza, possono creare mille e una cosa liberando la fantasia.
Solo una cosa non potrebbero fare...segnare un gol...soprattutto decisivo...e restare impunite, col loro proprietario che vergognosamente festeggia.
E per questo, ogni tocco di mano che favorisca la furbata, andrebbe punito, criticato e giustamente condannato, ma qualcosa sfugge ad ogni logica e questo concetto subisce trasformazioni, a seconda di chi commette la furbata.
Nei giorni scorsi è partita la crociata dello sdegno per quel gol di Thierry Henry che permette alla Francia di giocarsi i Mondiali in quel del Sudafrica ai danni dell’Irlanda di Trapattoni.
Crociata più che legittima abbracciata anche dagli italici quotidiani, sportivi e non.
“RIGIOCHIAMOLA” intitolava il più importante giornale sportivo italiano, riferendosi alla gara. Caspita...che gran senso di giustizia e lealtà tra quelle righe!
Eppure c’è qualcosa di stonato, di retorica spiccia e gratuita, di memoria corta da parte degli articolisti così pronti a stare sul pezzo.
La primavera scorsa, nel campionato italiano, in una partita piena di tensione come solo un derby può essere, di grande importanza per la classifica, si è visto un episodio simile, che sarebbe stato determinante per il risultato finale.
Nessuna crociata dello sdegno è partita...nessun titolone ad effetto in prima pagina...anzi...sorrisetti compiacenti per il “gesto” e la relativa esultanza, piena di eccelsa sportività. D’altra parte, in un paese dove si tollera che un presidente di una squadra di calcio faccia signorilmente il gesto dell’ombrello dalla tribuna e tanto signorilmente insulti un suo ex calciatore solo perché gioca e segna con la maglia di un’altra squadra, senza avere la decenza di scusarsi e si condanna, ancora a distanza di due anni, un calciatore che ha alzato uno striscione datogli da un tifoso, senza conoscerne il contenuto e che ha più volte chiesto scusa per questo..cosa si pretende?
Con le mani si alza uno striscione, si fa il gesto dell’ombrello, si benedice, si maledice,
si fanno carezze, si danno schiaffoni, si mandano baci...ma non si possono segnare gol, perché è bene ricordarsi che...
Anche le mani...nel bene e nel male...parlano di te...
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del 17/11
Salvate il soldato... Ambro
Una grande preoccupazione assilla la maggior parte degli italiani...
La crisi economica?...I numerosi posti di lavoro a rischio?...Niente di tutto questo...
CASSANO IN NAZIONALE.
Il  c.t. Lippi è un incompetente...Non può posporre il bene della squadra alle vicende personali ed alla simpatia...gli azzurri non possono andare ai mondiali lasciando a casa un simile giocatore....
la questione si fa spinosa.
La vicenda sta assumendo risvolti da insurrezione popolare ed i media fanno da cassa di risonanza.
Non c’è trasmissione o giornale sportivo che non tratti l’argomento...logico si dirà...certo, logico...è così che si fa audience, è così che si aumenta la tiratura...ma allora...perchè non riservare la stessa attenzione ad un’altra mancata convocazione eccellente...visto il periodo e lo stato di forma dell’interessato...forse perché i colori della maglia che indossa costui sono il rosso e il nero?
Massimo Ambrosini sta vivendo un periodo straordinario, è in perfetta forma, sta fornendo prestazioni concrete e convincenti, dando sempre il meglio di sé ed essendo utilissimo alla squadra ed alla causa Milan...eppure...i suoi voti dopo ogni partita, dati dagli addetti ai lavori, sono sempre al di sotto delle aspettative e lui, ancora oggi,  viene ricordato soprattutto per quello striscione alzato nel 2007, dove invitava i “cugini”  a posizionare l’ultimo scudetto vinto e per cui viene invitato ripetutamente a scusarsi...grande vilipendio alla bandiera...neroazzurra.
Indossare la maglia azzurra, dare il proprio contributo per raggiungere il traguardo della vittoria...
la convocazione in Nazionale è, per ogni calciatore, un orgoglio personale, un riconoscimento al proprio lavoro, al proprio valore...un onore che tutti, nessuno escluso, vorrebbero provare...ed il nostro Ambro è quel guerriero che sul campo dà tutto, senza risparmiarsi e, dopo le rinunce per i maledetti infortuni, avrebbe meritato questa soddisfazione.
Eppure nessuno, se non i tifosi milanisti, lo riconoscono e alza la voce per farlo notare.
Forse perché lui non dice parolacce ai giornalisti durante le interviste, non dà del cornuto all’arbitro quando viene espulso (a volte anche ingiustamente), non minaccia la propria società ed i propri tifosi di andarsene da un’altra parte se fischiato (cosa che peraltro non succede mai)...forse perché in questo calcio mediatico l’educazione e il garbo non pagano più...meglio chi dice...io non sono pirla...oppure...sono abituati a pane e nutella e quando mangiano un po’ di merda non gli sta bene...o forse, più semplicemente, perché Massimo Ambrosini è un giocatore del Milan...e questo basta per accantonarlo...quasi con fastidio.
Lo so che lui ci tiene e ne sarebbe fiero, ma sinceramente e per quel che mi riguarda, sono contenta che il nostro Ambro guarderà i mondiali in tv, che potrà riposarsi e ritemprarsi e ripresentarsi al raduno da grande vero capitano pronto a guidare la sua squadra verso altri traguardi che, speriamo, saranno vittorie... insomma un sano ed interessato egoismo tutto rossonero!
So che non sono l’unica a pensarla così...ed è per questo che mi vien da dire... salvate il soldato Ambro
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del 10/11
Pan di Spagna al cioccolato
Ingredienti:
8 uova
260 g di zucchero
220 g di farina
130 g di cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
Procedimento:
Lavorare i tuorli con lo zucchero, fino a che saranno ben spumosi e montare gli albumi col pizzico di sale a neve ben ferma. Aggiungere il cacao, la farina ed il lievito setacciati ai tuorli, mescolare ed aggiungere anche gli albumi. Amalgamare bene il tutto fino ad avere un composto omogeneo, possibilmente con le fruste elettriche. Coprire con carta da forno una tortiera, versare il composto e livellarlo con un cucchiaio umido. Mettere nel forno preriscaldato a 180° e cuocere per circa un’ora. Per verificare la cottura introdurre uno stecchino al centro della torta, deve uscire asciutto, altrimenti continuare la cottura per altri 5 minuti.
Lasciar raffreddare, quindi far scivolare delicatamente  la torta in un piatto.
A piacere cospargerla di codette al cioccolato bianco o di zucchero a velo.
Un Pan di Spagna dolce e goloso...come è stato il doppio confronto del nostro Milan col Real di Spagna...a qualcuno potrebbe aver lasciato un po’ di amaro in bocca per i due gol regolari annullati, specie quello del ritorno che avrebbe voluto dire vittoria... ma troppo dolce tutto in una volta può far male…perchè non conservarne una doppia razione per maggio?
Allora sì sarebbe una dolce indigestione…
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del 03/11
31 ottobre...è una data un po’ magica...per tutto il resto del mondo è solo la notte di Halloween...per il tifoso milanista è anche il compleanno di un grande, mai dimenticato e sempre rimpianto campione...Marco Van Basten...colui che ha arricchito i sogni di gloria rossoneri, che ha deliziato gli stadi di tutto il mondo con le sue giocate, che assomigliavano a passi di danza, con i suoi gol, sempre di rara bellezza...mai banali...colui che, nella memoria collettiva e nel cuore di ogni tifoso del Milan, è diventato leggenda. Un Marco targato orange...venuto dalla terra dei tulipani...un olandese alla corte rossonera di Milano.
Troppo presto l’addio...il suo tempo è passato...ma il ricordo resta...indelebile!
31 ottobre...ogni anno questa data si ripete...come è ovvio...
coincidenza vuole che quest’anno i diavoli scendano in campo anche in quel di S. Siro, per una Halloween tutta rossonera e troppo importante...bisogna riuscire a scacciare le streghe della sfiducia e della demotivazione, dopo il rocambolesco pareggio in quel di Napoli nei minuti di recupero.
Era destino che un altro Marco nascesse...o meglio rinascesse...in questa data...magicamente...
Un Marco più che mai nostrano, un Marco di casa nostra, uno che alla corte rossonera ci è cresciuto, ma che finora aveva trascorso le stagioni errando per altre corti, meno prestigiose, forse perché il ragazzo era ancora acerbo nei modi e nei tempi, un talento involuto dall’irrequietezza dell’età, che mai era riuscito a convincere appieno i vertici societari.
L’anno scorso il ritorno alla casa madre, con un inizio incoraggiante che faceva ben sperare tutto l’ambiente...e poi la maledizione dell’infortunio...i pettegolezzi da gossip...insomma....stagione vecchia da dimenticare, come l’inizio di quella nuova, ma poi...arriva la notte del 31 ottobre...una data che al rossonero piace...la notte in cui il diavolo ritrova se stesso e i suoi adepti...e il ragazzo libera l’involuzione del talento e si fa maturo... e il Marco Nostrano segna un gol che fa ricordare il Marco d’Olanda...portando il diavolo e tutti i suoi seguaci in paradiso.
Adesso tocca alla casa madre continuare a sfruttare questo valore aggiunto, preservarlo al meglio, far sì che questo talento ritrovato continui a percorrere la strada intrapresa, trascinandosi appresso tutta la squadra, per dimostrare a tutti che il diavolo non è morto, che ha capacità infinite di ripresa, che non necessariamente i grandi talenti debbano venire per forza da lontano.
Per il Milan, dopo la partenza di Kakà, ci vuole il togolese di origine nigeriana se vuole tornare a vincere...questo era il pensiero di molti...
E se invece bastasse un italiano di origine napoletana?
31 ottobre 2009...Stadio di S. Siro...
Serata magica...d'altra parte era Halloween...
Dolcetto o scherzetto?
Un dolcissimo scherzo che ci rilancia...
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del 27/10
Vittima sacrificale... no l'impresa
Madrid...21 ottobre 2009...ore 20.45 Real Madrid Milan... Una partita di Champions?
No, per i più, solo una formalità...giusto per sapere il ”povero” Milan quanti gol avrebbe preso dal “grande” Real pieno di stelle e, soprattutto, di quel Kakà che fino allo scorso anno la maglia del Milan la indossava.
Ma, si sa, il calcio sa essere imprevedibile e quando si gioca...le parole non contano più, conta solo il campo...e il campo ha detto MILAN!
La partenza non è stata delle più felici e l’infortunio del nostro portiere, che sembra si tiri addosso l’ira di tutte le sibille, regala ai bianchi di Spagna l’immeritato vantaggio...a questo punto  il diavolo, visto il da farsi, si è svegliato dal torpore ed indignato per ciò che succedeva...come si dice...ci mette lo zampino...s’insinua nell’animo di coloro che diavoli lo sono per definizione e guida il loro spirito in un crescendo rossiniano, mettendo tra i piedi di Pirlo una palla di fuoco che brucia la rete del Real per il pareggio...e da lì i diavoli in campo si vedono davvero...un 2 a 1 che gonfia l’animo dei milanisti tutti, che non desistono dallo sperare neanche sul successivo 2 a 2...la serata era di quelle magiche...e la magia c’è stata...un 3 a 2 di rara bellezza emozionale...giusto sul finire.
...un’emozione d’Europa...un’emozione da Champions...un’emozione da Milan...
Il Milan era visto da tutti, specialmente in Italia, come vittima sacrificale da immolare sull’ara dei galacticos...e infatti, anche al termine della gara, giocata con cuore, caparbietà e orgoglio tutto rossonero, c’è chi ha parlato di vittoria anomala...e perché di grazia? Questo ce lo devono proprio spiegare! Perché il vincere del Milan è visto come un’anomalia, mentre da altre parti s’incensano anche i pareggi? Molti di lor signori dimenticano che, negli ultimi anni, l’orgoglio italico in Europa in termini calcistici è stato difeso proprio da questa squadra...tanto bistrattata e criticata a casa sua
...quanto ammirata e stimata all’estero...d’altra parte Nemo profeta in patria...ed il calcio non fa eccezione.
Da una papera didiana a due paperate patiniche...si è compiuta la storia...
E ci dispiace (ma poi mica tanto) per chi non ha creduto a questo progetto di squadra, a questo giovane Mister, certo forse un po’ inesperto, ma pieno di idee ed entusiasmo...lasciamolo lavorare in pace e, vedrete, ci farà gioire ancora...e molto presto.
Peccato Ricky...avresti potuto essere ancora dalla parte giusta...invece...
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del20/10
Il brasiliano Ronaldo de Assis Moreira "Ronaldinho" entra nella leggenda.
E' lui il vincitore del GOLDEN FOOT 2009, il premio internazionale alla carriera dedicato ai più grandi campioni del calcio mondiale.
Ma no dai...non è possibile...come fanno a premiare un giocatore cotto, finito, sregolato come lui, uno che è considerato un peso inutile nella propria squadra di club...senz’altro la notizia è falsa e il premio sarà andato a uno dei magnifici che compongono la meravigliosa squadra campione d’Italia.
Un'apposita giuria composta da giornalisti di ogni parte del mondo aveva selezionato una rosa di candidati finalisti, tra cui gli juventini Gigi Buffon e David Trezeguet, l'ex milanista David Beckham, l'ex interista Luis Figo, Steven Gerrard, Ryan Giggs, Thierry Henry e il capitano della Roma Francesco Totti.
Ma no...dai...neanche uno in nomination....ma che incompetenti sti giornalisti!
I tifosi hanno scelto la stella del Milan, assegnadogli 43.755 voti, contro i 31.762 per Raúl González Blanco e i 25.537 per Thierry Henry.
Il totale dei voti raccolti sono stati 158.470, provenienti soprattutto dal Brasile, Turchia, Stati Uniti, Cina, Italia, Messico, Argentina, Ungheria, Grecia e Germania.
Ah ecco...perchè mi era sorto il dubbio che avessero votato solo tifosi milanisti residenti ad Arcore...invece e nonostante tutto, nonostante i fiumi di parole sprecate per criticare e sminuire questo giocatore, quando c’è da premiare la qualità, la classe, l’estro, la fantasia, saltano fuori i
veri valori calcistici. Ed è innegabile che lui con il pallone non ci gioca...ci danza.
Parole stranamente risparmiate invece nel citare l’avvenimento...chissà perché mi viene il dubbio che se il colore della maglia fosse stato diverso...le stesse sarebbero invece corse fluide...non è la prima volta che l’importanza del premio vinto è determinata dal vincitore stesso.
Senz’altro ci sarà chi arriccerà il naso e commenterà che questo premio non conta nulla. Può darsi...ma non credo. Innanzi tutto, se esiste, un premio è un premio e vincerlo dà sempre soddisfazione e poi sapere che, per vincerlo, han dovuto contare i voti di tifosi da ogni parte del mondo...beh...non è cosa da poco.
La speranza di tutti i tifosi rossoneri credo sia che, su questa soddisfazione, Dinho nostro possa dare la svolta alla sua stagione e, di conseguenza, a quella del Milan.
Una giusta guida per la squadra, per i compagni e che sappia ridare il giusto entusiasmo anche ai tifosi...la storia e il blasone di questa Società e di questi colori lo esigono e lo meritano.
Così come fatto a Montecarlo...lascia la tua impronta campione...
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del 13/10
Il male di vivere
La notizia di un suicidio colpisce sempre, perché è difficile arrivare a capire come ci si può privare volontariamente della vita che, pur tra mille difficoltà e traversie, resta il bene più prezioso da salvaguardare. Quando questo riguarda giovani vite, lo sconcerto si fa rabbia e impotenza, prima di diventare rammarico per la vita spezzata e pietà per chi rimane e dovrà capire il perché, portandosi dentro il rimorso di non aver aiutato...di non aver capito.
Sconcerto nel Napoletano per la morte di un quindicenne...Aveva annunciato l'intenzione di uccidersi attraverso il proprio profilo su Facebook...Nessuno aveva capito...Il giovane si e' impiccato nella sua camera.
Grosseto -  E' morta nella notte, dopo dieci ore di agonia, la ragazza precipitata dal terzo piano della scuola serale che frequentava. Un gesto inspiegabile, un'angoscia profonda confessata dalla 19enne nelle pagine personali di Facebook.
Anche qui nessuno aveva capito
Questi nostri ragazzi...che ci sembrano tanto spavaldi, sfacciati, a volte senza regole...vivono le stesse difficoltà, le stesse angosce, gli stessi dubbi di tutti i giovani di qualsiasi epoca nel  confrontarsi col resto del mondo, soprattutto del loro mondo quotidiano..la famiglia, gli amici, la scuola...solo che sono molto più fragili e impreparati ad affrontare gli eventuali inevitabili ostacoli di raffronto con gli altri e il sentirsi rifiutati “dal branco”, incompresi in famiglia, isolati a scuola, può far scattare in loro quel “male di vivere” che fa vedere il futuro come un grande buco nero, un tunnel senza luce ne via d’uscita, dove restare intrappolati e che impedisce di vivere il presente con la giusta e dovuta leggerezza. E allora lanciano il loro grido d’aiuto silenzioso, affidandolo a quello che per loro oramai sembra essere diventato il migliore amico a cui confidare anche l’inconfessabile, l’unico in grado di ascoltare le loro angosce...FACEBOOK...un grande diario virtuale ed  universale, sperando ancora che qualcuno lo raccolga questo grido d’aiuto, ma niente è più come prima...e se nessuno capisce...fanno calare il sipario sulla loro angoscia, scrivendo la parola fine alla loro vita.
E’ tremendo e tristissimo che due ragazzi non trovino di meglio che affidare ad un effimero e virtuale strumento il loro disagio e non riescano ad affrontarlo parlandone...con le persone che dovrebbero essere loro da guida, che sicuramente li amano...e ancor più grave se l’hanno fatto e se nessuno ha saputo ascoltare.
I giovani si sa sono diretti, competitivi e per questo molte volte crudeli nei confronti dei coetanei, ma noi adulti non abbiamo scuse...ascoltiamoli di più i nostri ragazzi...e giudichiamoli di meno...ricordando le nostre difficoltà, i nostri disagi, i nostri problemi alla stessa età, così uguali così simili ai loro...dialoghiamo discutiamo con loro...anche scontrandoci, ma soprattutto confrontandoci..e non permettiamo che FACEBOOK diventi un surrogato di genitore, di educatore, di confidente, di amico..altrimenti saremo tutti complici dell’angoscia assassina.
Non limitiamoci ad un...mi dispiace...e poi tutto continua...come sempre
19 anni...15 anni...e la vita alle spalle...
Non dovrebbe succedere...MAI!
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del 06/10
Quante volte si sente dire o diciamo...“un mio amico”...”il mio amico”...”al mio amico”...
ma quante volte la frase è veritiera? La parola “amico” è forse la più inflazionata che si usa ogni giorno e, a torto, si chiamano amici solo semplici conoscenti.
L’amicizia è la famiglia che il tuo sangue non ti dà...sono i versi di una canzone anni 70...è verissimo, perché la famiglia non la puoi scegliere...l’amico sì. E la scelta è più una questione di “empatia” che di “simpatia”, perché la simpatia non basta per far nascere quello speciale legame che unisce, senza distinzioni di età...di sesso...di provenienza, le persone.
Si scopre di avere le stesse passioni, di parlare la stessa lingua emozionale, di essere sulla stessa lunghezza d’onda...tu parli e l’amico ti capisce senza approfondimenti inutili e ti risponde senza aspettare la fine del ragionamento. Sai che con lui puoi essere te stesso, fino in fondo, perché lui ti conosce meglio di chiunque...sopporta le tue debolezze...apprezza i tuoi pregi...gioisce con te per le tue gioie...soffre con te per le tue tristezze...e la cosa è reciproca.
Un legame forte e intenso, forse come e più di un rapporto d’amore, perché privo di quel possesso e di quella gelosia che è inevitabilmente presente nella coppia in quanto tale.
E’ forse per questo che sentirsi tradito da un amico forse può fare più male del tradimento di un fidanzato, di un marito, di un amante. E’ come prendere un pugno in pieno viso.
Ti vengono a mancare tante certezze...ti chiedi dove puoi aver sbagliato...ti senti smarrito.
Nascono tanti perché nell’anima, un buco freddo e nero ti si scava dentro e ti senti impotente, perché non capisci, perché ti sembra impossibile, perché per te non è cambiato niente...e invece è cambiato tutto.
Ti tornano in mente dolci ricordi, le risate fatte insieme, gli entusiasmi condivisi, le confidenze reciproche...una gioia fatta di niente che riempiva i momenti grigi e dava forza alla quotidianità.
Posso inciampare, ma la sua mano mi aiuterà a non cadere...anche da lontano.
E se questo, improvvisamente, viene meno...ti senti un po’ più solo, un po’ più vulnerabile, perché trovare un nuovo amore, quando finisce un rapporto, è più facile che trovare un nuovo amico che ti coinvolga allo stesso modo, soprattutto se dentro di te il coinvolgimento non è venuto meno...e ti sorprendi a piangere...senza vergogna...perché non c’è niente di vergognoso nel soffrire.
Ho cercato il significato letterale del termine...
AMICIZIA = un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone dello stesso o di differente sesso, intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca, che non pone vincoli specifici sulla libertà di comportamento delle persone coinvolte.  
Amico è colui che ti chiede come stai...e ascolta la risposta...
Nonostante tutto...io ci credo.
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del 29/09
Calcio e cucina
Ingredienti:
Due confezioni di pasta frolla già pronta
250 gr di ricotta
2 uova
100 gr di zucchero
125 gr di gocce di cioccolato
zucchero a velo q.b.
Procedimento:
Stendere il disco di pasta frolla con la sua carta da forno in una tortiera per crostata e bucherellarla molto bene con una forchetta.
Mescolare la ricotta con lo zucchero, aggiungere le uova sbattute in precedenza, 100 gr di gocce di cioccolato e amalgamare bene il tutto.
Versare la farcitura sul disco di pasta frolla, livellarla bene col dorso inumidito di un cucchiaio, formare delle strisce dall’altro disco di pastafrolla e stenderle sulla torta.
Infornare a 180° per 25/30 minuti.
Togliere dal forno e quando la crostata è tiepida spolverizzarla con zucchero a velo e cospargerla con le gocce di cioccolato rimaste.
Per la buona riuscita del dolce, la farcitura dovrà aumentare e risultare un po’ gonfia...
...un po’ quel che deve fare il nostro Milan per non smarrirsi del tutto...aumentare il ritmo e gonfiare il petto con l’orgoglio di appartenenza a questi colori...solo così il proseguo della stagione potrà essere dolce... da questo momento di gioia...non sono trascorsi neanche due anni
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del 22/09
ANGELI DALLA FACCIA SPORCA
La mattina ci alziamo, ci prepariamo a vivere la nostra giornata, ognuno, chi più chi meno, chiuso nel suo piccolo mondo, attento ai bisogni propri e lamentandoci un po’ su tutto, senza sapere che il nostro piccolo mondo è un pezzo di paradiso, proprio perché possiamo lamentarci di tutto e su tutto. Altrove e per altri uomini...e soprattutto donne...non è così ora e forse non sarà mai la loro quotidianità...difficilmente ci pensiamo...ed il pensiero, se c’è, è addormentato nella mente.
Fino a quando una notizia venuta da lontano, ma che ci riguarda...TUTTI...da vicino, ci colpisce come un pugno nello stomaco e risveglia quel pensiero dormiente che ci obbliga a guardare in faccia la realtà...tremenda...drammatica...ma vera.
C’era una famosa poesia che ci facevano studiare a scuola che diceva...eran trecento eran giovani e forti e sono morti ...il titolo “La spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini, scritta dall’autore per ricordare l'eroica spedizione di Sapri ad opera di Carlo Pisacane. L'insuccesso della missione ha contribuito ad unire le forze per rovesciare la situazione politica ed a preparare l'unità d'Italia.
Eran sei eran giovani e forti e sono morti...questi non sono versi di una famosa poesia...sono le crude parole di una tragica realtà odierna. Afghanistan...Kabul...Missione di pace.
Sei ragazzi italiani che orgogliosamente portavano il loro aiuto ad una popolazione che forse non avrà mai pace, prigionieri di una guerra impossibile quanto stupida, come solo una guerra può essere. Sei ragazzi giovani e forti che sono morti perché un ragazzo giovane come loro, vittima della sua pazza ideologia, li ha vigliaccamente privati del bene più prezioso...la vita...sacrificando la sua in nome di un folle spirito di sacrificio.
Sgomenti ed inermi li guardiamo in faccia...uno per uno...ascoltiamo le loro storie, la loro vita...scopriamo che hanno genitori, moglie, figli che ora li piangono, compostamente straziati nel dolore, ma orgogliosi e rispettosi della scelta fatta dai loro ragazzi, che improvvisamente diventano figli mariti padri di tutti noi.
Sei angeli dalla faccia sporca...sporca del sudore dato dalla paura di vivere a contatto con la morte più che della morte stessa...sporca della polvere dei carro armati  che passano nella via...sporca del sangue di tanti innocenti e infine del proprio...chissà se hanno fiutato il pericolo, se si sono accorti che quello sarebbe stato il loro ultimo viaggio...chissà qual è stato il loro ultimo pensiero
Giovani vite sacrificate ad una causa che non è nostra, che facciamo fatica a comprendere...una solidarietà strana che esige un tributo troppo alto, come l’orco cattivo delle favole che per quietarsi pretende di mangiare carne fresca.
Antonio Fortunato 35 anni, Matteo Mureddu 26 anni, Davide Ricchiuto 26 anni, Roberto Valente 37 anni, Giandomenico Pistonami, 26 anni, Massimiliano Randino 32 anni.
Sei angeli dalla faccia sporca... che devono farci sentire l’orgoglio di essere italiani.
Per me è così
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del 15/09
Allegria... lui avrebbe detto così
Inutile negarlo...la sua morte ci ha colpito tutti...chi più chi meno...non fosse altro per una questione anagrafica, ha vissuto un pezzetto di vita insieme a lui e con lui e per lui ha sorriso.
Lui non sarà mai ricordato solo come un conduttore della televisione...lui è, è stato e sarà per sempre LA televisione.
Siamo a metà degli anni 50, l’Italia sta uscendo dal dopoguerra e si sta risollevando, siamo agli albori del boom economico e questa scatola magica chiamata televisore si sta facendo conoscere dagli italiani, un piccolo miracolo della tecnologia che porta nelle case di tutti il mondo intero. I più fortunati la possiedono subito, agli altri non rimane che recarsi nei bar, da amici o parenti per vedere le trasmissioni preferite e una in particolare ha un impatto imprevedibile e totale sul pubblico. E’ “Lascia o Raddoppia”, un quiz che regala soldi e che si dimostrerà un fatto di costume senza precedenti. Il giovedì sera, tempo in cui andava in onda, l’Italia tutta si fermava per seguirla. Anche i cinema, in quella serata, per non perdere pubblico, interrompevano la normale programmazione e proiettavano il quiz televisivo.
Il conduttore era un giovane di belle speranze, che veniva dagli States, ma italianissimo, con esperienze varie in radio...lui era Mike Bongiorno...che, dopo quest’inizio dirompente, sarebbe diventato negli anni...e a ragione...il Re dei Telequiz.
Lui ha creato questo genere di trasmissione, aiutando gli italiani a sperare...tutti possono vincere...e regalando a loro, oltre la speranza, due ore di spensieratezza certa, magari dopo una giornata di lavoro, che ce l’hanno fatto amare, nel senso più ludico del termine. Sempre lui ha “inventato” la valletta...l’antenata delle veline di oggi...certo più “discreta” e con un alone di mistero in più.
Calcisticamente parlando tifava Juve, forse per aver vissuto tanti anni a Torino negli anni in cui un ragazzo decide “da che parte stare”.
E la “sua” Juve gli ha riconosciuto questa sua passione, omaggiandolo con una maglia personalizzata.
La notizia della sua morte ha colpito tutti, forse perché personaggi come lui si crede siano protetti da qualcosa di speciale che li rende immortali. Invece Mike era una persona come tutti, a cui la vita aveva riservato anche prove difficili, come il carcere durante la seconda guerra mondiale, dove era partigiano e, grazie alla sua conoscenza dell’inglese, svolgeva delicati compiti di collegamento tra le parti, ma che poi l’aveva ampiamente ripagato con il successo, la notorietà, la simpatia della gente. Lui sapeva farsi benvolere, le sue famose e clamorose gaffes nascevano dal suo candido e spontaneo modo di fare spettacolo....non fingeva...lui era proprio così...e credo che l’amore del pubblico derivi proprio dal sentire che lui era genuino...autentico, lontano dallo scendere a compromessi.
Ma lui resterà immortale nella memoria di coloro che l’hanno conosciuto, sia personalmente che attraverso il mezzo televisivo...Mike resterà nel cuore del suo pubblico per sempre...nei ricordi di chi, come me, è cresciuto guardando le sue trasmissioni.
Sapete che è successo nell’ora esatta della sua morte? A Mediaset c’è stato un black out che ha costretto i tecnici a mandare in onda un supplemento della pubblicità...forse il suo modo di salutare il suo mondo.
Lo spettacolo della vita, però, ha i suoi tempi...the show must go on...nello spettacolo così come nella vita...così come avrebbe voluto lui...e allora...questo non è un commiato, ma un saluto
CIAO MIKE
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del 08/09
Le vere sconfitte della vita
Alla ricerca di una spiegazione logica, che giustifichi la rabbia per la sconfitta che ancora brucia dentro...non te ne capaciti...e devi subire pure la sfottente gioia dei vincitori...e ti sembra di avercela con il mondo intero!
Poi...un’amica lontana ti fa partecipe di una terribile notizia che la tocca da vicino...e tutto riprende la sua dimensione normale...certo...abbiamo perso il derby...i “nemici” gongolano e tu ti danni...ma...tornando lucidi...è solo una partita di calcio, altre ce ne saranno e potrà essere ancora vittoria...ancora gioia...ci sarà un’altra occasione.
Quel ragazzo di vent’anni che ha lasciato la sua vita sull’asfalto...non avrà un’altra occasione...un’altra occasione per decidere di alzare il piede dall’acceleratore...di fermarsi perché stanco...di volersi più bene e di non ritenersi invincibile.
Perché a vent’anni è così che ti senti...invincibile...sicuro di poterti permettere di tutto, di governare gli eventi, di parare gli imprevisti della vita...quella vita che si ha la fretta di vivere, con quell’inquietudine solita della giovinezza e la morte ti appare una cosa astratta...roba da “vecchi”...si pensa e non ti sfiora neppure il pensiero che sfidare il destino potrebbe essere pericoloso...e potresti perdere la sfida.
Marco la sua sfida l’ha persa...lo chiamavano il “gigante buono”...per la sua corporatura, per la sua dolcezza, per il suo essere sempre disponibile con gli altri e nel momento decisivo non è stato disponibile “con se stesso”, non ha saputo capire le “sue” esigenze, trasformando il suo destino nel Golia che ha impietosamente sconfitto il Gigante, lasciando attoniti e sgomenti chi lo conosceva e gli voleva bene. Ora il suo sorriso rimarrà nei loro cuori per sempre, insieme al dolore, al ricordo, all’impotente rabbia per l’accaduto.
Consigli, moniti, divieti del caso si sprecano...ma ci saranno sempre troppi Marco che si sentiranno invincibili perché hanno vent’anni e allora, per quel che servirà, questa non è una preghiera, non è un consiglio...ma un grido...come adulta, come donna, come madre...
RAGAZZI..STATE ATTENTI...LA MACCHINA PUO’ RIVELARSI UN'ARMA MORTALE... VI PREGO...STATE ATTENTI...PERCHE’ DOPO...
RESTANO SOLO LE LACRIME E LA DISPERAZIONE DI CHI RESTA
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del 01/09
3...2...1...PARTITI!
Ha fatto caldo, tanto caldo in questo scorcio d’estate...per molti finalmente le tanto aspettate, agognate e meritate ferie...dimenticando per un attimo pensieri di vita quotidiana, calandosi alla perfezione nel ruolo di vacanzieri spensierati e desiderosi solo di riposo e di svago e di ritemprare il corpo e la mente, per essere pronti ad affrontare, rigenerati, la vita che verrà ed incorporare nell’intimo ricordi che, all’occorrenza, potranno essere ripescati dall’archivio della memoria e rivissuti idealmente per trovare il giusto sprint...prima di arrivare ad aggiungerne altri.
Le passioni, però, non vanno in vacanza...ed ognuno di noi se le porta dentro..nel bene e nel male...e per ciascun tifoso milanista questa è stata un’estate di passione...nel bene e nel male. Inutile ricordare che il primo male di stagione è stata la partenza di colui che era riuscito a conquistare ciascun cuore rossonero...nessuno escluso...lasciando un vuoto non solo strutturale e di assetto tattico all’interno della squadra...ma,certamente e soprattutto, un vuoto meramente affettivo...ci siamo sentiti tutti un po’ più soli...
già orfani dell’immenso capitano di tante battaglie, di tante risalite, di tante vittorie...l’ultima grande bandiera forse non solo del Milan, forse del calcio tutto...e senza quella guida che negli ultimi otto anni ci ha portato sul tetto del mondo...e che altrove continua a far bene...anche se molti avranno espresso la loro soddisfazione nel vederlo altrove
L’insolito immobilismo della Società Milan nella campagna acquisti, l’incomprensibile e non certo felice tournée americana, che avrà portato soldi in cassa, ma inutili tossine nei muscoli dei nostri ragazzi, facendoli diventare protagonisti di brutte figure...e il tifoso milanista si preoccupa e si dispera, ma, nonostante tutto, spera...spera sempre...e la vittoria nel Trofeo Berlusconi mette un goccio di speranza nell’ampolla del tifoso milanista.
La vita non conosce sosta ed impone le sue regole...il 2010 è l’anno del mondiale sudafricano...ed il campionato deve partire con insolito anticipo ed il destino (beffardo o guidato...non lo sapremo mai) alla seconda giornata datata 28 agosto ti presenta il derby...un derby d’estate dal sapore d’inverno...che può riscaldare, ma anche gelare gli entusiasmi..tutto dipenderà dal risultato.
Pronti via...22 agosto...si ricomincia...finalmente sarà il campo a parlare e non i soliti guru spara sentenze. Il Milan gioca l’anticipo in quel di Siena e la terra toscana porta bene al Milan...la Civetta, con la casacca rossonera dopo anni di digiuno vince il Palio ed il Milan, con gli stessi colori, vince la partita; si vede una squadra grintosa, che pressa e con la giusta cattiveria agonistica, come da tempo non si vedeva...per contro, l’altra squadra di Milano, fatica a pareggiare in casa con il neo promosso Bari, rischiando anche la sconfitta. Le premesse ci sono tutte per un derby da giocarsi alla pari...il Milan c’è, pensa il tifoso rossonero, andiamo a giocarcela e per tutta la settimana il tifoso rossonero sogna un derby d’altri tempi, una serata di gioia e di forti emozioni...ma poi...arriva la serata del risveglio...e mai risveglio fu più doloroso...la gioia e le emozioni forti ci sono state...ma sono stati gli altri a goderne, con dolorosi sfottò a ricordarci chi non è più con noi.
Lo schianto è stato devastante, inutile negarlo, ma proprio per questo è da qui che si deve ripartire, tutti insieme e tutti uniti...niente è compromesso e niente è deciso...anche se a sentire certi cori...i canpioni dell’Italia siamo noi ...e visto il caldo della serata...ho avuto il dubbio che si fosse già a maggio e il campionato terminato, ma, arrivata a casa, ho controllato il calendario...no...si era ancora in agosto, il campionato all’inizio...seconda giornata.
E allora, mi rifaccio all’unica cosa sensata fatta dall’ormai defunta CURVA SUD...la coreografia iniziale...
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del 26/05
C’era una volta . . . LA CURVA SUD
Doveva essere una domenica di festa...perchè bisognava fare festa a chi per tanti anni ha indossato la maglia del Milan, sempre e solo quella..chi può dire lo stesso?...indipendentemente dal risultato e invece...Emozione e caldo...sudore e lacrime...e una rabbia dentro moltiplicata per tre la prestazione opaca della squadra....abbiamo iniziato col freno a mano tirato e facevamo fatica ad imporre il nostro gioco, così, alla prima occasione, ci hanno infilato. Siamo riusciti a recuperare per ben due volte (grande Ambro), ma, ancora una volta e su punizione abbiamo preso il terzo..DIDA, MA DOV’ERI?!?!?! lo scandaloso arbitraggio...forse il peggiore di quest’anno insieme a quello del derby. Tre rigori tre e macroscopici negati e, oltre il danno la beffa, Ambrosini espulso, così non potrà esserci domenica nell’importante e vitale partita di Firenze. una vergogna chiamata curva sud...questa è la rabbia peggiore. Nel giorno che doveva essere di massimo tributo per colui che è diventata la bandiera per antonomasia, che ha gioito e sofferto con questa maglia, sempre con una dignità e un comportamento esemplare, guadagnandosi il rispetto degli avversari, coloro che avrebbero dovuto dare il “là” ai cori di ringraziamento e di gloria, hanno avuto un comportamento che non ha precedenti, un comportamento non da Milan privo di dignità. Quello striscione è stato come una coltellata nel petto e nel cuore di tutti i milanisti che tifano Milan solo per passione e non per tornaconto, come fanno la maggior parte di lor signori, tra una birra e uno spinello. E’ la stessa gente che, per avere tutto il “territorio”, ha costretto la mitica e storica “FOSSA DEI LEONI” allo scioglimento. Ed è da quel giorno che il Milan non ha più una curva degna di questo nome! Non avrei mai pensato di dover fare i complimenti ai tifosi degli “odiati cugini”...eppure mi tocca farlo. Lo sriscione nell’ultimo derby che riconosceva il valore del nostro capitano è stato veramente perfetto e quindi ieri il rammarico è stato grande a vedere certi striscioni forse perché lor signori non si sono arricchiti abbastanza invece in nome del Milan.
Io non ho privilegi, abbonamento e biglietti vari me li compro, non sono sempre in prima fila magari a fianco di giocatori e dirigenti come succedeva fino a poco tempo fa proprio a questi signori, che, quando per validissime ragioni, la Società ha stretto i cordoni della borsa, hanno cominciato a comportarsi un po’ meno da tifosi e un po’ più da arroganti.
Con il loro vile atteggiamento hanno privato 79.000 tifosi del giusto finale. Che tristezza vedere rientrare negli spogliatoi il nostro capitano, che non se l’è sentita di concludere i festeggiamenti come avrebbe dovuto. Il resto dello stadio ha contestato quegli striscioni ingenerosi, ma non è bastato.
Mi sono vergognata come milanista e come sportiva...e anch’io, come Paolo Maldini,orgogliosa di non essere una di loro!
SCUSA CAPITANO
 
TU SEI E RESTERAI NELLA STORIA DEL MILAN
 
E NEI CUORI DEI VERI TIFOSI ROSSONERSENZA CALCOLI E SENZA SECONDI FINI
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del 19/05

"Se da bambino mi fossi scritto una storia,
la storia più bella che mi potessi immaginare,
l'avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo...
UOMO O LEGGENDA...semplicemente...
PAOLO MALDINI
E’ stata una due giorni tutta nera....e non rossonera.
La caduta di Udine, con le solite sviste arbitrali e la conseguente festa di “quelli là”, tronfi...spocchiosi...arroganti...solita boria...solito stile...e lasciamoli pure festeggiare per la vittoria del loro cortile...ben indirizzata dai portinai di palazzo.
Questa settimana il milanista, vero, passionale e appassionato, ha altro a cui pensare.
Deve prepararsi come si deve per una festa annunciata e dovuta...una festa da leggenda per un uomo che leggenda lo è già.
Non si alzeranno trofei, ma verrà portato in alto chi i trofei è abituato ad alzarli, chi con la classe innata, la serietà professionale, la vita irreprensibile dentro e fuori dal campo è entrato nella storia, scrivendo la storia sua e del Milan...l’unica squadra in cui ha giocato...e di questa maglia che ha i  colori della passione, il rosso e il nero, l’unica maglia che ha indossato e per la quale ha lottato, sudato, sofferto e vinto tanto...e di cui è stato e sarà il capitano fino al 31 maggio 2009.
Da quel lontano 20 gennaio 1985 quel ragazzino sedicenne, figlio d’arte di cotanto padre e forse col peso di quel nome sulle spalle, di strada ne ha percorsa tanta e non perché figlio d’arte, ma perché figlio di quella straordinaria capacità di essere campione e uomo, professionista e fuoriclasse....quella classe concessa ai pochi...eletti dalla dea bendata perché predestinati ad una vita rischiarata dalla luce del successo...eletti perché meritevoli...e glielo leggi nella fierezza degli occhi, nel portamento da leader, senza averne le mancanze. Una dirittura morale unica, rispetto per compagni ed avversari, anche e soprattutto nelle sconfitte, che ne riconoscono la caratura e ne ricambiano il rispetto.
L’unico neo nella vita di questo campione...non dipende da lui, ma da una cieca ed ottusa (non si sa fino a quanto scientifica) decisione per cui l’ambito trofeo, desiderato da ciascun calciatore...IL PALLONE D’ORO...debba essere assegnato ad un attaccante...anche se ci sono state delle discutibili eccezioni, eccezione che non è valsa per colui che attaccante non è e che più lo meritava.
Tutti i tifosi rossoneri uniranno la loro passione sconfinata per l’uomo, il campione, il professionista e formeranno idealmente un enorme pallone d’ammirazione e d’amore da porgere al loro capitano...
caro Paolo, questo nostro pallone non sarà d’oro e non potrai metterlo sul tavolino del salotto, ma mettilo nel tuo cuore, ogni milanista ci ha messo un pezzetto del suo, è cucito con l’orgoglio di appartenenza a questi colori che tu hai saputo rendere più splendenti che mai, portandoli nel mondo...su su fino in cima...come un condottiero fiero e mai domo
Una sola domenica per mille e uno ringraziamenti...
grazie Paolo...capitano oh mio capitano...
...ed ogni milanista dalle ore 17.00 del  31 maggio 2009  si sentirà un po’ più solo.
e concedetemi...ogni tifosa rossonera verserà una lacrima in più...proprio ed esclusivamente per l’uomo...inteso come esemplare maschile...E PAOLO E’ VERAMENTE UN BELL’ESEMPLARE!
E se qualcuno, al di là del Naviglio, volesse informarsi...
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del 12/05

NOI FACCIAMO I CHILOMETRI... SUPERIAMO GLI OSTACOLI
UNA GIORNATA A MILANELLO
Levataccia per esserci...in orario...forse più presto...
Chi viene da più lontano...due giorni in “trasferta”...con i disagi e le spese del caso...
Ma non importa, come si dice...il fine giustifica i mezzi
L’importante è esserci, respirare quell’aria magica che aleggia lì intorno...un’aria che sa di vittoria, di emozioni, di lacrime gioiose e disperate. Anche se esserci vuol dire stare oltre l’inferriata e immaginare solamente le sacre stanze...quella costruzione per noi tifosi rossoneri è un po’ come la “cattedrale del tifo” ...”il mausoleo della passione”...”il santuario delle emozioni”
La gioiosa attesa sta per finire...si avvicina l’ora sognata...immaginata...l’ora in cui, forse, potrai vedere da vicino i tuoi ragazzi..coloro che la domenica puoi seguire ed adorare solo da lontano...
Ecco...arriva qualcuno...voci emozionate ed impazzite si rincorrono...pennarelli alla mano per strappare un autografo del tuo preferito...macchina digitale a portata di scatto...hai visto mai...
E qualcuno si ferma...e arrivi ad afferrare il sogno...e ti sembra impossibile...l’emozione quasi ti serra la gola e il cuore manca un battito...però...però, in mezzo a questa dolce melodia di sensazioni...percepisci una nota stonata...stonata per le tue speranze  d’emozioni infinite...perchè rischi di venire investita da quelli per cui hai fatto la levataccia...speso tempo e denaro...neanche uno sguardo...neanche un sorriso...neanche un saluto...ti sfuggono scegliendo l’entrata secondaria.
E allora, se avessi la possibilità di parlare a lor signori, mi verrebbe spontanea una domanda...perchè?  Siete uomini fortunati, ricchi, famosi e idolatrati...un gesto gentile a chi per voi, per vedervi, per un vostro saluto si danna l’anima e supera difficoltà...dovrebbe venirvi naturale...e invece di farci questo piccolo regalo...ci regalate delusione...lasciandoci attoniti e tristi...tanto sapete che domani saremo ancora lì, a cercare un vostro gesto, a rubarvi un attimo di vissuto che per noi diverrebbe ricordo indelebile.
Perché è vero...noi domani saremo ancora lì, rifaremo la levataccia, rispenderemo tempo e soldi, sotto il sole, con la pioggia, estate ed inverno...sempre insieme come sul campo...nel bene e nel male...nelle vittorie così come nelle sconfitte..e vi perdoneremo tutto, perché siete con noi e in noi, con quei colori cuciti addosso. Con la speranza che la prossima volta possa essere diverso...noi vi amiamo...dimostrateci almeno simpatia.
Rimane comunque la soddisfazione di aver condiviso questa emozione con persone che, grazie alla passione che ci unisce, ora sono amiche...e questo a prescindere.
Noi facciamo i chilometri...superiamo gli ostacoli...aiutateci a giustificare tutto questo e sappiate essere campioni nella vita oltre che sul campo...FORZA MILAN!

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del 28/04

...l'amico è...
17 e 18 maggio 2008...Primo Raduno MDF...è passato quasi un anno...mi verrebbe da dire...di già?
Un anno da quei due giorni che mi hanno fatto capire, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’essere milanisti è bello, ma...soprattutto...essere milanisti ed amici è stupendo!
Una due giorni intensa, preparata con tutto l’entusiasmo possibile, perché sentivamo la necessità di colmare un vuoto...guardare in faccia chi si conosceva solo tramite un nick...qualcuno di noi aveva avuto la fortuna di conoscersi personalmente e, grazie alla nostra passione, mettere le basi di quella che sarebbe diventata una vera e profonda amicizia...ma non ci bastava...volevamo condividere con più persone questa possibilità...e l’unico modo era darsi da fare ed organizzare un vero e proprio raduno che, appunto, radunasse quanta più gente possibile.
Ed il nostro entusiasmo per questa cosa, unito, lasciatemelo dire, alle nostre capacità, ha dato vita a un qualcosa di unico ed irripetibile...sì...irripetibile, perché anche se si sta avvicinando il Secondo Raduno MDF...che verrà organizzato con il medesimo entusiasmo del primo e, forse, tecnicamente migliore...la prima volta non si scorda mai!
Ma pensate...un gruppo di persone, provenienti da tutta Italia...isole comprese...che si ritrova per vivere insieme due giorni...tanti cuori rossoneri che battono all’unisono per la medesima fede...all’inizio solo tifosi...alla fine anche amici...sentitamente...fortissimamente...sinceramente amici.
Forse a qualcuno potrà sembrare strano, quasi esagerato... ma questa esperienza mi ha arricchito tantissimo. Mi ha ridato entusiasmo e forza e da allora..è come se la mia vita fosse tornata ad avere colori brillanti, forse opacizzati dall’abitudine...dal ripetersi della quotidianità...calma e tranquilla fin che si vuole...ma senza scosse...ecco...questa esperienza...e ciò che ne è seguito...mi ha ridato il mordente giusto per vivere ogni giorno al massimo.
Non più solo nomi...non più solo volti...non più solo conoscenti...ora quel nome...quel volto...quella conoscenza...non vuol dire solo...un vero milanista come me...ma...un vero amico per me...
e la consapevolezza di avere tanti amici...è una sensazione bellissima!
Sono entrata in questo forum per parlare di Milan e, ancora una volta, il mio Milan mi ha fatto vivere emozioni intense, non date da una partita giocata su un campo di calcio, ma da contatti umani nati quasi per gioco e consolidatisi via via nel tempo, con la conoscenza...virtuale prima e reale poi...un arricchimento dell'anima che ti fa riconciliare con la vita.
Un girotondo dell'amicizia che mi fa fare il giro d'Italia..
Prima...io non ti conosco e ti sono amica perchè sei milanista!
Dopo...io ti conosco e ti sono amica...che bello sei anche milanista!
Insomma...quest’anno è stato per me...come sempre...
UN ANNO DI MILAN...ma soprattutto...UN ANNO DI AMICI
E se...chi trova un amico trova un tesoro... IO SONO RICCHISSIMA!!!

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del 21/04

per la serie Calcio&Cucina "Tiramisù light"
Ingredienti:
16 fette biscottate (del tipo quadrato)
500 gr di Philadelphia light
4 uova
100 gr di zucchero
una tazza di caffè
5 cucchiai di brandy
cacao amaro in polvere
Procedimento:
Separate i tuorli dagli albumi mettendo i primi in una ciotola ed i secondi in un contenitore dai bordi abbastanza alti.
Lavorate il philadelphia con un cucchiaio di legno fino a renderlo morbido e cremoso. Unite lo zucchero ai tuorli che lavorerete fino a rendeli gonfi e spumosi. Montate a neve ferma  gli albumi (il segreto per un’ottima riuscita è aggiungere agli albumi un pizzico di sale).
Lavorate il philadelphia con un cucchiaio di legno fino a renderlo morbido e cremoso, poi unitelo ai tuorli montati con lo zucchero, mescolate bene e poi aggiungete gli albumi a neve mescolando delicatamente dal basso verso l'alto.
Aggiungete il brandy alla tazza di caffè e anche due cucchiai di acqua. Immergete velocemente le fette biscottate (otto, una alla volta) e formate il primo strato, sul quale verserete la metà della crema che livellerete bene. Ponete il secondo strato (le restanti otto) di fette biscottate imbevute e ricoprite con la crema rimanente.  Livellate e decorate con il cacao amaro. Mettete il dolce in frigo per almeno 6 ore prima di servirlo (dimezzerete il tempo se lo sistemate nel congelatore).
Per assaporare con gusto e leggerezza questo campione di dolcezza...
così com’è stato gustoso e leggero assaporare i nostri campioni nella gara col Toro...
cinque porzioni di autentico bel gioco...senza paura di far indigestione...perchè di Milan...di questo Milan…non saremo mai sazi!

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del 14/04

Ci son due coccodrilli ed un orangotango...
Sono le parole di una nota canzone da oratorio, che, più o meno, tutti conoscono...e racconta di Noè...dell’arca...del diluvio universale... In questi giorni l’Italia ha avuto il suo diluvio universale...tremendo...devastante...improvviso...inatteso (forse non troppo...ed è questo che fa rabbia)...che ha lasciato tutti sgomenti...una specie di schiaffo violento ricevuto in piena anima...come a dire...uomo svegliati guarda oltre il tuo piccolo orticello e accorgiti di chi ti sta vicino...regala un sorriso in più...domani potrebbe essere troppo tardi...
Il cuore dell’Italia è stato dilaniato...un terremoto che ha colpito terra e anime...una scossa violenta alle coscienze di ciascuno...che ha annullato distanze barriere diversità...e non è solo retorica, anche se qualcuno potrebbe pensarlo...anche se qualcuno lo pensa... è la forza che permette a quest’Italia di restare sempre a galla...di risollevarsi dopo ogni caduta.
Questo nostro Paese, a volte criticato...disprezzato (magari dagli stessi italiani)...a volte deriso per alcuni luoghi comuni...ha una grande capacità: trae forza da queste tragedie, si ricompatta e sa unirsi con un invisibile filo di solidarietà...una lunga catena immaginaria...da nord a sud...e allora non ci sentiamo più lombardi....toscani...pugliesi...siciliani...ma, annullando ogni campanilismo, solo italiani. Senz’altro in questi giorni ci sentiamo un po’ tutti abruzzesi, ammirati dal dignitoso dolore di questa gente, colpita in modo tremendo negli affetti più cari...c’è chi ha perso solo la casa...e si ritiene fortunato...perchè c’è chi ha perso molto di più...i genitori...la moglie...il marito...un figlio...e, pur nella tragedia e tra le lacrime, un orgogliosa voglia di ricominciare, senza piangersi troppo addosso, per riannodare al più presto il filo della propria esistenza, spezzato in modo così tragico e loro malgrado. L’importante è non abbassare la guardia, non dimenticarsi di loro quando, inevitabilmente, si spegneranno i riflettori sulla vicenda....non spezzare quell’invisibile catena...
...da allora più nessuno vide i due liocorni...
In quella nota canzone si parla anche di chi non è salito sull’arca...e quindi si è estinto...e non possiamo più vedere...in questo caso assegniamo la parte dei liocorni ai quei costruttori senza un minimo di coscienza, che hanno speculato sulla vita della gente per i loro interessi, trasformando due luoghi che dovrebbero essere sicuri...l’ospedale, dove le persone, nel limite del possibile, vanno per curarsi e la casa dello studente, dove giovani pieni di sogni e di speranze vanno per crearsi un futuro migliore e non per morire a causa della vergognosa avidità di un gruppo di uomini senza scrupoli. A quei giornalisti che, in nome dell’audience...dello scoop a tutti i costi...del falso concetto di diritto di cronaca, si mettono a speculare sul dolore...facendo domande idiote ed inopportune...andando a scavare grettamente negli stati d’animo di chi non è in grado di difendersi da questa “aggressione mediatica”, perché le difese sono state annientate dal dolore...ecco...questi individui lasciamoli giù dall’arca...sperando vivamente nella loro estinzione...Ci son due coccodrilli ed un orangotango...
Con l’Abruzzo e gli abruzzesi...da italiani...

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del 07/04

FACEBOOK... MANIA COLLETTIVA

Ogni persona è un mondo a sé...con i propri pregi...i propri difetti...le proprie passioni...le proprie emozioni...sempre alla ricerca ed alla scoperta di altri mondi.
La vita frenetica di oggi forse lascia poco spazio ai veri contatti umani, alle vere conoscenze...non c’è tempo per incontrarsi...conoscersi...ritrovarsi...ed allora si chiede aiuto, anche per questo, alla tecnologia, alla realtà virtuale...e oggi tutto ciò ha un nome preciso...FACEBOOK...Basta un click...e sei in contatto con il mondo...puoi ritrovare vecchi amici, fartene di nuovi...e condividere con loro le tue passioni, le tue emozioni...parlare con parenti lontani...e partecipare a questa vita virtuale con iniziative varie e crearne tu stessa.Insomma...tanti piccoli mondi...tutti diversi...che vengono in contatto per formarne uno enorme e mastodontico...un’umanità all’insegna del web...un’umanità del nostro tempo.Questo tempo che si dilata a dismisura e annulla le distanze...i confini...ma forse toglie quel qualcosa di indefinibile che è il conoscere una persona...conoscerla per davvero.Guardarla negli occhi, ascoltare la sua voce, conoscere a poco a poco la sua anima.Nella realtà virtuale si può dire tutto e il contrario di tutto, illudersi che tutto sia vero e ritagliarsi l’identità voluta...quello che sono...quello che vorrei essere...quello che gli altri si aspettano...sta a noi servirci di questa possibilità nel miglior modo possibile...usufruirne dei vantaggi e sfuggirne le ipocrisie.Non far sì che questo mezzo di conoscenza prenda il posto della, certo più faticosa, ma quanto più vera, voglia di trovare...incontrare...conoscere...La mia non è una censura, sia ben chiaro, perché anch’io sono una dei tanti...e parte del mio tempo (non molto) lo passo a chiacchierare con altri iscritti...chi già conosciuti davvero e chi no...e, proprio grazie a facebook, ho ritrovato la famiglia di una mia carissima amica, che purtroppo non c’è più da molti anni...e non mi vergogno a dire che la cosa mi ha emozionato e commosso...ma tra un incontro “vero” e una chiacchierata sul web...non ho dubbi...spengo il pc ed esco!
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del 31/03
bla, bla, bla, bla, bla, bla! VOCI... VOCI... VOCI...
Il campionato non è ancora finito...ci sono preziosi punti da conquistare per mantenere questo benedetto terzo posto...imprescindibile per riprenderci l’Europa che conta e che ci compete e giocare di mercoledì la prossima stagione...eppure...eppure sembra che sia già tutto finito...fastidiosamente archiviato...e il giudizio di molti tifosi rossoneri...e non solo.. è quantomeno prematuro e lapidario.
Mezza squadra...a casa...via via...cambiate aria...nomi disparati...di tutto di più...per l’anno prossimo...di colpo il Milan sembra una squadra allo sbando, totalmente da rifondare...che tutti i suoi giocatori si siano “imbrocchiti” e che il meglio sia altrove...
Ma...signore e signori miei...ne siete così sicuri...sicuri che il tanto sognato e agognato Adebayor venga al Milan e faccia sfracelli nelle aree avversarie...portandoci dritti dritti al titolo e/o alla finale di Champions?
Io no...io non ne sono così sicura...la frenesìa del domani fa perdere di vista l’oggi...il voler anticipare il futuro fa vivere male il presente.
Abbiati infortunato...Dida è il mio portiere e Dida sostengo e incito...senza schernirlo o deriderlo...Seedorf corre meno sul campo e non è al meglio...Seedorf ci mette sempre la faccia, per il bene della squadra e non si tira mai indietro...e non mi permetterei mai di fischiarlo a prescindere...ogni volta che tocca un pallone...Favalli ha sempre risposto presente e con merito quando chiamato in causa...non mi auguro che non gli venga rinnovato il contratto e venga mandato via...chiunque indossi la maglia rossonera attualmente va incitato...sostenuto...aiutato a dare il meglio e non è accettabile pensare che...se ci fosse questo o quello...come si dice...del senno di poi son piene le fosse...
Ci pensano già i palinsesti “amici” a prevedere catastrofici abbandoni...un esodo calcistico che mette i brividi...Kakà e Ancelotti al Real Madrid (chissà se prenderanno lo stesso aereo)...Ronaldinho al Manchester City (non si capisce perché un anno gli abbia fatto cambiare idea...e stare fuori dall’Europa che conta)...insomma, come tante cassandre, ipotizzano un fuggi fuggi generale dal Milan...il recente passato evidentemente non ha insegnato niente a costoro e sembrano non aver capito che le cose stanno diversamente...io invece sono come San Tommaso...finchè non vedo non credo...e invito tutti i tifosi come me, innamorati di questa squadra, di questa maglia, di questi colori...a fare altrettanto.
Il Milan oggi è composto da determinati giocatori ed a questi giocatori devono andare i nostri pensieri, il nostro tifo, il nostro entusiasmo, il nostro sostegno, perché...è la storia che ce lo insegna...INSIEME SI PUO’!

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del 24/03

per la serie CALCIO&CUCINA - CONIGLIO UBRIACO
una ricetta rapida e veloce fatta con la pentola a pressione ...che non deve spaventare...
...così come il Milan non deve farsi spaventare dagli avversari!
Ingredienti:
un coniglio a pezzi
un bicchierino + 1 cucchiaio di grappa
1 bustina di Ariosto
1 dado Knorr per soffritto
¼ di latte (250 cc)
un cucchiaino di farina
olio q.b.
Procedimento:
Lasciare a bagno i pezzi di coniglio per circa un’ora, lavarli, metterli in pentola a pressione
e farli asciugare a fuoco medio senza condimento. Cospargerli con l’Ariosto e un  po’ d’olio,
farli rosolare per qualche minuto, quindi spruzzarli col bicchierino di grappa, fare evaporare,
poi aggiungere il dado e il latte. Chiudere la pentola e far cuocere per 20 minuti dal sibilo.
A cottura ultimata, far uscire il vapore, aprire la pentola e levare i pezzi di coniglio. Aggiungere
al sugo il cucchiaio di grappa, la farina setacciata (per evitare grumi) e frullare il tutto con un frullatore ad immersione. Rimettere i pezzi di coniglio nel sugo, scaldare e servire ben caldo.

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del 17/03

REGINA PER UNA NOTTE
Questa è una fiaba un po’ particolare...Nel regno di Eurolandia, ogni anno, a maggio, si tiene una grande festa, dove la principessa del regno...per una notte...diviene regina...e si  mostra e si fa ammirare in tutto il suo splendore...
 I preparativi per la festa dell’anno, mobilita il regno fin da settembre...si dà origine ad un torneo che vede combattere tra loro i meglio cavalieri sparsi nelle varie contrade, che si danno battaglia fino all’ultimo respiro, con un unico obiettivo...vivere un’indimenticabile notte di gloria e meritarsi i favori della regina... che offrirà se stessa e il suo amore al vincitore.
La principessa del regno di Eurolandia è dotata di grandi poteri...tra cui quello dell’eterna giovinezza...e l’andar del tempo non la usura, non la consuma, non riempie di rughe il suo bellissimo volto...anzi...il tempo che passa le dona sempre più fascino e bellezza...e lei...allegra e regale...si è sempre accompagnata ai migliori di sempre...senza lasciarsi coinvolgere più di tanto dai sentimenti...perchè così le avevano insegnato...così le sembrava giusto.
E nel corso degli anni la bella principessa ha conosciuto tanti arditi cavalieri...ma c’era uno stuolo di impavidi e meravigliosi combattenti, dall’armatura rossonera, che spesso ritornavano a fare di lei una splendida REGINA DELLA NOTTE e, al loro cospetto, tutto le pareva più bello...più onorevole...più vero...e, anno dopo anno, la bella ha cominciato ad attenderli con bramosia...come una donna attende il suo uomo...e il ricordo dell’ultima notte insieme è ancora vivo in lei e le fa tremare il cuore...
Quella notte magica...ai piedi del Partenone...in una città piena di storia dove anche le pietre potrebbero raccontare la vita...la bella principessa...REGINA PER UNA NOTTE...ha vissuto le ore d’amore forse più intense...passionali...vive della sua esistenza. E in quel ricordo ancora vive e per quel ricordo ancora aspetta...e chi la conosce dice che il suo sorriso è mesto ed il suo sguardo velato e triste da due anni a questa parte...dalla magica notte di Atene...perchè lei l’anno passato si è concessa, come tradizione del regno, ai vincitori della tenzone...ma senza gioia...niente armature rossonere al suo cospetto.
Anche quest’anno il suo sguardo è triste, fin dall’inizio, l’hanno avvertita che gli arditi cavalieri rossoneri non avrebbero partecipato al torneo, per strane manovre di contrada che gliel’hanno impedito....ma arrivano notizie che dalla città dei “suoi” impavidi cavalieri...qualcosa...qualcuno si muove...e allora lei, contro ogni logica, spera...e aspetta...e fugge dalla reggia per recarsi di nascosto a spiare i cavalieri venuti dall’ovest...ma capisce subito che è come una sinfonia stonata.
Prima di tutto i colori...dov’è il rosso della passione...dove sono l’eleganza nei movimenti...la fierezza nello sguardo...l’orgoglio di appartenenza...sostituiti da uno spento blu...corsa fine a se stessa...sguardo cattivo e assatanato...ognuno per sé e nessuno per tutti...e l’arroganza di chi li guida è superiore alla nobiltà del condottiero dell’armata rossonera. E allora lei, ancora principessa fino alla fatidica notte di maggio, non ancora REGINA, stende le sue mani sul campo di quel torneo e guida, col pensiero rivolto ad altri cavalieri, lontano la vittoria dagli indegni.
Soddisfatta del suo operato, torna nel suo castello, seppur con il rammarico di non poter sperare in un’altra intensa notte d’amore...e il suo sguardo...e il suo pensiero...già vola e scavalca il tempo...e assapora l’inizio di un nuovo torneo, dove i suoi impavidi e arditi cavalieri dall’armata rossonera saranno di nuovo presenti...per farle vivere, ancora una volta, un anno intero di appassionante attesa...verso una notte magica...una notte di quelle che non si dimenticano...dove la principessa del regno di Eurolandia sarà...e questa volta felicemente...ancora una volta...

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del 09/03

8 MARZO: festa internazionale della donna, conquista o "contentino"?
L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin, dirigente del movimento operaio tedesco, organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opicificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
In realtà non esiste alcun documento storico su questa fantomatica industria Cotton e sul suo incendio.Questa leggenda è la strumentalizzazione romanzata della sinistra di un gravissimo incidente realmente avvenuto, l'incendio che nel 1911 colpì la Triangle Shirtwaist Company di New York. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono 148, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte.. L'incendio della Triangle è uno dei principali fatti commemorati dalla Giornata Internazionale della Donna, ma non fu quell'incendio a dare origine a questa Giornata: infatti avvenne un anno dopo della tradizionale data di nascita della festa (il 1910) e l'8 marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 marzo).
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta, nel 1943, dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata, perchè le organizzatrici cercavano un fiore di stagione a buon prezzo...lo si può dire anche ai giorni nostri?
La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli
anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma.
L'8 marzo 1980 viene organizzata una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
Il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo, più volte interrotto, ma che con grande tenacia hanno sempre ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.
Emancipazione...liberazione...ma che significato hanno queste due piccole e grandissime parole per noi donne? Vi sono ancora paesi dove il solo fatto di nascere donna è già una discriminante, dove bambine innocenti vengono mutilate nella loro femminilità, perché da grandi devono servire solo per procreare, ma senza provare piacere nell’atto sessuale...quello è un privilegio tutto maschile...ma il privilegio di dare la vita...un’esperienza unica e bellissima...quella  nessun uomo potrà mai togliercela...e forse è proprio questo che, seppur inconsciamente, ciascun uomo ci rimprovera...e ci invidia.
Emancipazione...vuol dire vivere in tutto e per tutto come gli uomini....siamo sicure che ci farebbe sentire emancipate?
 Liberazione...dal predominio maschile...siamo sicure che facciamo tutto il possibile per volerlo?
Emancipazione comune per una liberazione del rapporto umano libero e consapevole tra i due sessi...utopia?
a tutte le donne che urlano in silenzio
a quelle che non possono vivere la propria femminilità
alle donne che dedicano la loro vita alla famiglia e alla cura degli altri
alle donne intrappolate dai preconcetti e dalle ipocrisie.
ricordatevi che niente vi impedirà mai di essere libere di pensare
e di provare le vostre emozioni
BUON 8 MARZO...buon 7 aprile...buon 5 maggio...buon 10 giugno...
perché ogni giorno ogni donna dovrebbe avere il diritto di vivere
...libera e con dignità... il proprio essere donna

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del 03/03

DEDICATA A...
A te, tifoso rossonero,
Che hai girato...e vinto...per il mondo intero...
A te che ora hai l’anima pesante
Anche se le gioie, seppur recenti, sono state tante
A te che soffri  nel veder vincente
La compagine nemica...immeritatamente...
A te che senti incrinata la passione...
Ed in questo momento provi solo delusione
Una delusione che guida il tuo pensiero
E rende triste il tuo cuore rossonero
Vorrei dire...con lo stesso cuore....
Non rendere appannato questo tuo grande amore
Insieme abbiam vissuto la grande emozione
Di arrivare primi in ogni competizione
E in certe notti...divenute magiche...alzare
Ogni tipo di trofeo e per le strade insieme festeggiare
Non possiamo scordarci degli eventi
Ed esser solo....delusi e malcontenti...
Dobbiamo stare uniti....oggi nella mestizia...
Cosi’ come ieri lo eravam nella letizia
Pensieri di disfatta...no...questo non ci appartiene
Uniti risorgiamo...per ritornare a vincere...e ancor gioire insieme
Il rossonero e’ il colore della vittoria
Questo e’ cio’ che conta...e che ci insegna la storia...
Prendiamoci per mano tifosi milanisti
Vedrete...passeranno questi momenti tristi...
Torneremo ancora mille trofei ad alzare
E gli altri...come ieri...resteranno a guardare
Perche’ questo e’ il MILAN...la nostra dolce malattia...
Che ancor ci fara’ gioire...con la sua diavoleria!
...E ANCORA UNA VOLTA...INSIEME SI PUO’!

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del 24/02

Cuore di tifosa...
questi fischi non s'han da fare
Innamorata del mio Milan, di questa squadra, di questi colori...ogni volta che gioca a S. Siro per me è una festa...andare a vedere i miei ragazzi, come li chiamo io, è sempre motivo di gioia...oltreché di grande emozione...sia che si tratti di un’amichevole, del derby, di una semifinale champions...e i ritmi della mia giornata sono scanditi in funzione di quello...andare allo stadio...e lo faccio senza preconcetti....potrò assistere ad una grande partita e godere per una bella vittoria, potrò vedere la mia squadra forse in difficoltà e soffrire per non ottenere un risultato positivo, grandi giocate dei singoli e gioco corale...oppure campioni un po’ appannati e quindi non al meglio...ma mai...e sottolineo MAI...mi verrà in mente di dichiarare il mio dispiacere (e non disappunto) con fischi ingenerosi a chi tanto mi ha regalato, mi regala e ancora, ne sono certa, mi regalerà in fatto di emozioni.
E un tempo il popolo milanista era tutto così, anche se le emozioni erano tutt’altro che positive...e mi ricordo un S. Siro gremito, durante il purgatorio della B, tutto unito a sostenere e non a condannare...poi sono arrivati i tempi delle vacche grasse e l’abitudine alla pancia piena di certuni, fa sì che parte di questo popolo sia diventato insofferente...ipercritico...e si erga a giudice col pollice verso nei confronti di nostri giocatori, pronti a fischiare al primo tocco di palla, al minimo errore e questo non risparmia neanche l’allenatore se, ai loro occhi di infallibili, fa dei cambi non capiti e non graditi. E’ quello che sta succedendo ed a cui sto assistendo da un po’ di tempo a questa parte e che ha avuto l’apice negativo domenica pomeriggio durante Milan Cagliari.
Un vero e proprio linciaggio di tifo nei confronti di un giocatore Clarence Seedorf che per i nostri colori, per la nostra maglia, per la nostra squadra...è sempre in prima linea....dentro e fuori dal campo...ci mette sempre la faccia e non si tira mai indietro, magari giocando anche in non perfette condizioni fisiche se occorre, consapevole di attirarsi le critiche e capace di accettarle.
Ma quello che si è visto domenica non esiste, non può esistere...fischiato fin dall’inizio, a prescindere...per partito preso...e con lui anche altri, anche il Mister...senza considerare che  la squadra era in emergenza e che, più che dei fischi, aveva bisogno del sostegno di tutti i tifosi...e non solo dei soliti noti...e di quelli che, come me, allo stadio vanno soprattutto per  sostenere e non per denigrare. Mi sono sgolata per manifestare il mio disappunto e mi sono vergognata di e per loro...ma, ancora una volta, Clarence ha saputo reagire e rispondere sul campo a tutti quei fischi, segnando il gol partita che ci ha fatto guadagnare tre preziosissimi e pesantissimi punti in classifica....e gli stessi che l’avevano fischiato poco prima, erano in piedi ad applaudire e gioire per il suo gol...avrei voluto prenderli a sberle uno per uno...e idealmente l’ho fatto!
Il nostro Milan sta attraversando un periodo difficile, causa i numerosi infortuni, la fortuna è da un po’ che si è dimenticata di noi e gli occhi degli arbitri risultano alquanto appannati quando si tratta di arbitrare il Milan....e allora che fa il popolo rossonero?
Decide che per il bene della squadra sia tempo di manifestare il disappunto con fischi e mugugni..che si sveglino cribbio...noi paghiamo e pretendiamo...noi abbiamo il diritto di...
NO...UN VERO MILANISTA...UNO CHE HA IL MILAN NEL CUORE E CHE QUESTO CUORE HA COLORATO DI ROSSONERO QUESTO NON LO FA...NON LO FARA’ MAI...PERCHE’ SI SOFFRE INSIEME...CI SI RISOLLEVA INSIEME...COSI’ COME SI GIOISCE INSIEME...E SI VINCE INSIEME...SOTTO UN’UNICA BANDIERA...ALL’INSEGNA DI QUESTI COLORI...A ISTANBUL COME AD ATENE...
E l’ultimo mio pensiero va al giocatore che più di tutti ha dovuto subire tutto questo e che proprio non se lo merita...

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del 16/02

Pensavo fosse un derby
invece era una truffa
Una settimana di tensioni...aspettative...emozioni...è la settimana che precede la partita delle partite...la stracittadina...meglio conosciuta come “il derby”...
Riaffiorano rivalità antiche...non hai più padre...non hai più madre...ne fratelli...ne sorelle...ne moglie...ne marito...hai solo i tuoi compagni di fede...e li cerchi con gli occhi...col sorriso...e li ritrovi complici nella tensione...nell’aspettativa...nell’emozione...
Derby in “trasferta”...quindi, anche se abbonato, devi conquistarti quel posto tanto agognato e allora...fila allo sportello della banca “nemica” fin dall’apertura...e quando hai il prezioso tagliando tra le mani...chiudi gli occhi e immagini quel giorno...o meglio...quella sera...quando sarai lì...a sostenere la tua squadra...a cantare l’amore per quei colori che ti colorano il cuore...ti scaldano il sangue...ti occupano i pensieri...
Vivi la settimana in attesa di questo evento...fai le cose di sempre...a casa...a scuola...al lavoro...ma la mente corre sempre lì...a quella domenica...alla domenica del derby...
E la domenica arriva...e fin dal mattino vivi ed agisci in funzione di quell’appuntamento...calcoli il tempo al secondo per non lasciare niente al caso...esci per tempo da casa...anche in anticipo...perchè la tensione comincia a raggiungere livelli di guardia e, almeno lì, la stemperi...incontrando i tuoi compagni di partita...fiduciosi come te...elettrizzati come te...e li senti più vicini e più simili che mai...
Entrare....raggiungere il tuo posto...in curva...nel cuore del tifo più caldo...partecipare alla coreografia...sensazioni bellissime...e pensi e ti illudi ancora che assisterai al derby...la partita delle partite...cantando e ascoltando goliardicamente gli sfottò reciproci delle due tifoserie...ammirando e seguendo le giocate dei tuoi campioni, col risultato decretato dal campo...e solo da quello...
Finalmente è il momento...si comincia...e man mano che il tempo scorre...ti accorgi che c’è qualcosa di stonato nell’aria...un fischio di troppo...o uno mancato...a seconda della direzione da prendere...dal colore delle strisce...se sono blu...va tutto bene...madama la marchesa...se sono rosse...al fin della licenza...io stronco!
E allora ti accorgi che un omuncolo presuntuoso e vestito di giallo, sta uccidendo le tue emozioni...le tue aspettative, facendo rinascere solo le tue tensioni...insomma... ti sta truffando!
E ti senti defraudata del giusto e vero significato di questa partita...che è “la partita”...che è “il derby”...hai vissuto una settimana nell’illusione, hai nutrito una falsa speranza di possibile vittoria, perché convinta che un simile momento meritasse di vivere il vero spirito dello sport. Invece...hanno distrutto tutto...la gioia dell’evento...lo spettacolo dello sport...la speranza della vittoria...e ti senti impotente...una specie di don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento...e non riesci a capire se in te c’è più rabbia o più delusione...non si può rovinare così la partita delle partita...la stracittadina...il derby...perchè io....
pensavo fosse un derby....
...invece era una truffa!

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del 10/02

Un ragazzo gentile, educato...con il giovane sguardo pieno di promesse...di speranze e un sorriso pulito...da bambino...quel suo cuore racchiuso tra le dita...che ce lo fa subito amare...difendere...proteggere.
Timido e schivo, il piccolo principe lascia il suo regno nel lontano Brasile e sbarca a Milano, circondato dal suo seguito, ancora incredulo...forse un po’ stordito...e lui ha una parola per tutti. Il  mondo del calcio è spietato e trita tutto col suo rullo compressore....e gli occhi di tutti sono puntati su questo piccolo principe sbarcato alla corte del diavolo...ancora troppo giovane per entrare ufficialmente a corte fin dall’inizio...e allora comincia la grande attesa...e intanto, da sudditi del diavolo, ce lo godiamo, ce lo coccoliamo...solo immaginando quello che lui potrà regalarci in fatto di emozioni...in attesa della prima ufficiale.
Ed eccola la prima ufficiale...nella reggia del diavolo...in una fredda sera di gennaio...col popolo rossonero che sprigiona il suo calore per far sentire il piccolo principe finalmente a casa...e lui non lo tradisce ...non lo delude...ed è in quella fredda sera di gennaio che nasce.... come d’incanto...
Il piccolo principe sa che è ora che comincia il difficile, le prove da superare per conquistare il regno, per essere degno di restare alla corte del diavolo, saranno tante e sempre insidiose, con le tante cassandre che gli gireranno intorno...pronte a minare la sua sicurezza...a giudicare le sue gesta...a cogliere il suo pur minimo cedimento.
Ma il carattere del principe PATO è forte, determinato, umile...lui sa che la sua grande capacità, ancora acerba, ha bisogno di un mentore capace per esplodere e maturare il giusto...e allora si affida con fiducia e volontà ai saggi di corte, che sanno come forgiare e valorizzare il suo talento innato...e i risultati non tardano a farsi vedere.
Il principino è diligente...umile...volenteroso e la sua intelligenza lo porta a sfruttare al meglio il suo talento....e i sudditi del diavolo non possono e non vogliono più fare a meno di lui, perché il diavolo ha bisogno di questo piccolo principe per far tornare grandi le sue gesta, conosciute in tutto il mondo....e allora...oggi più che mai...come d’incanto...PATO!
Il ragazzo sta crescendo...sta diventando uomo...e da piccolo principe diverrà un grande re.

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del 03/02

Siamo l’altra metà del cielo, ci chiamano il “gentil sesso”, una donna non si tocca nemmeno con un fiore...le frasi fatte su di noi si sprecano...ma, mai come in questo periodo, la nostra femminilità viene sporcata e denigrata da atti brutali e indegni, da individui che chiamare uomini risulta un complimento eccessivo. Veniamo offese e violate in ciò che di più intimo abbiamo, in ciò che è di più nostro, che per noi è l’essenza dell’amore e che solo per amore dovremmo e vorremmo concedere, offrire...consenzienti e consapevoli.
Cosa c’è di umano...consapevole...amorevole...in una donna violentata? Nulla...uno spaventoso nulla...
Uomini frustrati che si sentono più uomini ad esercitare il proprio potere maschile in un meschino atto sessuale, consumato nella violenza, nel disprezzo, nello scherno per la vittima, che si porterà dentro per sempre questa cicatrice, che forse tremerà a lungo nel vedere un uomo, che dovrà subire il giudizio della gente e vergognarsi, come se fosse colpevole invece che vittima.
E’ una storia vecchia come il mondo e, purtroppo, non ci sono distinzioni di ceto sociale, periodo storico, aree geografiche...la violenza sulle donne riguarda tutti...e la cronaca ne è piena. Padri, fratelli, sedicenti zii, amici di famiglia...è forse la cosa più spaventosa, ignobile e dolorosa...in famiglia, dove dovresti sentirti al sicuro, amata, protetta...si consuma il dramma dell’assurdo. Altre volte, è l’amore per un uomo, in cui tu credevi, che consideravi l’unico in mezzo a tanti, che improvvisamente si trasforma e diventa tuo nemico e tu rimani incredula, inerme e vinta, senza più forza di reazione. Le cronache recenti ci riportano episodi ripetuti di violenza su donne da parte di extracomunitari, gente che vive nel nostro paese al limite della legalità, che si sentono in diritto di fare quello che fanno, perché tanto non c’è la sicurezza della pena...chi stupra con violenza è agli arresti domiciliari, viene protetto in carcere per evitargli la giusta punizione che, altri detenuti, ma con un codice non scritto, riserverebbero loro. E le vittime degli stupri...chi le protegge? Chi le aiuta? Chi renderà loro giustizia? Sarà una vita perennemente agli arresti domiciliari per il loro io, per quella folle esperienza vissuta loro malgrado e forse quegli occhi non avranno più luce e resteranno spenti, così come l’anima...e la fiducia nell’”uomo” inesorabilmente persa.
A voi uomini...un appello... pensate alla vostra donna...e siate i primi a condannare questi fatti, a prendere le distanze dai vostri simili solo per cromosomi e basta... E a voi...BESTIE...non sono pochi centimetri di carne in più che vi arrocca il diritto di sopraffare una donna e di rovinare la sua esistenza...credete di essere più uomini...di essere più forti...siete solo più stronzi!
Siamo l’altra metà del cielo...non osate sporcarla!

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del 27/01

Diciamocela tutta...quando la voce di un possibile arrivo dello Spice Boy al Milan cominciò a serpeggiare, tra noi tifose è scattata l’euforia da Beckham...Il bel David a Milanello sarebbe stato un gran bel vedere...e facevamo spallucce ai commenti un po’ sarcastici dei “colleghi” maschi sulla sua utilità per la squadra...intanto fatelo arrivare e poi si vedrà...sarà il campo a parlare per lui...
E il campo ha parlato...da subito...serio professionista, grande campione, si è subito inserito nell’organico rossonero, importante pedina del centrocampo, i suoi lanci perfetti come pennellate d’autore, utili ripiegamenti difensivi e poi, col Bologna, la consacrazione con il primo gol con la nostra maglia...un gol spettacolo...oserei dire...uno spice gol...x restare in tema. Da quella posizione chiunque altro avrebbe mirato il secondo palo...lui no...inquadra il primo palo e...pem...fa secco Antonioli...un colpo che solo i fuoriclasse hanno...e lui è un fuoriclasse.
Un fuoriclasse con la data di scadenza...9 marzo 2009...neanche fosse una mozzarella!
Come si fa a mantenere a lungo i cibi? Si congelano...Ecco...congeliamo David in quel di Milanello per prolungarne la presenza fra noi, per mantenere la sua classe al servizio del Milan...lui si sta già innamorando dell’ambiente...facciamogli sentire, come solo noi sappiamo fare, cosa vuol dire giocare nel Milan...e magari...chissà...questa data di scadenza sarà la sola a scadere e ad essere buttata via.
E dopo la disquisizione tecnica...la disquisizione umana e tutta al femminile...
Lui gioca con l’eleganza di quando posa per Armani...è semplicemente perfetto...bello, ma non bamboccio (anzi); fisico da urlo, ma non palestrato; sicuro di sé, ma non borioso, affascinante sorriso che si rispecchia nell’azzurro sguardo pieno di luce...dite che è troppo? No...non è troppo...è semplicemente David Beckham!

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del 21/01

QUESTA E' UNA FAVOLA DA MILLE E UNA NOTTE
C’era una volta un principe del deserto che pensava di tutto volere, di tutto potere, solo perché le sue possibilità economiche gli permettevano di soddisfare tutti i suoi capricci.
Girava sul suo cammello, nella sua veste bianca e si compiaceva, ammirato di sé stesso per tutti i suoi possedimenti sparsi per il mondo. Stufatosi del deserto, decide di visitare nuovi posti e di tentare nuove avventure...sempre sicuro di tutto.
Approda un giorno in terra inglese e scopre il football, un gioco affascinante che muove passioni e denaro...il suo pane, pensa soddisfatto. Acquista una squadra per niente blasonata, ripromettendosi di portarla in poco tempo molto in alto, sempre pensando che il suo denaro potesse compiere il miracolo. Comincia ad informarsi sulle squadre più blasonate del pianeta e la sua attenzione cade, inevitabilmente, sulla più blasonata di tutte...il MILAN. Squadra italiana di grande valore che è diventata la più grande, conosciuta in tutto il mondo e famosa per i suoi innumerevoli campioni del presente e del passato.
S’informa il principe del deserto, guarda, scruta, indaga e giunge alla conclusione che il suo ultimo capriccio deve chiamarsi Kakà...il giocatore più importante e significativo di questa squadra.
Sicuro e baldanzoso si muove verso Milano, città dove il Milan ha la sua sede e con spocchiosa sicurezza, bussa alla porta di Via Turati e fa un’offerta da capogiro...d’altra parte lui può...lui è il principe del deserto...cosa possono questi occidentali contro la sua potenza datagli dal denaro? Chi sarebbe stato così pazzo da rinunciarvi?
Ma il principe del deserto aveva fatto i conti senza quella cosa che non fa conti, che non fa calcoli e che riempie il cuore più che il portafogli...l’AMORE...quello che non ha solo la A maiuscola...ma tutte le lettere...l’AMORE di un popolo chiamato tifosi, per i quali la passione per questa squadra blasonata e per i suoi campioni...per questo campione che tanto piace al principe del deserto...è capace di rendere solo carta tutti i suoi maledetti denari, che potrebbero portare lontano da loro e dal loro AMORE quel campione che ne è diventato il simbolo, amato per ciò che è in campo e fuori dal campo...campione nel calcio così come nella vita...e tremano, soffrono, si disperano a vedere gli uomini del principe del deserto minacciare e tentare quel ragazzo dalla faccia pulita, che sulla maglietta ha la scritta I belonge to Jesus, perché, si sa, la tentazione del dio denaro sa essere forte, potrebbe far vacillare chiunque. E allora il popolo dei tifosi si mobilita e comincia la sua guerra...non una guerra fatta di spari o violenza...ma una guerra fatta con quell’AMORE così forte, tenace, determinato, che fa più rumore di mille pallottole...e riesce a colpire il cuore del loro campione...un cuore ancora intatto e incontaminato...per fortuna...che accoglie e sente tutto quell’AMORE e decide che una cosa così grande e preziosa, non deve e non può andare sprecata. E ha il coraggio di dire..NO GRAZIE...agli uomini del principe del deserto e al valore effimero dei
denari preferisce il calore vero di quell’AMORE del suo popolo di tifosi, che dopo aver pianto di paura e di dolore, ora piangono di sollievo e di gioia a vedere quel ragazzo dalla faccia pulita...oggi diventato CAMPIONE DEI CAMPIONI...battersi la mano destra sul cuore e stringere con l’altra mano la maglia della squadra più blasonata...il MILAN...in segno di eterna fedeltà.
Questa è una favola dalle Mille Emozioni e Una Notte indimenticabile, dove non può mancare il lieto fine. Il principe del deserto, sconfitto dall’AMORE, se ne ritorna da dove è venuto ed incredulo per il rifiuto, ancora si sta chiedendo cos’è questa cosa che più ha potuto del suo denaro. Una favola che si conclude con la classica frase...e vissero tutti felici e contenti...i tifosi col loro  campione e il campione con i suoi tifosi...che presto potrebbero essere, ancora una volta insieme, FELICI E VINCENTI!

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del 13/01

Per “addolcire” la ripresa e rendere meno “amaro” il ricordo della domenica sera ...per la serie CALCIO & CUCINA...tutta per voi...
TORTA CUORE ROSSONERO
250 gr. di pane secco 1/2 litro di latte 4 cucchiai di cacao amaro 2 uova 6 cucchiai di zucchero 1 cestino di fragole gocce di cioccolato a piacere qualche fiocchetto di burro una spolverata di zucchero. Ammollare il pane con il latte, aggiungete 2 uova, il cacao, lo zucchero, le fragole tagliate a pezzetti (conservatene qualcuna per la decorazione finale) e le gocce di cioccolato. Trasferite l'impasto in una tortiera a forma di cuore (se non ce l’avete usate uno stampo da plumkake, ma l’effetto non è uguale) foderata di carta forno. La torta non deve risultare troppo spessa. Se necessario aggiungete ancora un po’ di latte. Completate con qualche ricciolo di burro e una spolverata di zucchero. Fate cuocere 45 minuti a 180°. Sfornate la torta, fate raffreddare, spolverizzatela con un po’ di cacao e decorate tutto il bordo del “cuore” con le restanti fragole tagliate a metà. Vi assicuro che questo cuore è pieno di bontà... ...proprio come il nostro è pieno di Milan!
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